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Eroica Fenice

Breve storia dell’automobile

Breve storia dell’automobile: dalle origini ai giorni nostri

La storia dell’automobile si veste di sviluppi e progressi, affondando le sue radici nella seconda metà del XVIII° secolo, pur non essendoci una determinata data esatta che ne indichi l’invenzione.

Per molti secoli il trasporto su strada è stato assicurato dall’utilizzo di carri e carrozze a trazione animale. A un certo punto ci si rende conto di quanto potesse essere importante l’invenzione di veicoli in grado di muoversi autonomamente, grazie alla comparsa del motore, così da rendere più agili e veloci gli spostamenti.

L’automobile, inizialmente inventata per sostituire la trazione animale, si è servita nel tempo di motori differenti a seconda dei sistemi di alimentazione: dal motore a vapore a quello a scoppio, alimentato dal combustibile più diffuso, la benzina, affiancandosi poi ad altri più innovativi.

Ma veniamo ad analizzare il percorso che ha segnato la storia dell’automobile, portandola ad affermarsi su ampia scala, con strumenti sempre più all’avanguardia.

Breve storia dell’automobile. Excursus

«Un giorno si sarà in grado di costruire carri in grado di muoversi e di conservare il loro movimento senza essere spinti o tirati da alcun animale»

(Roger Bacon XIII° secolo)

Ebbene, circa cinquecento anni prima dell’invenzione dell’automobile, uno scienziato e filosofo inglese aveva previsto una rivoluzione nell’ambito del trasporto autonomo. Già in epoca rinascimentale, in realtà, vennero ideati modelli di carri che potessero muoversi da soli ma questi prototipi non vennero mai effettivamente costruiti. Bisognerà attendere la fine del XVIII° secolo per veder realizzati concretamente i primi modelli di veicolo a trasporto autonomo.

Progettato nel 1769 dall’inglese Joseph Nicolas Cugnot, il “Carro di Cugnot” era azionato da un motore a vapore a due cilindri per una cilindrata totale di circa 64.000 cm3. Soprannominato “macchina azionata dal fuoco”, raggiungeva una velocità massima di 10 Km/h, riuscendo a procedere solo per una dozzina di minuti. Seppur molto breve, questo percorso viene considerato l’inizio della storia della motorizzazione, che, attraverso sviluppi successivi, giunse ad uno stadio sempre più completo. L’ostacolo principale da ricondurre al primo esemplare automotorizzato consisteva nella lentezza della sterzata e nella frenata, ancora assente, infatti il Carro di Cugnot si schiantò contro un muro. Nel 1771 ne venne costruito un altro esemplare, ottenendo i primi risultati sperati. Attualmente il primo prototipo di automobile è conservato al Conservatoire National des Arts et Métiers di Parigi, mentre una sua copia è esposta al Museo dell’Automobile di Torino.

Bisognerà attendere un centinaio d’anni per sperimentare gli effettivi progressi che condussero ad un’autentica svolta in ambito automobilistico. In tal senso, lo spartiacque avvenne nel 1876, grazie all’ingegnere tedesco Nikolaus August Otto, che inventò la prima automobile con motore a scoppio a quattro tempi: tale sistema trae nome dalle piccole esplosioni provocate dal contatto delle scintille create dalle candele con la benzina (il nuovo carburante liquido altamente infiammabile, che dotava il motore a combustione interna del carburatore), che avvengono all’interno dei cilindri.

I principali e determinanti avvenimenti della storia dell’automobile si susseguirono negli anni ’80 dell’Ottocento. Dieci anni più tardi l’invenzione di Otto, nel 1886, l’ingegnere tedesco Karl Benz perfezionò ciò che aveva inventato otto anni prima: il primo motore a combustione interna a due tempi, mentre il connazionale Gottlieb Daimler realizzò un modello indipendente da quello di Benz. Con Karl Benz si assiste dunque alla nascita della prima vera automobile, la Benz Patent Motorwagen del 1886, soprannominata anche Velociped. Prodotta dalla casa automobilistica tedesca Benz & Cie, di proprietà dell’ingegnere tedesco, è la prima autovettura con motore a scoppio a due tempi. Benz voleva realizzare un mezzo che fosse leggero e molto più maneggevole rispetto ai vecchi veicoli alimentati a vapore. La vettura finale assunse le sembianze di un triciclo, brevettato il 29 gennaio dello stesso anno. Le prime prove su strada non furono soddisfacenti, poiché il veicolo non riusciva a percorrere più di una decina di metri. Così Benz lavorò ai limiti, riuscendo ad incrementare il percorso ad una decina di chilometri. Un vero record per l’epoca!

Successivamente Daimler prese il motore brevettato da Benz e lo installò su un veicolo a quattro ruote, il Daimler Motor Carriage del 1886. Grazie alla collaborazione tra Benz e Daimler nacque la Mercedes Bens quarant’anni più tardi. Dopo l’incredibile lavoro di questi ultimi, nel 1892 l’ingegnere tedesco Rudolf Diesel brevettò un nuovo modello che anticipava la costruzione del primo motore Diesel, mentre due anni più tardi Enrico Bernardi realizzava il suo veicolo con motore a benzina, per produrre il quale veniva fondata la Miari & Giusti, la prima fabbrica italiana di automobili.

Nel 1899 venne introdotta la frizione.

La concorrenza tra diversi sistemi era sempre più alle stelle, così nacquero le prime gare automobilistiche, per mostrare i progressi al pubblico. Tra queste, famosissima era la Parigi-Rouen.

Il motore a benzina prendeva sempre più piede ma il record di velocità fu registrato nel 1898 con un’automobile elettrica: il 29 aprile 1899 la Jamais Contente superava i 100 Km/h.

L’automobile a benzina divenne il modello più affermato solo a partire dal periodo della Prima Guerra Mondiale, affiancata sempre da modelli strutturati e alimentati con altri sistemi.

Proprio a partire dai primi decenni del Novecento venivano ideati nuovi strumenti atti a rendere la guida sempre più agile, efficace e sicura: nel 1926 nasce la prima auto con lo sterzo, mentre nel 1935 arrivano le frecce di segnalazione, che contribuiscono a diminuire il numero di incidenti. Nel 1939 viene finalmente brevettata la prima automobile con sistema di aria condizionata, per rendere più piacevole la guida nelle torride giornate. Insomma, dalla metà del Settecento fino ai due secoli successivi, l’automobile sperimenta notevoli progressi, che la rendono l’esemplare motorizzato sempre più simile a come è oggi conosciuta e commercializzata.

Le principali case automobilistiche e produzione di massa

Nel 1883 vennero fondate le prime fabbriche automobilistiche: in Francia la De Dion, Bouton et Trépardoux e in Germania la Benz & Cie. La De Dion, Bouton et Trépardoux costruì nel 1884 La Marquise, una delle prime vetture a motore alimentata a vapore, che raggiungeva una velocità massima di circa 61 Km/h. Attualmente viene considerata l’automobile di serie più vecchia al mondo.

Ma fu nei primi decenni del Novecento che l’Europa conobbe un boom di case automobilistiche, che producevano il nuovo veicolo motorizzato, considerato ancora un lusso: la Fiat (1899), la Bugatti (1901), la Lancia (1906) e l’Alfa (1910) nel made in Italy. In America Henry Ford fondò nel 1898 la Detroit Motor Company, divenuta poi Ford Motor Company. Già nel 1896 aveva costruito una biposto con quattro ruote, azionata a benzina e chiamata Quadriciclo. Bisognerà attendere il 1903 per la prima produzione in serie, quando venne venduta la prima Model A, capace di raggiungere i 70 Km/h grazie al motore a due cilindri.

Fu dal 1908, con la realizzazione della Ford Modello T, che l’industria automobilistica avviò la costruzione in grande serie di autovetture, condizionando inevitabilmente la civiltà dal XX° secolo in poi. Il mondo conobbe una rivoluzione nell’universo produttivo, che influenzò inevitabilmente anche la storia dell’automobile. Si trattava di sviluppi a livello tecnologico ma soprattutto sociali.

L’ingegnere e imprenditore statunitense Frederick Winslow Taylor, infatti, elaborò una nuova teoria sul management: nacque l’organizzazione scientifica del lavoro di produzione, fondata sul rendimento del binomio uomo-macchina e sullo studio dell’ottimizzazione dei tempi di produzione. La teoria economica del “taylorismo” introduceva degli innovativi e rivoluzionari canoni di produttività, ridefinendo il ruolo del lavoratore nel nuovo universo della produzione di massa. Così dal taylorismo al fordismo si aprì la produzione di autovetture che potessero essere alla portata dei ceti meno abbienti, grazie all’introduzione della “catena di montaggio” che consentiva un incremento della produttività abbassando i tempi di produzione: con l’utilizzo di nastri trasportatori nelle fabbriche, gli operai svolgevano lo stesso compito su tutte le vetture senza spostarsi, accorciando così i tempi di produzione (da 12 ore/vettura a 93 minuti/vettura). Dunque il progresso cresceva ma, dal punto di vista socio-umano, i lavoratori divenivano automi.

Una prima diffusione di autovetture si ebbe in Italia nel 1936 con la nascita di modelli come la Fiat Topolino e in Germania con la Volkswagen Maggiolino.

La FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino) venne fondata nel 1899 a Torino. Il nome originale era “Fia”, a cui si aggiunse la “T” di Torino, accostandosi alla forma verbale latina “fiat” (che si faccia). Tale grande casa automobilistica fu figlia di diversi fondatori, tra cui il maggior azionista Giovanni Agnelli, militare, politico e imprenditore di successo, che ne fu a capo fino agli anni ’40, passando poi il timone al nipote Gianni fino al 1996. La prima vettura, la Fiat 3 ½ HP, senza retromarcia, fu creata nel 1900. L’incontro con Henry Ford fu d’enorme ispirazione per la Fiat, portando al perfezionamento delle automobili con il modello Tipo Zero al prezzo di 8.000 lire. Bisognerà attendere il 1957 per la produzione della Fiat 500, la cui vendita iniziale fu resa difficile dall’alto costo di 490.000 lire, poi interessata da un ampio successo.

Gli altri stati europei in cui si svilupparono famose case automobilistiche furono la Francia, con Peugeot, Renault, Citroen e Bugatti (divenuta francese dopo la morte dell’imprenditore Ettore Bugatti). Ancora la Germania, con Volkswagen, Mercedes Benz, BMW, Audi, Opel e Porsche; l’Inghilterra, con Jaguar e Rover.

Breve storia dell’automobile: sviluppi post-bellici

Il secondo dopoguerra costituì il periodo di punta per la storia dell’automobile, nella produzione di auto sempre più belle, potenti ed eleganti, atte a soddisfare le esigenze sempre più raffinate della clientela. Lo smantellamento dell’industria bellica e il boom economico favorirono la nuova diffusione su larga scala dell’automobile. La benzina era ormai divenuto il carburante più utilizzato ma la necessità di un sistema alternativo insorse durante la crisi del petrolio nel 1973. Dunque, accanto al sistema a benzina, continuò ad affermarsi quello diesel. Successivamente si assisteva allo sviluppo dell’automobile elettrica e di quella a gas (GPL), giungendo addirittura alla produzione dell’auto ibrida, alimentata sia a benzina che a gas, in grado di ridurre maggiormente le emissioni.

L’automobile diviene poi un prodotto sempre più ricco di accessori legati a nuove funzionalità ed esigenze. Ad esempio, per contenere il numero crescente di incidenti, la legislazione dei vari Paesi introduce nuove tecnologie, come quella delle cinture di sicurezza e dell’airbag (il cui brevetto viene depositato nel 1951 da John W. Hetrick). Nel 1970 vengono commercializzati i primi modelli di auto con sistema ABS (sistema integrato di sicurezza che evita il bloccaggio delle ruote, garantendo la guidabilità durante le frenate). Innovazioni accessorie, come il sistema di parcheggio automatizzato o di frenata autonoma del veicolo in caso di pericolo, introducono il pilota automatico. Con l’introduzione del Sistema di Posizionamento Globale (GPS), il conducente riceve un aiuto nel trovare il percorso ottimale da seguire. Infine, nel 2012, cominciano i test su strada delle prime auto che si guidano da sole: a tal proposito va menzionata la “Google self-driving car”.

Foto in evidenza: Pixabay (https://pixabay.com/it/photos/auto-automobile-automatico-donnet-4393990/)

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