Miyazawa Kenji: lo scrittore della letteratura per l’infanzia

Miyazawa Kenji, 宮澤賢治, nacque nel 1896 e morì nel 1933, restando sempre legato a Iwate, sua provincia natale. Anche se poco apprezzato dai suoi contemporanei, fu uno scrittore prolifico ed eclettico. Scrisse durante l’emergere di un periodo d’oro della letteratura per l’infanzia, sviluppatasi a partire dall’opera Konegamaru こがね丸 (1891) di Iwaya Sazanami 巌谷小波. La cosiddetta jidō-bungaku 児童文学 (“letteratura per bambini”) aveva posto le proprie radici nel periodo Meiji, quando il governo giapponese che mirava alla bunmei kaika 文明開化, aveva implementato una serie di riforme con un fortissimo impatto sociale, tra cui l’obbligo dell’istruzione primaria. Con l’editto Gakusei 学制 del 1872, infatti, si volle garantire l’istruzione a tutti i cittadini, indipendentemente dal sesso o dalla classe sociale di appartenenza.

Profilo e tematiche di Miyazawa Kenji

Aspetto Dettagli
Periodo di attività Periodo Taishō e inizio Shōwa (1896-1933)
Genere letterario Jidō-bungaku (Letteratura per bambini), Poesia
Temi chiave Buddismo (Bodhisattva), Scienza, Natura, Sacrificio personale
Opere celebri Una notte sul treno della Via Lattea, Goshu il violoncellista

 

Il contesto storico: l’istruzione e la letteratura per l’infanzia in Giappone

L’alto tasso di alfabetizzazione che ne conseguì, contribuì, già agli inizi dell’epoca Taishō, alla vasta diffusione e successo commerciale di riviste per l’infanzia, che furono ulteriormente incentivati da fattori quali lo sviluppo economico, l’espansione della nuova classe media e una rapida urbanizzazione che permise la fioritura di una nuova letteratura di consumo, rivolta a un pubblico eterogeneo che, per la prima volta, non tralasciava i bambini. Attraverso i racconti di autori come Ogawa Mimei 小川未明, si attraversò un periodo di scoperta sullo sviluppo psicologico dei bambini.

Suzuki Miekichi 鈴木三重吉, uno degli editori più rispettati dell’epoca e fondatore della celebre rivista per bambini Akai Tori 赤い鳥, inizialmente rifiutò di pubblicare le opere di Miyazawa Kenji. Nonostante pare le avesse trovate interessanti, si disse molto reticente sul dialetto locale di Iwate che Miyazawa utilizzava e che gli sembrava inadeguato agli scopi della sua rivista, che era pensata una diffusione nazionale e preferiva quindi l’uso della lingua standard di Tokyo. Solo dopo la morte, Miyazawa fu rivalutato dalla critica e la sua fama letteraria crebbe rapidamente.

I temi principali nelle opere di Miyazawa Kenji

Miyazawa Kenji
Una foto di Miyazawa Kenji del 1920 – Wikipedia (Kamakura Museum of Literature archives)

Per comprendere Miyazawa Kenji bisogna tenere conto non solo dei suoi scritti ma anche della sua vita, che spesso può essere vista o apparire come un tentativo di conciliare varie dicotomie tra cui:

  • il reale e l’ideale;
  • l’esperienza e l’innocenza;
  • l’uomo e la natura.

L’originalità della sua scrittura risiede nella creazione di codici e temi, nell’interpretazione di immagini realistiche e fantastiche che giustificano, in un contesto fictional o immaginario, l’innesto di motivi legati alla scienza, alla cosmologia e alla sfera del reale e del quotidiano.

Nessuno fu più consapevole di Miyazawa della dura realtà della vita a Iwate e del prezzo della sopravvivenza per i contadini del luogo. Pur provenendo da una famiglia benestante – probabilmente la più ricca della città di Hanamaki –, si lanciò in una battaglia continua volta a migliorare la situazione dei suoi compaesani: si dedicò al servizio degli umili. Il padre era il proprietario di un banco dei pegni, dove i locali impegnavano ciò che possedevano di più caro per poter sopravvivere; questo portò il giovane Kenji ad essere un involontario testimone delle fragilità umane fin dalla più tenera età, sentendo il peso di questo vissuto come un trauma personale.

Da qui, uno dei temi più ricorrenti della narrativa è l’idealizzazione del bodhisattva, una figura cardine del buddhismo Mahayana, di cui Miyazawa fu devoto seguace. Il bodhisattva è colui che, pur avendo ormai raggiunto l’illuminazione, sceglie di rinunciare provvisoriamente al raggiungimento del nirvana e di continuare a reincarnarsi sotto la spinta della compassione, per dedicarsi al soccorso delle altre creature ancora prigioniere del ciclo di sofferenza (come i contadini di Iwate) e aiutarle a ottenere la salvezza, anteponendola alla propria.

Da sempre attento alle innovazioni artistiche come a quelle tecnologiche, Kenji guardava alla scienza come a uno strumento utile ed efficace per migliorare la vita delle persone, almeno a livello materiale. Apprezzava ad esempio la medicina moderna, capace di curare le malattie fino a quel tempo considerate letali. Studiò alla Scuola di Agronomia di Morioka con l’obiettivo di assorbire quante più conoscenze possibili, così da poterle un giorno riadoperare per semplificare la vita dei contadini di Iwate. Aveva visto molti disastri abbattersi sulla sua terra a causa del maltempo, dei terremoti e degli tsunami e sperava di ridurre la loro sofferenza utilizzando la conoscenza scientifica.

Altro suo tema ricorrente fu il suo rapporto con l’ambiente naturale che emerge in molte delle sue opere come un senso dinamico di comunione con l’universo in cui prendono vita non solo gli animali, ma montagne, rocce, alberi e piante.

Il successo postumo e l’eredità letteraria

Miyazawa Kenji
Goshu il violoncellista, tratto dall’omonimo romanzo di Miyazawa Kenji – Wikipedia (Lepido)

L’unicità del suo stile è stata causa di molti dibattiti tra gli studiosi, combattuti sull’idea che suoi dowa avessero realmente una connessione con la letteratura per bambini; c’era infatti chi sosteneva che i suoi “schizzi di immagini” o “schizzi mentali” (shinsho sukecchi) fossero troppo complessi per i più piccoli. Inoltre, alle idee metafisiche evocate dalle sue immagini si univano un lessico e una sintassi insoliti che alzavano ancora di più la difficoltà. Prese forma un’altra linea di pensiero che sosteneva che Miyazawa Kenji si fosse servito della letteratura per l’infanzia come di un’opportunità di parlare alla parte inconscia e infantile della mente umana.

Fu solo nel 1960 che i suoi dowa ottennero pubblico riconoscimento attraverso un articolo scritto dall’autrice e traduttrice Ishii Momoko 石井桃子, e pubblicato sulla rivista Kodomo to Bungaku 子供と文学. Sempre nel corso degli anni ’60, la nascita dei primi libri illustrati divenne un mezzo molto popolare che facilitò la letteratura per ragazzi e portò a molte opere di Miyazawa a ricevere numerosi adattamenti illustrati. Fu infine negli anni ’70 che le sue opere divennero rinomati esempi filosofici, apprezzate soprattutto per il loro messaggio antimaterialista e cominciarono ad apparire nei libri di testo come materiale per i bambini nelle scuole elementari.

Oggi le storie di Miyazawa Kenji sono ormai saldamente stabilite all’interno del canone della moderna letteratura giapponese per bambini dove – secondo le sue stesse parole – «tutto è possibile». Anche fuori dal Giappone c’è tuttora un crescente interesse per Miyazawa: traduzioni e studi delle sue opere sono stati pubblicati in varie lingue, incluse l’inglese, il francese, il tedesco, lo svedese, il cinese, l’hindi e ovviamente l’italiano.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia (Unknown author)

Articolo aggiornato il: 5 Gennaio 2026

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