Bromuro di argento e fotografia: uno scatto nella storia

Bromuro di argento e fotografia: uno "scatto" nella storia

Il Bromuro di argento è un sale dal colore giallo chiaro, ottenuto facendo reagire argento e bromo (un non metallo liquido a temperatura ambiente).
La scoperta della fotografia rappresenta un ambito ben documentato, con attestazioni e documenti storici, a differenza di tante altre discipline, le cui origini non sono perfettamente riscontrabili o si perdono nel corso del tempo. Uno degli elementi chimici più usati tra tutti gli alogenuri in ambito fotografico, è proprio il bromuro di argento.

La fotografia nella storia, tecniche e supporti

L’utilizzo del Bromuro di argento nell’ambito della fotografia fu osservato dal chimico Joseph Swan. Tale procedimento prevedeva lo scioglimento del bromuro in una soluzione di acqua e gelatina aggiungendo poi il nitrato d’argento.

Tutto ciò portava ad una vera e propria cristallizzazione dei grani di argento che, avvicinandosi l’uno all’altro, daranno poi vita all’immagine, seppur non ancora visibile.
Lo scienziato osservò che in particolar modo gli alogenuri d’argento, cloruro, bromuro e ioduro, portavano alla formazione di un’immagine su un supporto.
Nel corso del tempo, il procedimento al bromuro di argento, divenne tanto famoso da essere commercializzato in tutto il mondo, soprattutto in America.

Il primo a dare risalto a tale procedimento, dopo Swan, fu Peter Mawdsley, che mise in vendita carte da stampa la cui realizzazione si basava sull’utilizzo della gelatina di bromuro d’argento e che prevedevano un’immagine latente, non immediatamente visibile. La differenza, tra le carte a base di gelatina di bromuro d’argento e quelle all’albumina era la struttura molecolare dell’argento. Nelle prime, infatti, la composizione propria della struttura rimaneva invariata.

I procedimenti fotografici introdotti dal 1839 a oggi sono stati circa centocinquanta, tra negativi e stampe.

Naturalmente si tratta di tecniche antiche, oggigiorno affinate grazie ai moderni mezzi tecnologici e ai supporti sempre più avanzati. Tutto ciò però, ha condotto ad una vera e propria evoluzione nello sviluppo delle fotografie, sempre più belle e precise.

Ovviamente, ogni procedimento storico, si connota per un meccanismo interno di differenziazione rispetto all’altro.

Dal bromuro di argento alla fotografia moderna

Ricordiamo che l’utilizzo della carta risale al Novecento, sui diversi supporti di emulsioni positive, quindi destinate a quella che era la riproduzione dell’immagine negativa ottenuta su lastra di vetro o pellicola.
Le carte al bromuro, presentano una sensibilità molto accentuata, motivo per il quale sono utilizzate esclusivamente per effettuare gli ingrandimenti.
Oggigiorno la fotografia è alla portata di tutti, chiunque può immortalare un panorama, un volto, un monumento, anche solo con la fotocamera del proprio cellulare, e di certo non è necessario un processo di sviluppo tanto lungo e delicato come quelli del passato.
La globalizzazione ma anche gli specifici mutamenti economici e sociali hanno inevitabilmente condotto ad un radicale cambiamento, sia dei supporti per scattare le fotografie, sia delle modalità utilizzate per stamparle.

Cambiano i procedimenti ma senza le prove dirette del passato non si riuscirebbe a realizzare tutto ciò che si ottiene oggi, con i supporti fotografici.

Bromuro e fotografia creano una combo perfetta che, a distanza di anni, è ancora utilizzata per affinare le tecniche di zoom. Un procedimento chimico, nato grazie ad una reazione e sperimentato con i supporti e i mezzi della storia, ancora oggi a disposizione di quanti scattano fotografie, per passione o per lavoro.

Probabilmente il digitale non riuscirà mai a soppiantare la bellezza dei meccanismi scientifici, vere e proprie combinazioni tra soluzioni chimiche, che portavano al risultato finale della fotografia su carta antica.
Dal calotipo al collodio, dalla gelatina al Bromuro di argento, niente soppianterà o offuscherà la sensazione di avere una stampa antica tra le mani.

 

Immagine in evidenza: Pixabay.

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