Canzoni in forma di nuvole – Cento storie per Sergio Endrigo e Jacques Brel: uno spettacolo musicale e narrativo che intreccia parole, canzoni e silenzi in un tempo sospeso. Un uomo racconta e si racconta, accompagnato dalle musiche di Sergio Endrigo e Jacques Brel. Le canzoni diventano frammenti emotivi, piccoli racconti di amore, attesa e desiderio. Un viaggio poetico che invita ad abitare l’incompiuto e a lasciarsi attraversare dalle emozioni. In scena dal 30 gennaio al 1° febbraio 2026 al Teatro di Villa Lazzaroni, lo spettacolo è ideato e interpretato da Gianni De Feo, con la drammaturgia di Ennio Speranza e l’accompagnamento alla fisarmonica di Marcello Fiorini. Scene e costumi portano la firma di Roberto Rinaldi.
Dettagli dello spettacolo
| Titolo | Protagonista e Ideatore | Omaggio a | Luogo | Date |
|---|---|---|---|---|
| Canzoni in forma di nuvole | Gianni De Feo | Sergio Endrigo e Jacques Brel | Teatro di Villa Lazzaroni, Roma | 30 gennaio – 1 febbraio 2026 |
Indice dei contenuti
Quanto è difficile lasciarsi semplicemente attraversare? Ci sono spettacoli che non raccontano una storia lineare, ma costruiscono un clima, un tempo sospeso in cui galleggiare. Canzoni in forma di nuvole – Cento storie per Sergio Endrigo e Jacques Brel appartiene a questa categoria: un viaggio musicale e narrativo che prende forma tra parole, canzoni e attese, ispirato all’universo poetico di Sergio Endrigo e Jacques Brel. Sul palco la coppia perfetta: le parole e la musica. Legate dal filo stretto dell’emozione.
Un uomo qualunque e il tempo dell’attesa
Al centro di Canzoni in forma di nuvole c’è un personaggio che appartiene al quotidiano, un uomo senza nome che vive in una dimensione fatta di sospensioni, ricordi e piccoli rituali interiori. Bagnato dal sole, scosso dal mare, nel suo dondolarsi non accade nulla di clamoroso: si aspetta, si osserva, si pensa. Ed è proprio in questa apparente immobilità che prendono forma le storie.
L’uomo sogna e racconta i suoi viaggi onirici, poi prende in prestito storie altrui e stralci della sua vita personale. E mentre fa tutto questo, aspetta ardentemente. Chi sta aspettando con così tanto pathos?
Qualunque sia l’oggetto della sua fame interiore, l’attesa prende la forma dell’inquietudine, ma anche della calma, dell’abbandono ora dolce, ora devastante, persino appagante. Esattamente come il mare, che fa da sottofondo alla narrazione. Il mare, ora in tempesta, ora calmo; ora portatore di sciagure, ora culla e rifugio. Il mare, ora come casa interiore dalle luminose finestre, ora come stanza claustrofobica in cui affogare.
Raccontandosi e raccontando frammenti di vita, il protagonista costruisce un universo leggero, ironico e malinconico, fatto di immagini che scorrono come nuvole nel cielo.
Canzoni in forma di nuvole: le canzoni come racconti emotivi

In questo flusso narrativo emergono le canzoni, che sostengono la narrazione e l’amplificano. Come le onde, si susseguono brani d’amore e di disamore, di partenze e ritorni, di notti insonni e viaggi interiori. Canzoni che parlano di promesse, tradimenti, desideri mai del tutto realizzati, come le aspettative di chi ascolta.
La scelta di un arrangiamento con sola voce e fisarmonica veste le canzoni di una dimensione intima e confidenziale. Il racconto prende per mano la musica e diventa canzone, per poi tornare alla narrazione solo testuale. Ogni brano è una mini-storia autonoma, ma anche parte di un disegno più ampio, cucito con delicatezza tra parola e musica.
Poetico, sì, ma anche portatore di un sospeso e fonte di irrequietezza per chi si aspetta di ascoltare una storia lineare dall’inizio alla fine. Per chi si aspetta che il racconto dell’eroe sia completo, che la missione sia compiuta. Canzoni in forma di nuvole abitua lo spettatore a convivere con quel sospeso e a familiarizzare con la semplicità dell’incompiuto. Esattamente come un pensiero che arriva, sosta e se ne va, senza pretesa alcuna di cambiamento.
Sergio Endrigo e Jacques Brel: due poetiche a confronto
Lo spettacolo mette in dialogo due artisti molto diversi tra loro, ma sorprendentemente affini nello sguardo sul mondo:
- da un lato Jacques Brel, passionale, teatrale, inquieto, capace di trasformare ogni canzone in una piccola scena drammatica, intensa e viscerale;
- dall’altro Sergio Endrigo, più misurato, lirico, capace di raccontare l’amore in tutte le sue forme: innocente, doloroso, politico, infantile.
Entrambi condividono però una tensione verso il sogno, l’altrove, l’avventura emotiva. Entrambi condividono profondità. Come quella del mare. Canzoni in forma di nuvole perciò li fa convivere, intrecciando le loro voci in un unico racconto poetico.
Canzoni in forma di nuvole: leggerezza e maestria
La forza dello spettacolo al teatro Villa Lazzaroni sta nella sua leggerezza consapevole e nella capacità di incoraggiare l’ascolto e la risonanza emotiva. È un vero e proprio allenamento alla risonanza emotiva. La maestria della fisarmonica che accompagna i pensieri non viene messa in ombra, anzi, è protagonista insieme alla voce dell’uomo comune che, come un Virgilio che emerge dalla spuma del mare, accompagna nel viaggio.
Le storie, come le canzoni, non spiegano e non risolvono. Passano, lasciano tracce, evocano ricordi personali. Sono un ricalco delle nuvole: non hanno una forma fissa, ma ognuno può riconoscervi qualcosa di proprio e deve accettare la realtà di vivere sotto a un cielo cangiante.
Informazioni utili:
- Luogo: Teatro di Villa Lazzaroni
- Date: 30 gennaio – 1 febbraio
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