Il Reliquiario di Tamamushi: il gioiello scarabeo in Giappone

Il Reliquiario di Tamamushi: il gioiello scarabeo in Giappone

Il Reliquiario di Tamamushi (in giapponese “Tamamushi no Zushi” 玉虫厨子) in legno laccato, considerato tesoro nazionale in Giappone, è databile alla seconda metà del VII secolo. Esso è conservato presso il complesso dell’Hōryū-ji (法隆寺). L’Hōryū-ji è uno dei primi complessi buddhisti costruiti, in pieno periodo Asuka (飛鳥時代, 538-710), quando il Buddhismo aveva appena fatto il suo ingresso nel territorio nipponico, e molte delle costruzioni contenute al suo interno sono state ritenute di altissimo valore storico ed artistico.

Significato del nome

Perché il reliquiario di Tamamushi è chiamato così? Il termine “tamamushi” letteralmente significa gioiello scarabeo perché pare che, in alcune sue parti, siano state incastonate delle elitre di scarabeo, tali da conferirgli lucentezza. È importante sottolineare che costituisce un vero e proprio modello in miniatura, vista la sua altezza di due metri, di una pagoda. Ciò ci può dare indicazioni rilevanti sulle tecniche architettoniche utilizzate al tempo. Altro elemento da evidenziare è l’utilizzo della lacca, derivante da una resina estratta da particolari alberi che si trovano solo in Giappone, Cina e nel Sud-Est asiatico e che costituì un materiale molto ambito sin dall’arrivo delle prime compagnie mercantili occidentali. Perché è interessante il suo utilizzo? Oltre alla proprietà estetica di conferire una certa lucentezza al manufatto, aveva la capacità di impermeabilizzare, rendere resistente all’acqua e agli acidi un materiale come il legno, cosa che ne permise la conservazione.

Caratteristiche del Reliquiario di Tamamushi

Per quanto riguarda la sua composizione, il Reliquiario di Tamamushi si erge su due livelli: una parte inferiore e una superiore. Il piano superiore presenta un’apertura. I reliquiari, infatti, contenevano al loro interno sutra, i testi sacri del Buddhismo, e piccole immagini del Buddha da venerare. All’interno delle pareti dell’apertura riconosciamo il cosiddetto motivo dei mille Buddha, che soddisfava il proposito di rendere simbolicamente l’onnipresenza del Dharma nel Tempo e nello Spazio. All’esterno della porta vi sono raffigurazioni di bodhisattva e guardiani, atti a proteggere il contenuto sacro del reliquiario.

Sulla parte inferiore del Reliquiario di Tamamushi si possono notare pitture che corrono intorno alle quattro pareti, tra cui è da segnalare la raffigurazione del Monte Sumeru, monte sacro della tradizione buddhista e l’adorazione per le sacre reliquie del Buddha.
Ai lati, invece, vi sono due riproduzioni pittoriche di jātaka (racconti delle storie precedenti del Buddha Storico), entrambi esempi di pittura narrativa, cioè, di racconto per immagini. Il primo jātaka vede rappresentato Indra che, sotto le spoglie di un demone affamato, recita un verso caro al pensiero buddhista: «tutte le cose sono transitorie». Il principe, che altri non è se non la reincarnazione precedente di Siddharta, una volta ascoltato il verso, si lancia verso il demone in un sacrificio. Indra, così, rivela la propria forma e salva il principe, il quale sentita la fine del verso, decise di inciderla su pietra per lasciarla ai posteri. Possiamo ben comprendere che l’andamento della pittura non sia lineare, ma che segua uno sviluppo circolare, uno sviluppo temporale che si fa forza dello spazio ristretto in cui è inscritto.
Nel secondo jātaka presente sul reliquiario di tamamushi, il principe si imbatte in una tigre tanto affamata e deperita che sta per mangiare i suoi stessi figli. Il principe, provando pietà ed empatia per la creatura, si getta da un dirupo per sacrificarsi, giacché la tigre è impossibilitata persino di raggiungerlo. Gli elementi peculiari di quest’ultima figurazione sono la divisione in più fasi cronologicamente distinte e l’accentuata tridimensionalità data dal bambù presente sullo sfondo.  

Fonte immagine: Wikipedia

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A proposito di Diana Natalie Nicole

Studentessa di Letterature Comparate, sostengo la continuità tra filosofia e letteratura, con qualche benigna interferenza di linguistica, arte e cultura.

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