I Testimoni di Geova festeggiano il Natale?

testimoni di geova

Il Natale è una delle festività più diffuse a livello globale, apprezzata non solo dai cristiani, ma anche da chi, pur non seguendo il culto, abbraccia la festività per il suo significato culturale e commerciale. Tuttavia, alcune comunità religiose non lo celebrano, tra cui i Testimoni di Geova. Questo movimento, pur essendo di origine cristiana, non osserva il Natale. Ma per quale motivo?

Quali sono i motivi principali del rifiuto del Natale?

Motivazione dottrinale Spiegazione biblica e storica
Data di nascita ignota La Bibbia non indica il 25 dicembre come data di nascita di Gesù.
Origini pagane La data coincide con antiche festività del solstizio d’inverno.
Commemorazione della morte Gesù comandò di ricordare la sua morte, non la sua nascita.

La dottrina dei Testimoni di Geova

La dottrina dei Testimoni di Geova si basa su una lettura rigorosa della Bibbia e sulla convinzione che la verità debba essere ricercata in ogni aspetto della vita religiosa. Fondata nel 1870 dal pastore Charles Taze Russell negli Stati Uniti, questa confessione cristiana segue una visione molto precisa dei princìpi biblici. Secondo i Testimoni di Geova, infatti, non esiste alcuna indicazione nella Bibbia che stabilisca il 25 dicembre come data di nascita di Gesù.

Perché non festeggiano il Natale i Testimoni di Geova?

Uno dei motivi principali per cui i Testimoni di Geova non celebrano il Natale è che ritengono, in base alla loro interpretazione biblica, che Gesù non possa essere nato il 25 dicembre. Infatti, secondo le loro ricerche, la data sarebbe associata a festività pagane che celebravano il solstizio d’inverno. La New Catholic Encyclopedia stessa afferma che la festa della Natività fu istituita più di un secolo dopo la morte dell’ultimo apostolo, intorno al 243 d.C., e non rappresenta una tradizione che risalga ai primi cristiani.

Inoltre, essi danno particolare importanza al comando di commemorare la morte di Gesù piuttosto che la sua nascita. Per i Testimoni di Geova, quindi, celebrare il Natale sarebbe una pratica che non onora Dio (così come per Halloween) e che si discosta dai suoi insegnamenti, ritenendo più significativa la commemorazione della morte di Cristo, come indicato nei versetti di Luca 22:19, 20.

Errate convinzioni sul Natale e sui Testimoni di Geova

Spesso, ci sono dei luoghi comuni riguardanti il Natale e i Testimoni di Geova. Ad esempio, molti pensano erroneamente che essi non festeggino questa ricorrenza perché non credono in Gesù. In realtà, i Testimoni di Geova si considerano cristiani e credono fermamente che la salvezza sia possibile solo attraverso Gesù Cristo (Atti 4:12).

Un’altra convinzione diffusa è che i Testimoni di Geova rifiutino il Natale perché disapprovano lo spirito di generosità e buona volontà legato alla festività. Al contrario, essi cercano di essere generosi e pacifici tutto l’anno, conformemente agli insegnamenti biblici, come indicato in Proverbi 11:25 e Romani 12:18.

Infine, alcuni sostengono che questa dottrina divida le famiglie, poiché non celebrando il Natale si creerebbe una distanza tra parenti che festeggiano. I Testimoni di Geova dichiarano, tuttavia, di dare molta importanza alla famiglia e di cercare di rafforzare i vincoli familiari attraverso i princìpi biblici.

Conclusioni

I Testimoni di Geova sono rispettosi nei confronti di chi festeggia il Natale, pur scegliendo di non aderire alla festività stessa. Tale scelta riflette la loro interpretazione dei testi sacri e il desiderio di seguire quanto ritengono essere i veri insegnamenti di Gesù. Pur non celebrando il Natale, essi mantengono relazioni rispettose con chi decide di festeggiarlo, senza imporre le proprie convinzioni.

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Immagine: Pixabay

Articolo aggiornato il: 18/12/2025

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A proposito di Lucrezia Stefania Scoppetta

Ciao! Sono Lucrezia, ho 21 anni. Frequento l’università “L’Orientale” di Napoli, dove studio lingua e letteratura inglese, giapponese, e portoghese.

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7 Comments on “I Testimoni di Geova festeggiano il Natale?”

      1. Egregio Alberto A., sia la prima fonte (jwanalyze) sia la seconda (biblistica) se analizzate attentamente NON dimostrano che Gesù sia nato il 25 dicembre, nè dimostra che i cristiani del 1° secolo festeggiassero il suo compleanno. Anzi, entrambe confermano quando disse l’allora capo della chiesa cattolica romana, papa Giovanni Paolo II, riportato ne “L’Osservatore Romano” del 23 dicembre 1993: ” “Nell’antichità pagana si festeggiava in quel giorno la nascita del ‘Sole Invitto’, in coincidenza col solstizio d’inverno”. Come ebbe dunque inizio il Natale? Il papa ha continuato: “Ai cristiani apparve logico e naturale sostituire quella festa con la celebrazione dell’unico e vero Sole, Gesù Cristo”.
        “Qualcuno, insomma”, scriveva il giornalista Nello Ajello, “fece nascere Gesù in una data immaginaria, precostruita, fasulla”. (La Repubblica, 23 dicembre 1993) Quando ebbe luogo questa falsificazione? Il comunicato stampa diffuso dal Vaticano diceva: “La festa di Natale apparve per la prima volta nel . . . 354”. (Il Natale — L’Epifania, “Scheda Liturgica”, L.93.018, p. 1)

        1. Ma il discorso più importante è la libertà di festeggiare o meno il Natale (come peraltro anche il resto delle c.d. feste), non importa se Gesù sia nato il 25 dicembre o no, o se una persona dà un valore sacro o soltanto commerciale a questo evento.
          Non si può imporre di non festeggiare, pena ostracismo e discriminazione, con un Dio che assume le vesti di un onnipresente ispettore che ricompensa o punisce.
          Si tratta di uno dei tanti elementi di questo recinto percettivo [setta] la cui forma di spiritualità è legata all’obbedienza di regole di un AUTO-PROCLAMATO Corpo Direttivo. La vera spiritualità è tutt’altro.

          1. “E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a causa della vostra tradizione?… Ipocriti, Isaia profetizzò appropriatamente di voi quando disse: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è molto lontano da me.  Continuano ad adorarmi inutilmente, perché insegnano come dottrine comandi di uomini’” (Matteo 15:3, 7-9)
            I testimoni di Geova non impongono proprio niente… a nessuno. Lei festeggi pure quello che le pare.

  1. Ma per favore! Lo dice a me che ne ho un’esperienza di 38 anni passati all’interno! Non sono “disassociato”, né “dissociato”, semplicemente non condivido più nulla di dottrine e disposizioni. Comunque, non usi la Bibbia a suo uso e consumo, i versetti non sono armi per colpire chi la pensa diversamente e usa il proprio cervello.
    E comunque agli aderenti di questo culto vengono imposte moltissime regole, pena l’esclusione dal gruppo. Ne so abbastanza, mi creda, e conosco le dinamiche del gruppo e i sistemi di controllo messi in atto tramite filiali, CO, anziani, circolari, delazione generalizzata e simili.
    La genuina spiritualità trascende l’appartenenza a qualsivoglia gruppo religioso.

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