Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Libri

Pauline Harmange: Odio gli uomini | Recensione

Odio gli uomini (Garzanti, 2021) è il titolo italiano del saggio femminista di Pauline Harmange, nato come breve libello polemico destinato principalmente ai lettori del suo blog. La prima stampa, ad opera della casa editrice indipendente francese Monstrograph, aveva infatti previsto una tiratura di sole 450 copie. Tuttavia, tanto il titolo quanto la sinossi del libro hanno attirato l’attenzione di Ralph Zumérly, un funzionario del Ministero delle pari opportunità francese, che ha denunciato l’editore, intimandogli di rimuovere dal suo catalogo un libro che, secondo la sua opinione, «è un incitamento all’odio verso il genere maschile, atto che costituisce reato». Il risultato? Odio gli uomini è diventato un vero e proprio caso mediatico, pubblicato in 17 paesi, contribuendo ad alimentare il dibattito femminista sulla parità di genere e sul rapporto tra uomo e donna nella società attuale. La tesi di Pauline Harmange in Odio gli uomini Quello scelto per la traduzione italiana del libro della Harmange non è un titolo provocatorio. Attraverso esso l’autrice rivendica il proprio diritto a essere ostile verso il genere maschile, a cercare la propria realizzazione svincolandosi dalla loro presenza e oppressione. Insomma, Pauline sostiene il proprio diritto ad essere misandra perché, come lei stessa confessa nella prefazione, «odiare gli uomini in quanto individui riempie di gioia». Il concetto di misandria viene spiegato dall’autrice nel primo capitolo del suo saggio dove lo definisce come un sentimento negativo che va dalla semplice diffidenza all’aperta ostilità e che viene a svilupparsi come risposta al misoginismo tipico della società di stampo patriarcale. Partendo da questo assunto, Pauline Harmange vuole dimostrare che non solo è lecito, per le donne, odiare l’uomo bianco cisgender, ma addirittura catartico in quanto, accomunate da tale odio le donne potrebbero riscoprire se stesse e  vivere secondo un sentimento di vera sorellanza che escluda gli uomini da quella società ideale cui esse aspirano. Perché Odio gli uomini nuoce al femminismo Odio gli uomini si inserisce nella scia del cosiddetto neofemminismo, evoluzione del movimento che sin dalle sue origini, si configura come lotta per scardinare i privilegi che la società destina agli uomini e, allo stesso tempo, garantire alle donne una serie di diritti politici. Nel corso del tempo il femminismo si è adattato ai cambiamenti del tessuto sociale in cui esso si sviluppa ed ha assunto l’aspetto di una vera e propria rivoluzione civile politicizzata, generando differenti diramazioni tutte più o meno collegate alla rivendicazione del sé nei confronti del maschio oppressore. Teatro di tali lotte non sono più solo le piazze, ma i social e i media in generale, attraverso i quali le femministe parlano non solo alle altre donne ma anche agli stessi uomini con lo scopo di educarli su temi importanti quali l’evidente disparità ancora oggi vigente. Tuttavia, nonostante la pretesa di agganciarsi al discorso più vasto della parità di genere e della disuguaglianza sociale, Pauline Harmange con il suo saggio non rende un servigio alla causa. L’ideologia femminista in cui si identifica l’autrice prende i contorni di una lotta sovversiva e anarchica, e […]

... continua la lettura
Libri

Amore e fedeltà secondo Casey Wilson in Io e Buddy

Recensione del romanzo “Io & Buddy” di Casey Wilson Si dice che non esista un amore più puro di quello che lega il cane al suo padrone e, leggendo Io e Buddy ci si accorge di quanto ciò sia vero. Il romanzo scritto da Casey Wilson e pubblicato dalla casa editrice Newton Compton trasuda amore e fedeltà da ogni parola, mettendo in evidenza quanto sia profondo e vero il legame tra uomo e animale, e come esso trascenda persino la morte. Chi convive con un animale sa quanto i suoi occhi siano in grado di parlare, quanto ogni gesto non sia casuale, ma dettato dal desiderio di esprimere amore; sa quanto la sua presenza possa confortare ed aiutare nei momenti difficili. Ebbene, il romanzo Io e Buddy, incentrato sulla vicenda del giovane Toby e del suo adorato golden retriever, è la celebrazione, appassionata e dolce, di questo rapporto speciale. Io e Buddy. Trama L’adolescente Toby Fuller si sente più solo che mai, soprattutto dopo aver lasciato la realtà cittadina di Seattle per trasferirsi con sua madre in un tranquillo paesino di campagna. Certo, non è la prima volta che Toby cambia città ed abitudini, dal momento che per tutta la sua infanzia, lui e sua madre si sono spostati per seguire il padre nella carriera militare. Il padre di Toby è una figura autoritaria, con la quale il ragazzo non è mai stato in grado di costruire un vero rapporto, se non di tipo estremamente conflittuale. In realtà, anche tra i genitori le cose non sembravano andare per il verso giusto, così la separazione è diventata l’unica soluzione possibile. Tuttavia, l’insieme di eventi che si sono succeduti in così breve tempo, hanno portato Toby a costruirsi una corazza, dietro cui trincerarsi per non es­sere più ferito. Questa è la precaria situazione emotiva del giovane quando arriva per la prima volta nella pittoresca Riverside, in cui tutti si conoscono, che sua madre ha scelto come loro luogo di residenza definitivo. Nonostante un’ iniziale diffidenza, Toby si adatta presto alla tranquillità della sua nuova casa, e si apre a nuove esperienze e nuove amicizie, la più importante delle quali sarà quella con il dolce Buddy, un golden retriever randagio, che un giorno lo segue fino a  casa. Pur fa­ticando a camminare, Buddy si avvicina a Toby passo dopo passo, senza mai togliergli gli occhi di dosso, come se Toby fosse tutto ciò di cui ha biso­gno. Da quel giorno comincia a svilupparsi tra i due un’a­micizia straordinaria e Toby piano piano scopre l’amore incondizionato. Sembra quasi sul punto di fare pace con il suo passato doloroso, quando il destino avverso si prepara a stravolgergli di nuovo la vita. Buddy sarà in grado di dare al suo amico la forza necessaria per andare avanti? Io e Buddy, un’amicizia che fa bene al cuore Il romanzo della Wilson è emozionante dall’inizio alla fine. La storia di Buddy e Toby colpisce fin dalle prime pagine affidate alla voce interiore del golden retriever. L’autrice, infatti, ha […]

... continua la lettura
Libri

A letto con il nemico, il thriller di Alison James

Cosa succederebbe se scoprissi che l’uomo che hai sposato non è chi credevi che fosse? Questa è la domanda da cui parte la trama di A letto con il nemico , il nuovo thriller psicologico della scrittrice inglese Alison James. Molto conosciuta e apprezzata in Inghilterra, arriva per la prima volta in Italia proprio con questo romanzo pubblicato dalla casa editrice Newton Compton tra le novità del mese di Gennaio. A letto con il nemico è suddiviso in due parti, incentrate sostanzialmente sulla stessa vicenda, ma raccontata secondo due diversi punti di vista: la prima parte, infatti, è affidata alla voce della protagonista femminile, Alice Gill, mentre nella seconda metà rivivremo gli eventi secondo la prospettiva di suo marito, Dominic Gill. Le due sezioni sono precedute da un prologo che, mediante un inizio in medias res, cattura immediatamente l’attenzione del lettore, catapultandolo di fronte all’immagine di una bara aperta in cui giace un giovane uomo. La scena è vista attraverso gli occhi di quella che poi scopriremo essere Alice, mentre l’identità l’uomo nella bara, pur rispondendo al nome di Dominic Gill, pare avvolta nel mistero. A questo punto, con la prima parte, facciamo un passo indietro e conosciamo la protagonista di A letto con il nemico. Alice è una donna in carriera. 34 anni, socia fondatrice di una importante azienda di catering londinese, con una bella casa situata in un quartiere ricco di Londra. Tuttavia, si porta dietro una serie di fragilità emotive, dovute soprattutto alla perdita di entrambi i genitori in età adolescenziale. Questo evento traumatico ha lasciato in lei un grande vuoto, che ha sempre cercato di colmare lanciandosi in storie d’amore tossiche. Perciò, quando il destino le fa incontrare Dominic non le sembra vero che un ragazzo tanto bello, affascinante e di successo voglia stare proprio con lei e, dopo un fidanzamento lampo, i due si sposano. Si tratta di un matrimonio tutto sommato felice, o almeno così appare agli occhi innamorati di Alice che, spesso, finge di non dar peso agli strani comportamenti di suo marito. Questo apparente idillio dura fino a quando, il giorno di San Valentino, Alice riceve la visita di due poliziotti che annunciano che Dominic è rimasto coinvolto in un incidente stradale. Così, il giorno stesso in cui ha scoperto di essere incinta del loro primo figlio, Alice diviene vedova. Il giorno dopo, distrutta e stravolta, Alice è costretta ad andare a identificare il corpo all’obitorio, accompagnata per fortuna dall’amica JoJo. E quando lo vede non ha dubbi: il morto è suo marito. Ma quando arriva il fratello di Dominic Gill, anche lui convocato per il riconoscimento ufficiale, quello che dovrebbe essere suo cognato sostiene che il morto nella bara non è Dominic. E se lui è il fratello di Dominic Gill, come potrà subito e facilmente provare, chi era il morto che Alison ha sposato con quel nome? Quali sono gli oscuri segreti che un bell’uomo, ora senza un’identità, si è portato nella tomba? A questa domanda, risponderà la seconda parte del […]

... continua la lettura
Libri

Suzanne Kelman: La scelta di Josef, il nuovo romanzo

La scelta di Josef, nuovo romanzo di Suzanne Kelman, è in libreria dal 7 gennaio per la Newton Compton editori. Non è certo un caso che si sia scelto di pubblicarlo nel mese dedicato alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto: la toccante storia scritta dalla Kelman, infatti, vuole ricordare le azioni di quanti, pur vivendo esistenze apparentemente ordinarie, decisero di combattere il sistema creato dai nazisti, arrivando persino a rischiare la loro stessa vita. Pur trattandosi di un racconto di fantasia, infatti,  il romanzo La scelta di Josef racchiude in sé l’essenza dello spirito di resistenza che si sviluppò durante la Seconda Guerra Mondiale. Anzi, la stessa autrice racconta di aver preso spunto da una toccante vicenda di cui era venuta a conoscenza in modo fortuito. Nella postfazione, infatti, la Kelman dice di essersi imbattuta, durante delle ricerche per uno spettacolo teatrale a cui stava lavorando, la storia di un uomo che aveva deliberatamente contratto una malattia mortale solo per potere ottenere in ospedale le medicine necessarie a curare l’ebreo che nascondeva in casa sua. Questo atto, tanto drammatico e coraggioso, ha avuto un impatto tale sull’autrice, da costruire su di esso tutta l’architettura del suo  romanzo, dando al suo protagonista il cognome Held che in olandese significa eroe, in onore dei tanti eroi della resistenza olandese. Chi salva una vita, salva il mondo intero: il romanzo di Suzanne Kelman L’arco narrativo de La scelta di Josef si estende durante tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Ci troviamo ad Amsterdam, durante l’occupazione delle truppe naziste. La città appare sporca, triste e cupa, adattandosi perfettamente allo stato d’animo dei suoi abitanti. In questo quadro desolante e desolato c’è anche chi, come il professor Josef Held, cerca di andare avanti con la sua vita tranquilla e solitaria, scandita da pochi rituali fissi.  Vedovo da ormai venti anni, Josef ha scelto deliberatamente di rinchiudersi in una bolla di autoisolamento, profondamente convinto di non meritare il calore di un abbraccio umano. Unici ponti con la realtà quotidiana sono i pranzi settimanali con sua nipote Ingrid, e il suo lavoro come docente di matematica all’Università di Amsterdam. Qui, il professore fa la conoscenza di due persone, apparentemente agli antipodi e che, ognuna secondo modalità proprie, avranno un forte impatto sulla sua vita: da un lato, la gentile signora Hannah Pender, dall’altro, lo studente Michael Blum, brillante, sfacciato e per metà ebreo. Proprio questa sua condizione lo obbligherà, di punto in bianco, ad abbandonare l’Università, rendendo evidente, per la prima volta in maniera chiara, quali conseguenze stia avendo l’occupazione nazista sulla quotidianità del Paese. L’allontanamento di Michael è, per Josef, la mano che solleva il velo di Maya e, nel momento in cui il ragazzo si presenta spaventato alla sua porta in cerca di aiuto, Josef non può fare altro che accoglierlo e, con un impulsivo atto di coraggio, gli offrirà un nascondiglio nella sua soffitta. Da questo momento in poi, Josef vive una doppia vita, dovendo necessariamente mantenere una parvenza di normalità con gli altri, […]

... continua la lettura
Libri

La ragazza col Genio in quarantena di M. Bonavolontà | Recensione

“La ragazza col genio in quarantena” (Booksprint Edizioni) è nelle librerie e in tutti i maggiori store on line. Scaturito dalla penna della cool hunter, imprenditrice e scrittrice Marianna Bonavolontà, l’idea del libro nasce durante il primo lockdown che da marzo ha costretto milioni di italiani all’isolamento forzato. Sotto forma di diario personale e con una buona dose di ironia, Marianna descrive quella che è stata la sua esperienza, nella quale, tuttavia, ognuno di noi può riconoscersi. La scrittura vivace ed immediata rende La ragazza col Genio in quarantena una lettura leggera e piacevole, adatta a quei momenti in cui si ha bisogno di qualcosa che ci tiri su il morale. La ragazza col genio in quarantena, una finestra sul mondo al tempo del Covid. La ragazza col genio in quarantena è il libro che tutti abbiamo pensato di scrivere durante il lungo llockdown che ha letteralmente bloccato le nostre vite: tra alti e bassi, abbiamo provato sulla nostra pelle le emozioni e le sensazioni che l’autrice descrive nel suo breve e divertente diario, in cui racconta il passaggio dall’incredulità allo sgomento, nel momento esatto in cui si è fatta strada in lei la consapevolezza che tutto stava inesorabilmente cambiando, e in peggio. Marianna racconta di come, di punto in bianco, si sia trovata praticamente rinchiusa nel suo appartamento, con la sola compagnia delle sue cagnolone e del suo amico inseparabile, il Genio. Personificazione della forza creativa della protagonista-autrice, il Genio prende vita nelle pagine del romanzo, divenendo una presenza costante e confortante, grazie alla sua ironia unita ad una certa dose di sfacciataggine. Proprio il Genio diviene figura centrale in questo racconto di sopravvivenza, tanto da gettare un’ombra di angoscia sulla protagonista, nel momento in cui egli sembra sparire, inghiottito dall’apatia e dalla mancanza di stimoli che hanno caratterizzato la quarantena. Tuttavia, nel momento cruciale, l’omaccione blu ricompare in tutto il suo splendore, a simboleggiare la ritrovata grinta di Marianna. Egli, infatti, non è altri che la voce della sua stessa creatività, un’entità quasi divina in grado di rendere tutto migliore, e di aiutarci a raggiungere ogni obiettivo. Questa spinta creativa e combattiva ci accompagna fin tanto che la si alimenta e ci si sforza di tagliare il traguardo che ci siamo scelti. Come scrive l’autrice, “La ragazza col genio” non è solo lei: tutti abbiamo dentro di noi questa forza atavica, tutti nasciamo con  un Genio che combatte con noi e, qualche volta, per noi. L’esperienza di Marianna Bonavolontà, alias La ragazza col Genio, serve da memorandum, affinché non ci dimentichiamo mai del nostro personale genio e, anche nelle situazioni apparentemente più difficili, troviamo la forza per reagire. Chi è Marianna Bonavolontà, autrice de La ragazza col Genio in quarantena Marianna Bonavolontà è una creativa, avventuriera e globe-trotter, caratteristiche sviluppate sin da piccola grazie alla passione dei genitori per l’arte e per i viaggi. Dal padre, pilota di caccia, in arte ‘’Goodwill’, eredita lo spirito wanderlust e la curiosità per la ricerca del ‘’genio’’ artistico dei luoghi. Già da bambina nei viaggi ricercava la sua […]

... continua la lettura
Libri

Vesuviana State of mind di Giovanni Masturzo

Giovanni Masturzo, creatore e curatore della pagina Facebook “Circumvesuviana. Guida alle soppressioni e ai misteri irrisolti”, ha finalmente deciso di esaudire i desideri di quanti gli chiedevano di trasformare i suoi esilaranti racconti sulla vita da fruitore della Vesuviana in un vero e proprio libro. Nasce così Vesuviana State of mind. Guida semiseria al treno più pazzo del mondo, in vendita dal 14 Gennaio e già sold out su Amazon. Come si evince chiaramente dal titolo, il volume, edito da Rogiosi, si propone come una guida di sopravvivenza a quello che è a tutti gli effetti il mezzo di trasporto più frequentato (e più odiato) dai pendolari dell’hinterland vesuviano, e non solo. Estesa per circa 142 km, la Circumvesuviana nasce nel 1884, come collegamento tra la zona orientale e meridionale dell’area metropolitana di Napoli, toccando con le sue linee anche città di interesse culturale come Pompei, Ercolano e Sorrento. Nonostante nasca con le potenzialità per rappresentare un ottimo servizio di trasporto, allo stato attuale appare caratterizzata da convogli per lo più vecchi e malandati e la propensione a disservizi di varia natura, che spaziano dagli scioperi alla mancanza di materiale rotabile, che rendono il viaggio un’esperienza unica nel suo genere. Vesuviana state of mind. Il disagio di essere pendolari Vesuviana State of mind racconta con sagacità e una buona dose di ironico cinismo la frustrazione del pendolare che quotidianamente deve affrontare la titanica impresa di raggiungere la sua meta a bordo del magico convoglio bianco-rosso (o bianco-blu, nel caso del Treno Nuovo) ma, allo stesso tempo, funge da guida per quanti, ignari e sprovveduti, si accingano a mettervi piede per la prima volta nella loro vita. Per il viaggiatore occasionale, infatti, il pullulante microcosmo che la stazione rappresenta è quanto di più prossimo alle bolge dantesche e, non essendo avvezzo alla frequentazione di questi luoghi e dei personaggi che vi si possono incontrare, può essere assalito da sensazioni che vanno dalla rabbia allo sgomento. Certo, tali stati d’animo sono comuni anche tra i pendolari abituali ma, come lascia intendere anche l’autore in alcuni paragrafi, questi ultimi sono ormai talmente assuefatti alle stranezze della Vesuviana che non solo hanno imparato a conviverci, ma hanno messo a punto delle vere e proprie strategie salva-vita. Come Rambo nella jungla, l’utente medio ha imparato a districarsi tra venditori di calzini dispensatori di complimenti e camioncini dell’Avis e, come un monaco buddista, ha appreso l’arte di accettare con calma e pazienza gli infiniti ritardi e le mancanze di materiale rotabile. Per lui, quindi, la lettura di Vesuviana state of mind è un modo come un altro per riconoscersi, per sorridere di situazioni che, se guardate senza la lente dell’ironia, fanno provare solo tanta rabbia e frustrazione. Masturzo, invece, ci invita a osservare il tutto da una prospettiva diversa, mettendo in campo quello speciale tipo di resilienza tutta partenopea che vorrebbe trasmettere anche a tutti gli italiani. In un certo senso, con il suo libro, e prima ancora mediante la pagina Facebook, l’autore non vuole solo […]

... continua la lettura
Attualità

Blackout challenge, una nuova sfida mortale su TikTok

Una nuova sfida mortale è comparsa su TikTok: la Blackout Challenge, un “gioco” che consiste nell’autoinfliggersi soffocamento utilizzando una sciarpa o una cintura, e resistere il più possibile prima di lasciare la presa. Lo scopo primario della prova estrema non sarebbe il suicidio, sebbene la probabilità di perdere la vita sia altissima, ma piuttosto raggiungere un fantomatico stato di euforia, dovuto al rilascio di endorfine da parte del corpo, a cui farebbe seguito la perdita parziale di coscienza. Ad accendere i riflettori su tale fenomeno è stato, nella giornata di mercoledì, il ricovero di una bimba di Palermo, di appena 10 anni, nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Di Cristina”. Purtroppo, nonostante i tentativi dei medici, per la piccola non c’è stato nulla da fare e ieri la bimba è stata dichiarata clinicamente morta. I genitori hanno acconsentito all’espianto degli organi, mentre le autorità giudiziarie hanno proceduto al sequestro dello smartphone della vittima, al fine di indagare a fondo sulla vicenda. La Blackout Challenge non è l’unica sfida mortale lanciata sui social Gioco chiking,  Batman,  Eyeballing. E ancora  Planking,  Blue Whale,  Bird box challenge,  sono solo alcune delle numerosissime sfide che dilagano tra i giovanissimi sul web, rimbalzando da un social all’altro, alimentando quello spirito di emulazione che contraddistingue l’età adolescenziale, ed amplificato oltre misura dall’uso dei social. Lo stesso Tiktok, attualmente la piattaforma più utilizzata tra gli adolescenti, si basa esclusivamente sul concetto di ripetizione: gli utenti copiano i contributi di altri, in un loop infinito in cui tutti sono il clone di qualcun altro, attraverso la ripetizione di gesti ed espressioni. Se tuttavia, nella maggior parte dei casi tale meccanismo è per lo più innocuo, può diventare potenzialmente letale quando si superano i limiti. È accaduto con la Blue Whale, poi con il fenomeno Jonathan Galindo e, infine, con la Blackout challenge, di cui si parlava già nel 2018. Cosa si nasconde dietro la challenge? Legare la diffusione di questi comportamenti al solo spirito di emulazione è sicuramente riduttivo. Uno dei fattori determinanti è da ricercare nello spirito di ribellione tipico degli adolescenti: in virtù di questo, il voler superare i limiti imposti si configura come un modo per affermare se stessi, emancipandosi dalle figure di autorità e, allo stesso tempo, farsi accettare dal gruppo. Questo processo, che fa parte del percorso di crescita, può essere pericoloso per quei soggetti più fragili ed influenzabili, più predisposti a lasciarsi imbrigliare dalle dinamiche distruttive e disfunzionali di alcune di queste sfide.  Altro fattore alla base di molte sfide potenzialmente letali, compresa la Blackout challenge, è il bisogno inconscio di esorcizzare le proprie paure, prima tra tutte quella della morte. Spingersi sull’orlo del precipizio dà l’illusione di essere potenti, invincibili. Paradossalmente, quindi, gli adolescenti sfidano la morte per esorcizzarla e liberarsi dalla paura di essa. Tuttavia, come dimostra il caso della bambina di Palermo, non sempre questi meccanismi hanno esito felice. In conclusione, dietro quelle che sembrano delle stupide bravate ci sono l’insicurezza, il desiderio di accettazione, lo spirito di emulazione e […]

... continua la lettura
Libri

Nessun nesso, il thriller di Federico Fabbri

Nessun nesso è il titolo del nuovo thriller scritto dallo scrittore romagnolo Federico Fabbri e pubblicato dalla casa editrice Les Fleuneurs. Autore prolifico e poliedrico, fin da giovane Fabbri si avvicina alla scrittura, esordendo con due raccolte di poesie, Sino alla fine (2013) e Persino poesie (2014), pubblicate per tenere vivo il ricordo del suo amico Denis venuto a mancare in giovane età a causa di un incidente stradale. Nel 2014 pubblica un’autobiografia ironica dal titolo La mia vita durata 90 anni, scritta a 36, finita di scrivere a 37. Molto attivo nel sociale, gli introiti dei suoi libri vengono devoluti totalmente in progetti a favore delle persone diversamente abili, e anche in questo caso, i diritti d’autore del romanzo, acquistabile in tutte le librerie e su Amazon, saranno devoluti alla Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna Onlus. Nessun Nesso: ognuno può avere un lato oscuro Il romanzo si apre su una scena di tranquilla vita familiare: Santo Fabbri, commissario di polizia di una tranquilla cittadina di provincia, è a casa intento a festeggiare con amici e parenti il compleanno di sua figlia. Insieme alla sua seconda moglie, Alessandra, griglia salsicce e hamburger, pregustando felice il momento in cui apriranno insieme i regali. Questa tranquillità, tuttavia, viene immediatamente rotta dall’arrivo di due colleghi di Fabbri,  gli agenti Widmer e Zanaga, che recano notizie tutt’altro che piacevoli: in un parco poca distanza sono stati rinvenuti i corpi di quattro bambine, tutte di età compresa tra i 3 e i 14 anni, completamente sepolte sotto una sottile coltre di terra, ad eccezione di un braccio, lasciato a spuntare dal terreno come fosse un fiore. Evidentemente, il killer voleva che i cadaveri fossero ritrovati nel più breve tempo possibile, così da iniziare subito il suo “gioco”, una macabra versione del gatto che insegue il topo. Fabbri e la sua squadra brancolano nel buio, soprattutto dopo che il principale sospettato per i quattro omicidi, un prete già in passato accusato di pedofilia e possesso di materiale pedopornografico, decide di togliersi la vita mentre si trova in caserma in stato di fermo. Intanto, i giorni passano, e vengono trovati altri corpi, occultati nello stesso modo dei precedenti quattro, ma questa volta, il killer comincia volutamente a disseminare degli indizi, amplificando la frustrazione del commissario, che continua a non vedere nessun nesso plausibile tra le vittime. Soltanto alla fine, Fabbri riuscirà a venire a capo di questa sanguinosa scia di efferati crimini, arrivando ad un epilogo che lascerà i lettori senza parole. Nessun nesso è un thriller magistralmente costruito che, tuttavia, a causa dell’argomento, è una lettura non adatta a stomaci deboli. Questa vicenda è un continuo affacciarsi negli abissi dell’animo umano, è un continuo guardare in faccia il male. Il commissario Fabbri, e con lui la cittadina intera, è costretto a constatare che non sempre il Male  ha il volto della cattiveria: come accade spesso, individui ritenuti innocui e amichevoli celano una profonda oscurità che, in casi estremi, sfocia nella psicopatia e nella violenza. Attraverso una […]

... continua la lettura
Libri

Anna Dalton: Tutto accade per una ragione | Recensione

Anna Dalton è nuovamente in libreria con il suo nuovo romanzo, Tutto accade per una ragione, edito da Garzanti, con il quale si conclude la trilogia che vede come protagonista Andrea Doyle. Nonostante faccia parte di una triade letteraria ben definita, il romanzo della Dalton può facilmente essere apprezzato anche da chi non abbia letto i due volumi precedenti e spingere ad andare a ritroso, per conoscere gli inizi della vicenda di Andrea e dei suoi amici. Tutto accade per una ragione: il romanzo di Anna Dalton Andrea Doyle è una studentessa dell’ultimo anno al Longjoy college di Venezia, una prestigiosa e selettiva scuola di giornalismo. Il terzo anno è quello più impegnativo da un punto di vista accademico, poiché prevede una settimana fuori sede in una capitale europea, per poter scrivere un articolo di fondamentale importanza ai fini della laurea, e  il superamento dell’esame più temuto, noto con l’acronimo di “P.E.S.A.N.T.E”. In palio, uno stage al prestigioso New Yorker Magazine. L’ambito premio sarà riservato ad un solo fortunato studente, e Andrea vuole ottenerlo con tutte le sue forze, per dimostrare a se stessa di essere all’altezza della sua defunta madre. Accanto a lei, in questo percorso, troviamo Andrea, Marilyn, Uno e soprattutto Joker, il ragazzo dalla chioma verde che finalmente, dopo tre anni, può chiamare “il mio ragazzo”. Il romanzo si sviluppa seguendo due filoni paralleli: da un lato, la storia burrascosa e tormentata tra Andrea e Joker, dall’altra la ricerca della verità su sua madre e sulla lettera che la donna, scomparsa da ormai dieci anni, le ha lasciato, alludendo a una misteriosa eredità. Per scoprire di cosa si tratta, Andrea decide di partire dall’unico luogo possibile: Dublino, la città dove ha trascorso la sua infanzia felice. Questo viaggio la porterà a fare delle scelte, ma soprattutto, a crescere. Alla fine del viaggio, Andrea scoprirà che, come preannuncia il titolo del romanzo, tutto accade per una ragione, e l’importante è perseguire con  il percorso che conduce alla meta. Una storia di crescita e di coraggio Anna Dalton ha costruito un racconto che trascina ed emoziona, portando un messaggio chiaro fin dal titolo. La parabola di vita di tutti i personaggi vuole appunto rendere evidente, nella maniera più chiara possibile, che nella vita bisogna fare delle scelte, si deve avere il coraggio di osare e che, anche quando sembra di star cadendo nel vuoto, in realtà tutto accade per una ragione. L’ultimo anno al Longjoy college diventa, per la protagonista, un momento di crescita, uno spartiacque tra l’adolescenza e la maturità. Questo passaggio, evidente in tutto il romanzo, è esemplificato dal viaggio, fisico e metaforico, che Andrea deve necessariamente affrontare per raggiungere il suo tesoro. Se, da un lato, questo lungo percorso sarà una sorta di “ritorno alle origini”, dall’altro la porterà a lasciare la tranquilla routine della sua vita al Longjoy college per affrontare una serie di sfide, mettendola di fronte all’ignoto: la crescita, infatti, implica il dover affrontare i bivi che la vita propone, spesso senza avere […]

... continua la lettura
Culturalmente

Cosa fare a Capodanno 2020? Spunti ed idee

Spunti ed idee su cosa fare a Capodanno 2020 per divertirsi nonostante la pandemia “Cosa fare a Capodanno?” Questa è la domanda che, più o meno da Ottobre in poi, ogni anno, viene posta almeno una volta al giorno ad ogni singolo individuo dotato di una, seppur minima, vita sociale. In condizioni normali (e sottolineo normali), cosa fare a Capodanno 2020 sarebbe argomento di vivace discussione in ufficio, al lavoro, dall’estetista e dal parrucchiere, in palestra o nelle chat whatsapp, al bar e persino in fila alla posta. Ma quest’anno, ahimè, di normale non ha proprio nulla. Persino il Natale, come le persone, è sottotono e cosa fare a Capodanno 2020 non pare poi un grande problema, anche perché, diciamolo chiaramente, i vari DPCM hanno eliminato il problema proprio alla radice. Stando alle ultime disposizioni, infatti, non sarà possibile partecipare a pantagruelici cenoni di fine anno con annesso trenino e brindisi di mezzanotte: i ristoranti saranno chiusi, coprifuoco alle 22.00 e guai a farsi trovare in giro! Queste decisioni hanno gettato nello sconforto quanti alla domanda “Cosa fare a Capodanno 2020?” già immaginavano le soluzioni più disparate, dalla classica cena con millemila parenti, attesa della mezzanotte e serata in discoteca, fino alle ipotesi più chic e ricercate come weekends alla spa o in montagna, minifuga romantica in albergo e qualsiasi altra cosa la fantasia avesse suggerito. Le nuove disposizioni hanno chiarito una volta per tutte la questione “zone  e colori” per i giorni festivi: non più un’Italia multicolor come le lucine degli alberi di Natale anni ’80 ma un’unica zona rossa con spostamenti limitati al minimo indispensabile. Tuttavia, proprio le nuove disposizioni per il Natale, avendo paventato la possibilità di ricongiungimento almeno con i familiari più stretti, hanno riaperto nuovi scenari per il  Capodanno e la fatidica domanda, timidamente, ha ripreso a riecheggiare. Fate che “originalità” sia la parola d’ordine per questa notte di San Silvestro! D’altra parte, tutto il 2020 è stato un anno “originale”, nel quale ognuno di noi ha affrontato piccole e grandi sfide… Trasformare un Capodanno potenzialmente triste in un evento divertente e alternativo sarà una prova divertente. Senza ulteriori indugi, quindi, vediamo quali alternative avremo in questo Capodanno Cosa fare a Capodanno 2020 Per prima cosa, vestitevi bene! Al bando, almeno per una sera, tute e comodi pigiamoni: vestito carino, anche casual se vi va, ma mettete cura nel dettaglio. Finire bene un anno non bellissimo è segno di speranza. Organizzate un pomeriggio all’insegna dell’intrattenimento. Che siate in coppia o abbiate la possibilità di cenare con la famiglia (rispettando le regole, ovviamente), siate creativi e decorate insieme la casa e la tavola, preparate stuzzichini, aperitivi e dolci. Così potrete anche sopperire al mancato aperitivo del 31 dicembre. Via libera ai giochi da tavolo. Anche se non siete dei veri appassionati, sono tantissimi i giochi che potrete sperimentare in questo Capodanno. Si va dal classico Monopoli, ai giochi di carte, al Taboo (se siete più di due), fino ad arrivare a giochi più “di nicchia”, come Dixit […]

... continua la lettura
Libri

Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo, lo struggente romanzo di Amar

“Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo”, dello scrittore francese Philippe Amar, è un romanzo che tocca le corde più sensibili del cuore. Una moderna favola, quasi natalizia, che ha il pregio di donare speranza e serenità. Edito in Italia da Garzanti, è in edicola da Ottobre 2020. Protagonista del romanzo è il piccolo Victor, un ragazzino di soli dodici anni che, suo malgrado, è dovuto crescere troppo in fretta: abbandonato alla nascita dalla madre, rimasto orfano di un padre che non ha mai conosciuto, se non attraverso sporadiche cartoline, Victor ha vissuto i primi anni della sua vita sballottato da una famiglia affidataria all’altra, finché, a quattro anni, è stato accolto in casa di Tatie. Con lei ha imparato il significato del termine “famiglia”, ha costruito un legame basato sull’affetto e la stima reciproci. Tuttavia, Tatie è anziana e una malattia al cuore le impedisce di prendersi ulteriormente cura di Victor il quale, mentre in cuor suo aveva sperato di essere legalmente adottato dalla sua tutrice, si trova nuovamente immesso nel circuito delle adozioni. Victor, tuttavia, crede di sapere cosa sia meglio per lui e decide di cercare da solo una “futura mamma”. Con l’aiuto di Momo, l’anziano e gentile gestore di un bar frequentato dal protagonista, e dei suoi migliori amici, si iscrive su un sito di incontri, sotto falsa identità, e qui viene colpito da Lily, una giovane pasticcera. Il problema è che non ha messo in conto un possibile rifiuto da parte di Lily. Pur restando affascinata dall’entusiasmo di Victor, la pasticcera non ha nessuna intenzione di fargli da madre, almeno finché non avrà fatto ordine nella sua vita. Come Victor, anche Lily ha alle spalle un vissuto difficile, che l’ha portata ad essere diffidente verso gli uomini e verso la felicità in generale. Con la caparbietà che contraddistingue gli adolescenti, Victor decide di non arrendersi e, giorno dopo giorno, si impegna a escogitare stratagemmi e rocambolesche imboscate per intrappolare e conquistare la mamma che il suo cuore ha scelto. Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo tocca argomenti pesanti con la leggerezza che contraddistingue il cuore dei bambini o dei sognatori, privandoli del dolore e restituendoli al lettore ammantati di magia.  È uno di quei libri che si leggono tutti d’un fiato, non solo per merito di una scrittura sempre scorrevole ed elegante ma anche grazie alla capacità autoriale di costruzione dei personaggi, che appaiono in tutta la loro umanità. Questi, verosimili e per nulla stereotipati, sono talmente ben costruiti da sembrare reali, tangibili e ciò permette al lettore di entrare facilmente in empatia con tutti loro. Il filo che unisce tutti i personaggi è, ovviamente, l’amore, che nel romanzo è presente in diverse forme: prima tra tutte, quella della fame d’amore, che è il tratto distintivo del piccolo protagonista. Per spiegare la sua necessità, Victor dice :”Tra una madre e un figlio è una storia d’amore. È questo che voglio vivere. Voglio volerle bene, ma voglio anche mancarle…“. Egli desidera ardentemente trovare […]

... continua la lettura
Libri

Fuga dal settimo piano, l’esordio di Ludovico Landolfi

Romanzo di esordio di Ludovico Landolfi, Fuga dal settimo piano, pubblicato dalla casa editrice Fernandel, è un divertente racconto sotto forma diaristica che, in poco meno di 100 pagine, porta il lettore alla scoperta del microcosmo, folle ma non troppo, della casa di cura Villa Quercia. Protagonista è un anonimo paziente della clinica psichiatrica che si trova a condividere questa esperienza con altri pazienti, ognuno con particolari disturbi, o meglio, caratteristiche. Come lui stesso scrive nelle prime pagine di questo diario-romanzo, “L’ospedale psichiatrico è un posto curioso, una giungla popolata da una fauna multiforme. Sotto lo stesso tetto convivono moltitudini di casi umani, sindromi, morbi, disturbi della personalità, bipolarismi, allucinazioni, deviazioni, dipendenze patologiche e depressioni, come in nessun altro ambito della società“. Come a voler sottintendere che la società “normale” non è certo priva di casi umani, ma non ci si fa tanto caso, essendo essi in qualche modo diluiti sotto una coltre di apparente convenzionalità. Fuga dal settimo piano si sviluppa in sette capitoli, come sette sono i piani di Villa Quercia che ospitano i pazienti. Questi sono suddivisi secondo un criterio piuttosto semplice: al primo trovano posto i casi meno gravi, e man mano che si sale la gravità della malattia aumenta. Se il disturbo peggiora si viene trasferiti a un piano superiore, se migliora, a un piano inferiore. Ovviamente, la nostra avventura inizia al piano più basso, nel quale il protagonista fa la conoscenza di altri due pazienti, che saranno suoi compagni: Giovanni Leporale, convinto fermamente di essere morto anche se tutti si ostinano a trattarlo come se fosse vivo, e Uanduele, che non parla mai. Attraverso una serie di malintesi che lo portano suo malgrado a risalire di reparto in reparto fino al settimo piano, il protagonista di questo breve romanzo umoristico incontra altri eccentrici personaggi, con i quali progetta di evadere dalla struttura: Valeria, che crede di trovarsi sul Cammino di Santiago; Vittoria Grifone, che ha inventato e messo in pratica un metodo per accrescere l’ansia a dismisura, persuasa che doni alla pelle lucentezza ed elasticità; la signorina Giroldini, che accudisce due mandarini; Antonino, che parla ininterrottamente al cellulare; il professor Frikell, abile mago e ladro di canarini; Luca Salvatore Pistone, che ha fondato una dottrina religiosa nota come iperventilazionismo. A partire dal terzo capitolo, dunque, Leporale, Uanduele e il nostro anonimo protagonista cominceranno ad organizzare una fuga, ben sapendo che chi arriva al settimo piano, difficilmente ne ritorna. Fuga dal settimo piano di Ludovico Landolfi. Analisi di un romanzo ciclico Fuga dal settimo piano di Ludovico Landolfi è caratterizzato da una scrittura veloce e asciutta, costantemente percorsa da una vena umoristico-grottesca, che induce ad una riflessione amara non solo sullo status mentale dei personaggi che man mano si incontrano, ma anche sui “tipi umani” che essi rappresentano. Riprendendo la poetica dell’umorismo pirandelliano, ciò che si avverte è il sentimento del contrario, quello strappo a causa del quale dietro la risata, scaturita da comportamenti a prima vista bizzarri, si percepisce la realtà quale è veramente. […]

... continua la lettura
Libri

Jean-Christophe Grangé: L’ultima caccia | Recensione

L’ultima caccia è in libreria dal 10 settembre, edito in Italia  da Garzanti e, con esso, Jean-Christophe Grangé si conferma uno degli autori di thriller più amati dai lettori. I suoi libri, tradotti in trenta lingue, occupano sempre i primi posti delle classifiche internazionali e il suo ultimo successo non fa eccezione. È il romanzo che segna il ritorno del detective Pierre Niémans, già protagonista de I fiumi di porpora,  dal quale nel 2000 è stato tratto un film con Jean Reno a ricoprire il ruolo principale. Con L’ultima caccia, Grangé torna alle atmosfere del romanzo che gli ha regalato la notorietà, I fiumi di porpora, e tesse una storia ricca di suspense e colpi di scena, dove gli orrori del passato sono la chiave per risolvere gli enigmi del presente. Acquistalo qui L’ultima caccia: sinossi e considerazioni del libro di Jean-Christophe Grangé Per il suo nuovo romanzo, Grangé sceglie un’ambientazione per lui inusuale, ponendo la vicenda nel cuore della Foresta nera, dove gli alberi fitti formano un dedalo inespugnabile. Tuttavia, l’azione ha inizio in un’altra foresta, quella di Trusheim in Alsazia, dove il detective Pierre Niémans viene chiamato ad investigare sull’uccisione del giovane Jürgen von Geyersberg, rampollo di una nobile e stimata dinastia tedesca. Il suo cadavere viene rinvenuto, nudo e con evidenti segni di mutilazione, in una parte della foresta che fa parte dei possedimenti alsaziani della famiglia. Niémans sembra essere l’uomo perfetto per risolvere casi spinosi che richiedono sangue freddo e riservatezza in ogni fase dell’indagine. Perché è importante che non trapeli alcun dettaglio e si impedisca alla stampa di ricamare sopra le vicende di una famiglia tanto rispettabile. Con l’aiuto dell’allieva Ivana Bogdanović e del comandante Kleinert, capo delle forze dell’ordine tedesche, Niémans si mette sulle tracce degli assassini, individuando, grazie al suo intuito infallibile, una valida pista da seguire: è quella della pirsch o caccia alla seguita, una ricerca silenziosa e solitaria alla preda, alla quale ci si avvicina il più possibile e, dopo un lungo appostamento, si conclude con un assalto all’arma bianca. Parte importante di questo rituale venatorio, di cui Jürgen era particolarmente esperto, è proprio la mutilazione dell’animale, del tutto simile a quella operata sul corpo della vittima. La risoluzione del caso, dunque, sembrerebbe da ricercare in seno ai gruppi ambientalisti, dal momento che l’omicidio pare rispondere al principio occhio per occhio, dente per dente. Ma più il tempo passa, più questa pista, all’inizio tanto promettente, si perde in sentieri secondari che sviano la polizia rischiando di far naufragare le indagini. Per arrivare alla verità, a Niémans e ai suoi non resta che stare al gioco e trasformarsi in predatori, prima che siano loro a diventare prede. Una prima considerazione da fare riguarda sicuramente il tipo di scrittura che caratterizza i romanzi di Jean-Christophe Grangé: semplice ma impattante, cruda ed elaborata allo stesso tempo. Il fraseggio de L’ultima caccia è sempre ricercato, nonostante l’apparente colloquialità del testo e, in particolare, molto belle sono le descrizioni di paesaggi ed ambienti, sempre funzionali alla trama […]

... continua la lettura
Libri

Il mare senza stelle di Erin Morgenstern: una porta sulla magia

Il mare senza stelle è l’atteso nuovo romanzo  fantasy dell’autrice Erin Morgenstern, pubblicato in Italia da Fazi editore nella collana LainYa. Sebbene questa collana sia per lo più dedicata alla pubblicazione dei cosiddetti romanzi young-adult, Il mare senza stelle non rientra agevolmente in questa categoria, essendo un libro ben più complesso, nella trama e nella costruzione. Si tratta infatti di un romanzo formato da diversi nuclei narrativi che si alternano costantemente durante la lettura: abbiamo, da una parte, la storia del protagonista, Zachary Ezra Rawlins che si svolge nel presente ed ha una sua linearità, dall’altra troviamo una serie di racconti, fiabe, storie che, apparentemente, non hanno nulla a che fare con la vicenda principale ma che, alla fine, mostreranno di avere un senso. Il costante intrecciarsi di questi due piani narrativi, rende difficile il primo approccio a Il mare senza stelle ma, una volta superato il senso di smarrimento iniziale, si viene totalmente assorbiti dalla dimensione labirintica  e onirica tipica della Morgenstern. Il mare senza stelle- TRAMA Il romanzo si apre presentandoci il protagonista di uno dei due filoni narrativi principali: Zachary Ezra Rawlins, uno studente specializzando in Nuovi Media con una forte passione per la lettura e i videogiochi. Di indole abbastanza solitaria, Zachary ama frequentare la biblioteca universitaria e qui, in un’ala poco frequentata, scopre un vecchio libro, non particolarmente prezioso, con la copertina di seta sulla quale non è indicato né autore né anno di pubblicazione, ma solo il titolo: Dolci Rimpianti. Tornato al dormitorio, inizia la lettura, lasciandosi affascinare da racconti di prigionieri disperati, collezionisti di chiavi e adepti senza nome. Le storie contenute in Dolci rimpianti costituiscono il secondo nucleo narrativo del nostro romanzo, con una struttura a metà tra Se una notte d’inverno un viaggiatore e La storia infinita. Come accade nel romanzo di Ende, infatti, ad un certo punto Zachary trova un racconto, in Dolci Rimpianti, riguardante un episodio della sua infanzia, quando scoprì per caso un murales di una porta, che però era anche una porta vera, e che lui non ebbe il coraggio di aprire per vedere dove conducesse. In realtà, come avrà modo di scoprire nel corso del romanzo, quella porta conduce proprio nel Mare senza stelle, che è una sorta di mondo sotterraneo, nascosto nelle viscere della terra e visibile solo a chi sa cogliere gli indizi per poterlo trovare. Leggendo la sua storia in Dolci rimpianti, Zachary sente di dover cercare delle risposte, di dover trovare la porta e vedere finalmente cosa nasconde al di là e, una volta attraversata, si ritroverà completamente immerso in questo universo parallelo, fatto di stanze dentro ad altre stanze, come un vero labirinto, ma soprattutto fatto di storie. Il Mare senza stelle, infatti, custodisce tutte le storie del mondo, e Zachary scopre che c’è chi ha sacrificato tutto per proteggere questo regno ormai dimenticato (gli adepti di cui ha letto le storie nel volume trovato in biblioteca), trattenendo sguardi e parole per preservare questo prezioso archivio, e chi invece mira alla sua distruzione. Insieme […]

... continua la lettura
Libri

Il mistero della casa delle civette – Recensione

Max e Francesco Morini sono gli autori de “Il mistero della casa delle civette “, nuovo giallo pubblicato il 6 agosto per la Newton Compton editori. Il mistero della casa delle civette – Sinossi Come gli altri romanzi della serie, Il mistero della casa delle civette è ambientato a Roma. Siamo a Novembre, il clima uggioso si accorda perfettamente allo stato di malinconia in cui troviamo immerso il protagonista Ettore Misericordia. Per fortuna, un nuovo caso di omicidio lo spinge ad uscire dal torpore in cui è piombato: una anziana cartomante viene trovata morta nel suo appartamento nei pressi di Piazza Vittorio, pugnalata con un compasso. Per quanto questo particolare sembri apparentemente di poca importanza, Misericordia si rende subito conto del legame tra l’arma delitto e la simbologia massonica. Parte dunque l’indagine, che si rivelerà lunga e ingarbugliata. Nel corso delle ricerche, Misericordia si troverà a contatto con diverse figure: Greta Falconieri, l’anziana vicina di casa; il signor Chatelet, eccentrico proprietario di un negozio di abbigliamento e amico di lunga data della vittima; il mago Paradisi, un tempo famosissimo ed ora dimenticato da tutti. Sembrerebbe un delitto di facile risoluzione, molti indizi portano a galla storie di uomini famosi, sedute medianiche e richiami al periodo della seconda guerra mondiale coinvolgendo personaggi del calibro di Mussolini e il sensitivo Rol, ma del colpevole nemmeno l’ombra. Le indagini porteranno Misericordia e Fango a scavare sempre più a fondo, alla ricerca di luoghi magici e simbologie nascoste, fino ad arrivare alla soluzione finale. Il romanzo si configura come l’ultimo episodio, temporalmente parlando, della saga di cui sono protagonisti il ​​libraio-investigatore Ettore Misericordia e il suo fidato amico Fango. Autodidatta coltissimo e profondo conoscitore dei segreti di Roma, Misericordia ama sfruttare le sue conoscenze per risolvere intricati casi polizieschi. Il risultato è un romanzo brillante e scorrevole, in cui i colpi di scena si susseguono a ritmo serrato. A rendere godibile la lettura de “Il mistero della casa delle civette”, anche una scrittura briosa e scorrevole, caratterizzante di tutti i personaggi. Ogni figura che si incontra nella lettura è abilmente accessibile attraverso piccoli vezzi e manie, che li rendono facilmente riconoscibili e memorabili; ciò non vuol dire, certamente, che si tratti di personaggi stereotipati o “macchiettistici”, anzi la loro caratterizzazione li rende, da un lato, simpatici al lettore, dall’altro permettono di trattare con delicatezza temi difficili come la vecchiaia, la solitudine, la diversità. Altro elemento di spicco è la scelta di inserire anche personaggi realmente esistiti, dei quali si raccontano soprattutto stravaganze e particolari aneddoti, anch’essi ampiamente documentati, che si dimostrano funzionali all’impianto misterico ed esoterico della trama. Il mistero della casa delle civette infatti è incentrato su un omicidio a sfondo massonico, così che Misericordia e Fango si trovano ad analizzare la dimensione mistica e alchemica che aleggia nei principali luoghi romani. Un romanzo che vale la pena leggere, se non altro, per scoprire aspetti della Città Eterna che non sono noti a tutti. Gli autori Francesco e Max Morini, fratelli, autori teatrali e televisivi, […]

... continua la lettura
Libri

Il Signore di Notte: un giallo nella Venezia del 1605

Il Signore di Notte è l’opera prima di Gustavo Vitali, pubblicata nel mese di giugno Si tratta di un giallo storico, ambientato nella Venezia al tempo dei Dogi che, come dimostra la grande accuratezza sia linguistico-formale che descrittiva, ha richiesto all’autore molti anni di ricerche e studio delle fonti. Il risultato è un godibile romanzo di oltre 500 pagine, nel corso delle quali scrupolosità storica e finzione letteraria si intrecciano costantemente. Già tra gli attori che si muovono sul palcoscenico costruito da Vitali si mescolano personaggi storici e altri costruiti ad arte: leggendo Il Signore di Notte, infatti, si incontrano le figure più disparate, dai banditi ai bari, dalle prostitute ai nobili ricchissimi, fino ai poveri che vivono di espedienti più o meno leciti. Poi ebrei, usurai, la devastante brutalità dei “bravi” e quella non da meno degli sgherri. Accanto ad essi compaiono poi personaggi realmente esistiti, tra i quali lo stesso protagonista del romanzo. La loro presenza fornisce verosimiglianza alla trama, inventata di sana pianta questa volta, incentrata su una serie di strani omicidi. Sempre nell’ottica di addentrare il libro nella sua epoca, Vitali aggiunge brevi divagazioni su curiosità, usi e costumi, aneddoti, che costituiscono un bagaglio di informazioni sulla storia della Serenissima, senza interrompere la narrazione ma, al contrario, arricchendola ulteriormente. Ciò che colpisce, infatti, al di là degli sviluppi della trama, sicuramente inaspettati e ben costruiti, è proprio l’accuratezza con cui ne Il Signore di Notte si cerca di ricostruire quella che poteva essere la vita del Seicento. Ogni scena, anche quella più banale, è descritta con un’attenzione al dettaglio che rasenta il maniacale; le strade, le case, l’abbigliamento dei personaggi sono dipinti in maniera così precisa che sembra quasi di assistere ad una proiezione cinematografica. Vitali dilata il tempo del racconto attraverso queste minuziose descrizioni ambientali che, sebbene talvolta costringano a rileggere più volte dei passaggi, sono estremamente interessanti dal punto di vista storiografico. Questo è, insieme alla totale assenza di parti dialogate, l’unico difetto in un romanzo di piacevole lettura: la lunghezza, talvolta eccessiva delle parti descrittive, potrebbe spingere il lettore più pigro a saltare alcune pagine per poter arrivare al punto di svolta dell’azione. Nonostante questo, Il Signore di Notte è una lettura consigliata soprattutto per tutti gli amanti dei romanzi storici ben documentati. Il Signore di Notte. La trama in breve Come si evince dal titolo, il romanzo è ambientato nella Venezia del 1605. Protagonista è Francesco Barbarigo, rampollo di un antico casato e membro della magistratura chiamata I Signori di Notte, un corpo di sei patrizi delegati all’ordine pubblico. Barbarigo si troverà, quasi per caso, coinvolto in un’indagine per omicidio, quando viene rinvenuto in una casa il cadavere di un nobile caduto in miseria. Il Barbarigo, lontano tanto dai classici eroi senza macchia quanto dagli abili investigatori a cui la lettura di gialli ci ha da sempre abituati, è un uomo tutto sommato mediocre, che irrompe sulla scena del crimine con fare spocchioso e arrogante, volendo dimostrarsi più furbo e capace di quanto […]

... continua la lettura
Libri

La festa di matrimonio. Omertà e colpa nel giallo di Di Gregorio

Lo scrittore siracusano Adriano Di Gregorio è di nuovo in libreria con il suo nuovo giallo “La festa di matrimonio” (Algra editore). Il romanzo riporta sulle scene letterarie il vicequestore Damiano Battaglia e il suo braccio destro, Concetto Spanò. Si tratta di due personaggi a tutto tondo, apparentemente diversi, ma in realtà complementari, legati da un rapporto di camilleriana memoria: certo, le dinamiche tra Battaglia e Spanò richiamano, per il lettore appassionato, quelle tra Montalbano e Catarella ma, come lo stesso Di Gregorio sottolinea, questa somiglianza dipende in gran parte dal fatto che due autori hanno vissuto negli stessi ambienti. La Sicilia, infatti, ancora terra di mafia e omertà, fa da sfondo agli avvenimenti narrati ne La festa di matrimonio, e la sicilianità  emerge con forza nel testo, sebbene Di Gregorio, al contrario del Maestro Camilleri, non faccia grande uso del dialetto locale. Al di là della coloritura linguistica, tuttavia, la Sicilia è presente nei modi di fare dei personaggi, nell’atmosfera e, soprattutto, nella vera natura della vicenda narrata. La festa di matrimonio è infatti un romanzo che riflette sul concetto di colpa e di diversità. Anzi, nella società in cui si muove Battaglia, violenta, corrotta, bigotta e omertosa, diversità e colpa sono sinonimi: essere in qualche modo diversi è di per sé un peccato e, per questo, genera una punizione. L’intolleranza e il pregiudizio sono la vera base narrativa su cui poggia La festa di matrimonio e, attraverso la figura del vicequestore Battaglia, Di Gregorio ci chiede di ribellarci alle ingiustizie e dar voce al vero cambiamento.   La festa di matrimonio. Sinossi Il romanzo si apre, come ogni poliziesco che si rispetti, con il ritrovamento di un cadavere, in un appartamento sul lungomare di Acireale. Il corpo appartiene a Domenico Grancagnolo e, sebbene apparentemente si tratti di suicidio, il vicequestore Battaglia ci mette poco a capire che dovranno indagare su un caso di omicidio. Da subito Battaglia comprende di trovarsi di fronte a un delitto complesso, radicato negli oscuri traffici mafiosi della sua zona. In particolare l’ispettore si concentra su Totò Sciuto, malavitoso locale sul quale non è mai riuscito a mettere le mani. Nel corso delle indagini, Battaglia, Spanò e i suoi collaboratori si troveranno ad interrogare numerosi sospettati e, ad ogni interrogatorio, aggiungeranno nuovi tasselli a questa intricata vicenda. A complicare una vicenda già complessa, si aggiunge il ritrovamento fortuito di una serie di vecchie lettere d’amore che sembrano avere un qualche legame con la morte di Grancagnolo o, almeno, con persone che hanno fatto parte del suo passato. Inizia quindi un viaggio a ritroso nel tempo, fino al lontano giugno 1982, in cui avvenne uno strano incidente stradale la cui dinamica non riesce a convincere del tutto il vicequestore. Tra rivelazioni agghiaccianti, lutti mai elaborati e segreti del passato che meritano di essere rivelati, l’autore racconta anche una storia di più ampio respiro accaduta a due giovani, Albert e Libera, nella Germania ai tempi del Muro, che solo alla fine rivelerà il suo legame con la vicenda […]

... continua la lettura