I dogū (土偶) sono delle statuine antropomorfe di terracotta, le cui dimensioni variano dai pochi ai venticinque centimetri. Sono sculture caratteristiche del periodo medio-tardo Jōmon (縄文時代, 10.000-300 a.C.), una lunga fase della preistoria giapponese. Rinvenuti principalmente nelle regioni orientali, questi manufatti offrono uno spaccato unico sulla complessa spiritualità di una società di cacciatori-raccoglitori dotata di una sofisticata cultura materiale.
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Le caratteristiche e la funzione dei dogū
La maggior parte dei dogū è stata ritrovata in forma frammentaria. Si ritiene che fossero volutamente rotti durante cerimonie rituali. Assimilabili a “ex-voto”, una delle teorie più accreditate suggerisce che fossero usati per auspicare la guarigione: rompendo una parte della statuetta corrispondente alla parte malata del corpo, si credeva di trasferire la malattia sull’oggetto. Il carattere più importante è la ricorrenza di figure femminili con seni e fianchi accentuati, chiari simboli di fertilità, legati al desiderio di prosperità e abbondanza per la comunità.
Le principali tipologie di dogū
Gli studi hanno permesso di individuare diverse categorie di dogū, a seconda della loro peculiare forma e del periodo di realizzazione. Molti di questi reperti sono esposti in collezioni di fama mondiale, come quella del Tokyo National Museum.
| Tipologia | Caratteristiche distintive |
|---|---|
| Dogū a testa di cuore | Volto a forma di cuore, grandi occhi rotondi e assenza di bocca. |
| Shakōki-dogū (“con occhiali”) | I più celebri, con occhi grandi e sporgenti che ricordano gli occhiali da neve degli inuit. |
| Dogū cruciforme | Forma estremamente stilizzata con braccia aperte e volto che esprime pathos. |
| “Venere” jōmon | Tesoro nazionale del giappone, con forme generose che enfatizzano la fertilità. |
| Gasshō dogū (“in preghiera”) | Figura seduta con i palmi delle mani uniti, indossa una maschera e una collana. |
| Mimizuku dogū (“a civetta”) | Occhi e bocca a forma di disco, grandi orecchini e acconciature elaborate. |
Una classificazione delle forme più note
Una tipologia interessante è quella dei dogū dalla testa a cuore, rinvenuti nella prefettura di Gunma e databili al tardo periodo Jōmon. Forse la tipologia più celebre è lo Shakōki-dogū (遮光器土偶), il “dogū con occhiali da neve”, così chiamato per i suoi grandi occhi che ricordano le protezioni usate dalle popolazioni artiche. Un esemplare famoso è la figurina di Aomori, ascrivibile alla fase finale del periodo. Altri dogū molto riconoscibili sono quelli a forma cruciforme, estremamente stilizzati, con le braccia aperte e la bocca spalancata in un’espressione di dolore.
La cosiddetta Venere Jōmon, ritrovata a Nagano, è uno degli esempi più importanti ed è stata designata Tesoro Nazionale del Giappone. A differenza di altri, le sue braccia sono solo accennate, mentre le forme generose rimandano all’idea di fertilità. Il gasshō dogū (合掌土偶), con la sua particolare posizione seduta e i palmi premuti, indossa una maschera e una collana, suggerendo un uso in specifiche occasioni rituali. Infine, il dogū a testa di civetta, detto mimizuku dogū (みみずく), si distingue per le acconciature elaborate e i grandi orecchini tondi.
Le rappresentazioni di animali
Ciò non deve indurre a pensare che solo le figure femminili fungessero da modello. Più tipici del periodo tardo Jōmon, troviamo anche dogū che raffigurano animali, quindi zoomorfi. Tra di essi, cinghiali, conchiglie e molluschi erano soggetti prediletti, un dettaglio che fornisce anche informazioni sulla dieta delle antiche popolazioni.
Fonte immagine: Wikipedia
Articolo aggiornato il: 16/09/2025

