Il Saṃsāra: i sei regni nel Buddhismo

Il Saṃsāra: I sei regni nel Buddhismo

Nel Buddhismo, il termine sanscrito Saṃsāra corrisponde alla sequenza di morte e rinascita a cui ogni essere senziente è sottoposto. Non a caso è iconograficamente rappresentato come una ruota: la cosiddetta “ruota dell’esistenza ciclica” o “ruota del Divenire”. Si contrappone endemicamente al Nirvana, quale liberazione da tale ciclicità, che si ottiene raggiungendo l’Illuminazione (Bodhi).
Per rispondere esaustivamente a questa domanda, è bene soffermarsi su un altro principio chiave: il Karma. Se la parola “Karma” è entrata nel lessico comune per spiegare i rapporti di causa-effetto, è anche vero che il ciclo del Saṃsāra è profondamente legato a tale meccanismo. Ogni azione è guidata da un’intenzione e produrrà conseguenze secondo una legge di retribuzione che riflette il dualismo bene-male.
La legge karmica non può essere scissa dal sistema di reincarnazioni, in quanto la rinascita in uno dei sei regni dipende esclusivamente dalla qualità delle azioni compiute. Pertanto, a un karma positivo coinciderà una rinascita positiva; al contrario, a un karma negativo, conseguirà una rinascita “infelice”.

Tabella riassuntiva dei sei regni

Regno di rinascita Stato mentale dominante e caratteristica
Deva (Dei) Orgoglio e piacere, una vita beata che porta a dimenticare la sofferenza e la via dell’illuminazione
Asura (Titani) Gelosia e brama di potere, uno stato di conflitto costante con i Deva
Manusya (Umani) Desiderio e attaccamento, ma è il regno più favorevole per poter raggiungere l’illuminazione
Preta (Spiriti famelici) Avidità e bramosia, una condizione di fame e sete inestinguibili
Tiryagyoni (Animali) Ignoranza e istinto, l’incapacità di comprendere il Dharma a causa della mancanza di raziocinio
Naraka (Inferi) Rabbia e odio, il regno della sofferenza più intensa, sebbene temporanea

I sei regni del Saṃsāra

1. Il regno dei Deva (Dei)

Il primo regno è quello dei “Deva”, in sanscrito “divinità”. Nel Buddhismo giapponese, questo luogo è chiamato “Tendō” (天道, Regno degli Dei). Si tratta di esseri celesti che dimorano nei loro paradisi e vivono un’esistenza prospera. A causa di tale condizione, potrebbero dimenticare che “la vita è sofferenza”, pericolo tangibile poiché, nonostante siano divini, non sono illuminati. Per questo, a una nascita nel regno dei Deva, è probabile segua una reincarnazione meno positiva.

2. Il regno degli Asura (Semidei o Titani)

Complementari ai Deva sono gli “Asura“. In giapponese il regno è detto “Ashuradō” (阿修羅道, Regno degli Ashura). Essi sono semi-divinità contraddistinte da ossessione per il potere, violenza e gelosia nei confronti dei Deva, motivo per cui sono chiamati anche “Titani”. Pur essendo molto forti, la nascita come Asura non è considerata felice tra quelle possibili nel Saṃsāra.

3. Il regno dei Manusya (Umani)

Il contrario può dirsi del “Manusya“. In giapponese Ningendō (人間道, Regno degli Uomini), corrisponde alla rinascita come essere umano. Essa è da intendersi come la più positiva poiché, attraverso la pratica buddhista, è possibile raggiungere la salvezza e la liberazione dal ciclo.

4. Il regno dei Preta (Spiriti famelici)

Un destino infausto è quello riservato ai “Preta“, in giapponese Gakidō (餓鬼道, Regno dei Gaki). Sono esseri che nelle vite precedenti hanno sperimentato un eccesso di avidità e il cui contrappasso è essere sempre affamati e assetati. L’iconografia li rappresenta con pance enormi ma gole sottilissime, perennemente incapacitati di appagare i loro bisogni.

5. Il regno dei Tiryagyoni (Animali)

Un regno a sé è quello dei “Tiryagyoni“. Nella tradizione giapponese prende il nome di Chikushōdō (畜生道, Regno degli Animali). Nel Buddhismo, gli animali sono esseri senzienti e partecipano al Saṃsāra. Se l’uomo è caratterizzato dall’attaccamento, il problema degli animali è la loro incoscienza e l’incapacità di raziocinio.

6. Il regno dei Naraka (Inferi)

Il regno più suggestivo è il “Naraka”, in giapponese Jigokudō (地獄道, Regno degli Inferi). Il termine Naraka indica la peggiore tra le rinascite. Sebbene esistano molteplici inferni, essi sono temporanei. È il regno della maggiore sofferenza, dove gli esseri sono consumati da rabbia e aggressività. In passato, l’iconografia degli inferni assunse un ruolo didattico per insegnare a cosa si andasse incontro accumulando un karma negativo. Famoso è l’esempio dell’Inferno della Pozza di Sangue riservato alle donne, la cui colpa è quella biologica di sanguinare durante il parto, ricollegandosi al concetto di impurità. Giacché gli inferni non sono eterni, si poteva comunque sperare di migliorare il proprio status.

Fonte immagine: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 11/09/2025

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A proposito di Diana Natalie Nicole

Studentessa di Letterature Comparate, sostengo la continuità tra filosofia e letteratura, con qualche benigna interferenza di linguistica, arte e cultura.

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