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Eroica Fenice

Dario sansone

Il treno dei Foja continua ad andare. Intervista a Dario Sansone

E piglio ‘stu treno che va
luntano ‘a tutt”e paranoie
addò ‘nu biglietto nun se fa
‘nu suonn’ ‘e binari e stazioni
lassamme ‘a casa tutt”e guaje
cercanne chell’ ca nun saje.                                                                                                                    

‘O treno che va, terzo album dei Foja, band partenopea, è il simbolo di un viaggio in cui la lingua napoletana sposa il rock. In cui la tradizione sposa il moderno. Ogni canzone è una stazione, un pretesto per esplorare e scandagliare le passioni che abitano l’animo umano con quella foja, quella foga che li accende, e da cui è impossibile non lasciarsi accendere.  

Dario Sansone, intervista al frontman dei Foja

Partiamo dal titolo, ‘O treno che va. Dario Sansone, ma dove va questo treno?

Lo sto ancora scoprendo: è un treno che va per andare. Quello che c’importa è la dimensione del viaggio più che l’arrivo. Il nostro treno si è fermato in varie stazioni, regalandoci tante soddisfazioni e intanto continua ad andare e, a dire il vero, non so, non sappiamo ancora dove vogliamo arrivare.

Intanto, in autunno, questo treno vi porterà oltre i confini nazionali… 

Esatto. Da novembre porteremo la nostra musica all’estero. Sono previste almeno dieci tappe. Sicuramente Barcellona, Parigi, Londra. Poi si vedrà.

Avete scelto di cantare esclusivamente in napoletano, di rimanere ancorati alle vostre radici. Pensi che questo possa essere, in qualche modo, un limite?

Tutt’altro. Credo che cantare in napoletano sia un punto di forza. Cantare in napoletano mi sembra il modo più sincero di esprimere le mie emozioni. E poi alcune parole del nostro dialetto hanno una capacità di sintesi che altre lingue non hanno.

Eppure convieni con me che il napoletano è una lingua intraducibile…

Come sono intraducibili molti slang americani, eppure sono cresciuto ascoltando Bob Dylan. In più il Regno di Napoli ha subito molte dominazioni, il napoletano si è miscelato con lo spagnolo, con il francese. Sono tanti i vocaboli stranieri assorbiti dal napoletano. Per dirne uno: ‘a buatt’! Abbiamo già suonato all’estero, a Londra, ed è stato bellissimo, la musica, se ha qualcosa da dire, arriva comunque.

Touché.

I nostri nuovi progetti sono basati proprio su scambi linguistici. Cagnasse tutto sarà tradotto in catalano; la collaborazione con la grandissima cantautrice Pauline Croze ha portato alcuni nostri pezzi, come A chi appartieni, oltre le Alpi. Napoli è da sempre una città internazionale pronta allo scambio, una città di mare aperta al dialogo con il mondo e il nostro obiettivo è proprio quello di varcare i confini. Il treno va, appunto, e deve continuare ad andare.

Domanda un po’ scomoda. In un tuo pezzo bellissimo, canti Fosse pe’ me cagnasse tutto… È davvero possibile secondo te il cambiamento? In che modo?

Sicuramente la chiave non è sbandierare un governo del cambiamento. Non è scomoda e sono contento che tu me la faccia: sono un cantautore e non posso fare a meno di dare voce alle esigenze che leggo intorno a me. Se posso dire la mia, l’Italia sta facendo grossi passi indietro, soprattutto sul piano della condivisione. In quanto napoletani, carichi della nostra storia di popolo di migranti, e per questo popolo dell’accoglienza, cerchiamo di essere, forse, una voce fuori dal coro.

Nel chiudere il concerto al Palazzo Reale, hai detto che per i Foja il pubblico è una grande famiglia. Dario, lascia un messaggio vacanziero ai tuoi fan.

Beh, se, visti i tempi, siete riusciti a mettere da parte qualcosa per partire, buon per voi. Rilassatevi, divertitevi e fate festa, perché la vita, nonostante tutto, è e rimane una GRANDE FESTA!

Grazie a Dario Sansone. Grazie ai Foja.

Ci rivediamo fuori dallo stivale!

 

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