I Testimoni di Geova festeggiano il Natale?

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Il Natale è sicuramente una delle feste più celebrate al mondo, non solo a livello religioso dai cristiani, ma anche a livello culturale da tante altre persone,  ancora di più a causa della sua commercialità di cui si caratterizza ai giorni nostri. Allo stesso tempo, però ci sono tante religioni e movimenti religiosi che non lo festeggiano affatto. Uno di essi è quello dei Testimoni di Geova. Perché, anche essendo un movimento religioso cristiano, i testimoni di Geova non lo festeggiano?

La dottrina dei Testimoni di Geova

La dottrina dei Testimoni di Geova è stata fondata dal pastore Charles Taze Russell nel 1870 a Warwick, negli Stati Uniti. Essa si basa sull’interpretazione della Bibbia e sulla ricerca della verità come punto fondamentale della loro fede, ma soprattutto sulla sua lettura alla lettera, dalla quale ricavano ciò che costituisce il loro credo. 

Cosa dice la Bibbia

Secondo i Testimoni di Geova, la Bibbia non menziona informazioni riguardo a quella che potrebbe essere la presunta data di nascita di Gesù, e quindi questo rappresenta uno dei vari motivi di questa decisione, ma non quello principale. Infatti, secondo la dottrina dei Testimoni di Geova, che interpreta la Bibbia in una maniera più esatta, Gesù non può affatto essere nato il 25 dicembre, poiché il censimento che portò Maria e Giuseppe a Betlemme non si sarebbe potuto svolgere in un periodo freddo dell’anno così come quello di dicembre; dunque Gesù sarebbe nato in autunno. Per di più, i Testimoni di Geova non festeggiano i compleanni, sempre a causa di una loro origine pagana, e di conseguenza anche per questo motivo non festeggiano quello che corrisponderebbe, ogni anno, al compleanno di Gesù. 

Inoltre, la data del 25 dicembre si collegherebbe anche a dei riti romani che celebravano il solstizio d’inverno, e dunque si tratterebbe di un rito di origine pagana e non cristiana. Questo, infatti, è visto come un gesto di offesa nei confronti di Dio che viene celebrato in un modo che disapprova. Infine, la Bibbia, secondo la lettura dei testimoni di Geova, ci dice che Gesù voleva che venisse commemorata la sua morte e non la sua nascita. 

Nonostante la Bibbia inviti i Testimoni di Geova a “pensare con la loro testa” e la loro scelta di non festeggiare il Natale, essi sono rispettosi nei confronti di tutti coloro che scelgono di celebrare questa festività, senza interferire in nessuna maniera. 

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A proposito di Lucrezia Stefania Scoppetta

Ciao! Sono Lucrezia, ho 20 anni. Frequento l’università “L’Orientale” di Napoli, dove studio lingua e letteratura inglese, giapponese, e portoghese.

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6 Comments on &ldquo;I Testimoni di Geova festeggiano il Natale?&rdquo;

      1. Egregio Alberto A., sia la prima fonte (jwanalyze) sia la seconda (biblistica) se analizzate attentamente NON dimostrano che Gesù sia nato il 25 dicembre, nè dimostra che i cristiani del 1° secolo festeggiassero il suo compleanno. Anzi, entrambe confermano quando disse l’allora capo della chiesa cattolica romana, papa Giovanni Paolo II, riportato ne “L’Osservatore Romano” del 23 dicembre 1993: ” “Nell’antichità pagana si festeggiava in quel giorno la nascita del ‘Sole Invitto’, in coincidenza col solstizio d’inverno”. Come ebbe dunque inizio il Natale? Il papa ha continuato: “Ai cristiani apparve logico e naturale sostituire quella festa con la celebrazione dell’unico e vero Sole, Gesù Cristo”.
        “Qualcuno, insomma”, scriveva il giornalista Nello Ajello, “fece nascere Gesù in una data immaginaria, precostruita, fasulla”. (La Repubblica, 23 dicembre 1993) Quando ebbe luogo questa falsificazione? Il comunicato stampa diffuso dal Vaticano diceva: “La festa di Natale apparve per la prima volta nel . . . 354”. (Il Natale — L’Epifania, “Scheda Liturgica”, L.93.018, p. 1)

        1. Ma il discorso più importante è la libertà di festeggiare o meno il Natale (come peraltro anche il resto delle c.d. feste), non importa se Gesù sia nato il 25 dicembre o no, o se una persona dà un valore sacro o soltanto commerciale a questo evento.
          Non si può imporre di non festeggiare, pena ostracismo e discriminazione, con un Dio che assume le vesti di un onnipresente ispettore che ricompensa o punisce.
          Si tratta di uno dei tanti elementi di questo recinto percettivo [setta] la cui forma di spiritualità è legata all’obbedienza di regole di un AUTO-PROCLAMATO Corpo Direttivo. La vera spiritualità è tutt’altro.

          1. “E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a causa della vostra tradizione?… Ipocriti, Isaia profetizzò appropriatamente di voi quando disse: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è molto lontano da me.  Continuano ad adorarmi inutilmente, perché insegnano come dottrine comandi di uomini’” (Matteo 15:3, 7-9)
            I testimoni di Geova non impongono proprio niente… a nessuno. Lei festeggi pure quello che le pare.

  1. Ma per favore! Lo dice a me che ne ho un’esperienza di 38 anni passati all’interno! Non sono “disassociato”, né “dissociato”, semplicemente non condivido più nulla di dottrine e disposizioni. Comunque, non usi la Bibbia a suo uso e consumo, i versetti non sono armi per colpire chi la pensa diversamente e usa il proprio cervello.
    E comunque agli aderenti di questo culto vengono imposte moltissime regole, pena l’esclusione dal gruppo. Ne so abbastanza, mi creda, e conosco le dinamiche del gruppo e i sistemi di controllo messi in atto tramite filiali, CO, anziani, circolari, delazione generalizzata e simili.
    La genuina spiritualità trascende l’appartenenza a qualsivoglia gruppo religioso.

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