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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

Sarno Film Festival, al via l’ottava edizione

È ufficialmente iniziata l’ottava edizione del Sarno Film Festival, nel magnifico scenario di Palazzo Lanzara. Quattro giornate – da giovedì 29 novembre a domenica 2 dicembre – dedicate al cinema, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale e di altri importanti partner come l’Accademia di Belle Arti di Napoli, School Movie e il Rotary Club Nocera Inferiore – Sarno. Il tema scelto per quest’anno è la tutela della salute, come sancito dall’Articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana“. Il Sarno Film Festival, è stato inaugurato con un video animato dedicato alla sindrome di Asperger, particolare forma d’autismo. Un tema molto forte, protagonista anche del film “Quanto basta” di Francesco Falaschi diffuso nelle sale qualche mese fa. In merito a tale tematica, è intervenuto anche il Dottore Antonio Bello del Rotary Club che ha illustrato il loro progetto “Oltre allo sguardo“. Il progetto culturale è stato presentato inizialmente dall’Assessore Dea Squillante, particolarmente emozionata per l’importanza di questo festival cinematografico tematico e inoltre, la prima giornata ha visto anche la presenza del Sindaco Giuseppe Canfora e dell’Assessore Vincenzo Salerno. L’Associazione Culturale School Movie ha poi proiettato e successivamente premiato i ragazzi dell’Istituto Comprensivo De Amicis Baccelli di Sarno che hanno realizzato un il cortometraggio “My life is like a film“, vincendo così il premio della sezione sociale di School Movie 2018. Il filmato ha visto come protagonisti alcuni studenti delle classi seconde e terze della scuola, che hanno affrontato il tema del bullismo. I giovani vincitori sono apparsi molto emozionati, sia durante la proiezione che nel momento della premiazione. Di seguito il programma dei prossimi giorni del Sarno Film Festival (SFF): Sabato 1 dicembre,ore 19.30 Proiezione dei corti finalisti in gara e premiazione del vincitore, fra i seguenti:

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Attualità

Dolce & Gabbana, annullata la sfilata in Cina

L’alta moda italiana, il fiore all’occhiello del nostro bel Paese continua a riscuotere sempre grande successo in giro per il mondo, conquistando gli occhi di tutte le celebrity dello star system e non solo. Delle volte però, ci sono anche pesanti flop che mettono in imbarazzo l’intero popolo italiano. Questo il caso di Dolce & Gabbana, casa di moda fondata a Legnano nel 1985 dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana. In occasione del lancio della loro linea d’abbigliamento in Cina la casa di moda aveva avviato la campagna di comunicazione DGLovesChina, principalmente tramite la diffusione di video sul celebre e popolare social network cinese Weibo. Gli stilisti avevano inoltre organizzato per mercoledì 21 novembre una sfilata/evento a Shanghai con circa 1500 invitati, fra cui i personaggi di maggiore rilievo e successo nel vasto territorio asiatico. Sono stati proprio questi video diffusi a mezzo social a scatenare però una vera bufera mediatica, da cui Dolce & Gabbana è uscita pesantemente colpita. Nei pochi secondi di filmato appariva una donna cinese, ben vestita e molto elegante, seduta davanti a un piatto tipico della cucina italiana (come la pizza o un cannolo, a seconda del video), intenta però nel mangiarli con le tipiche bacchette cinesi. Una voce fuori campo di un uomo le spiegava poi come utilizzarle per completare il suo pasto. I video, indubbiamente realizzati con tono ironico, non sono però stati affatto apprezzati dalla popolazione che ha inondato di commenti negativi i post sul social media. In alcuni casi, si è arrivati addirittura ad accusare Dolce & Gabbana di discriminazione e razzismo. La casa  di moda non ha potuto fare altro che rimuovere i filmati dal web, ma oramai il danno era fatto e sono stati così costretti ad annullare anche la sfilata. Una caduta di stile e un flop di marketing, la brutta figura di Dolce & Gabbana Ma com’è potuto succedere tutto ciò? Ai tempi del #MeToo e delle lotte continue contro le discriminazioni, sembra impossibile credere che un colosso dell’alta moda sia scivolato in una falla del genere così facilmente, in un Paese poi “delicato” come la Cina dove già in passato diverse multinazionali avevano commesso errori del genere, che gli erano costati caro. Sempre più spesso modelle, stilisti e altri personaggi di spicco del fashion business si schierano infatti in prima persona contro l’abbattimento degli stereotipi ma il brand Dolce & Gabbana sembra esserci caduto in pieno. Immediate le parodie sui social, ma la realtà è davvero più complessa: nel giro di 24 ore la casa di moda italiana ha messo in atto la più grande anti-campagna pubblicitaria della storia, in un Paese che conta oggi più di un miliardo di abitanti. Sono stati stimati circa 120 milioni di commenti ostili nei confronti degli stilisti, che inutilmente hanno cercato di difendersi dichiarando di essere stati hackerati. Una brand reputation distrutta in poche ore, con pochi secondi di filmato e pochi click. Una lezione di marketing davvero aspra, essendo la reputazione aziendale un capitale enorme per un’impresa su cui si […]

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Cinema & Serie tv

Film Pixar: le 6 pellicole migliori della casa cinematografica

Ogni bambino resta estasiato davanti al grande schermo la prima volta che i genitori lo portano al cinema. Se poi ad essere proiettato è un film Pixar, il successo è davvero assicurato! La Pixar Animation Studios, viene fondata nel 1986 da Steve Jobs, Edwin Catmull e Alvy Ray Smith ad Emeryville in California. Oggi, dopo più di 30 anni d’attività, la Pixar è ormai un colosso della impresa cinematografica mondiale ed ogni suo film è sempre un successo. La particolarità dei film Pixar sta tutta nella grafica, sin da subito infatti l’obiettivo dell’azienda fu quello di distinguersi per l’utilizzo degli strumenti più moderni e gli anni ’80 furono un decennio molto proficuo sotto questo aspetto. I computer stavano facendo le loro prime comparse sulle scrivanie dei più potenti. Ma quali sono i 6 migliori film Pixar? Di seguito, ecco la nostra personalissima selezione: Senza ombra di dubbio il primato va a Toy Story, prodotto nel 1995. Chi non conosce le avventure di Andy, Woody e Buzz? Il successo di questo film Pixar fu tale da spingere la casa cinematografica nel realizzare altri due sequel: il primo diffuso nel 1999 e il secondo nel 2010. Il prossimo anno, il 21 giugno per l’esattezza, dovrebbe uscire anche Toy Story 4, che però sembra sarà molto diverso dai precedenti. Il presidente della Pixar, Jim Morris, ha infatti dichiarato che non si baserà più sulle interazioni fra giocattoli e bambini ma sarà incentrato su una storia d’amore. Altro grandissimo successo del direttore creativo Pixar, John Lasseter, fu Alla ricerca di Nemo del 2003. L’adorabile pesciolino rosso fece colpo nei cuori di molti bambini e non solo. La storia di Nemo infonde inoltre fiducia nel prossimo, aiuta ad andare oltre i pregiudizi e attribuisce un grande valore alla famiglia, soprattutto al rapporto padre-figlio. Ora è la volta di una famiglia normale, una delle tante che si incontrano quotidianamente per strada. Nel 2004 la Pixar sforna un altro capolavoro: Gli incredibili. Questo fu il primo film Pixar con personaggi umani e fu scritto da Brad Bird, che – sembra – si fosse ispirato alla sua normale routine, in cui cercava di districarsi al meglio fra lavoro, famiglia ed impegni vari. Quello che in effetti succede davvero a tutti noi comuni normali. Possiamo quindi considerarci dei supereroi? Stando alle avventure di Mr. Incredibile ed Elasticgirl sembra proprio di si! Gioia, tristezza, rabbia. Chi di noi non le prova continuamente? Nel 2015 la Pixar lancia Inside Out, una pellicola con cui si cerca non solo di raccontare la storia della piccola protagonista Riley ma di far capire agli spettatori come funzioni la mente umana. I pensieri della bambina vengono presentati come un grande labirinto, in cui le emozioni (ovviamente animate!) cercano di districarsi al meglio per non far cadere Riley nello sconforto e renderla sempre il più felice possibile. Inside Out, così facendo, trionfa all’ottantottesima edizione degli Oscar e anche agli Annie Award del 2016. Nel 2007 vede la luce Ratatouille, l’avvincente storia di Remy, un piccolo topolino bianco […]

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Cinema & Serie tv

House of Cards, l’ultima stagione segna il turno di Claire

2 novembre, ore 21:15. Sembra essere una data qualunque, ma in realtà è l’appuntamento che migliaia di persone stavano aspettando da tempo. Questa sera su Sky Atlantic inizierà l’ultima stagione della serie tv prodotta da Netflix “House of Cards“, per la prima volta in contemporanea con gli Stati Uniti. La sesta sarà la prima stagione senza Kevin Spacey e con protagonista indiscussa Robin Wright. L’era degli Underwood, quindi, non è ancora finita ma stavolta sarà tutto molto diverso, forse ancor più spietato. Ma dove eravamo rimasti in House of Cards? L’ultimo episodio della quinta stagione del political drama è andato in onda in Italia il 5 luglio del 2017. Frank Underwood, il 46° Presidente degli Stati Uniti d’America, era sotto accusa da diversi esponenti politici e dai media per l’”impeachment“, tutto sembrava ormai perduto e il suo impero prossimo al crollo quando, con un grosso colpo di scena il brutale e cinico personaggio interpretato da Kevin Spacey ha confessato alla moglie Claire che in realtà era tutto organizzato. Ancora una volta, era stato Frank ad assumere il ruolo di burattinaio di Washington. L’ex First Lady, divenuta Vicepresidente, si era ritrovata completamente spiazzata dinanzi alle dimissioni del marito ma, allo stesso tempo, inebriata dal potere che le stava consegnando, come si suol dire, “su un piatto d’argento“. Ed infatti, gli ultimi secondi della stagione mostrano già chiaramente un atteggiamento autoritario della prima donna Presidente degli USA: ad una telefonata del marito, la signora Underwood reagisce con un freddo e distaccato “Ora è il mio turno“. Una donna al potere, La narrazione dei fatti sembra riprenderà qualche tempo dopo questa scena. Dal trailer diffuso alcune settimane fa si è scoperto che Frank è morto e Claire ha ormai in mano le redine della nazione. Cinica, spietata come non mai nel suo tailleur blu, Robin Wright interpreta perfettamente il ruolo di una donna potente, in grado di scatenare guerre o imporre la pace. Dai primi spoiler e teaser diffusi sui social, spicca la frase “L’era dell’uomo bianco di mezza età è finita” che sintetizza perfettamente la direzione intrapresa, cavalcando l’onda del femminismo e della lotta contro le discriminazioni di genere portate avanti dal movimento “Me Too“. Infatti, il cambio di rotta della narrazione sembra sia stato pesantemente segnato anche dalle accuse di molestie e violenze sessuali che hanno colpito Kevin Spacey lo scorso anno. Nell’ottobre del 2017, sulla scia del movimento #MeToo e dopo il suo coming out, diversi membri della troupe di House of Cards denunciarono d’aver subito molestie dall’attore, che era pure produttore esecutivo della serie. Nel giro di poche settimane le accuse nei suoi confronti aumentarono, anche da parte di attori che avevano lavorato con lui in passato. La produzione di House of Cards annunciò quindi che la sesta sarebbe stato la stagione conclusiva e senza la partecipazione di Spacey. Stasera quindi, ci sarà il grande ritorno, a ridosso inoltre di un altro importante evento politico negli Usa. Il 6 novembre infatti ci saranno le elezioni di Midtearm per il […]

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Attualità

Me Too, storia del movimento femminista

È trascorso ormai un anno da quando sul web iniziò a diffondersi a macchia d’olio un nuovo hashtag, che però non veniva utilizzato per affiancare e descrivere le foto delle vacanze ma per dar vita ad una nuova ondata femminista, la versione del XXI secolo di ciò che accadeva fra gli anni ’60 e ’70 dello scorso secolo: il movimento Me Too. Il tutto ebbe inizio con la pubblicazione da parte del “New York Times” di un’inchiesta sulle denunce per violenza sessuale presentate da molte donne dello star system statunitense nei confronti del regista e produttore cinematografico Harvey Weinstein. La notizia fece il giro del mondo, conquistando i titoli dei principali quotidiani. Le prime donne a farsi avanti e a sporgere denuncia furono Ashley Judd e Rose McGowan, entrambi celebri attrici americane. Il movimento Me Too nacque però su Twitter, quando Alyssa Milano esortò le altre donne iscritte sul social ad utilizzare l’hashtag per “dare alle persone un’idea della grandezza del problema“. E così è stato. Nel giro di pochi giorni #MeToo divenne di grande impatto mediatico conquistando l’attenzione di tutti. Le molestie sul posto del lavoro a discapito delle donne sono infatti un problema ancora molto diffuso nella società odierna, spesso non si sfocia nella violenza sessuale ma in diversi campi le donne vengono comunque relegate ad un ruolo marginale, perché considerate inferiori rispetto ai propri colleghi uomini. Le differenze salariali fra uomini e donne sono ancora molto evidenti in diversi Paesi del mondo, anche fra quelli più sviluppati e moderni. Il movimento Me Too quindi ha dato voce a tutte le donne, costrette per anni a dover subire molestie in ufficio o dietro le quinte di un set cinematografico. Dal movimento poi, è nata anche un’organizzazione per raccogliere fondi a favore di queste donne, la “Time’s Up“, fondata il 1° gennaio 2018. Fra le prime iniziative, ci fu l’invito a tutte le donne invitate alla 75esima edizione dei Golden Globe di vestirsi di nero, per denunciare gli abusi. E così è stato, ad aderire sono state infatti in tantissime. Le principali esponenti del movimento Me Too Paris Hilton, Emma Stone, Dakota Johnson, Elisabeth Olsen, Kate Hudson ma anche molti uomini, fra cui: Bruce Miller, Keith Urban e Kevin Ulrich. Pochi mesi dopo l’evento a Los Angeles, il movimento Me Too ha ottenuto un altro grandissimo riconoscimento. Il settimanale americano “Time“, lo ha proclamato infatti “persona dell’anno” con un’emblematica copertina di grande effetto: in posa Ashley Judd, Susan Fowler, Adama Iwu, Taylor Swift e Isabel Pascual con la didascalia “The silence breakers“. “Si tratta del moving social change più veloce degli ultimi decenni e che è partito da atti di coraggio individuale da parte di centinaia di donne, e anche di alcuni uomini che si sono fatti avanti per raccontare le loro (brutte) storie”, queste le parole di Edward Felsenthal, direttore del settimanale. Insomma, il movimento Me Too sembra essere un moving social change destinato a far parlare di sé ancora a lungo, perlomeno fino a quando tutte le donne al mondo non potranno sentirsi al sicuro nei posti di lavoro, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Marco D’Amore e Medici senza Frontiere a Ricomincio dai Libri 2018

La quinta edizione di “Ricomincio dai Libri 2018” è ufficialmente iniziata. Fra gli ospiti più attesi della fiera del libro di Napoli, ospitata presso il Museo Archeologico Nazionale, c’è stato senza ombra di dubbio l’attore Marco D’Amore, celebre per aver dato il volto a “Ciruzz l’immortal” nella serie tv Gomorra (prodotta da Sky e giunta ormai alla quarta stagione). L’attore partenopeo ha preso parte all’incontro organizzato da Medici senza Frontiere per presentare “Fuori Campo“, il secondo rapporto svolto dall’organizzazione internazionale sugli insediamenti informali di migranti e rifugiati in Italia, prestando la propria voce per leggere le testimonianze raccolte dall’associazione durante il periodo di ricerca. Storie al limite, di persone costrette a vivere in condizioni igienico sanitarie praticamente inesistenti, uomini e donne dimenticati dalla società. L’incontro, tenutosi presso la Sala Conferenze del Mann, ha radunato persone di diversa età. Giovanissimi, studenti, donne anziane. Tutti interessati a capire e conoscere questo buio aspetto della realtà. I dati presentati sono davvero allarmanti: ogni anno in Europa arrivano migliaia di rifugiati, in fuga da carestie, guerre e morte certa. La maggior parte di queste persone finisce nei Centri d’accoglienza statali, da cui però sembra essere molto difficile allontanarsi per costruire una solita realtà. Marco D’Amore, non solo portavoce ma anche interprete delle vite dei rifugiati L’attore inizia raccontando la storia di Mustafa, un rifugiato che dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per stabilirsi in Italia non riesce però a trovare un lavoro fisso. E così, trova rifugio in una delle tante case prefabbricate e circondate da metallo, nei pressi del Centro d’accoglienza in provincia di Foggia. Un piccolo borgo, circondato dal nulla dove anche i servizi primari vengono a mancare. “Ora sono libero ma so già che non potrò andare da nessuna parte, sono stanco di dovermi nascondere in treno perché non ho il biglietto. Si stava meglio dentro” queste le sue parole, quelle di un uomo stanco e senza speranza. Infatti, molti dei rifugiati intervistati da Medici senza Frontiere sono lavoratori stagionali, che durante i mesi estivi lavorano i campi per soli 20/25 euro al giorno. Altri ancora, soprattutto nelle grandi città come Roma, vengono pagati addirittura 0,30 centesimi per cucire le etichette sui giubbotti. Vite davvero al limite. Ed è proprio nella capitale, che le occupazioni di edifici abbandonati da parte di somali, eritrei ed altri rifugiati sono quasi all’ordine del giorno. Uno di questi è un palazzo su via Costia, nei pressi del Raccordo Anulare. O ancora, l’ex sede del giornale “La Stampa“, anche questo occupato. Addirittura dei migranti hanno trovato rifugio dal freddo delle strade in un’ex fabbrica di penicillina, una delle più grandi d’Europa, dove sono ancora presenti vari agenti chimici e buona parte della struttura contiene amianto. A Roma i poliziotti quindi sono continuamente impegnati in varie operazioni di sgombero. Anche alle frontiere la situazione non è migliore: Marco D’Amore narra le vicende di un altro migrante, desideroso di ricongiungersi con il fratello residente a Londra, quest’uomo tenta per ben 3 volte di oltrepassare la frontiera ma puntualmente viene rifiutato. Da […]

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Attualità

Versace venduta a Michael Kors. È la fine del Made in Italy?

Era già nell’aria da qualche giorno e ormai sembra cosa fatta. La casa di moda milanese Versace è stata venduta all’americana Michael Kors per 2 miliardi. Un altro pesante colpo al celebre “Made in Italy” che, soprattutto nel campo della moda, aveva sempre rappresentato un fiore all’occhiello per l’economia del nostro paese. La Gianni Versace Spa viene fondata a Milano nel 1978. Lo stilista lavora sin da bambino nella sartoria di famiglia a Reggio Calabria, decidendo poi di trasferirsi nel Nord Italia per inseguire i suoi sogni. Sarà proprio qui che nel corso degli anni riuscirà a trasformare la sua passione in un vero e proprio lavoro, che lo porterà a vestire le donne più belle di ogni tempo (prima fra tutte, Lady Diana) e a solcare le passerelle del Prêt-à-porter. Gianni crea così un’azienda riconosciuta in tutto il mondo. A lui si affiancano anche gli altri membri della famiglia Versace nella direzione aziendale: la sorella Donatella e il fratello Santo. Le mode cambiano, gli anni passano, il vintage assume nuove sfaccettature ma i capi a marchio Versace continuano a essere un punto di riferimento per il business del fashion. Una forte battuta d’arresto ci sarà dopo l’uccisione di Gianni Versace, assassinato il 15 luglio del 1997 a Miami da Andrew Cunanan. La sorella minore Donatella diventa così direttore creativo del brand e traghetta l’azienda nel nuovo millennio. Fra alti e bassi, si arriva alla Milano Fashion Week 2018 tenutasi la scorsa settimana per presentare le collezioni spring/summer 2019. Come sempre, è durante quest’evento che la Versace SPA presenta la propria linea. Quest’anno però i coloratissimi capi presentati in passerella sono stati oscurati da una notizia davvero esplosiva. L’americana Michael Kors Holdings, quotata anche a Wall Street, ha infatti acquistato il 100% della casa di moda milanese per circa 2 miliardi. Un colpo davvero grosso per l’azienda statunitense, che già lo scorso anno aveva acquisito anche il marchio di scarpe Jimmy Choo. Una vera e propria scalata al successo la sua. Diverse indiscrezioni erano già trapelate nelle ultime 24 ore ma ora si ha la certezza che l’accordo sia stato ormai concluso e firmato. Stanno già emergendo infatti le prime dichiarazioni ufficiali da parte delle due aziende coinvolte: “Lo stile iconico di Donatella è al centro dell’estetica del design di Versace. Lei continuerà a guidare la visione creativa dell’azienda. Sono entusiasta di avere l’opportunità di lavorare con Donatella sul prossimo capitolo di crescita di Versace” ha detto John D. Idol, Chairman e Chief Executive Officer di Michael Kors Holdings. Dal canto suo, Donatella ha affermato: “Santo, Allegra e io siamo consapevoli che questo prossimo passo consentirà a Versace di raggiungere il suo pieno potenziale“. Alla chiusura delle operazioni finanziarie non esisterà più la Gianni Versace SPA, ma il “Capri Holdings Limited“, il nuovo nome che l’azienda americana ha deciso di dare a questa sua nuova piccola creatura. Ma che fine farà il “Made in Italy”? Versace e gli altri brand italiani divenuti proprietà di stranieri L’azienda creata da Gianni Versace non è […]

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Libri

Sono stato fortunato di Luciano De Crescenzo (Recensione)

Quasi 300 pagine per racchiudere una vita vissuta a pieno, fra libri, guerre, IBM, cinema e grandi amori. L’autobiografia di Luciano De Crescenzo “Sono stato fortunato“, edito da Mondadori lo scorso giugno, è una lettura davvero piena di vita, appassionante e mai banale. De Crescenzo nasce a Napoli nel 1928 e quest’anno, 90 candeline dopo, ha deciso di regalare ai suoi lettori un testo in cui non va a raccontare le avventure (e disavventure) del celebre Professore Bellavista ma tutto ciò che lui stesso ha vissuto nel corso del tempo. La narrazione inizia ovviamente dagli albori, la sua famiglia viene presentata con il suo solito ed irriverente modo di fare. Impossibile non sorridere dinanzi alle sue descrizioni dello zio Luigi, uomo di mondo vissuto anche in America. Il tutto si svolge nella zona Santa Lucia di Napoli e Luciano cresce così a due passi dal Vesuvio e dal Golfo, da cui ammira quotidianamente il mare e la bellissima Capri. Non è tutto però rose e fiori in “Sono stato fortunato“, Luciano De Crescenzo racconta anche i difficili anni della guerra in cui appena ragazzino lui e l’intera famiglia furono costretti a scappare da Napoli. Un lungo periodo trascorso in Lazio, alla ricerca continua di casolari e posti abbandonati ma allo stesso tempo facilmente accessibili e da cui poter scappare anche in poco tempo. L’autore racconta, senza peli sulla lingua, le difficili notti trascorse insonni a causa della fame. Lui e il cugino Geggè passavano il tempo sperimentando nuovi tipi di foglie e sfidandosi a suon di “provala tu” “no oggi tocca a te provare“. L’ingegnere – scrittore da buon “uomo d’amore” qual è, parla anche delle donne che più di tutte hanno segnato la sua vita. In primis la moglie Gilda, da cui divorzia dopo non molti anni di matrimonio. Un separazione davvero sofferente per De Crescenzo ma da cui alla fine è riuscito anche ad estrapolare lati positivi: la figlia Paola, che poi, a sua volta, gli ha regalato l’immensa gioia d’essere nonno di Michelangelo. Ma soprattutto, Luciano racconta che, dopo anni e anni dal divorzio, lui e l’ex moglie sono ora molto uniti, forse addirittura più di quando ai loro anulari c’era la fede nuziale. Napoli e dintorni raccontati da Luciano De Crescenzo in “Sono stato fortunato” Il Vomero, Piazza dei Mille, le partite a calcio da bambini alla Villa Comunale, Capri. De Crescenzo descrive la sua terra con un amore incondizionato. Ammette d’essere malato di Napoli, di non riuscire a farne a meno. Quasi alla fine del libro, racconta minuziosamente anche il suo solito giro turistico a Capri. Stradine, vicoletti, botteghe. È proprio lì che forse ci si sente davvero fortunati, quando ci si imbatte nel belvedere di Punta Tragara e il mare è tutto ciò di cui si ha bisogno. “Sono stato fortunato” è il libro che ben ti accompagna durante la giornata, che è in grado di regalarti un attimo di spensieratezza anche con una semplice battuta. Quasi come quando si incontra un amico al bar, De Crescenzo riesce […]

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Culturalmente

Religione islamica: i 5 pilastri e curiosità del Credo

Al giorno d’oggi quando si sente la parola Islam si tende sempre a pensare soltanto alle attività terroristiche che negli ultimi anni il califfato dell’Isis ha inflitto ai paesi occidentali. La religione islamica (o religione musulmana) è invece tutt’altro e comprende diverse sfaccettature degne di essere conosciute. L’Islam è la seconda religione più professata al mondo, con 1,7 miliardi di fedeli che rappresentano il 23% della popolazione mondiale. Inoltre, secondo le ultime statistiche e ricerche degli enti internazionali, il tasso di crescita di questo culto è particolarmente alto e significativo. Com’è ben noto, la concentrazione maggiore dei seguaci di Maometto è nei paesi del Medio Oriente. La religione islamica (religione musulmana) – particolarmente rigida e severa – impone ai suoi fedeli 5 pilastri, ovvero 5 doveri assolutamente obbligatori per ogni musulmano: la preghiera canonica da effettuate 5 volte al giorno rivolti verso La Mecca (ṣalāt) il digiuno dall’alba al tramonto durante il mese del Ramadan (Ṣawm ramaḍān) il pellegrinaggio a La Mecca da compiere almeno una volta nella vita (Ḥajj) una testimonianza di fede con cui si va a sancire la propria adesione al credo musulmano ( shahāda) un versamento in denaro per rendere lecita la propria ricchezza (zakāt) Il culto dell’Islam trova le sue fondamento nel Testo Sacro del Corano che, secondo i fedeli, sarebbe stato dettato parola per parola da Dio al loro profeta Maometto. Religione islamica (religione musulmana), peculiarità e curiosità  Fra le peculiarità di questo credo ci sono diverse proibizioni, fra cui quella di non festeggiare il proprio compleanno, considerata dai musulmani un’usanza tipicamente cristiana e quindi da condannare. Agli uomini è anche vietato indossare accessori d’oro, come anelli e collanine. Ugualmente, l’ascolto della musica è considerato un peccato e quindi assolutamente vietato. Allo stesso modo, la cremazione dei defunti non è ammessa. Non è ben visto chiunque possegga un cane e gli conceda di vivere all’interno della propria abitazione, fatta eccezione per quelli da caccia o da pastore. Sempre per quanto riguarda gli animali, molto interessante è anche la considerazioni degli islamici nei confronti dei gatti. I piccoli felini infatti sono gli unici animali a cui è permesso accedere addirittura alle moschee. Sembra che queste particolari forme di tutela trovino origine in Maometto, che era molto legato ad una gattina bianca di nome Muezza che lo seguiva ovunque. Il Profeta infatti amava moltissimo quest’animale. Per tutte queste ragioni, anche la legge islamica prevede pene molto severe nei confronti di chi commette maltrattamenti e violenze sui gatti. Al lato opposto invece, per quanto riguarda gli obblighi, i fedeli dell’Islam devono fare beneficenza ma non in maniera eccessiva. L’obiettivo è aiutare le persone più bisognose senza però alterare il loro status iniziale e rendere i poveri a pari livello dei ricchi. Una cultura ricca di sfaccettature, colori e usanze ben diverse dalla nostra ma che presenta un gran fascino agli occhi di chi vuole scoprirla sotto una nuova luce. Religione islamica (religione musulmana), testi di riferimento

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Cinema & Serie tv

Downton Abbey prossimamente sul grande schermo

Negli ultimi anni le serie tv in costume hanno ottenuto sempre maggiore successo e visibilità, grazie anche a piattaforme come Netflix che attualmente sta lavorando alle nuove stagioni di The Crown. Molto prima però dell’ascesa della Regina Elisabetta II nel mondo dello streaming, Julian Fellowes aveva fatto conoscere questo genere ai telespettatori inglese con Downton Abbey. La serie, coprodotta da Carnival Films e Masterpiece per il network britannico ITV e per la televisione no profit americana PBS, è ambientata fra il 1912 e il 1926 durante il regno del re Giorgio V d’Inghilterra nella fittizia tenuta del Conte e della Contessa di Grantham nello Yorkshire. Le vicende della nobile famiglia Crawley si intrecciano con quelle della servitù, composta da valletti, maggiordomi e cameriere personali. Un mondo che oggi sembra essere davvero lontano dalla nostra realtà. La serie prende il via il 15 aprile del 1912, con la famiglia che riunita a colazione scopre dell’affondamento del Titanic. Lo shock per tutti è immenso. Si arriverà poi allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che verrà raccontata magistralmente nella seconda stagione con diverse scene in trincea. Verso la metà della serie, si inizierà poi a parlare di Hitler e delle SS. Una serie tv davvero completa, a tutto tondo. Amore, storia, lotte di classe, aristocrazia, borghesia, costume, tutto si mescola al meglio offrendo agli spettatori uno show ben fatto come pochi. Downton Abbey conta ben 6 stagioni composte da 52 episodi, andati in onda dal 2010 al 2015. Nel cast spicca il nome di Maggie Smith, nei panni della sarcastica Contessa Madre di Grantham Violet Crawley. Al suo fianco anche Hugh Bonneville nei panni del capofamiglia Robert Crawley e sua moglie Cora, interpretata da Elizabeth McGovern. Nel corso degli anni la serie ha ottenuto grande successo sia da parte del pubblico che della critica, vincendo anche diversi premi come ben 15 Emmy. Nel 2011 inoltre Downton Abbey è ufficialmente entrata nel Guinness dei primati come show dell’anno più acclamato dalla critica, diventando la prima serie britannica a vincere tale riconoscimento. Downton Abbey: presto al cinema Seppur le vicende di Lady Mary (interpretata da Michelle Dockery), Lady Edith (interpretata da Laura Carmichael) e del resto della famiglia siano giunte al termine da qualche tempo il mito dei Crawley ha continuato però ad aleggiare nel mondo delle serie tv, tanto da spingere Julian Fellows a riprendere in mano le vite dei suoi aristocratici personaggi e scrivere questa volta una sceneggiatura per il grande schermo. Le riprese sembra che siano iniziate proprio quest’estate, con la regia di Brian Percival per la casa di produzione Focus Features. Fellows, oltre che sceneggiatore, sarà anche produttore insieme a Gareth Neame e Liz Trubridge. L’arrivo nelle sale è previsto per il 2019 e gli amanti di Downton Abbey non aspettano altro che scoprire come sia cambiata la vita all’interno della tenuta.

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Attualità

Fake news, è allarme. Trump si scaglia contro i social

È di nuovo scontro tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i colossi mondiali del web per via della diffusione di fake news. Dopo le accuse a Google, ora è il turno dei social media più diffusi al mondo: Facebook e Twitter. Stando alle parole del Presidente, sia il motore di ricerca che i nuovi media sarebbero “truccati” perché privilegerebbero articoli, post e commenti offensivi e denigratori nei confronti della sua persona e del suo Governo. Ciò “è molto pericoloso“, avrebbe così commentato. Il tutto sembra essere nato da una ricerca condotta dallo stesso Trump, che digitando il suo nome sul web si sarebbe imbattuto solamente in quelle che a suo dire fossero notizie false. Nello specifico il Presidente ha affermato che il 96% dei risultati su “Trump news” proviene da media di sinistra e che secondo lui Google, Facebook e le altre piattaforme online stiano a poco a poco “annullando le voci dei conservatori“. Immediata la risposta del motore di ricerca. I vertici di Google hanno infatti dichiarato che loro non seguono e non prediligono alcuna ideologia politica e che si impegnano al massimo per migliorare il proprio algoritmo per fornire agli utenti i migliori risultati possibili. Ma siamo davvero circondati dalle fake news come afferma il Presidente Trump? Con l’espressione fake news si fa riferimento alla circolazione di dati, informazioni e notizie false o ingannevoli. Quelle che un tempo venivano semplicemente chiamate “chiacchiere da bar” o “bufale” oggi con l’avvento di Internet si sono moltiplicate e molto spesso possono causare diversi problemi. Non solo il Presidente degli Stati Uniti ma anche cittadini comuni possono vedere tramite un blog o un post su Facebook rovinata la propria reputazione o semplicemente essere informati male su determinati argomenti. Quello che – forse – può essere considerato il primo caso di fake news risale al 1814, quando in pieno periodo napoleonico un uomo vestito da ufficiale si presentò in una locanda a Dover e affermò la sconfitta e la morte di Napoleone. La notizia scosse tutti i presenti e in poche ore fece il giro d’Europa, causando alla fine solo grande imbarazzo e diversi problemi. Sebbene siano trascorsi ormai secoli, sembra però siano ancora in molti a comportarsi come quell’uomo vestito da ufficiale. Risale a poche settimane fa il crollo del Ponte Morandi a Genova e anche in quell’occasione purtroppo non sono mancati gli utenti del web che hanno voluto diffondere nomi, dati ed informazioni non veritiere che in pochissimo tempo hanno fatto letteralmente il giro del mondo. Dalla locanda a Dover alla scrivania della propria abitazione il passo è stato quindi molto breve e, nonostante Internet, i social e i nuovi mezzi di comunicazione siano stati creati con intenti positivi, per accorciare le distanze e unire le persone creando vere e proprie reti, ad oggi la situazione sembra essersi ribaltata. La disinformazione dilaga e anche se si sta correndo ai ripari con nuovi algoritmi e maggiori controlli, in molti ormai sono diventati diffidenti. I nuovi media stanno diventando davvero sempre meno affidabili? […]

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