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Eroica Fenice

l'odore di Istanbul, tra viaggio e politica

“L’odore di Istanbul” di Julio Baquero Cruz, tra viaggio e politica

Venerdì 30 settembre alle 18.00 presso la libreria Mondadori di Piazza Vanvitelli si è tenuta la presentazione del nuovo libro di Julio Baquero Cruz. Autore di recente di una favola che evoca il Giappone, Murasaki, la sua ultima fatica si chiama L’odore di Istanbul.

Julio Baquero Cruz arriva trafelato in libreria, leggermente in ritardo, ma con un’espressione sorridente e sicura, solare come chi ha sangue caldo e spagnolo nelle vene. Si accomoda al centro tra le due giornaliste, Elisabetta Donadono e Emma Di Lorenzo, perfettamente a suo agio. Cornice del dibattito i libri della sezione narrativa, proprio come in un salotto accogliente.

“L’odore di Istanbul” di Julio Baquero Cruz, viaggio nella vita 

Il protagonista del romanzo è un giovane ventisettenne che, in seguito ad una delusione amorosa, cerca di scappare da se stesso, consacrando la propria vita alla provvisorietà. Nomade, emigrante e solo, sperimenterà nuovi amori che gli daranno la certezza di essere vivo, ma al tempo stesso evanescente, specchiandosi come un Narciso nelle donne che possiederà senza troppa voglia e nelle società in cui vivrà senza troppa partecipazione. Non si può, tuttavia, considerare un nichilista radicale, afferma lo stesso Cruz, perché, secondo il suo parere, un nichilista che viaggia al posto di stare a casa sua a grattarsi la testa è un vero controsenso.

Il fuoco interno lo porterà a sentire l’esigenza di cambiare continuamente e costantemente, inseguendo col naso quell’odore di vita che si trova a coincidere con l’odore di Istanbul. Un odore che è anche puzza, spiega Cruz, perché si impara molto bene dalla pratica che talvolta la vita, quella più cruda, trova forme di olezzo simile al putrido guazzabuglio dei torbidi desideri umani.

Vari poi i temi toccati durante la presentazione: amore, viaggio, fuga, identità perduta, ma anche politica. Così, il viaggio sentimentale del protagonista, che Cruz ha coniato ispirandosi al Viaggio sentimentale di Sterne, attraversa il vecchio continente, conosce nuove culture, comprende la conflittualità delle identità nazionali animate da uno spirito agonistico l’una contro l’altra. Dietro la vicenda d’amore si cela, dunque, il peso della precarietà della condizione dell’uomo moderno, tanto solida su alcuni obiettivi sociali importanti, quanto friabile si può dimostrare il terreno che sorregge i suoi piedi democratici.

Agli occhi dello scrittore le culture europee si trascinano vecchie e stanche, portando dietro di sé la secolare storia, come una palla al piede. Al confronto la cultura americana si rivela vigorosa e giovane, proprio perché nata da poco. Il protagonista, in questo senso, incarna alcuni atteggiamenti che sono peculiari dell’Europa così arcaica. È un giovane che si sente vecchio.

Julio Baquero Cruz, inoltre, tiene molto a sottolineare che il frutto del suo lavoro non è recente. Egli, infatti, ha cominciato a scrivere nel 2001, quando era molto più giovane. Gli anni che sono passati lo hanno forgiato, come accade ad ognuno di noi, e le riscritture si sono susseguite. Ma la cosa più interessante è che non ha voluto aggiornare la situazione politica descritta nella narrazione. In questo modo, il confronto tra allora e adesso può risultare ancora più stridente e mostrarsi in tutta la sua grandiosità. Istanbul, Turchia, Europa, Mondo si sono rivelati nient’altro che contenitori di significati sempre nuovi.

Probabilmente è vero che noi siamo il risultato ottenuto dalla somma di storia, lingua e valori condivisi. Siamo la somma della nostra identità, che addizionata ad altre fanno un’identità collettiva. Non siamo mai un singolare, ma un esorbitante plurale di voci e gesti, parole e opere. Questo vuol dire nazione, questo vuol dire cultura.

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