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Eroica Fenice

Food

Il Pomodoro Cannellino Flegreo: sfida contro il tempo

L’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo ha organizzato martedì 23 luglio un tour guidato presso il Parco Archeologico di Cuma, all’interno del quale vengono coltivati dei pomodori speciali, dal gusto zuccherino e dalla polpa morbida e succosa. Stiamo parlando della varietà cannellino: erroneamente confuso con quella dei fagioli, questo pomodorino dalla forma inconfondibile, con una strozzatura al centro, veniva coltivato in tempi antichi, ma a causa della mancata conservazione del seme oggi è molto difficile da trovare sul commercio. Allo scopo di rilanciare e valorizzare un prodotto tutto campano, l’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo, in collaborazione col comune di Pozzuoli, ha incentivato i produttori agricoli ad estendere la produzione e così, in pochi anni, si è passata da un’estensione della coltivazione da 5 a 15 ettari su 65 ettari totali a disposizione. A tal proposito, inoltre, è sorto il progetto MAC (Monteruscello Agro City), promosso dall’Assessore all’Urbanistica Roberto Gerundo, il quale intende riqualificare aree urbane e terreni agricoli del puteolano per sostenere gli otto produttori che si stanno occupando di coltivare il cannellino. Il sapore del Pomodoro Cannellino Flegreo proviene dal passato Tra l’erba fitta dell’Acropoli di Cuma si estendono filari di pomodorini rossi e verdi, alcuni maturi al punto giusto, altri più acerbi. Il sole è caldissimo, picchia sui resti dell’antica città di Cuma, le cui nudità sono esposte allo sguardo dei visitatori. Proprio da qui parte la visita guidata, dipanandosi poi tra il tempio di Giove e l’antica via Domiziana. Ciò che rimane dello splendore di un tempo viene conservato in un’area archeologica che tenta di valorizzare un territorio in grado di regalare frutti preziosi. Così nasce il connubio tra archeologia e gastronomia: in mezzo alle pietre cotte dal sole e alle colonne spezzate a metà è possibile gustare un prodotto raro, che ha un gusto che proviene direttamente dal ‘800, quando veniva impiantato in grandi quantità. La tecnica di coltivazione è attenta, quasi un’opera d’arte. I fusti vengono intrecciati a canne di bambù, per rendere più agevole la raccolta una volta maturi, e vengono protette da speciali diserbanti che prevengono gli attacchi della flora infestante. I semi, inoltre, per non andare perduti, vengono conservati e lavati, in modo da essere innestati nuovamente nel terreno. Anche le sue proprietà sono peculiari: il fatto che abbia un alto tasso di zuccheri e un ph alto lo rende un prodotto adatto soprattutto ad essere conservato in succo o in confettura. Proprio in queste due forme è stato possibile degustarlo durante l’evento, declinato in varianti fantasiose: grigliato, sotto forma di maionese,  in salsa base per ravioli ripieni, addirittura il suo succo è stato utilizzato per realizzare dei cocktail freschi e dissetanti. Tante dunque le eccellenze campane tra chef e pizzaioli radunate per dare la possibilità al pomodoro cannellino flegreo di esprimere tutto il suo sapore folgorante, in un’azione di marketing che consente di rilanciare in un solo colpo cultura, gastronomia ed economia.

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Culturalmente

Nasce Enciclopedia Italiana, la nuova rivista quadrimestrale Treccani

Nel 1925 nasceva l’Istituto della Enciclopedia Italiana grazie a Giovanni Treccani, con il nome di Istituto Treccani. L’obiettivo era quello di fornire un sapere appunto enciclopedico, a trecentosessanta gradi, dalle arti alle scienze. Un programma sicuramente ambizioso che continua a perdurare nel tempo e che viene arricchito continuamente con volumi, atlanti e dizionari. A più di novant’anni dalla fondazione dell’Istituto, arriva un’altra novità in casa Treccani: la rivista quadrimestrale «Enciclopedia Italiana», un nuovo progetto che si pone come punto di riferimento per tutti i lettori che abbiano voglia di approfondire tematiche inerenti sia al mondo dell’arte che della cultura. Ogni quattro mesi «Enciclopedia Italiana» si dedicherà ad argomenti diversi, proporrà chiavi di lettura culturali che avranno lo scopo di far comprendere in maniera profonda e permanente l’età di cambiamento che stiamo vivendo. Tutti i numeri della nuova rivista sono divisi in sezioni tematiche che raccontano da diversi punti di vista la cultura contemporanea italiana e internazionale, fornendo degli efficaci strumenti di conoscenza contro le barriere quotidiane dell’ignoranza. Così, Mirabilia è la sezione dedicata all’arte e al mondo della creatività; Le parole valgono si concentra sulla letteratura, su riflessioni sulla nostra lingua, sulla lettura e sulle biblioteche; Orizzonti è la parte in cui ci si sofferma maggiormente sui festival culturali, ma anche su dibattiti riguardanti la cultura umanistica e scientifica, nonché su riflessioni d’attualità; Segni è lo spazio dedicato alla fotografia; infine, Tesori svelati è incentrata sulla presentazione di alcuni manoscritti conservati nelle biblioteche italiane e straniere che finalmente saranno presentati a un pubblico sicuramente più vasto di quello abituale. Molti, infine, i nomi prestigiosi che contribuiranno a rendere grande «Enciclopedia Italiana». Si parla di autori e fotografi quali Giorgio Alleva, Aurelio Amendola, Angelo Antolino, Walter Barberis, Jacopo Brogioni, Silvia Camporesi, Elena Cattaneo, Alessandro Cecchi, Teresa Ciabatti, Anna Coliva, Ferruccio de Bortoli, Tiziana de Rogatis, Emma Giammattei, Tullio Gregory, Fulvio Irace, Andrea Jemolo, Marco Lodoli, Giordano Meacci, Tomaso Montanari, Pierluigi Panza, Benedetta Papasogli, Rita Paris, Elisabetta Rasy, Raffaele Romanelli, Luciano Romano, Gino Roncaglia, Armando Rotoletti, Gennaro Sasso, Luis Sepúlveda, Francesca Serafini, Salvatore Settis, Paolo Simonetti, Tiziano Terzani, Martina Testa, Oscar Tusquets Blanca, Edoardo Villata. Una scommessa, questa, duratura negli anni e che sfata il mito della conoscenza come entità secondaria e accessoria. Da sempre, infatti, Treccani sostiene l’istruzione e la formazione dell’individuo, indirizzandosi a tutti in maniera uguale e indifferenziata, come la bussola che aiuta il forestiero a orientarsi all’interno di una selva caotica e in costante evoluzione. E il cambiamento non ha intimorito la casa editrice, che con apertura e intelligenza si è dimostrata in grado di stare al passo con i tempi, pubblicando on-line l’Enciclopedia e il Vocabolario, sul Portale Treccani, che conta 600.000 visitatori unici al giorno. Di più: magazine dedicati alla geopolitica, al diritto, alle scienze, alla cultura e molto altro ancora completano un’offerta già ricchissima. Infine, è bene porre l’attenzione sulle iniziative che Treccani cerca di realizzare quotidianamente: oltre all’organizzazione di eventi, manifestazioni e mostre e alla partecipazione ai principali festival culturali, merita attenzione Ti Leggo. Viaggio […]

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Food

Il pesce e l’olio di Tommaso Esposito, cena a tema scammaro da Sartù al Vomero

Doppio appuntamento giovedì 13 giugno presso il ristorante Sartù del Vomero: cena a tema “mangiare di scammaro” e presentazione di Renato Rocco del libro Il pesce e l’olio di Tommaso Esposito, in cui c’è tutto ciò che è necessario sapere sulla cucina napoletana, con tanto di ricette di nonna Mariuccella. L’evento, in collaborazione con la rivista culinaria La buona tavola e con i vini della Tenuta Le Lune del Vesuvio, aveva come tema principale la rievocazione della cucina napoletana in tempo di quaresima. Durante questo periodo, infatti, si mangiava poco e leggero, proprio per rispettare il periodo di digiuno religioso. Di conseguenza, anche le materie prime che componevano i piatti erano molto semplici: uva passa, pasta di grano, pesce e verdura erano alcuni dei cibi utilizzati. Una tradizione che diluisce il suo tempo e arriva ancora oggi a solleticare i palati più curiosi e nostalgici. Il pesce e l’olio: mangiare di scammaro Se un tempo mangiare di “scammaro” rappresentava una necessità dettata da leggi religiose ferree e sentite, oggigiorno è possibile ritenere questo sacrificio dell’abbondanza una vera e propria virtù. Tanto tempo fa i nostri nonni osservavano con religiosa obbedienza l’obbligo di una tavola imbandita con pietanze magre, come ci racconta Tommaso Esposito nel suo libro. Così, se di nostalgia si può parlare, molte delle ricette che la fantasia napoletana ha saputo creare sono state raccolte ne Il pesce e l’olio e per di più sono state messe in pratica dagli esperti chef del ristorante vomerese. Il menù era completamente a base di pesce, cibo magro per eccellenza. Alici e lupine ‘a zuppetella per cominciare: una zuppetta in cui il pesce era adagiato su una fetta di pane ammorbidito dal sugo di pomodorini freschi. A seguire patane, foglie e pesce curreja: il pesce bandiera era un protagonista indiscusso sulle tavole povere di un tempo; oggi, invece, lo è in tutti i salotti gourmet che si rispettino. Accompagnato con purè di patate e spinaci conditi con olio e pinoli, è un piatto equilibratissimo e dai toni delicati. E poi la frittata e vermicielle, pietanza regina dello stile scammaro. Uno scrigno di sapori contrastanti, ma al tempo stesso armonici. L’uvetta dolce si mescola con i capperi salati, i pinoli e la pasta cotta come se fosse una frittata, ma senza le uova, solo l’amido a fare da collante. Difficile da domare con coltello e forchetta, tonda e dura come uno scudo, riserva però al gusto delle piacevoli sorprese. Da ricordare, infine, il baccalà di casa De Filippo, bianco e morbido, adagiato su una crema al limone, e il migliaccio ddoce ‘e pan, il dessert simile alla pastiera cotto con farina di grano e uva passa. Dunque, una serata all’insegna della tradizione trasformata in gourmet, ma anche un tuffo nelle radici e nella storia di una cucina saporita che tuttavia non smette di riservare sorprese.

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Eventi/Mostre/Convegni

Ludovico Lieto a Palazzo Caracciolo: Le stelle della moda

Nella splendida cornice del chiostro cinquecentesco di Palazzo Caracciolo MGallery by Sofitel, ha avuto luogo domenica 9 giugno la sesta edizione de Le stelle della moda, un evento di Ludovico Lieto che coniuga moda e cibo gourmet e che vede scendere in passerella le più importanti griffe del panorama napoletano. Ancora una volta la location da sogno si è rivelata la giusta dimora per accogliere la festa sfarzosa, ponendosi come fulcro fondamentale nella vita culturale della città. Ad accogliere gli invitati un ricco cocktail party offerto dalla Chef Sabrina Russo, che ha realizzato dei deliziosi e fantasiosi finger food accompagnati dalle bollicine Sorrentino, azienda vinicola che produce sulle pendici del Vesuvio. Inoltre, la degustazione di dolci era offerta dalla pasticceria Capriccio. Le stelle della moda, una serata indimenticabile a cura di Ludovico Lieto Ludovico Lieto ha realizzato l’evento in maniera unica, riunendo le eccellenze del glamour campano. La sfilata, che presenta le novità di tendenza nella stagione estiva 2019/2020, è iniziata con i capi da sogno di Fabrizia Dea, i quali in un colpo d’occhio ci hanno portato a Capri, a Cannes, a Parigi, per le loro fantasie colorate e al tempo stesso chic. Ed è proprio l’enorme raffinatezza a farla da padrone, racchiusa in look senza tempo e adatto ad ogni età: la graziosità del pizzo mescolato a tonalità glicine, salmone, panna e arancio caldo, fanno pensare alla molteplicità di occasioni ed eventi che solo la calda stagione è in grado di promettere. L’ottica Emerson, inoltre, ha fornito gli occhiali che sono stati indossati durante la sfilata dalle modelle, dettando così la prossima tendenza moda. Ad animare la serata ideata da Ludovico Lieto il presentatore Gaetano Gaudiero, che ha posto l’accento sul valore inestimabile del lavoro che queste famiglie artigiane apportano all’economia e al prestigio napoletano. Trovare chi investe nel Made in Italy, come coloro che hanno preso parte all’evento, è davvero difficile al giorno d’oggi, ma permette di sperare ancora in un ritorno alle origini, in cui la manifattura e la sartoria genuina e autentica riescano a distruggere la spada di Damocle della moda di importazione. Si prosegue poi con Raffaele Silvestro, per quanto riguarda la sartoria maschile. Qui è tutto un gioco di forme e proporzioni: luci e ombre scandiscono look più casual, caratterizzati da colori tenui come il sabbia e il fango, e quelli da sera, eleganti ma al tempo stesso resi informali da dettagli sbarazzini come le pieghe dei pantaloni più corte sulla caviglia o bottoni estrosi. Questa versatilità dell’outfit si indirizza soprattutto ad un uomo che ama sentirsi sempre alla moda, in qualsiasi occasione. A chiudere la sfilata i gioielli di Raffaele Massarelli, del brand Gioielli Ramas. Lo stesso creator ha tenuto a precisare che questi accessori non vogliono ostentare sfarzo, ma tentano un connubio armonico tra l’estrosità del design e la preziosità delle pietre che vengono incastonate in orecchini, collane e bracciali sinuosi dall’aria orientale. Tra gli altri sponsor più importanti, inoltre, ricordiamo l’Accademia di Trucco di Liliana Paduano, CSF Formazione, lo Jemming Club […]

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Teatro

La nuova stagione teatrale del Bellini

Mercoledì 5 giugno, presso il Teatro Bellini, si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della nuova stagione teatrale 2019/2020. Una stagione fuori dagli sche(r)mi, come fuori dagli schemi è stata la conferenza stampa: balli, canti, gag esilaranti e perfino un dj set hanno caratterizzato la serata, tra vivacità e allegria. Il teatro è condivisione, apprendimento costante della vita attraverso un filtro magico. La serata di presentazione della prossima stagione teatrale ha voluto rispecchiare pienamente la perenne gioia di vivere il teatro, portando attori e spettatori a partecipare mescolandosi in un’unica festa. Musicisti, artisti, attori, cantanti, tutti uniti per incoraggiare gli spettatori a prendere parte all’afflato vitale che sospinge gli uomini su e giù dal palco. In quest’occasione il Bellini è stato adornato a festa: vignette rappresentanti i singoli spettacoli sono state appese ai palchetti circostanti la scena. Questo grazie alla collaborazione tra il teatro e la scuola italiana di Comix, la quale per la nuova stagione ha realizzato appositamente le rappresentazioni, in un connubio che ricorda tanto il dialogo tra arti diverse che però rientrano sempre nella definizione di “visive”. La stagione teatrale 2019/2020 del Bellini Tra contemporanei e classici, passando per l’ attualità, la nuova stagione strizza l’occhio a molteplici tematiche, proponendo al pubblico una vasta scelta. Si parte da Le cinque Rose di Jennifer di Enzo Moscato, reinterpretato da Daniele Russo, per poi passare a grandi classici come Draculadi Bram Stoker con Sergio Rubini e l’Antigone di Sofocle.  Altri grandi nomi come quelli di Isa Danieli e Enrico Ianniello, impegnati nell’interpretazione di un testo spagnolo, e Filippo Timi in Skianto; e ancora, Massimo Popolizio sulle scene con Il nemico del popolo, di Henrik Ibsen.  Infine una trasposizione teatrale della graphic novel di Zerocalcare, Kobane e il grande ritorno di Dignità autonome di prostituzione, uno spettacolo irriverente e decisamente sui generis. Anche per il piccolo Bellini sarà una stagione interessantissima: Il sogno di Nietzsche, Battuage, Ferdinando, La resa dei conti, Stranieri. E poi ancora Massimo Recalcati e Mario Perrotta ne Il nome del padre. Inoltre, il teatro Bellini si impegna da sempre nel sostegno dei giovani che vogliono intraprendere la carriera attoriale. A loro viene dedicato il progetto Bellini Teatro Factory dal nome Take Four, a cura di Gabriele Russo. Tanti nomi importanti, ma anche tanti debutti interessanti per un cartellone all’insegna della novità coniugata perfettamente alla tradizione teatrale e della letteratura. Una fucina di creatività ed eleganza culturale che diffonde costantemente novità indimenticabili. Per avere maggiori informazioni circa il cartellone e le date potete consultare il sito internet del Teatro: http://www.teatrobellini.it   Crediti immagine: www.teatrobellini.it

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Food

La pizzeria Da Michele, tra pizza e riscatto sociale

Domenica 19 maggio presso la pizzeria Da Michele, nel cuore di Napoli, si è tenuta l’assegnazione di una borsa di studio per pizzaioli al partecipante più meritevole e talentuoso del progetto Generare Futuro. L’evento, privato e riservato alla stampa, ha inoltre avuto come scopo la presentazione dell’operato della Michele In The World (MITW), associazione creata dai membri della famiglia Condurro a sostegno di progetti nobili e solidali, come il supporto di giovani che vivono in contesti socio-economici disagiati. A 60 anni dalla scomparsa del fondatore, ora tocca ai giovani di casa Condurro non solo guardare al futuro della pizzeria cercando di raggiungere obiettivi sempre più importanti, ma anche impegnarsi in cause benefiche, in collaborazione con associazioni quali “Amici di Peter Pan” o “Cooperativa Siani“. Proprio quest’ultima ha fornito le materie prime per realizzare la pizza in onore di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra. Partner dolciario della giornata è stata la Pasticceria Napolitano, che a fine pasto ha deliziato tutti con le tipiche sfogliatelle e i saporiti babà. La pizzeria Da Michele, quando la pizza incontra la solidarietà Solidarietà ed attività sociale sembrano essere le parole d’ordine della mattinata: in loro onore il pranzo a base di pizza si è svolto nella maniera più lieta possibile, attraverso la condivisione della pietanza che non smette mai di andare di moda. Straordinariamente per l’occasione la pizzeria ha abbandonato le sue due uniche pizze presenti nel menù, la margherita e la marinara, e ne ha realizzate altre altrettanto speciali, perché speciale era la loro provenienza. La prima è la Pizza Giancarlo Siani Coop, che con mix di pomodorini gialli e rossi ci ha permesso di assaporare i frutti della legalità. Da un territorio confiscato alle mafie, infatti, provengono i piccoli pomodorini saporiti che guarniscono con i loro colori vivaci la tipica sfoglia sottile di pasta che ormai è da anni il marchio di fabbrica Condurro. La Mastunicola, invece, ha un’origine molto particolare. Si dice che questa fu realizzata in onore dello zar Nicola II venuto a Napoli per donare la coppia di cavalli di bronzo esposti in Piazza del Plebiscito. Uno degli antenati della famiglia la ideò presso le cucine della corte reale con pochi e semplici ingredienti: sugna, pepe e olio. La genuinità degli ingredienti ci permette di attraversare in un solo boccone anni e anni di storia, come un viaggio nel tempo che può avvenire solo tramite papille gustative. Insomma la pizzeria Da Michele si impegna da anni a portare alta la bandiera partenopea non solo attraverso il cibo, ma anche attraverso solidarietà e buone cause, contribuendo a portare alto il nome di Napoli con quell’empatia in cui qualsiasi cittadino napoletano riesce a riconoscersi.

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Teatro

13 assassine: i nuovi episodi in programma al TRAM

13 assassine è una rassegna di 13 spettacoli della durata di 25 minuti circa in scena al TRAM di Napoli dal 2 al 14 aprile. Ogni sera sono in scena 4 spettacoli diversi, che hanno come protagoniste assassine che hanno macchiato di rosso la cronaca nera italiana, dalle origini fino ai nostri giorni. Una missione esplorativa all’interno dell’animo femminile dalle mille contraddizioni, nei meandri nascosti in cui si insidia la follia e un io tormentato che non si dà tregua. 13 assassine: Rina Fort, Beatrice Cenci, Pia Bellentani, il delitto di Chiavenna e la strage di Erba Da vittime a carnefici. Questo è ciò che accomuna tutti i delitti andati in scena sabato 6 aprile. Donne, mogli, figlie, amanti, che dalla vita non hanno avuto che sofferenza e patimenti e che hanno sfogato la loro rabbia compiendo atti scellerati, al limite della comprensibilità. Si parte da Rina Fort, interpretata da Elena Fattorusso per la regia di Angela Rosa D’Auria. Rina aveva alle spalle anni e anni di sofferenze e finalmente trovò l’amore della sua vita in un uomo già sposato e con tre figli. Decise di ammazzare la famiglia di lui con una spranga una sera di novembre nel 1946, per l’eccessiva gelosia o perché il suo amore l’aveva portata ad una follia cieca e feroce. Il secondo spettacolo ha come protagonista Beatrice Cenci, che nel 1598 uccise suo padre insieme alla matrigna a colpi di martellate. Cristina Missere, attrice e interprete sulla scena, immagina Beatrice davanti a un tribunale, il suo fantasma rigonfio di odio nei confronti del padre. Ci racconta i fatti in maniera cruda: viene giustiziata davanti alla folla, augurandosi di scendere all’inferno e uccidere all’infinito la persona che abusava di lei ripetutamente davanti alla matrigna. Autrice e regista della storia Ramona Tripodi. Pia Bellentani durante una serata mondana nel 1948 uccise il suo amanti davanti a tutti gli invitati. Leda Conti è la contessa e Sergio Di Paola è il medico che la tiene in cura, oltre ad essere il regista del racconto. La contessa era perdutamente innamorata di Carlo Sacchi, il quale, quella maledetta notte, l’aveva umiliata in pubblico. Così Pia uccide il suo amante con un colpo di pistola alla testa. Una pazza o vittima della follia d’amore? Arianna Cristillo, inoltre, ci presenta la sua riscrittura del delitto avvenuto a Chiavenna nel 2000. Tre giovani adolescenti ammazzarono suor Maria Laura Mainetti durante un rito satanico. Le tre presentano una personalità borderline, avvezze fin da piccole a gesti sventati ed eccessivi. Complice la noia di un paesino piccolo, che con la sua monotona quotidianità ha indotto le tre a trovare in passatempi sui generis una via di fuga e un mezzo di divertimento. Infine, La strage di Erba, uno dei delitti che ha più scosso l’opinione pubblica negli ultimi tempi. Nel 2006 Rosa Bazzi e Olindo Romano uccidono la loro vicina di casa, suo figlio e il cane. Lo spettacolo è un percorso emotivo che ripercorre le cause del raptus di Rosa, e le rintraccia […]

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Food

I Reati con Gusto vanno in scena all’osteria Partenope

“Adunanza deliziosa – reati con gusto” è il nome del format che si terrà ogni mercoledì per quattro cene presso l’Osteria Partenope sita in Via Cimarosa al Vomero. Durante le serate verranno presentati piatti complessi, elaborati e dai sapori sperimentali, accompagnati da vini pregiati di aziende vinicole italiane. Mercoledì 20 marzo è stato il turno di Mirabella Franciacorta, che con le sue bollicine ha insaporito in maniera delicata, ma al tempo stesso decisa, tutte le portate della cena a base di specialità di mare. “Adunanza deliziosa – reati con gusto”, la seconda serata all’Osteria Partenope Fabio Messina, padron dell’Osteria, è uno che ha le idee molto chiare in fatto di cucina e lo si capisce molto bene dalla ricercatezza e dall’elaborazione dei piatti che sono stati presentati durante la cena. Dopo quattro anni di apertura e un locale che probabilmente non gli dava le soddisfazioni sperate, Fabio decide di rinnovare il personale: l’incontro con lo chef Marco Iavazzo può definirsi davvero provvidenziale. Fabio e Marco hanno un feeling culinario pazzesco, lui pensa, crea, insegue sogni, Marco realizza con mani sicure e forse, mentre plasma concretamente materie prime dalla qualità indiscussa, segue altri sogni forse ancora più ambiziosi. Proprio l’ambizione sembra guidare tutte le portate del menù del secondo incontro. Si parte da un’alice alla Sorrentina con maionese al limone fatta in casa, presentata in una scatoletta di latta simile a quelle che si vedono in commercio per la conservazione del tonno. Il piatto apre divinamente le danze, equilibra il sapore del mare a quello certamente più acidulo della maionese, creando un connubio armonico. Si passa, poi, alla seconda entrée: calamaro con lenticchie rosse decorticate e salsa al coriandolo. Una vera e propria virata verso Oriente, grazie alla salsa al coriandolo che dona un twist in più al piatto. Fabio intanto fa gli onori di casa, ride e scherza a proprio agio, e ci spiega che tutto ciò che viene portato in tavola è completamente homemade: perfino il pane e i grissini sono il frutto di una lunga ricerca che punta a conferire alla pasta una nota che ricorda il pane di una volta. Ma ecco che arriva il turno del primo piatto: pasta mista, detta anche Ammescafrancesca, con latte di cocco, baccalà e tartufo uncinato, con decorazione di fiori di borragine. E’ stata sicuramente la pietanza protagonista della serata, che ha diviso i pareri dei palati radunati attorno alla mensa. Inaspettatamente, fin dal primo boccone, il sapore del piatto è dolce e il tartufo, che solitamente ha un sapore molto più deciso, viene addomesticato dalle note esotiche del cocco. A seguire una bouillabaisse di pesce del Mar Tirreno. Il pesce tenerissimo e il brodo molto saporito hanno riscosso un gran successo. E per finire un babà piastrato con ganache al caffè. Carina l’idea di comporre i sapori nel modo in cui si ritiene più opportuno, secondo il proprio gusto; questo riesce a trasformare il dessert da scomposto a componibile in una sola cucchiaiata. Certamente i piatti dello chef Iavazzo sono dei […]

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Teatro

Enrico IV di Carlo Cecchi in scena al Mercadante

Quando nel 1921 Pirandello scrisse l’Enrico IV non si sarebbe di certo aspettato una messa in scena di un’ora così divertente, ironica e leggera. Eppure la versione di Carlo Cecchi che è stata rappresentata al Mercadante il 26 febbraio e che rimarrà a teatro fino al 3 marzo è esattamente questo, ma molto altro ancora. Enrico IV di Carlo Cecchi, una versione moderna Non è la prima volta che Carlo Cecchi si è cimentato nella rappresentazione di un’opera pirandelliana. Infatti, dopo il successo ottenuto nel 2001 di Sei personaggi in cerca d’autore, oggi l’attore e regista di teatro ci riprova e mette in scena una sua versione della tragedia. I temi sono sempre quelli tipici dell’autore siciliano: il teatro che parla di sé, il cosiddetto metateatro, e la relazione stretta che c’è tra finzione e realtà, spesso considerate due elementi agli antipodi, ma che per Pirandello sono due facce della stessa medaglia. Chi può definire con criteri certi e universali cosa è la verità e cosa è la menzogna? Siamo proprio sicuri di conoscere approfonditamente l’una e l’altra? E se tutto ciò che consideriamo vero fosse in realtà un’enorme bugia? Su questi interrogativi si basa l’Enrico IV: il giorno di carnevale, un uomo travestito da Enrico IV cade da cavallo e batte la testa, credendo così di essere davvero il re di Germania. Così i suoi cari fingono di essere personaggi vissuti all’epoca del re, assecondando la sua pazzia. È proprio la pazzia ad essere un’altra protagonista sulla scena, altra cifra creativa di Pirandello. A furia di ricercare la vera verità e di discernere le cose fallaci da quelle reali si diventa matti. Così lo spettatore è chiamato in continuazione a riflettere e a credere in maniera alternativa che tal personaggio sia pazzo e tal’altro sano, cambiando repentinamente opinione nel corso della piece. È certo, infine, che Cecchi ha dato una verve quasi comica all’Enrico IV, rendendola scorrevole, piacevole, fresca. Un’ora e venti scandita da risate e scenette divertenti, insolite per chi pensa alla versione classica. Difatti lo stesso attore ha affermato che in questa versione “si recita con Pirandello e anche contro Pirandello“, imbastendo una sorta di dialogo instancabile e inesauribile che ha portato il regista a rese sceniche calate nella modernità. In questo senso, ad esempio, egli parla di una sorta di regressione ai luoghi comuni della commedia dell’Ottocento da parte di Pirandello, come la commozione cerebrale come causa di pazzia o il finale melodrammatico. Luoghi comuni, questi, che Cecchi ha cercato di dissacrare giocando anche un po’ con l’autore. Il risultato è tutto da gustare. Foto: @Matteo Delbo

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Food

Solopizza festeggia 40 anni e si rifà il look

Solopizza compie 40 anni e rinnova il suo look. Martedì 19 febbraio si è tenuta la presentazione alla stampa del nuovo menù per festeggiare il compleanno della storica catena di pizzerie sita in Via Medina e poi diffusasi in tutta Italia. Dalla classica pizza margherita fino alla Solopizza 40, la pizza celebrativa con mix di pomodorini rossi e gialli del piennolo, olio evo, mozzarella di bufala e autentico provolone del Monaco, per finire al menù “Nonsolopizza” fatto di primi e secondi della tradizione napoletana. Solopizza e i suoi 40 anni, la pizza secondo la tradizione Un impasto lievitato per 48 ore, “a ruota di carro” o “a lenzuolo”, con solo farina bianca: questa è la formula che da 40 anni Solopizza propone per la creazione delle sue pizze. La serata è trascorsa con l’assaggio di quattro tipi di pizze, dimostrazione della scelta di ingredienti di alta qualità che contraddistingue da sempre la politica della catena. Grande protagonista il provolone del Monaco autentico e certificato, che si contraddistingue dal provolone comune per la mancanza della piccola testa sul corpo rotondo, come ha spiegato il critico gastronomico Roberto Esse presente in sala. Ad aprire le danze una margherita con mozzarella di bufala, passata di pomodoro Sanmarzano, olio evo e basilico, immancabile e irrinunciabile, adatta a qualsiasi tipo di palato e che mette d’accordo davvero tutti, grandi e piccini. Si è passati poi alla nuovissima Solopizza 40, che mixa l’acidità del pomodorino giallo alla dolcezza di quello rosso e amalgama nel palato il gusto pizzicante del provolone del monaco. Per finire due pizze ripiene, corpose: il “tronchetto“, ripieno al forno con mozzarella, ricotta di pecora e salame, ricoperta da speck e provolone del Monaco, delicata ma al tempo stesso sostanziosa; infine, la pizza fritta con scarole, provola, olive e capperi, dal gusto deciso, dal colore dorato e chiaro, indice di una frittura a regola d’arte. Le novità del menù comprendono anche la pizza “Social” a 12 gusti, molto apprezzata dai più giovani: 12 farciture diverse con al centro un uovo; e la “Merenna Napoletana“, ripiena con provolone del Monaco semi piccante, speck e mozzarella. Insomma, il  marchio di fabbrica può essere considerato senza ombra di dubbio la creatività e la voglia di mettersi in gioco e sperimentare, preservando tuttavia una tradizione di cui tutti i membri della pizzeria vanno fieri. Una storia solida e duratura, lunga quarant’anni, fatta di amore per il cibo genuino, come quello di una volta, al fine di donare al cliente un’esperienza culinaria a 360 gradi, che coinvolge tutti i sensi, primo tra tutti il gusto.

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Teatro

This is not what it is in scena al TRAM

This is not what it is è lo spettacolo andato in scena al TRAM dal 15 al 17 febbraio. Di e con Marco Sanna e Francesca Ventriglia, This is not what it is è un omaggio ironico e tagliente all’Otello di Shakespeare, ma anche alla noia, al trash, alla stupidità e alla spazzatura che ogni giorno ci troviamo ad affrontare. This is not what it is, non sei più ciò che sei I due attori sono soli sulla scena; un’isola, Cipro,  la loro location immaginaria, metafora in cui si condensa il raccoglimento e la concentrazione dell’attore durante la messa a punto di uno spettacolo, luogo di studio e di fatica interiore. Marco Sanna più volte cerca di iniziare un monologo ispirato all’Otello, più volte diminuisce la distanza che si crea tra il suo corpo e il microfono, ma altrettante molteplici volte la sua partner sul palco, Francesca Ventriglia, lo deride, lo interrompe, ridicolizzando il suo tentativo di costruire una piece “impegnata” e “impegnativa”. L’esigenza di parlare con parole semplici, derivanti dal quotidiano, che si immergono nel fango volgare della lingua colloquiale, si accompagna all’urgenza di lasciare da parte questioni troppo difficili e incomprensibili. “La gente vuole vedere e sentire cose più leggere” sembra essere il Leitmotiv dello spettacolo. E in effetti This is not what it is è un calderone pieno di temi attuali, che vanno dalla banalizzazione del tutto che stiamo vivendo nei giorni d’oggi, passando al desiderio dell’affermazione di sé, arrivando infine alla parodia della cultura di massa che ci porta lentamente alla spersonalizzazione dell’individuo. Così, in un’ora, si toccano motivi di riflessione in maniera vorticosa, stravagante e al limite del nonsenso, attraverso un linguaggio vivo e quotidiano, plasmato con giochi di parole e scambi, talmente esplosivo da poter essere considerato un terzo protagonista sulla scena insieme ai due attori. Shakespeare e il suo Otello sono i testimoni muti di una cultura ormai troppo vecchia, smessa e lasciata giacere inerte come un soprabito troppo vecchio e démodé per essere ancora indossato. Le passioni vorticose e folli raccontate nell’Otello sono oramai troppo lontane dagli amori tiepidi a cui ci si è abituati gradualmente. Insomma This is not what it is è uno spettacolo vivo, indomabile e indomato, proprio come l’uomo d’oggi che corre sempre più veloce e non ha il tempo di aprire gli occhi, fermarsi e riflettere. Fonte immagine: https://www.meridianozero.org/this-is-not-what-it-is/  

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Teatro

Comicissimi fratelli, Gianfranco e Massimiliano Gallo tornano all’Augusteo

Da venerdì 11 gennaio andrà in scena presso il teatro Augusteo di Napoli Comicissimi fratelli, l’esilarante show scritto da Gianfranco Gallo, da cui viene anche interpretato insieme al fratello Massimiliano. Sulla scena i due attori saranno accompagnati da Gianluca di Gennaro, Bianca Gallo, Franco Pinelli, Arduino Speranza e Marco Palmieri. Lo spettacolo rimarrà a teatro fino al 20 gennaio. Comicissimi fratelli all’Augusteo, Gianfranco e Massimiliano Gallo conquistano il teatro Per i due fratelli Gallo non c’è bisogno di presentazione. Entrambi sono attori che vantano nella loro carriera spettacoli, film e commedie spesso molto apprezzate dal grande pubblico. Comicissimi fratelli darà loro l’opportunità di cimentarsi in ruoli e caratteri diversi rispetto a quelli che di solito sono abituati a interpretare nel piccolo schermo. La brutalità e la malinconia vengono messi da parte per lasciare il posto all’interpretazione di personaggi frizzanti, dinamici, esplosivi, in una parola comici, che dominano la scena grazie a spiritosissime gag. La trama è molto semplice: due fratelli attori nello stesso teatro partenopeo, sono tuttavia in cattivi rapporti a causa dell’abbandono del teatro da parte di uno dei due per raggiungere la compagnia teatrale di Eduardo Scarpetta, molto più rinomata e di successo. Questo allontanamento viene visto dall’altro come un vero e proprio tradimento nei confronti del Teatro Tradizionale. Tuttavia, quando uno dei due si troverà in difficoltà a causa della defezione dell’intera compagnia teatrale che doveva mettere in scena la tragedia Francesca da Rimini di Silvio Pellico, l’altro accorrerà in suo aiuto, tra innumerevoli incertezze, e insieme riusciranno a salvare la soirée, tra sketch divertenti e una riproduzione spassosissima della tragedia, che sì riesce a far piangere il pubblico, ma dalle risate. Massimiliano e Gianfranco Gallo si trovano perfettamente a loro agio sul palco, si muovono in una dimensione tagliata a misura per loro. La trama risulta essere in effetti il pretesto per mettere in sequenza una dopo l’altra scenette comiche basate per lo più su giochi di parole, gestualità esagerata ed esilaranti equivoci, tutto espresso con una lingua fluida, vitale, espressionistica come solo il napoletano può essere. E quando alla fine si cerca di ricreare la Francesca da Rimini tutto il pubblico è in deliquio, proprio per l’effetto esageratamente comico che i Massimiliano e Gianfranco riescono a conferire al dramma, il quale viene stritolato e dilaniato, per far posto a qualcosa di ancora più innovativo. Comicissimi fratelli è un’operazione di buonumore prima ancora di essere definita commedia, che miscela insieme più generi ottenendo un effetto esplosivo, divertente, ma soprattutto leggero. Scorre via velocemente, a metà strada tra la tradizione e l’innovazione, tra il passato e il futuro. Fonte foto: gazzettadinapoli.it

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Culturalmente

Le 5 dee greche più importanti da conoscere

Le abbiamo viste nei film o sui dipinti, le abbiamo lette nei miti e nei racconti leggendari: le dee greche sono tra le figure che più abbiamo imparato a conoscere, ad amare e ammirare per la loro bellezza e potenza. Qui troverete la descrizione delle 5 dee greche più importanti. Le 5 dee greche più importanti Afrodite Al primo posto troviamo Afrodite, dea della bellezza, del desiderio carnale e della passione sfrenata. Per quanto riguarda il racconto della sua nascita, ci sarebbero due tradizioni differenti: alcuni, infatti, la definiscono come figlia di Zeus e Dione; altri, invece, pensano che ella sia figlia di Urano, i cui organi sessuali, tagliati da Crono, caddero in mare generandola dalle onde. Attorno a lei, inoltre, si sono condensate tantissime leggende da non considerare un corpus unico, piuttosto un repertorio di episodi in cui ella compare. Nonostante fosse sposata con Efesto, Afrodite amava follemente Ares, il dio della guerra. Non solo, ma aveva anche altri numerosissimi amanti, tra cui Adone e Anchise. Artemide Dea della caccia, della verginità, degli animali, della foresta e della luna, Artemide è stata da sempre legata ai simboli di arco e frecce. È il più delle volte considerata sorella gemella di Apollo e dunque figlia di Zeus e Latona. La sua peculiarità è quella di essere molto vendicativa e in effetti molte furono le vittime mietute a causa della sua ira. Come suo fratello Apollo era considerato l’incarnazione del sole, così Artemide era invece considerata la personificazione della Luna che erra nelle montagne. Tra gli animali a lei sacri c’erano i cervi e gli orsi e, infine, viene ricordata spesso come la protettrice delle Amazzoni. Atena È figlia di Zeus e Meti. La storia della sua nascita è del tutto particolare: si dice infatti che Atena nacque dalla testa di Zeus, tutta armata presso le rive del lago Tritonio, in Libia. Slanciandosi, ella emise un grido di guerra di cui risuonarono cielo e terra. Atena è la dea guerriera, armata di lancia ed egida (una sorta di corazza di pelle di capra) ed ebbe una parte importantissima nella lotta contro i Giganti. È inoltre dea della saggezza e i suoi simboli sono la civetta e l’olivo. È anche ricordata come Atena “dagli occhi glauchi”, per indicare il colore azzurro lucente che caratterizzava appunto le sue pupille. Demetra Demetra è la Dea materna della Terra, figlia di Crono e Rea, sorella di Zeus. La sua personalità, religiosa e mitica allo stesso tempo, la distingue da Gaia, la Terra concepita come elemento cosmogenico. Essa è essenzialmente dea del grano, ma anche una delle maggiori divinità dei riti eleusini: il suo potere sulla vita delle piante e sul ciclo vitale in generale simboleggia il passaggio dell’anima dalla vita all’oltretomba. I suoi attributi simbolici sono la spiga, il narciso, il papavero e la gru è il suo uccello preferito. Spesso viene rappresentata seduta con un serpente o delle fiaccole Era È la più grande tra le dee dell’Olimpo, figlia di Crono e Rea e perciò sorella di Zeus […]

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Libri

Una principessa in fuga, il nuovo romanzo di E. von Arnim (Recensione)

Una principessa in fuga è la nuova uscita in casa Fazi Editore della ben nota scrittrice inglese Elizabeth von Arnim. Dopo il successo ottenuto con Un incantevole aprile e Il giardino di Elizabeth, il libro torna con una nuova traduzione a cura di Sabrina Terziani. Una principessa in fuga di Elizabeth von Arnim, storia di un’insolita principessa La von Arnim è nota per scrivere libri che siano incentrati su protagoniste femminili e nemmeno stavolta le aspettative vengono deluse. Priscilla è una giovane principessa stanca della vita a corte e della vita sfarzosa che costantemente è costretta a vivere. I suoi desideri rappresentano ideali di libertà: vorrebbe scappare via, fuggire da tutto ciò che non è necessario per lo spirito e andare lontano, vivendo solo di semplicità e modestia. Per questo decide di allontanarsi di soppiatto dalla corte di Kunitz dove vive, senza dir nulla a nessuno, aiutata dal suo precettore Fritzing. Tuttavia, la vita che era stata sognata da entrambi, una vita appartata e dedita a lavori umili che plasmano l’anima, non si presenta secondo i loro piani. Non appena arrivano al villaggio inglese di Symford, entrambi devono affrontare la dura realtà: una principessa non è fatta per stare in mezzo alla gente; per quanto nobili siano gli intenti di Priscilla, il suo passato pieno di deferenza e servitù l’ha resa totalmente inadatta alla vita quotidiana. Suo malgrado, ella si troverà ad affrontare paure che fino ad allora sembravano solo fantasie recondite, e soprattutto sarà se stessa la più grande nemica che dovrà sconfiggere per tentare di sopravvivere. Una principessa in fuga è un libro che si presta molto bene alla riflessione riguardo soprattutto le nostre abitudini e il nostro stile di vita, duro a morire per quanto ognuno si sforzi a modificarlo radicalmente. Se da una parte Priscilla può avere il merito di aver cercato con coraggio una vita totalmente all’opposto di quella vissuta fino ad allora, dall’altra parte si potrebbe dire che la decisione presa e vagliata anche dal povero Fritzing sia stata del tutto superficiale, quasi un capriccio dettato dalla noia contingente. Di qui una domanda che potrebbe essere rivolta a tutti noi: quando pensiamo di voler cambiare vita, esattamente capiamo fino in fondo il significato e le conseguenze che un tale gesto potrebbe apportare nelle nostre vite? La risposta è semplice: non sempre. Ed è per questo che Priscilla deve essere presa ad esempio, non tanto per il coraggio che ha messo nel compiere una scelta così ardita, quanto nell’umiltà di aver riconosciuto, alla fine, quanto potesse essere pericolosa una decisione del genere se presa nella totale superficialità.

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Food

Pasticceria Napolitano Poderico presenta i suoi panettoni

Grande festa a piazza Poderico. Sabato 1 dicembre dalle 17.30 in poi la pasticceria Napolitano Poderico ha dato il via ad un evento imperdibile: una degustazione di panettoni artigianali made in casa Napolitano, dai più classici con uvetta e canditi ai più innovativi come quello all’albicocca e quello pere e cioccolato. Un’occasione unica per assaggiare liberamente le ricette della Pasticceria che ha inventato il San Gennariello, ma anche per godere di un’atmosfera calda e accogliente, come se ci si ritrovasse tutti quanti in famiglia. Tra trampolieri e giocolieri, il pomeriggio è trascorso in maniera frizzante anche grazie al Pazzariello, personaggio folcloristico napoletano che insieme alla sua band scatenata ha regalato a tutti coloro che si trovavano in piazza uno spettacolo spassosissimo. Pasticceria Napolitano Poderico: panettoni e pasticceria tra tradizione e innovazione La Pasticceria Napolitano Poderico ha il merito di creare dolci con ingredienti genuini: non solo prodotti a km 0, ma anche tanta passione e nobiltà d’animo che spinge costantemente la famiglia Napolitano a regalare al quartiere Arenaccia un punto di attrazione che riesca a risollevarlo e riqualificarlo. Entrando in pasticceria l’odore che ci investe è quello di un impasto fatto di uova e fantasia dolciaria, che regala ai sensi un’esperienza che fa bene al cuore. Il primo dicembre è stato così un trampolino di lancio per i panettoni di casa Napolitano Poderico. Marco, uno dei due fratelli pasticcieri che si occupa dell’attività, ci ha confidato che la sperimentazione di questi gusti così insoliti per i panettoni nasce un po’ per caso: all’inizio lo scetticismo era alto, soprattutto perché la tradizione talvolta è più forte della novità. Tuttavia, sin da subito i consensi sono aumentati e così si è deciso di scommettere su tre gusti totalmente nuovi: all’albicocca, pere e cioccolato e tartufato, oltre che quello classico uvetta e canditi. Sono panettoni, questi, dai gusti ben equilibrati e che infondo al palato subito il gusto rassicurante delle cose buone fatte in casa. Il panettone all’albicocca, ad esempio, è un tripudio di equilibrismo tra la dolcezza intensa delle albicocche e quella invece più rotonda della pasta del panettone. Quello alle pere e cioccolato, invece, ricorda molto gli accostamenti utilizzati in alta pasticceria, mentre, infine, il tartufato regala un gusto deciso che fonde insieme l’amarezza del cioccolato fondente e lo spirito alcolico del rum aggiunto a filo nell’impasto. Marco è ben contento di definire la sua attività a metà strada tra la tradizione e l’innovazione. La base di partenza è costituita sempre dalle ricette di una volta, che si tramandano in famiglia di generazione in generazione. Poi si passa all’invenzione, alla creatività e agli accostamenti di gusti insoliti che non avresti mai pensato in un determinato contesto. Così si arriva al colpo di scena che attira il cliente affascinato dalla possibilità sempre rinnovata di gustare dolci pensati costantemente nella stessa forma e con gli stessi ingredienti. Di fatti, da questa unione nascono le varianti delle sfogliatelle: la Pastierella, con il ripieno della pastiera, la Cioccotella, con ripieno di cioccolata fondente, la Babatella, […]

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Culturalmente

5 aforismi sull’amicizia che ne spiegano il significato

Aforismi sull’amicizia, anbabbi selezionato i migliori 5 L’amicizia, che regalo meraviglioso di empatia e umanità! L’inclinazione dell’uomo verso l’altro è una condizione naturale, innata ed istintiva tanto che Aristotele ci definì animali sociali, in quanto la nostra tendenza a vivere in comunità e stringere rapporti l’uno con l’altro è una condizione innata e primitiva, che accomuna gli uomini di qualsiasi civiltà e tempo storico. Qui cerchiamo di ripercorrere le sue caratteristiche salienti attraverso i 5 aforismi sull’amicizia più belli di sempre. Sulle relazioni sociali si fonda la comunità in cui viviamo. Nell’altro possiamo ritrovare le nostre paure e incertezze, un sostegno, un conforto o semplicemente la gioia di condividere un’esperienza, bella o brutta che sia. E, contrariamente al detto plautino Homo homini lupus est, non sempre siamo lupi, piuttosto fedeli compagni che si giurano reciproca fedeltà. Ci ha fatto sorridere e rallegrare, piangere e disperare, si è detto tantissimo, pagine a profusione sono state riempite per tentare di descriverla. Che cosa esprime l’essenza intima e profonda dell’amicizia? Esiste tra uomo e donna? Molto spesso finisce, perché? I più bei 5 aforismi sull’amicizia Cominciamo la nostra carrellata di aforismi sull’amicizia con una frase di Lewis: L’amicizia nasce nel momento in cui una persona dice all’altra: “Cosa? Anche tu? Credevo di essere l’unica”. (C. S. Lewis) Tutti abbiamo dei difetti inconfessabili o delle abitudini singolari che ci vergogniamo di far emergere per paura del giudizio altrui. All’amico non si può nascondere niente di tutto questo: capirà sempre tutto. Quando inoltre troviamo una persona che non solo comprende, ma condivide con noi quello che non riusciamo a confessare, ecco che ci si sente più liberi di essere noi stessi. Lewis ha perfettamente descritto l’essenza dell’amicizia in questa frase, la cui bellezza sta soprattutto nell’individuare nell’altro lo speculare di noi stessi. L’amicizia migliora la felicità e abbatte l’infelicità, col raddoppiare della nostra gioia e col dividere il nostro dolore. (Cicerone) Questa è una frase tratta da Laelius De Amicitia, che Cicerone scrisse nel 44 a.C. e dedicò a Tito Pomponio Attico. Nel libello si fa un elogio dettagliato dell’amicizia, adottando come modello ideale quello filantropico ellenistico calato nella realtà romana. Da questo piccolo trattato è stato ripreso questo aforisma, che assomiglia ad un calcolo matematico il cui  risultato è rappresentato dall’individuazione del vero scopo del rapporto tra amici: il supporto vicendevole. L’amicizia è molto più tragica dell’amore, dura molto più a lungo. (O. Wilde) Potevamo parlare di aforismi e amicizia senza citare lui, il padre delle frasi celebri? Oscar Wilde, autore inglese di fama vastissima, perseguitato in vita perché omosessuale, in questo motto racchiude una delle caratteristiche che comunemente sono accostate alla vera amicizia: la durata. Se dura per sempre, è vera amicizia, se finisce subito è stata semplice compagnia. Ecco la fatale ineluttabilità delle cose. Gli amici che sopravvivono nel tempo sono rarissimi, ma se per caso incappano sulla vostra strada condividerete esperienze con una persona che sarà presente per sempre nelle vostre vite. L’amicizia tra uomo e donna è sempre un poco erotica, anche […]

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Teatro

Lo zompo, lo spettacolo di Rosario Palazzolo al TRAM

Lo zompo è la piece teatrale andata in scena dal 15 al 18 novembre presso il TRAM Teatro Ricerca Arte Musica. Scritta, diretta e interpretata dal sicilianissimo Rosario Palazzolo, lo spettacolo ha il sapore di un esperimento, una prova che lo spettatore ha il dovere di affrontare dal momento che i suoi passi lo portano all’interno della sala. “Lo zompo” di Rosario Palazzolo, lo spettatore si fa protagonista Quando si entra in sala si ha l’idea di venir trascinati in una sorta di circolo anonimo per fedeli incalliti: le sedie sono disposte in cerchio, fanno il girotondo attorno alla scena, in mezzo alla quale sta un microfono in solitudine; una canzone che di solito si canta in chiesa la domenica fa da Leitmotiv mentre ci si accomoda. Ecco che, non appena tutti gli spettatori sono al loro posto, un uomo si alza, Rosario che interpreta il professore di matematica Nunzio Pomara, e inizia il suo monologo sfrenato, tutto fatto di rincorse tra parole ed esplosioni di dialetto siciliano. Nunzio Pomara annuncia di essere arrivato per declamare la sua rivelazione. Lo fa fino in fondo, a volte esitando, a volte disperandosi, innescando un continuo gioco col pubblico, intimorito e al tempo stesso incuriosito. Cosa ci vuole comunicare Pomara? Tra il vortice rocambolesco delle parole, tra i suoi molteplici “zompi” sulla scena, mette a dura prova chi è seduto sulle sedie e vorrebbe essere semplicemente spettatore. Invece si è continuamente costretti, nostro malgrado, a interagire con l’attore e questo abbatte completamente la quarta parete, rendendo il personaggio uno del pubblico e viceversa, quelli del pubblico personaggi attivi sulla scena. Il monologo è un frammisto di pensieri, il primo di tutti consiste nella purezza indefessa del professore, della sua incapacità a razionalizzare accadimenti negativi, al contrario di noi tutti che ogni giorno ci troviamo a fare i conti col compromesso e con la vergogna di accettare la violenza come un fatto inevitabile. Nunzio Pomara no invece e ciò rivela tutta la sua ingenuità fanciullesca. Quando la sua alunna Samantha viene investita dalle superstizioni della scuola, in quanto considerata l’incarnazione della Vergine Maria e obbligata a subire violenze di qualsiasi tipo, ecco che interviene e non si capacita di ciò che ogni giorno avviene senza seguire il corso della giustizia. Ma non c’è solo questo nascosto tra le parole amare. La paura metateatrale dello spettatore di entrare in contatto con la vera essenza della declamazione, rappresentata dall’attore in questo caso, e la destabilizzazione che ne segue servono a mettere di fronte ad un’evidenza forte: spesso il teatro non coinvolge, si guarda senza vedere sotto coltre gelida della finzione e si applaude senza capire fino in fondo a cosa si sta applaudendo.  

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