Prossemica: quanto possiamo stare vicini?

Prossemica

La prossemica è un sistema di contatto, che concerne la percezione, l’organizzazione e l’uso dello spazio, della distanza e del territorio nei confronti degli altri. Interessa la semiologia e la psicologia del linguaggio e nasce dagli studi di Edward Hall. Partendo da studi effettuati su soggetti nordamericani, Hall ha suddiviso lo spazio in quattro distanze interpersonali, relative alla distanza che la persona pone tra sé e gli altri, da quella più personale a quella più formale.
Distinguiamo quattro diverse zone:

Zona intima (fra 0 e 0.5 m circa): è la distanza delle relazioni intime. Ci si può toccare, sentire l’odore del partner, parlare sottovoce.
Zona personale (fra 0.5 e 1m circa): è l’area invisibile che circonda in maniera costante il nostro corpo e la cui distanza varia da interazione a interazione. È possibile toccare l’altro, vederlo in modo distinto, ma non sentirne l’odore.
Zona sociale (fra 1 e circa 4 m): è la distanza per le interazioni meno personali; è il territorio in cui l’individuo sente di avere libertà di movimento in maniera regolare e abituale.
Zona pubblica (oltre i 4 m): è la distanza ottenuta in situazioni pubbliche ufficiali che comporta un’enfatizzazione dei movimenti e una intensità elevata della voce.

Come tutti i linguaggi, la prossemica varia per individuo e luogo. Infatti, radicata nella cultura di ognuno di noi, c’è l’abitudine di stare più o meno a contatto: le popolazioni europee, asiatiche e indiane sono caratterizzate da una cultura della distanza, mentre le popolazioni arabe, sudamericane e latine sono caratterizzate da una cultura della vicinanza.

Prossemica e aptica

Accanto alla prossemica, si pone il sistema aptico: l’aptica concerne le azioni di contatto corporeo nei confronti di altri. Si tratta di uno dei bisogni fondamentali della specie umana, al pari delle altre specie animali. Nei primati non umani una considerevole quantità di tempo è trascorsa nell’attività di grooming, l’azione di cura e la toilettatura reciproca del pelo, che comporta un prolungato contatto fisico e che mantiene relazioni di affiliazione, dominanza e sottomissione.

Particolarmente rivelante è questo sistema nei neonati che comunicano principalmente attraverso comunicazione tattile, sia per esigenze biologiche, come l’allattamento, che psicologiche, come il bisogno di rassicurazione.
Nell’aptica si è soliti distinguere:

sequenze di contatto reciproco: formate da due o più azioni di contatto compiute in modo reciproco nel corso della medesima interazione. Questa ripetizione comporta una funzione di supporto affettivo all’interno di una relazione di parità
contatto individuale: è unidirezionale ed è rivolto da un soggetto ad un altro.

Comprendere adeguatamente questi sistemi è fondamentale al pari di conoscere una lingua: affinché la comunicazione sia efficace è necessario fare attenzione ai segnali non verbali che l’interlocutore invia (segnali di allontanamento/avvicinamento) e porsi ad una distanza relazionale che l’altro desidera venga mantenuta. In questa maniera, sarà possibile rispettarsi e non ferirsi, senza impelagarsi nel dilemma del porcospino.

Immagine in evidenza: Pixabay

A proposito di Carolina Cappelli

Mi chiamo Carolina Cappelli, ho ventun anni e sono nata e cresciuta a Napoli. Dopo il diploma conseguito al Liceo Scientifico Vincenzo Cuoco, ho deciso di iscrivermi al cdl in Lingue, culture e letterature moderne europee, per ampliare le mie conoscenze di lingua straniera, ma dopo il primo anno mi sono convinta ad optare per il cdl in Lettere moderne, più in linea con gli studi propriamente linguistico-letterari. I miei interessi spaziano da sempre nell’ambito artistico culturale: ho frequentato per qualche anno un corso di teatro fino a dedicarmi completamente, all’età di undici anni, alla danza, scoperta per caso dopo il continuo rifiuto di mia madre di iscrivermi a scuola calcio, dimostrazione della mia grande curiosità verso le cose più varie. Il percorso di studi a danza è stato formativo e ricco di belle esperienze, di vario genere, da spettacoli per strada a collaborazioni con il teatro Bellini di Napoli. La prima parte della mia formazione si è conclusa nel giugno del 2019 quando, dopo lo spettacolo di fine anno e gli esami accademici, ho conseguito il diploma in danza classica, moderna e contemporanea. Scrivere, invece, è sempre stato parte della mia vita. Il mio carattere irruente e testardo è sempre stato equilibrato dalla capacità di dar ordine all’espressione proprio mediante la scrittura. Inoltre, è sempre stato uno dei modi migliori per dar spazio alla mia forte sensibilità. Proprio questa mi porta ad essere una persona fortemente emotiva, sempre coinvolta a pieno in quello che fa, e molto attenta ai bisogni degli altri. L’aspetto sociologico dei fatti è da sempre, per me, fonte di particolare curiosità. Ciò mi ha spinto ad elaborare, negli anni del liceo, alcuni piccoli articoli pensati come un’analisi sociale di un fatto di cronaca popolare, essendo molto legata alla mia città d’origine. Queste prime prove sono sfociate in pubblicazioni su Il Mattino e Il Roma. La comunicazione, lo scambio di idee ed opinioni, le discussioni creative e la libertà di pensiero sono tra le cose che più ricerco perché determinanti per la crescita e la buona salute “spirituale”. Il mio sogno è quello di rendere la scrittura il mio pane quotidiano e questa collaborazione è la mia prima vera esperienza, per la quale sono molto entusiasta e fiduciosa. Spero di esserne all’altezza e, contemporaneamente, di poter crescere insieme. Grazie mille per la possibilità.

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