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Cos’è la fiaba: la struttura universale del racconto e i suoi archetipi

cos'è la fiaba

La fiaba è un tipo di narrazione di origine popolare, caratterizzata dalla presenza di elementi magici e fantastici, ambientata in un tempo e in un luogo indeterminati (“c’era una volta…”). Il suo scopo principale è intrattenere, ma veicola anche significati e insegnamenti profondi attraverso una struttura narrativa ricorrente. Questo schema non solo definisce la fiaba, ma è diventato il modello per innumerevoli romanzi, serie tv e film moderni.

Fiaba vs favola: le differenze principali

Prima di analizzare la sua struttura, è fondamentale capire cos’è la fiaba distinguendola dalla favola, con cui viene spesso confusa.

Fiaba Favola
Protagonisti umani (re, principesse) che interagiscono con creature magiche (orchi, fate). Protagonisti animali o oggetti animati che incarnano vizi e virtù umane.
L’elemento centrale è la magia. Gli eventi soprannaturali sono parte integrante della storia. L’elemento centrale è l’allegoria. I personaggi e le azioni rappresentano qualcos’altro.
Lo scopo è intrattenere e trasmettere un messaggio di speranza e crescita. Lo scopo è educare attraverso una morale esplicita, solitamente dichiarata alla fine.
Il finale è quasi sempre un lieto fine che ristabilisce l’ordine e premia l’eroe. Il finale può essere positivo o negativo, ma è sempre funzionale alla morale.

La struttura della fiaba: le funzioni di Vladimir Propp

È stato l’etnologo russo Vladimir Propp, nella sua opera fondamentale “Morfologia della fiaba” (1928), a individuare per primo una struttura narrativa comune a tutte le fiabe di magia. Secondo Propp, le fiabe presentano una successione di 31 “funzioni” narrative, ovvero azioni dei personaggi che mandano avanti la trama. Non tutte le funzioni sono sempre presenti, ma la loro sequenza rimane costante. Alcune delle più importanti sono:

  • Allontanamento: l’eroe lascia la propria casa.
  • Divieto: all’eroe viene imposta una proibizione.
  • Infrazione: l’eroe trasgredisce il divieto.
  • Danneggiamento: l’antagonista causa un danno a un membro della famiglia dell’eroe.
  • Partenza: l’eroe inizia la sua avventura.
  • Conseguimento del mezzo magico: l’eroe riceve un oggetto o un aiuto magico.
  • Lotta e vittoria: l’eroe affronta e sconfigge l’antagonista.
  • Ritorno e nozze: l’eroe torna a casa e sposa la principessa, salendo di status.

Questa struttura, nata per facilitare la memorizzazione e la diffusione orale nella cultura popolare, è diventata, come spiega la Treccani, un punto di riferimento per l’analisi di ogni tipo di racconto.

Il viaggio dell’eroe: da Campbell al cinema di Vogler

Parallelamente a Propp, lo storico delle religioni Joseph Campbell ha riscontrato nei miti di tutto il mondo la ripetizione di uno stesso schema narrativo, che ha definito “monomito” o “viaggio dell’eroe” nel suo libro “L’eroe dai mille volti”. Campbell spiegò che questi modelli sono archetipi (concetto derivato da Carl Jung) radicati nell’inconscio collettivo e quindi universali. Anni dopo, lo sceneggiatore Christopher Vogler ha adattato il viaggio dell’eroe di Campbell in un manuale per le sceneggiature di Hollywood, dimostrando come la struttura della fiaba sia alla base di film di enorme successo. In questo schema, oltre all’eroe e all’antagonista, compaiono altri ruoli archetipici ricorrenti: il mentore (il saggio che guida l’eroe), l’alleato e il guardiano della soglia (che mette alla prova il protagonista).

Gli archi emotivi: perché le fiabe affascinano il pubblico

Lo scrittore Kurt Vonnegut ha analizzato queste narrazioni da un altro punto di vista: quello degli “archi emotivi”. Ha notato che le storie che più ci attraggono si basano sugli alti e bassi della sorte del protagonista. Il pubblico si immedesima e prova un senso di catarsi nel vedere l’eroe superare le difficoltà. La fiaba classica, come Cenerentola, segue un arco “buche e risalite”: una situazione iniziale di felicità, una caduta in disgrazia e una risalita finale verso un lieto fine ancora più grande. Altri archi narrativi universali, derivati da questo modello, sono:

  • Dalle stalle alle stelle (commedia): si parte da una situazione negativa per arrivare a un successo finale.
  • Dalle stelle alle stalle (tragedia): si parte da una posizione di privilegio per precipitare nella rovina.

In definitiva, la fiaba non è solo un racconto per bambini, ma il DNA dello storytelling. La sua struttura archetipica e i suoi archi emotivi hanno ispirato e continuano a ispirare il modo in cui raccontiamo e comprendiamo le storie.

📖 C’era una volta… Ogni favola o fiaba che abbiamo letto da bambini nasconde una struttura millenaria e un patrimonio inestimabile. Se ami la narrazione e i grandi classici della letteratura per l’infanzia, abbiamo raccolto le storie più belle in un’unica grande guida.

👉 Leggi lo speciale: L’architettura dell’immaginario: guida alle fiabe, alle favole e al folklore mondiale

Fonte immagine: Wikimedia Commons

Articolo aggiornato il: 10/10/2025

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A proposito di Teresa Errichiello

Nata nel 1995, laureata in Lettere moderne e Discipline della musica e dello spettacolo , grande appassionata di scrittura, arte, cinema ma soprattutto serie tv.

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