Kim Mandŏk: la donna che ha cambiato la storia di Jeju

Kim Mandŏk: la donna che ha cambiato la storia di Jeju

Avete mai sentito parlare di Jeju? Si tratta di un’isola vulcanica, la più grande della Corea del Sud, nota per essere stata inclusa tra le sette meraviglie del mondo naturale per i suoi paesaggi mozzafiato. La fama di Jeju è anche legata ai suoi prodotti tipici, come mandarini e abalone, la cui richiesta eccessiva durante la dinastia Chosŏn (1392-1897) ha portato alla decisione di vietare agli abitanti locali di lasciare l’isola. In questo capitolo buio del passato di Jeju, una donna di nome Kim Mandŏk ha fatto la storia dell’isola.

Vita di Kim Mandŏk

Kim Mandŏk nacque a Jeju nel 1739, quando la società coreana era profondamente influenzata dall’ideologia del neoconfucianesimo ed era di stampo gerarchico e patriarcale. La sua famiglia era di origine borghese e il padre lavorava come mercante, in viaggio continuo tra l’isola e la terraferma, finché un giorno morì durante una tempesta. A causa del dolore, anche sua madre perse la vita, lasciando Mandŏk orfana a soli 12 anni. Dopo un breve periodo trascorso con lo zio, la bambina venne cresciuta da una kisaeng, ovvero le intrattenitrici dell’epoca che erano attive come artiste e prostitute. Tuttavia, le kisaeng rappresentavano una categoria sociale a metà strada tra la gente comune e gli schiavi, quindi Mandŏk perse tutti i privilegi borghesi quando divenne un’intrattenitrice. All’età di 20 anni, la ragazza si recò all’ufficio governativo per chiedere che il suo nome fosse rimosso dal registro delle kisaeng, al fine di tornare al suo status sociale originale. Dopo che la sua richiesta fu accettata, Kim Mandŏk iniziò a lavorare come mercante e accumulò tante ricchezze grazie alla sua capacità di acquistare e vendere i beni al momento opportuno. Nel giro di pochi decenni divenne una delle persone più ricche dell’isola di Jeju e della Corea intera.

Negli anni ’90 del diciottesimo secolo, Jeju fu colpita da una terribile carestia causata da diverse calamità naturali come raccolti fallimentari, inondazioni e tifoni. Nonostante il re Chŏngjo avesse inviato dei rifornimenti sull’isola, le quantità non furono sufficienti e centinaia di migliaia di persone morirono di stenti. Kim Mandŏk decise di vendere tutti i suoi beni per importare e distribuire cibo alla popolazione dell’isola, salvando la vita a migliaia di cittadini. Normalmente, un gesto del genere sarebbe stato ricompensato dal re con un titolo ufficiale, ma ciò era impossibile perché Kim Mandŏk era una donna. In cambio, re Chŏngjo decise di esaudire i desideri della mercante: visitare il palazzo reale della capitale Hanyang (attuale Seoul) e recarsi in pellegrinaggio sul monte Kumgang. Dopo la visita sulla terraferma, Kim tornò a Jeju, dove morì nel 1812 e lasciò tutti i suoi beni ai poveri dell’isola.

Impatto storico

Kim Mandŏk è stata la prima e unica donna ad aver lasciato l’isola di Jeju, quando ormai il divieto era in vigore da ben 200 anni. Inoltre, è stata l’unica cittadina comune ad aver incontrato il sovrano in circostanze ufficiali, per cui è anche l’unica donna il cui nome appare all’interno degli Annali della dinastia Chŏson. Ancora oggi, Mandŏk viene celebrata a Jeju e nel resto della Corea come un esempio di self-made woman e simbolo di filantropia.

Fonte immagine: Wikimedia Commons (https://ko.wikipedia.org/wiki/%EA%B9%80%EB%A7%8C%EB%8D%95_%EB%AC%98%EB%B9%84#/media/%ED%8C%8C%EC%9D%BC:%EA%B9%80%EB%A7%8C%EB%8D%95_%EB%AC%98%EB%B9%84.jpg)

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