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Eroica Fenice

Il ladro ovvero Tazio mariuolo gentiluomo

Il ladro ovvero Tazio mariuolo gentiluomo

Il terzo spettacolo della stagione 2014/2015 del teatro Il Primo, Il ladro ovvero Tazio mariuolo gentiluomo, è una commedia di Angelo Rojo Mirisciotti, in cui si avvicendano comici personaggi che divertono nella loro semplicità, servendosi di giochi di parole e dando vita ad una catena di equivoci con un lieto fine non scontato.

Seduto nella raccolta sala del teatro, lo spettatore ha l’impressione di essere accomodato sul divano di casa Sodano mentre assiste all’arrivo di uno strano personaggio.

Il ladro ovvero Tazio mariuolo gentiluomo: la trama

A notte fonda nel salotto di una casa borghese si intrufola Tazio (Aurelio De Matteis), il ladro un po’ maldestro, che ripone nel sacco qualche candelabro e una tela dipinta ad olio. Non senza sorpresa e spavento, è presto sorpreso dal padrone di casa, l’avvocato Elia Sodano (Rosario Ferro), svegliato da strani rumori. Il ladro pasticcione, immobilizzato con una corda, si giustifica con lo stupito Elia mostrandogli le lastre di una recente operazione al ginocchio, tutte minuziosamente riposte nel suo sacco insieme ad altri medicinali e rimedi raffazzonati per ogni tipo di malanno, di cui dice di soffrire. Ma il topo di appartamento non  riesce a impietosire l’avvocato neanche con la storia dei suoi problemi economici e del suo mestiere di ladro “per necessità”, ed è presto denunciato ai carabinieri (sebbene questi arriveranno ben 24 ore dopo la telefonata!).

L’annunciato arrivo della fidanzata dell’avvocato, Svetlana, mette in allarme il padrone di casa che va a cambiarsi d’abito, affidando alle cure della portinaia e della figlia Carmela, il povero Tazio che, però, riesce perfino a telefonare alla moglie. Preso da una puntuale neuropatia (scatta alle 2 di notte precise!), che fa muovere al disgraziato le gambe saltellando, Elia aiuta il ladro. Grazie al suo pronto soccorso Tazio aiuterà poi a sua volta l’avvocato, preso da un principio di infarto dopo un litigio con la fidanzata russa Svetlana, che di nascosto gli porterà via il bottino che era stato recuperato dall’avvocato.

Dopo una comica stesura del verbale da parte dei carabinieri in cui lo stesso Tazio, vestito all’occasione da donna, riuscirà a ingannare un anziano appuntato, la commedia si chiude con la scoperta della vera ladra: Svetlana, all’anagrafe Concetta che, fingendosi russa, aggira uomini ricchi, seducendoli, per poi derubarli. Mentre il povero Tazio, che derubava solo per “campare”, si dimostra una persona di cuore, pronto ad aiutare chi, anche solo per una notte, lo ha semplicemente ascoltato.

Servendosi di un’ironia leggera e senza pretese che spesso, alla maniera plautina, ricorre a doppi sensi e a parolacce in dialetto napoletano, i personaggi sono tratteggiati secondo i loro caratteri stereotipati: l’avvocato zelante che cerca di elevare, non riuscendo, il livello culturale della conversazione; Carmela e la madre portinaia, stranamente sorda, ignoranti e volgari, che guardano solo “fictiòn”; i carabinieri dai modi grossolani e sempliciotti.

Nel quadro di una Napoli, al solito rappresentata con tutti i suoi difetti e difficoltà, Il ladro  della compagnia teatrale “Bianca Sollazzo” porta in scena l’arte del sapersi arrangiare, in cui è abile il napoletano medio, ma anche la generosità partenopea che supera la diffidenza, dimostrando che – è proprio il caso di dirlo – non è sempre oro tutto quello che luccica.

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