Dall’Ottocento ad oggi, chi erano e chi sono gli Italiani nel mondo?

Milioni di italiani sparsi un po’ ovunque sul globo, ma cosa c’è dietro le storie di persone che hanno lasciato la patria e gli affetti più cari e che oggi rappresentano un’importante realtà all’estero?

La storia del nostro Paese è da sempre stata caratterizzata dal fenomeno dell’emigrazione che affonda le sue radici negli anni ’60 dell’Ottocento. Nel 1861, infatti, all’indomani dell’Unità d’Italia, ebbe inizio la prima fase, conosciuta come Grande Emigrazione, conclusasi negli anni ‘20 del XX secolo con l’ascesa del fascismo.

Con l’avvenuta unificazione dell’Italia, fino alla prima guerra mondiale, le cause principali dell’emigrazione italiana furono la povertà, data dalla mancanza di terra da lavorare, soprattutto nell’Italia meridionale. Altre motivazioni furono l’insicurezza causata dalla criminalità organizzata, la scomparsa del sistema feudale con la conseguente perdita, per i piccoli agricoltori, di molti appezzamenti di terra. In questa fase, le destinazioni verso cui si diressero i nostri connazionali furono principalmente l’America del Sud, l’America del Nord e l’Europa. A partire dalla fine del XIX secolo una parte consistente italiani emigrò verso l’Africa, principalmente in Egitto, Tunisia e Marocco.

Il secondo periodo del fenomeno, conosciuto come Migrazione Europea, copre invece un arco di tempo che va dalla fine della seconda guerra mondiale (1945) agli anni settanta del Novecento. Le mete più comuni per gli emigranti italiani della seconda metà del XX secolo furono invece le nazioni europee in crescita economica, come la Svizzera, il Belgio, la Francia e la Germania. Per molti si trattava di permanenze temporanee, spesso solo di qualche mese, con l’obiettivo di lavorare, guadagnare e poter così avere un futuro migliore in Italia.

Una terza ondata emigratoria è cominciata all’inizio del XXI secolo: la cosiddetta Nuova Emigrazione, è stata originata dalle difficoltà causate dalla crisi economica mondiale sorta nel 2007. I protagonisti di questa terza fase migratoria (nota come “fuga di cervelli”) sono principalmente i giovani italiani, spesso laureati, in cerca di migliori opportunità in nazioni straniere. Secondo l’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), il numero di cittadini italiani che risiedono fuori dall’Italia è passato dai 3.106.251 del 2006 ai 4.973.942 del 2017, con un incremento del 60,1%.

I discendenti dei nostri compatrioti che viaggiarono in cerca di fortuna e che si stabilirono all’estero definitivamente, sono chiamati “oriundi italiani“: si stima che, nel mondo, essi ammontino a un numero compreso tra i 60 e gli 80 milioni; oltre alla cittadinanza del Paese di nascita, possono ottenere anche la cittadinanza italiana dopo averne fatto richiesta.

Italiani nel mondo: com’è la situazione oggi?

Ma veniamo ai giorni nostri: secondo l’Aire (Anagrafe Italiani residenti all’estero), l’emigrazione italiana si concentra in prevalenza tra l’Europa (2.767.926) e l’America (2.059.422). Il Paese con la più alta presenza di italiani è l’Argentina con 819.910 iscritti, seguono la Germania (743.622) e la Svizzera (614.996). Dall’ultimo “Rapporto Italiani nel mondo”, ad opera della Fondazione Migrantes, si riscontra che la fascia d’età dei giovani che oggi decidono di stabilirsi in un Paese straniero va dai 18 ai 34 anni. Sicuramente, per questa generazione di cosiddetti “Millennials”, ciò che spinge a lanciarsi in un’avventura simile non è la volontà di scappare, ma la curiosità verso nuove esperienze e nuove culture. In effetti, con oltre 5 milioni di nostri connazionali oltreconfine, in Italia la popolazione è da anni in costante declino demografico, sia perché sempre più anziana e meno feconda (un italiano su 4 ha più di 65 anni), sia appunto per l’esodo di migliaia di giovani in cerca di nuove opportunità.

Sempre restando nell’ambito attuale, le destinazioni preferite dagli italiani oggi sono i Paesi dell’Europa occidentale: Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia e Spagna. Negli ultimi anni, molto gettonati Paesi come il Portogallo o la Bulgaria, che offrono notevoli vantaggi fiscali per i pensionati.

Insomma, cambiano le epoche, le esigenze e le ragioni che spingono gli italiani a trasferirsi all’estero, ma una cosa è certa: con i pregi e i difetti che ci contraddistinguono, il nostro popolo “di santi, poeti e navigatori” ha sempre saputo lasciare un’impronta ovunque nel mondo, perché il made in Italy resta un marchio unico ed inconfondibile.

Fonte immagine: www.vita.it

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