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Il disturbo da stress post-traumatico: sintomi e cause

disturbo da stress post-traumatico

Il disturbo da stress post-traumatico (DPTS o PTSD in inglese) è una condizione di sofferenza psicologica che può manifestarsi in seguito all’esposizione a un evento traumatico o estremamente pericoloso. Mentre in molte persone le intense reazioni di ansia e paura si risolvono naturalmente con la fine del pericolo, in altre persistono per mesi o anni, compromettendo significativamente la qualità della vita. Chi vive in questa condizione di iperattivazione e disagio continuo a distanza di tempo dall’evento, può soffrire di disturbo da stress post-traumatico.

Sintomi principali del disturbo da stress post-traumatico

I sintomi del DPTS possono manifestarsi a qualsiasi età e intaccare la sfera personale, lavorativa e sociale. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), i sintomi si raggruppano in quattro categorie principali. Dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) indicano che la prevalenza del disturbo nella popolazione generale varia dall’1% al 3%. Le donne e le persone in condizioni di vulnerabilità socioeconomica risultano essere più colpite.

Cluster di sintomi Manifestazioni tipiche
Sintomi intrusivi (rivivere l’evento) Flashback, incubi e ricordi involontari che fanno rivivere l’evento traumatico con la stessa intensità emotiva.
Evitamento Evitare pensieri, luoghi, persone o attività che possono innescare il ricordo dell’evento traumatico.
Alterazioni negative di pensieri ed emozioni Disinteresse per attività prima piacevoli, distacco emotivo, sentimenti persistenti di colpa, vergogna o paura.
Iperattivazione (arousal) Stato di allerta costante, irritabilità, difficoltà a dormire e a concentrarsi, reazioni di spavento esagerate.

Eventi che possono causare il DPTS

Non è l’evento in sé a determinare l’insorgenza del disturbo, ma una combinazione di fattori che includono la gravità del trauma, la resilienza individuale, le esperienze passate e il supporto sociale. Alcuni eventi sono comunemente associati allo sviluppo del DPTS:

  • Esperienze di combattimento: i soldati sono una delle categorie più studiate. La diagnosi è stata formalizzata proprio dopo la guerra in Vietnam. Si stima che circa il 30% dei veterani manifesti sintomi riconducibili al DPTS.
  • Disastri naturali o incidenti: eventi come terremoti, inondazioni, incendi o gravi incidenti stradali e aerei.
  • Vittimizzazione e aggressioni: aver subito abusi, violenze fisiche, rapine o essere stati esposti ad atti di terrorismo. L’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 è un esempio di evento che ha causato DPTS su larga scala.
  • Violenza sessuale: subire un rapporto sessuale non consenziente è un trauma con un’altissima probabilità di generare un DPTS.
  • Tortura: una pratica finalizzata a punire o estorcere informazioni, comune ad esempio sui prigionieri di guerra.

Come si effettua la diagnosi del DPTS

La diagnosi del disturbo da stress post-traumatico deve essere effettuata da un professionista della salute mentale, come uno psicologo o uno psichiatra. Per poter diagnosticare il DPTS, i sintomi descritti sopra devono essere presenti per almeno un mese e causare un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento sociale o lavorativo. Lo specialista valuterà la storia del paziente, la natura dell’evento traumatico e la persistenza dei sintomi attraverso colloqui clinici e, talvolta, test psicodiagnostici standardizzati.

Quali sono le cure e i trattamenti disponibili

Il disturbo da stress post-traumatico è una condizione trattabile. Esistono diversi approcci terapeutici che hanno dimostrato una solida efficacia. Secondo il Manuale MSD per professionisti, i trattamenti più efficaci includono:

  • Psicoterapia focalizzata sul trauma: è l’approccio di prima scelta. Tecniche come la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) aiutano a modificare i pensieri e i comportamenti disfunzionali legati al trauma.
  • EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing): una terapia specifica che utilizza la stimolazione bilaterale (come i movimenti oculari) per aiutare il cervello a elaborare e desensibilizzare i ricordi traumatici.
  • Terapia farmacologica: in alcuni casi, lo psichiatra può prescrivere farmaci, in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), per gestire i sintomi ansiosi e depressivi associati al disturbo, sempre in combinazione con un percorso di psicoterapia.

Fonte immagine: Pixabay

Articolo aggiornato il: 01/10/2025

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