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Eroica Fenice

Teatro

Big Fish – il mio padre incredibile in scena al Théâtre de Poche

Big Fish – il mio padre incredibile è lo spettacolo portato in scena da Andrea Cioffi al Théâtre de Poche il 23 e il 24 giugno; un lungo monologo comico e a tratti straziante di un figlio, interpretato da Franco Nappi, che vuole raccontare il suo rapporto complicato col padre. Il testo è ispirato al romanzo dello scrittore statunitense Daniel Wallace, Big Fish appunto, riambientato in una Campania bucolica e mitica. Big Fish – il mio padre incredibile al Théâtre de Poche, tra epica e realtà Franco Nappi solo sulla scena inizia di spalle il racconto: interpreterà di volta in volta padre e figlio, proprio a significare che in fondo entrambi sono le due facce inseparabili della stessa medaglia, pur vivendo due esistenze agli antipodi. Edward Bloom è un uomo che ne sa una più del diavolo, concepito un giorno durante la Seconda Guerra Mondiale tra le nocciole e il fumo delle bombe, un padre affabulatore che riesce a trarre da qualsiasi avvenimento banale e quotidiano un racconto mitico e grandioso. Il figlio, non si pronuncia mai il suo nome, ha vissuto la sua intera esistenza aspettando che il padre mettesse da parte se stesso e le sue gesta eroiche che tanto offuscavano la sua presenza. Adesso Edward Bloom sta per morire, i racconti che tanto amava diffondere devono essere tramandati al fine di non perdere la traccia della sua epica esistenza. Così il figlio le tramanda a noi spettatori, come un aedo è attento a non inventare niente di sua spontanea volontà, è pronto a ripetere a memoria le parole che tante volte aveva sentito dalla bocca fantasiosa di suo padre. Big Fish è un racconto teneramente audace, che mette in scena le insicurezze e le paure di un esploratore che molto spesso si è sentito perso senza la sua bussola di riferimento, che per colmare la disperata assenza si è nutrito riempiendo lo stomaco di racconti di foreste incantate, combattimenti con famelici giganti, affronti a vecchiette che potevano predire la morte. La dimensione mitica del monologo assomiglia molto alle narrazioni che i vecchietti, all’ombra delle loro case basse, raccontano ai piccoli del paese. Singolare è il legame diretto che si crea tra entroterra campano e ambientazione americana nel romanzo di origine. Onirico e affascinante, il racconto presentato al Théâtre de Poche mette a nudo un’inquietudine atavica, quella di una generazione che troppo spesso cerca di rintracciare nelle sue radici un mezzo per guardare avanti, un appiglio o un esempio necessario per creare il domani.

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Teatro

Teatro Augusteo: presentazione del cartellone teatrale 2018-2019

Il 22 giugno nel foyer del Teatro Augusteo si è svolta la conferenza stampa per la presentazione della nuova stagione teatrale 2018-2019. Numerosi sono stati gli interventi da parte degli artisti, tra i quali ricordiamo Serena Autieri, Massimiliano e Gianfranco Gallo, Paolo Caiazzo, presentati da Giuseppe Caccavale. Augusteo, i titoli della nuova stagione Giuseppe Caccavale, ad apertura conferenza, ha tenuto a precisare un dato fondamentale: nella stagione passata, l’Augusteo ha chiuso con un forte aumento nel numero di abbonati, il che è stato solamente grazie ad un’offerta di spettacoli varia e ampiamente gradita dal pubblico. Ancora una volta ci sarà una collaborazione col teatro Sistina di Roma, attraverso la messa in scena di due spettacoli in comune: Mamma mia, con Luca Ward, Paolo Conticini, Sergio Muniz e Sabrina Marciano, dal 22 febbraio al 3 marzo 2019, campione di incassi dell’ultima stagione e presentato con uno straordinario allestimento; Belle ripiene, commedia divertente a tema cucina in scena dal 26 ottobre al 4 novembre, con Rossella Brescia, Roberta Lanfranchi, Tosca D’Aquino e Samuela Sardo. Non solo, la stagione continua con uno spettacolo di Serena Autieri #Lasciantosa – la prima influencer e presentato da lei personalmente. Emozionata, l’attrice ha affermato di voler portare sul palco un One Woman Show, in cui balla, canta e racconta e si racconta. Sarà a teatro dal 7 al 16 dicembre 2018. Ancora: Massimo Ranieri torna con il suo tradizionale Sogno e son desto, 400 volte che in occasione delle sue 400 repliche viene presentato in una performance del tutto inedita. Subito dopo, dal 21 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019, Buccirosso con Colpo di scena rinnova il sodalizio con lo storico teatro. Dall’11 al 20 gennaio i fratelli Gallo andranno in scena con Comicissimi fratelli. Anche loro presenti alla conferenza, hanno affermato che lo spettacolo si muove su due filoni opposti seppur complementari: quello della drammaturgia tradizionale e quello della commedia dell’arte, fatto di improvvisazione e ispirazione dettata dalle contingenze. Caccavale ha inoltre specificato che la stagione 2018-2019 sarà caratterizzata dall’utilizzo di effetti speciali e di tecnologie per offrire agli spettatori un’esperienza più realistica e innovativa. Ad esempio Peter Pan – Il musical forever con musiche di Edoardo Bennato, dall‘8 al 17  febbraio, utilizza un drone per rappresentare la fatina Trilly. Come pure Priscilla, la regina del deserto, in scena dal 5 al 14 aprile. Una rassegna di spettacoli legati fortemente allo spirito dell’Augusteo, che da anni coniuga la passione per la tradizione attoriale e musicale napoletana, tipica del cabaret, a commedie che danno uno sguardo anche al presente, in maniera tuttavia leggera. Quest’anno tocca a Paolo Caiazzo portare sul palco qualcosa di divertente che al contempo tratta di un tema attualissimo: i social. Non mi dire te l’ho detto, dall’8 al 17 marzo, è uno spettacolo che nel suo intreccio innesta social media e i loro possibili effetti collaterali. Ultimo spettacolo nel cartellone, Cavalli di Ritorno 2.0 di Gino Rivieccio andrà in scena dal 26 aprile al 5 maggio.  I fuori abbonamento del Teatro Augusteo Oltre a questi spettacoli in […]

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Libri

Thomas Hardy torna con “Sotto gli alberi”, l’idillio della campagna inglese

Thomas Hardy e il suo capolavoro nascosto: Sotto gli alberi Torna in libreria con la Fazi Editore Sotto gli alberi di Thomas Hardy nella collana Le strade. Hardy non ha bisogno di presentazioni: grandissimo autore dell’Ottocento inglese divenuto un classico grazie ai suoi capolavori come Tess dei d’Uberville e Jude l’Oscuro, rappresenta un must per i lettori che vogliono definirsi conoscitori della letteratura inglese. Sotto gli alberi, con Thomas Hardy nella campagna inglese Scritto nel 1892 e revisionato fino al 1912, il romanzo è ambientato nella campagna inglese, l’azione scandita dalle quattro stagioni, dall’inverno fino all’autunno, e narra della storia d’amore tra Dick e Fancy. Il primo è figlio di un carrettiere e suonatore di violino, la seconda è l’affascinante direttrice del collegio di Mellstock. Alle vicende amorose dei due si intrecciano le vicende del coro della parrocchia di Mellstock, la cui sopravvivenza è seriamente minacciata dall’introduzione di un organo meccanico fortemente voluto dal vicario. Hardy ci proietta subito in un mondo quasi incantato, in cui l’ombra degli alberi culla dolcemente il lettore trasportandolo in mezzo alle radure, tra le fronde dei boschi che si vestono e si svestono di foglie. È un paesaggio ameno quello che ci si prospetta davanti agli occhi, e ci si sente riempiti dalla felicità campagnola plasmata sulla gioia delle piccole cose, come il gusto del miele fresco appena estratto o del sidro che accompagna le sere d’inverno particolarmente rigide. Tra un sentiero e l’altro vediamo affaccendati i due protagonisti, i quali sono ancora troppo giovani per riconoscere fin da subito i palpiti dell’amore, ma che a poco a poco scoprono l’uno nell’altro una fonte di felicità inaspettata e insperata, non tuttavia impermeabile alle minacce esterne. Un acquerello dalle tinte chiare che tuttavia è leggermente sporcato dalla consapevolezza che il progresso e il futuro invadono anche i luoghi più nascosti e la natura più caparbia a resistere: così le vicende del coro vengono viste soprattutto come esempio di resilienza al tempo che fugge e non lascia scampo a chi non riesce a tenere il passo giusto. L’acerrima lotta tra l’organo meccanico e il palpito vitale dei cuori che compongono il coro è assunta a dicotomia universale nella metafora tra progresso e anacronistica chiusura, tra passato e futuro. Con uno stile inconfondibile e unico, Sotto gli alberi si posiziona con gran merito tra i capolavori di Thomas Hardy tuttavia messi in secondo piano rispetto alle opere più famose e conosciute. Attingendo alla tradizione umoristica inglese, caratterizzata da sottili ironie e sorrisi a denti stretti, Hardy non delude le alte aspettative del lettore. Thomas Hardy, i romanzi

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Eventi/Mostre/Convegni

Salerno Letteratura Festival presentato al Napoli Città Libro

Nell’ambito della manifestazione Napoli Città Libro che si terrà presso il complesso monumentale di San Domenico Maggiore dal 24 al 27 maggio, si è svolta nella sala del Capitolo, sabato 26 maggio, la presentazione del Salerno Letteratura Festival, il quale aderisce a Back Home / Rete dei Festival del Sud. Il festival si terrà nel chiostro del Duomo di Salerno dal 16 al 24 giugno e vi parteciperanno moltissimi scrittori della scena nazionale e internazionale, come André Aciman, Eva Cantarella, Maurizio De Giovanni, Fortunato Cerlino, Olivia Sudijc e tanti altri. Salerno Letteratura Festival per la rinascita del Sud L’intento di Back Home/La rete dei festival del Sud è altamente nobile e rivoluzionario: a partire dalla presa di coscienza del fatto che anche il più piccolo paesino del Sud Italia vanta un piccolo nucleo di persone che vogliono uscire dalla marginalità, si cerca di realizzare un progetto culturale comune come quello del Salerno Letteratura Festival. Per questo è necessario unire le singole potenzialità del territorio affinché la cultura e il sapere diventino chiave d’accesso ad un mondo che corre sempre più veloce. Il Festival, inoltre, nasce dall’alleanza di 25 manifestazioni promosse in questi anni da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Nel corso dei suoi primi cinque anni di vita è riuscito a ritagliarsi un’ampia fetta di prestigio nel panorama delle manifestazioni culturali italiane e oggi si presenta come una delle più importanti su tutto il territorio italiano. Accanto alla letteratura, grandissima protagonista, trovano spazio altre esperienze come la musica, il teatro, il cinema e le arti visive, che vengono fuse insieme per donare ai partecipanti un’avventura totale, di cultura che non esclude nulla, ma che anzi ruota a 360 gradi. Ecco perché il Salerno Letteratura festival si vanta di avere un’impostazione “generalista”, intesa a soddisfare tutti i gusti, da quelli più infantili a quelli più adulti. Salerno Letteratura Festival, tra sviluppo economico e sociale A braccetto con la cultura va di pari passo anche lo sviluppo economico: attraverso di essa ci si propone di risollevare e valorizzare l‘attività imprenditoriale, sociale e soprattutto economica che gravita intorno a questo tipo di manifestazioni e, più in generale, intorno al mondo dell’editoria. Questo incide in maniera cospicua nelle vite di ognuno di noi, pur non essendo sempre lampante. A sorpresa, durante la presentazione, è riuscito a essere presente anche Roberto Fico, attuale presidente della camera. Questi si è detto contento dell’esperienza del Salone del Libro a Napoli, città che rappresenta un Sud tutt’altro che dormiente, con una fortissima vitalità anche nel settore economico. Tutto ciò che è necessario fare dal punto di vista politico è sicuramente trovare una forte rappresentanza delle istituzioni in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Vi aspettiamo al Salerno Letteratura Festival!

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Teatro

“Fortuna” di Alessandro Sesti al TRAM: storia di un ossimoro

Giovedì 17 maggio è andato in scena Fortuna al TRAM, Teatro Ricerca Arte Musica, quinto spettacolo all’interno della rassegna del festival TrentaTram, che prevede undici spettacoli nei quali si esibiscono tutte compagnie under 30. Lo spettacolo è interamente scritto e interpretato da Alessandro Sesti,  accompagnato con la chitarra da Nicola Papapietro; entrambi fanno parte della compagnia umbra SMG. “Fortuna” di Alessandro Sesti al TRAM, omertà e silenzio Chi non ricorda la storia della piccola Fortuna? Stuprata più volte dal compagno della madre, muore a sei anni, uccisa dal mostro che puntualmente usava violenza su di lei e anche sugli altri suoi amichetti. La vicenda è emersa nel 2016, dopo due anni di silenzio e di omertà, due anni in cui tutti sapevano ciò che stava accadendo al Parco Verde di Caivano, ma in cui nessuno osava proferire parola sull’orrore che si stava consumando. Senza alcuna pretesa di condanna, senza la retorica che avrebbe rischiato di rendere finto il messaggio, Alessandro Sesti ci racconta del Parco e dei fantasmi che vi abitano: il giovane extracomunitario ucciso perché pretendeva un contratto di lavoro regolare, Paolina, la signora un po’ ritardata sopravvissuta agli innumerevoli disastri della sua vita, le due signore che stanno sempre al balcone e conoscono i fatti di tutti quanti. Non si sa se siano veri o fittizi questi personaggi e forse non interessa nemmeno tanto: il punto è che rendono verosimile la trama, equilibrando momenti di ironia e momenti di tensione. Proprio le parole che potevano salvare la piccola Fortuna ed Antonio Giglio, suo compagno di disavventure, fluiscono velocemente dalla bocca dell’attore, in un lungo monologo che amalgama ironia, dolore, tensione, tenerezza e rabbia. Tutta la sofferenza viene sputata via, come un male da cui è necessario curarsi in fretta: è l’indifferenza il veleno che rende torbidi gli animi che sono coinvolti nella vicenda, rende belve feroci e assassine non tanto meno di chi ha alzato le mani e se l’è sporcate. Lo spettacolo Fortuna al TRAM manda un messaggio alla coscienza di tutti Singolare è inoltre il fatto che una compagnia non napoletana abbia deciso di scegliere una vicenda nostrana. È un segnale forte e tangibile: non serve essere campani per percepire la disperazione della nostra terra; una disperazione che è estesa anche su tutto il resto dell’Italia. Fortuna al Tram è una rappresentazione contro il silenzio e l’omertà, che non coinvolgono necessariamente gli episodi di violenza domestica, molto spesso considerati meno gravi rispetto ai fatti di mafia; estende il suo discorso a tutto il sistema di favoritismi e di illegalità che avvizzisce tutto il Paese. “Cerchiamo di dare una scossa a questa situazione, nel nostro piccolo, attraverso il teatro” spiegano Alessandro e Nicola alla fine della rappresentazione. È la coscienza di tutti gli spettatori il destinatario vero e proprio di Fortuna, affinché casi come questi divengano a poco a poco una minoranza, per non dover più tenere dentro dei mostri che ci arrovellano lo stomaco e ci mangiano da dentro.  

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Libri

Sopravvivi all’amore, con Michel de Montaigne l’uomo conosce se stesso

Dopo Coltiva l’imperfezione e La fame di Venere, è uscito in libreria il 5 aprile il terzo volume dedicato ai saggi di Michel de Montaigne. Sopravvivi all’amore, infatti, è il capitolo conclusivo di una grande opera di ristampa  della raccolta saggistica di Montaigne che la Fazi Editori ha deciso di promuovere, proponendola con una nuova traduzione. Sopravvivi all’amore, saggio sull’uomo di Michel de Montaigne Parlare di Sopravvivi all’amore non è semplice a causa della molteplicità dei temi che vengono trattati, apparentemente in maniera rapsodica. Attraverso uno stile fluido, amabile come una conversazione che si intrattiene con un amico che conosce tutto su tutti gli argomenti, Michel de Montaigne ci fa entrare subito nel vivo della materia. Diceva Bolano che”leggere è come pensare, come pregare, come parlare con un amico, come esporre le tue idee, come ascoltare le idee degli altri, come ascoltare la musica sì, come contemplare un paesaggio, come uscire a fare una passeggiata sulla spiaggia”. E mai citazione fu più calzante nel descrivere il meccanismo letterario di Sopravvivi all’amore. Un’enciclopedia delle emozioni, che scandaglia in profondità sentimenti come la vanità, la tristezza, la collera, saltando da un argomento all’altro in maniera leggiadra: così, ci si ritrova a leggere se stessi e a specchiarsi nelle parole di Montaigne come Narciso faceva nell’acqua del lago. L’incostanza delle nostre azioni, l’amore per i libri, addirittura gli odori, diventano protagonisti della trattazione, a cui si allegano spesso esempi illustri provenienti soprattutto dalla letteratura e dalla storia greca e latina. Il potere di accomunarci con i grandi personaggi fittizi e reali del passato già di per sé dovrebbe essere garanzia di una lettura edificante, in quanto ci rende parte di un unico, immenso respiro vitale. Il titolo quindi potrebbe ingannare il lettore: non si tratta di un saggio come quello di Ovidio “sull’amore e i suoi rimedi”, non è il sentimento che viene analizzato puntualmente. Si dà più che altro spazio all’intimità dell’individuo, partendo da ciò che più lo accomuna al resto degli uomini. In costante tensione, dunque, nella ricerca della propria affermazione, Michel de Montaigne promuove l’identità come conservazione del proprio io, in contrasto dunque con l’amore, inteso come propulsione che spinge a cercare nell’altro se stessi. Il messaggio lanciato, in definitiva, è forte e chiaro: è solo attraverso la conoscenza del sé, con i propri punti di forza e debolezza, che si riesce a vivere una vita completa, nella quale la condivisione, e soprattutto la tendenza a superare i propri limiti, trovano un posto di prim’ordine. Da leggere tutto d’un fiato o da assaporare lentamente e in maniera graduale, Sopravvivi all’amore costituisce un tassello imprescindibile per i lettori che vogliono rinsaldare il legame prima di tutto con se stessi e in second’ordine con il resto del mondo.

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Teatro

La nuova stagione del Teatro Stabile 2018-2019 presentata al Mercadante

Nell’elegantissima cornice del Teatro Mercadante si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della  nuova stagione del Teatro Stabile di Napoli. Il presidente Filippo Patroni Griffi e il direttore artistico Luca De Fusco hanno interagito con pubblico e artisti al fine di illustrare il prossimo ricco tabellone teatrale, all’insegna di proposte che variano dai classici fino ad arrivare ai contemporanei, passando attraverso la danza. I grandi successi del Teatro Stabile di Napoli Il presidente ha espresso con orgoglio la riconferma del primato del Teatro Stabile a Teatro Nazionale, tra i più importanti nel Mezzogiorno d’Italia. In un momento politico davvero difficile, la cultura deve essere la risposta a qualsiasi domanda: “Siamo pronti a valorizzare l’offerta, ricca e diversificata, della nuova stagione teatrale” ha affermato Filippo Patroni Griffi. Nonostante le numerose difficoltà economiche, dettate soprattutto da uno scarso finanziamento della regione, lo Stabile ha saputo destreggiarsi con le proprie risorse e passare dal sedicesimo al sesto posto nella lista dei più importanti teatri italiani. La nuova stagione teatrale non vede protagonisti solo i classici della grande letteratura e del grande teatro, ma si distingue anche e soprattutto per l’impronta napoletana dei suoi spettacoli: ancora una volta è la città la vera protagonista della scena culturale, declinata in tutte le sue diverse sfaccettature. Ma non solo. Il vero tentativo è quello di riuscire a coniugare la realtà cittadina con le realtà esterne. Di conseguenza, importare ed esportare sono termini chiave, volti a instaurare un dialogo ininterrotto tra il fuori e il dentro, tra Napoli e Italia (e addirittura estero!). È dunque necessario mettere in risalto ciò che di positivamente rilevante accade in una città così contraddittoria come Napoli e non scegliere solamente di raccontare gli accadimenti nefasti del presente, come ha affermato lo stesso direttore. Ancora una volta, infatti, il teatro si è confermato tra i migliori per offerta in Campania e in Italia soprattutto. L’orgoglio per un primato così importante come quello del Teatro Stabile è assolutamente lecito se immerso all’interno di una situazione problematica come talvolta può apparire quella della città. Durante la conferenza, inoltre, si sono toccati altri temi importantissimi come quello della scuola teatrale del Mercadante. Nata sotto il segno della famiglia De Filippo, continuerà a operare sul territorio, assicurano Griffi e De Fusco, malgrado le numerose difficoltà. Anche la scelta di inserire nel cartellone spettacoli di danza, settore in lento decadimento in Italia, rappresenta una precisa volontà: quella di gettare un’ancora di salvataggio a un tipo di intrattenimento che predilige le emozioni e non l’intelletto. La programmazione della nuova stagione del Teatro Stabile Il direttore Luca De Fusco ha asserito: “Abbiamo cercato di far coincidere la conferma a Teatro Nazionale con un cartellone particolarmente gioioso. Uso questo termine non perché presentiamo solo spettacoli divertenti: sarebbe contrario alla stessa filosofia di un teatro pubblico. La gioia di cui parlo è quella dell’amore per il teatro, perché in questa stagione non c’è genere teatrale o linguaggio scenico che venga trascurata“. Al Mercadante: 24 ottobre-11 novembre 2018 : Salomé di Oscar Wilde, […]

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Libri

Dietro anime d’inchiostro di Marco Chiaravalle, tra sogno e realtà

Presso la libreria Raffaello sabato 14 aprile si è tenuta la presentazione del libro Dietro anime d’inchiostro, edito da La strada per Babilonia, con la partecipazione di Ida Basile, scrittrice del blog ReadEat – Libri da mangiare e Marilena Cracolici di Marilena’s Journal, insieme al giovane autore Marco Chiaravalle. Dietro anime d’inchiostro e la dicotomia sogno-realtà Uno scrittore intrattiene un rapporto con la scrittura molto particolare, viscerale. Questa necessità può essere definita sempre in maniera diversa, in quanto diverse sono le anime che costellano il panorama della narrativa. E può succedere addirittura che la necessità sia talmente bruciante che a volte si ritiene necessario staccarsene, un po’ come un fumatore che decide di smettere di fumare. Il vizio, pur donando piacere incommensurabile, si converte automaticamente in senso di colpa. È questo che è successo a Marco Bandini, protagonista del romanzo: scrittore appassionato, a causa di un misterioso evento non riesce più a scrivere una sola parola e ciò che prima rappresentava l’unica via di fuga dalla realtà adesso diventa qualcosa di troppo pesante per essere sostenuta. Accanto a lui, i suoi amici Mike e Luca e due ragazze Alice e Michelle. Marco si innamora di Alice, ma nella notte il ricordo della sua ex ragazza Michelle torna a tormentarlo, impedendogli di superare alcuni sensi di colpa e vivere la vita in maniera spensierata. Entrambe sono l’emblema della voglia di andare avanti e delle paure che ci tengono legati e impossibilitati a conseguire qualsiasi passo verso la felicità. Un romanzo onirico, un funambolismo tra sogno e realtà, vita e fantasia, incarnano perfettamente le pagine del racconto, che non disdegna di fare riferimento al racconto di Alice nel Paese delle meraviglie, ma al contempo anche ad aspetti più concreti della realtà, legate alla società: Marco, infatti, stringerà una forte amicizia con due ragazzini rom e li difenderà contro le ingiustizie del campo in cui vivono; non solo, ma anche il terremoto dell’Aquila trova un posto d’onore nel libro. Insomma, Dietro anime d’inchiostro rivela perfettamente il nostro essere in assoluto frammentario, racconta la convivenza di caratteristiche spesso divergenti dentro ognuno di noi, all’apparenza inspiegabili. Dolce e salato, bianco e nero, in noi stessi si contrappongono anime che se fossero d’inchiostro potrebbero essere protagonisti dei nostri romanzi quotidiani. Come va a finire Dietro anime d’inchiostro? E via così, il pomeriggio è scorso tra una domanda e l’altra: il rapporto di Marco Chiaravalle con la scrittura, la presenza della sua personalità all’interno dei vari personaggi e, punto cruciale, il finale. Senza rivelare oltre, Ida Basile ha spiegato che il finale del romanzo è aperto e può essere sottoposto a interpretazioni varie. Il che potrebbe sembrare un aspetto negativo, ma, ha spiegato la scrittrice del blog ReadEat, in realtà invece potrebbe risultare un escamotage per lo scrittore al fine di coinvolgere attivamente il lettore e, attraverso le risposte diverse che coloro che lo leggono si forniscono, ci si può mettere qualcosa della propria anima.  

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Teatro

Teatro in pillole all’Hart: giochi teatrali con Pirandello

Ritorna presso l’Hart l’appuntamento mensile di Teatro in Pillole, ideato e diretto da Stefania Russo. Il format, alla sua quarta edizione, vede cambiare la sua location e il suo tema di volta in volta. Giovedì 12 aprile è stato scelto come topic quello del Così è se vi pare, tratto da una famosissima commedia di Luigi Pirandello. Ospiti speciali Gabriella Cerino, direttrice del teatro Diana, e il pittore Massimiliano Mirabella, autore a fine serata di un vero e proprio tableau vivant. Teatro in pillole all’Hart, la verità pirandelliana In un’atmosfera molto informale, va in scena un vero e proprio contest teatrale: si sfidano tre attori amatoriali e tre attori professionisti e sarà poi il pubblico a decidere il vincitore di entrambe  le categorie. Tra un piatto di pasta e un bicchiere di vino si è assistito, comodamente seduti sulle poltrone del teatro, alla sfida a colpi di battute, intervallata dal commosso monologo sulla solitudine delle donne di Gabriella Cerino. Teatro in pillole all’Hart, attori amatoriali sfidano attori professionisti Per la categoria amatoriali Stefania Ciancio e Paolo Amodio hanno interpretato una coppia in crisi nella quale non si capisce bene chi sia la vittima e chi il carnefice; Paolo Alfaro ha portato sulla scena un monologo di Checov molto intenso sui danni del tabagismo, che in realtà si presenta più come pretesto per esprimere tutta la sofferenza dell’autore russo e la sua voglia di scappare lontano; Mariangela Saggese e Ivan Valentinelli sono stati invece due neo sposini all’apparenza molto innamorati. Per la categoria professionisti, invece, la spassosissima scenetta del Mago Sasà, prestigiatore e ventriloquo ha dato un tocco di leggerezza alla serata; a seguire Marcello Cozzolino con il suo racconto di com’è morto infilandosi un calzino. Infine, Paolo Gentile nel ruolo di un attore pronto a sacrificare tutto per ottenere fama, dimenticandosi tuttavia delle cose più essenziali. Come se si ritrovassero dopo molto tempo e decidessero di passare la serata a giocare al gioco da bambini “facciamo che io ero”, di volta in volta i personaggi hanno regalato performance diverse unite dal  fil rouge pirandelliano della verità sfuggente. Le scenette, infatti, erano accomunate dal fatto che lo spettatore pensasse che ciò che veniva inscenato non avesse segreti o seconde interpretazioni. In realtà, tutto era velato dalla sottile patina dell’apparenza e sotto sotto, andando a scavare nel profondo, la verità era altra da quella puramente estetica. Come insegna il caro Pirandello, non può esistere un’unica interpretazione del contingente, questa deve essere invece plurima, molteplice, cangiante. È una, nessuna e centomila. Teatro in pillole all’Hart, ma non solo Sono previste in tutto 10 cene-spettacolo alla fine delle quali i vincitori di ciascuna serata si sfideranno per il superamento della prova finale e il conseguimento del super premio. Per ulteriori informazioni sugli spettacoli visitate la pagina Facebook del gruppo Teatro in pillole.        

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Libri

All’ombra di Julius di E.J. Howard- Fazi Editore

In tutte le librerie è in arrivo il 9 aprile il nuovo libro di Elizabeth Jane Howard, All’ombra di Julius, edito da Fazi Editori. La casa editrice ha precedentemente pubblicato della stessa autrice la ormai nota Saga dei Cazalet, ambientata in un arco cronologico che va dagli anni immediatamente precedenti alla seconda guerra mondiale fino al secondo dopoguerra, e che narra le vicende di una famiglia inglese al cui interno sono racchiuse ben tre generazioni. All’ombra di Julius è una storia che parla di molti argomenti, tocca temi importantissimi che se calati nel 1965, anno di scrittura del libro, hanno il potere di sorprendere il lettore per la loro enorme attualità. Ma se è possibile rintracciare un unico, vero protagonista, al di là dei personaggi di cui vengono narrate le vicende, quello è senz’altro l’amore in tutte le sue forme: per la patria, per una donna, per un uomo, per se stessi. All’ombra di Julius, una storia di speranza Julius è un padre affettuoso, legato alle sue due figlie, Cressy ed Emma, ma ancor di più attaccato all’ideale di amore per la patria e per il prossimo: è per questo che deciderà di partire volontario per la battaglia di Dunkerque (1940) al fine di arrestare l’avanzata tedesca e di evitare, così, lo sbarco dei nazisti sulle coste inglesi. A quel tempo lo scontro fu una vera e propria carneficina, ma il sacrificio di molti evitò la resa dell’Inghilterra, allora governata da Winston Churchill. Proprio il suo sacrificio e la sua morte influenzeranno le vite delle donne che ha lasciato a casa: Cressy, per tamponare l’insopportabile dolore si sposa giovanissima e giovanissima rimarrà vedova. Da allora vivrà solo di rapporti occasionali e fortuiti. Al contrario, Emma, la sorella più piccola, rifiuta relazioni con altri uomini a causa dei suoi impegni lavorativi e soprattutto perché non riesce a trovare nessuno che senta propriamente degno di starle accanto. E poi c’è Esme, madre delle due ragazze e moglie di Julius: fin da sposata intrattiene rapporti extraconiugali con Felix, di dieci anni più giovane, che tuttavia deciderà di allontanarsi da lei proprio quando si diffonde la notizia della morte di Julius. Infine Dan, estraneo alla famiglia, poeta stravagante ma al tempo stesso affascinante, legato ad Emma da un sentimento nuovo per entrambi. Vent’anni dopo la scomparsa di Julius i cinque si ritroveranno a passare un weekend tutti insieme nella casa di campagna di Esme. Quest’occasione sarà la miccia che farà esplodere nuove emozioni in tutti loro. Fare i conti col passato, con la costante presenza-assenza di Julius, realizzare che non tutto ciò in cui si crede può precludere l’esperienza di certe sensazioni, scoprire lati nascosti dell’altro pur conoscendolo da una vita, andare contro i propri pregiudizi, abbandonarsi senza razionalità alle suggestioni, disfarsi delle paure sono solo alcuni dei concetti toccati dalla penna leggera della Howard e che in parte ritroviamo anche nella saga dei Cazalet. All’ombra di Julius è il libro che racconta storie di insicurezze e paure, di cadute e rinascite, di amore che […]

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Teatro

Il caso Malaussène con Daniel Pennac in scena al MANN

Nella splendida sala della Meridiana all’interno del MANN -Museo Archeologico Nazionale di Napoli – domenica 25 marzo è andato in scena lo spettacolo Il caso Malaussène. Mi hanno incastrato ideato e scritto da Daniel Pennac. Sul palco lo vediamo assieme a Massimiliano Barbini e Pako Ioffredo. Lo spettacolo fa parte del FestivalMann. Muse al museo, nella sua seconda edizione, che in 8 giorni dal 21 al 28 marzo, vede radunati più di 100 importantissimi ospiti facenti parte del mondo dello spettacolo e della musica. Lo scrittore ha guadagnato la fama internazionale grazie al clamoroso successo de Il paradiso degli orchi e La fata carabina, facenti parte della saga che vede protagonisti i membri della famiglia Malaussène, il cui seguito è stato tuttavia a lungo sospeso. Lo spettacolo è stato tratto dall’omonimo libro, pubblicato da Feltrinelli nel 2017. Il caso Malaussène: dalla narrazione alla scena Il palcoscenico presenta una scena scarna, arredata da pochi elementi che di volta in volta saranno utilizzati dagli attori durante l’evolversi della vicenda, per creare ambienti diversi aiutati anche da un pizzico di fantasia. La storia, raccontata attraverso il reading teatrale, viene suddivisa in singole, spassosissime, scene il cui inizio viene sancito da un sonoro ciak, proprio come nei film. Si entra subito nel vivo della narrazione, che vede protagonista George Lapietà, ex ministro e uomo d’affari, e il suo rapimento, avvenuto mentre si recava in banca a ritirare un assegno ottenuto chiudendo tutte le filiali del gruppo LAVA e licenziandone tutti i dipendenti. Prima in un salotto, poi in una macchina, infine seduti ai tavolini di un bar, Pennac e i suoi ripercorrono brevemente il giallo della scomparsa, facendo solamente un brevissimo accenno ai componenti della famiglia Malaussène, ma regalando una performance gustosissima e contraddistinta da risate a denti stretti, suscitate dall’humor e l’ironia che sono cifra del suo stile. Il caso è tuttavia irrisolto nel reading, quasi un’esortazione e leggere per intero il romanzo e a trovarvi le risposte che la piece sembra non essere in grado di fornire. Un po’ in italiano, un po’ in francese, la performance assume sin a subito i connotati di un gioco tra vecchi amici a cui il pubblico assiste tra il divertito e l’incuriosito, ma silenzioso, come quando ci si vuole nascondere da qualcuno per non far notare la propria presenza. Si respira un clima intimo, di cordialità, anche a fine spettacolo, quando Pennac, Barbini e Ioffredo assicurano del fatto che sì, sanno che il pubblico è lì e si rivolgono direttamente ad esso. Viene raccontato quindi un aneddoto che riguarda un giovanissimo Pennac, scolaro poco diligente, che trova la sua strada e la sua passione attraverso la letteratura e “l’amicizia” con Vladimir Nabokov, il quale gli impartisce una lezione sull’importanza de l’azard, il caso, in letteratura. Umorismo francese e divertimento assicurato.

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Napoli & Dintorni

Underneath the arches: l’amore tra presente e passato

Presso Palazzo Peschici Maresca si è tenuta, venerdì 23 marzo, la conferenza stampa che presenta il progetto Underneath the arches, programma di arte contemporanea a cura di Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone. Prende avvio nel sito archeologico che conserva i resti dell’Acquedotto Augusteo del Serino nel quartiere Sanità di Napoli e, in collaborazione con l’associazione VerginiSanità, la mostra ospiterà a partire dal 24 marzo una serie installazioni site-specific di artisti di fama internazionale, il cui obiettivo è primariamente quello di far collaborare passato e presente. L’impegno dell’associazione, in combinazione col programma Aqua Augusta per la valorizzazione del sito archeologico Acquedotto Augusteo del Serino, punta in maniera principale alla riqualificazione di un quartiere, come quello della Sanità, ricco di siti di interesse culturale e artistico. Accanto al famosissimo Cimitero delle Fontanelle e alle numerose catacombe, il quartiere vanta anche resti di un acquedotto risalente all’epoca romana, costruito nel primo decennio d.C, lungo più di 100 km che al tempo del suo funzionamento doveva essere utilizzato come principale punto di approvvigionamento idraulico della rete urbana. Nel tempo, le sue fondamenta sono state più volte riutilizzate come basi per le costruzioni successive e le sue volte ad archi, a cui rimanda il nome del progetto, durante la guerra hanno ospitato migliaia di sfollati che fuggivano dalle bombe. L’acquedotto è stato poi scoperto nel 2011, ripulito dall’immondizia e aperto al pubblico nel 2015. Underneath the arches e il dialogo tra ieri e oggi La solidità del passato e la fugacità del presente sono elementi che, seppur distinti e contrastanti tra di loro, all’interno del progetto Underneath the arches si coniugano e dialogano alla perfezione. Questa combinazione che ai più potrebbe apparire azzardata, in realtà cela un messaggio ben preciso: l’arte non cessa mai di reinventare le proprie forme e di essere veicolatrice di messaggi che sono lo specchio della società in cui si contestualizzano. Per questo accanto alla grandiosità del passato, trasmessa attraverso le opere architettoniche e urbane imperiture, troviamo la contingenza del presente che molto spesso si fa carico di forme d’arte effimere, che non riescono a durare nel tempo. Il primo artista chiamato a dialogare col passato è Arturo Hernàndez Alcàzar, originario di Città del Messico, dove tutt’ora vive e lavora. La sua installazione, dal titolo Blind Horizon, sarà ospitata nel sito archeologico dal 24 marzo fino al 13 maggio. L’opera è frutto di una grandissima ricerca da parte dell’artista, che ha visitato Napoli per circa un mese ed ha avuto modo di conoscerla profondamente, con le sue contraddizioni e il suo caos assordante. La base dell’idea artistica è proprio il suono: l’installazione, che consiste nel posizionamento di ben otto megafoni in punti strategici all’interno dell’acquedotto, parte dall’idea che il suono abbia una componente importantissima nella nostra vita e molto spesso se ne dà scontata la presenza. Quindi, da una presenza immateriale si ricava qualcosa di materiale come l’opera d’arte, la quale fa inoltre presa sull’idea di stratificazione sia architettonica e sia acustica che vuole rappresentare proprio questa sovrapposizione di suoni, di caos. In questo senso […]

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Teatro

Frida Kahlo secondo il Teatro dell’Osso in scena al TRAM

Nell’ambito del festival teatrale Vissi d’Arte, in collaborazione con Teatro dell’Osso, presso il teatro TRAM il 22 marzo torna in scena a grande richiesta lo spettacolo Frida Kahlo, in replica anche il 23 dello stesso mese. Dopo il grande successo che l’opera ha avuto nel mese di febbraio, la compagnia e il teatro TRAM la propongono nuovamente, con la partecipazione di una commovente Titti Nuzzolese nei panni della pittrice messicana e di Peppe Romano, nel ruolo, invece, di Diego Rivera, marito di Frida. Il Teatro dell’Osso presenta Frida Kahlo e il suo essere donna Lo spettacolo ci propone la storia della vita di Frida Kalho non solamente in quanto pittrice, ma prima di tutto come donna messicana di inizio Novecento, moglie del grande pittore Diego Rivera, con le sue inquietudini, sofferenze e fragilità. Il racconto è a due voci: Frida e Diego sono soli sul palco, alternano monologhi che di tanto in tanto si intrecciano fra di loro, si sovrappongono a volte, proprio a mostrare il legame indissolubile che i due ebbero in vita. Si parte da una frase della pittrice messicana: “Non ho mai dipinto sogni. Ho dipinto la mia realtà” per delineare le tappe fondamentali della sua vita, dall’incidente in tram che la costrinse per sempre ad una vita di dolori, all’incontro con Diego Rivera, passando poi per il matrimonio e la successiva scoperta dei numerosi tradimenti di lui, il primo divorzio, il secondo matrimonio sempre con Diego, gli amanti di lei e il bambino che dovette abortire per la sua salute malferma e, infine, l‘ultimo doloroso periodo di degenza a letto. Emerge prepotente il racconto, prima di tutto, dell’amore di Frida nei confronti del marito, totalizzante e avvolgente, che annullava completamente tutto ciò che lo circondava e che non lo riguardava. Per lui Frida ha rinunciato a tutto e, nonostante le numerose relazioni extraconiugali di entrambi, non ha mai pensato di abbandonarlo. Coinvolgente, commovente, profondamente delicato, lo spettacolo si attiene scrupolosamente alle testimonianze storiche ed esplora la complessa personalità di Frida Kahlo fatta soprattutto di contraddizioni: la libertà con la quale la pittrice intratteneva relazioni con altri uomini stride fortemente con l’immagine privata della moglie devota e innamorata; la possibilità di affermarsi come artista e pittrice contrasta inevitabilmente con la volontà di lasciar spazio alla fama prepotente di suo marito. Voleva essere, insomma, libera e rimaneva tuttavia intrappolata in una vita adattata soprattutto a quella del marito. Infine, Peppe Romano nella sua riuscitissima performance, sa regalare diverse sfumature di un personaggio altrettanto complesso come appunto quello del pittore Diego Rivera, anch’egli fatto di contrastanti sentimenti: innamorato di se stesso, prima ancora che della pittura, traditore cronico e recidivo, nutriva tuttavia un attaccamento alla moglie che sfiorava il morboso e che la rendeva ai suoi occhi, elemento imprescindibile nella sua vita.

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Libri

Il pittore fulminato: Fazi e César Aira ci portano nel Sudamerica

Dal 1° marzo sarà in tutte le librerie Il pittore fulminato di César Aira per la collana Le strade della Fazi Editore, con una introduzione di Roberto Bolano e traduzione di Raul Schenardi. È annoverato tra gli scrittori sudamericani più influenti del momento, addirittura paragonato a Calvino e Nabokov per il suo stile inconfondibile e per la maestria nella scrittura. In Italia sono stati pubblicati anche altri suoi lavori come Il marmo e I fantasmi in edizioni SUR. Il pittore fulminato, percorso nella bellezza “Mi è rimasto negli occhi si dice comunemente. Perché solo negli occhi? Anche in tutta la faccia, nelle braccia, nelle spalle, nei capelli, nei talloni… Nel sistema nervoso” Siamo ben lontani dal realismo magico caratteristico di molti scrittori dell’America Latina, sebbene un pizzico di sovrannaturale aleggi tra le pagine della storia, rendendola incredibile. Il noto pittore tedesco Rugendas e l’amico Krause decidono di compiere un viaggio in Argentina, alla ricerca di paesaggi da imprimere sulla tela bianca, di colori vivaci e forti, ma anche per disegnare gli indios, popolazione tanto selvaggia quanto primitiva dagli usi che tutt’ora affascinano la mentalità dell’ uomo europeo. Un viaggio, dunque, nelle terre esotiche del Sudamerica, in contrasto evidente con il clima, la civilizzazione,le usanze del Vecchio Mondo. La scoperta della bellezza violenta di questa terra sarà il filo conduttore che avrà tuttavia un risvolto amaro: in una delle esplorazioni intraprese durante un giorno di forte temporale, Rugendas viene colpito da un fulmine insieme al suo cavallo. A partire da quel momento, la sua esperienza sarà percorsa da una rivoluzione del tutto silenziosa, che coinvolge soprattutto l’anima: il volto deformato, insieme alle atroci sofferenze che ne derivano, darà vita ad uno sconvolgimento interiore che tuttavia non porrà fine all’immenso amore che Rugendas nutre nei confronti della pittura. Il suo handicap gli darà una forza nuova e commovente e di conseguenza, una sensibilità ancora più acuita. Già Roberto Bolano si espresse in maniera positiva sul romanzo brevissimo di Aira e lo si può leggere all’interno delle pagine introduttive dell’edizione Fazi: “Se c’è un autore contemporaneo che sfugge alle classificazioni, è Cesar Aira. Una volta che cominci a leggere Aira non vuoi più smettere. Egli è sicuramente un eccentrico, ma è anche uno dei tre o quattro migliori scrittori in lingua spagnola di oggi”.  In effetti lo scrittore César Aira è stato capace in poco meno di 100 pagine di imbastire una vicenda avvincente, una storia di coraggio, di delicata amicizia, ma anche di viaggio, di passione viscerale per l’arte. Sembra di poter leggere un dipinto in cui fanno da padroni i colori accesi e le linee che contornano sfumatamente lo spirito umano e a cui è impossibile rimanere indifferenti.

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Teatro

“Il nullafacente” di Roberto Bacci al Museo MADRE: di come il niente potrebbe salvare tutti

Il 24 e 25 febbraio presso il Museo MADRE è andato in scena lo spettacolo Il nullafacente, per la rassegna Voci e altri invisibili prodotta da Casa del Contemporaneo con lo scopo di instaurare un dialogo suggestivo tra arti visive e linguaggi teatrali. La regia è di Roberto Bacci, che ha curato la scena della sala Re-pubblica del museo dove si è tenuto lo spettacolo, organizzando sapientemente le forme dell’arredamento e lo spazio che, nonostante parta penalizzato dall’assenza totale di quinte, riesce a donare un movimento fluido a eventi e personaggi. L’autore è Roberto Santeramo, ma è anche colui che interpreta il nullafacente, accompagnato da Silvia Paisiello, nei panni della moglie malata, da Vittorio Continelli e Tazio Torrini nei ruoli rispettivamente del padrone di casa e del medico. Francesco Puleo è invece il fratello della donna. “Il nullafacente” di Roberto Bacci, riflessioni sulla felicità Il protagonista della vicenda dello spettacolo di Roberto Bacci è un nullafacente, un uomo che non vuole lavorare, non vuole avere interessi particolari nella vita, non si pone obiettivi, vive alla giornata raccattando ai mercati generali la frutta e la verdura scartate perché marce. L’unico spiraglio in una vita che solo apparentemente è vissuta all’un percento è la cura amorevole che questi dona al suo piccolo bonsai, simbolo dei cambiamenti perenni della vita che il nullafacente cerca di contrastare potandolo ogni singolo giorno “perché tutto deve rimanere com’è”. Più volte gli viene rimproverato dagli altri personaggi di non fare  altro che “sognare la forma del bonsai”, trasposizione materiale di un mondo in cui niente cambia e tutto rimane statico, uguale. Dall’altra parte invece, questa scelta consapevole che il nulla è la cosa più saggia da (non) fare investe anche la moglie del protagonista, gravemente ammalata e impossibilitata a curarsi perché non ci sono soldi per comprare le medicine. Ma a che serve curarsi, si chiede l’uomo, se alla fine il destino di tutti noi è quello di morire? Prolungare il tempo sulla terra non serve a niente se poi lo si spreca occupandolo con obiettivi privi di importanza e accumulando cianfrusaglie utili solo a distrarci dalla paura. Si mette a nudo in questo modo un rapporto controverso, fatto di un amore a volte sussurrato, a volte quasi negato. Il nullafecente e il fare nulla come unica scelta consapevole Il testo dello spettacolo di Roberto Bacci è una riflessione continua sulla vita, sulla felicità vera e pura, sulla società che ci impone le sue regole, i suoi schemi, i suoi ritmi e che se non le si sta dietro col passo svelto, allora ti mastica, ti sbrana e poi ti sputa via. Simboli di questa ideologia conformista sono il fratello della moglie, il proprietario di casa e il medico, portatori di un’ottusità nella quale, tuttavia, lo spettatore scopre con orrore che non può far altro che identificarvisi. Proprio per questo guardare questa tragicommedia equivale a guardare dentro se stessi e, inevitabilmente, ci ritrova a chiedersi: “e io? cosa faccio per essere davvero felice?“. Attraverso paradossi e “grazie, ma no” è possibile rintracciare […]

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Teatro

“PERT” di Prima Quinta: va in scena la vita di Sandro Pertini partigiano

Dal 22 al 25 febbraio andrà in scena, presso il Teatro Elicantropo, PERT. Vita e miracoli del partigiano Sandro Pertini, scritto da Giuseppe e Aldo Rapè e interpretato e diretto da quest’ultimo. La compagnia siciliana Prima Quinta, di cui i due fanno parte, è da sempre impegnata in spettacoli di impegno civile e sociale e ci regala un intensissimo monologo sulla vita da partigiano dell’illustre ex presidente della repubblica italiana.  Lo stesso Rapè ha affermato: “E’ uno spettacolo che, oltre a raccontare la straordinaria vita del partigiano Sandro Pertini, ci parla di esempio, libertà, resistenza. Pone l’attenzione sull’importanza della coscienza personale in un mondo dove ci siamo dimenticati che è la coscienza a indicarci la strada e le scelte“. PERT: Sandruccio Pertini e il suo impegno civile secondo Prima Quinta Siamo nella prima metà del Novecento, periodo caldissimo della storia italiana: Mussolini comincia ad esercitare in maniera graduale velleità di potere, prima con la cosiddetta marcia su Roma del 1922, poi con la promozione delle leggi fascistissime del 1926, infine attraverso la simpatia con la Germania nazista di Hitler, sancita dall’asse Roma-Berlino. Il clima in Italia è sempre più teso, chiunque osi esprimersi contro il regime viene emarginato, schiacciato come una formica affinché la voce pericolosissima dell’opposizione sia annientata in quanto minaccia per l’ordine precostituito. Proprio in questi anni duri e terribili comincia la militanza, tra le file dei sovversivi, di Sandruccio Pertini, come viene più volte chiamato nel monologo. Costretto ad emigrare giovanissimo a Nizza e a impiegarsi in lavori umili come l’operaio o il tintore di legni, finirà con il diventare un punto cardinale della resistenza al fascismo, diventando per questo una stella brillante nel firmamento delle personalità politiche più grandi della nostra storia. Il racconto intensissimo di Aldo Rapè della compagnia Prima Quinta dona brio a una figura coraggiosa che non si arrende di fronte agli ostacoli politici che si frappongono tra lui e l’ideale che ha in mente. Proprio per questo l’attore, con intensità commovente, ci prende per mano e ci accompagna nelle tappe fondamentali della vita di Sandruccio, insieme alle marionette di cartapesta Musso e Sogno, con le quali colloquia continuamente, come se fossero persone reali. Inoltre, la scena è semplicissima, nuda, decorata con pochi oggetti che apparentemente sembrano non avere un senso logico, ma che invece assumono significati simbolici man mano che la matassa del racconto si dipana. Tra questi è impossibile non notare la gran quantità di libri disposti in pile disordinate: un inno alla cultura, alla libertà di pensiero che solo i libri possono regalarci. Questi solo, infatti, riescono a darci la forza di rompere gli schemi, proprio come ha fatto Pert. Sebbene sulla scena ci sia solo Rapè a monologare, la piece scorre piacevole e non affanna lo spettatore ma, al contrario, cattura totalmente. Del resto come rimanere indifferenti di fronte alla tenacia del personaggio? Per questo Rapè è incredibilmente abile nel trasmettere la positività e la voglia di ribaltare il mondo di Sandro Pertini, lo rende vicinissimo a noi e ci dà la forza […]

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Libri

Tutto cambia, l’ultimo episodio della saga dei Cazalet

Siamo arrivati all’ultimo episodio della saga dei Cazalet. Tutto cambia è il titolo di chiusura di un’avventura lunga cinque libri (i precedenti: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanarsi), un’avventura composta da piccole emozioni e lievi sussulti dell’animo. E davvero è cambiato tutto dall’ultima volta in cui abbiamo fatto conoscenza dei vari personaggi. Il volume sarà disponibile nelle librerie a partire dal 18 settembre, edito dalla Fazi Editore, e lascerà un sapore agrodolce sulla bocca dei lettori, così avidi di saziarsi con le parole della Howard.  Tutto cambia con Elizabeth Jane Howard La guerra ormai è un ricordo lontano, ci si avvia lentamente verso gli anni Sessanta, quando il benessere e la ricchezza esplodono all’improvviso e portano una ventata di nuove possibilità. Anche la famiglia Cazalet sperimenta questo nuovo clima di ottimismo e ritrovata serenità. Alcuni dei membri più vecchi lasceranno il posto alla nuova generazione di rampolli. Il tempo è passato: i piccoli sono diventati adulti, gli adulti sono diventati anziani. Tutto cambia, tutto sembra essere in continua evoluzione. Polly e Clary si sposano, si creano una famiglia e riescono a trovare nel loro lavoro e nelle loro occupazioni il senso della loro intera vita. Le inclinazioni che avevano da piccole adesso sembrano sbocciare come rose dai colori intensi e tra alti e bassi impareranno ad apprezzare ciò che la vita ha da donare. Louise, invece, reduce da un matrimonio fallito e da una carriera d’attrice stroncata, sembra non riuscire ancora a trovare la propria strada e intrattiene rapporti occasionali con un uomo già sposato. Personaggi che inizialmente erano di secondo piano, adesso trovano una nuova voce ai loro pensieri e alle loro emozioni e diventano essenziali nell’intreccio della storia. Gli adulti in particolare, continuano a esperire situazioni ed emozioni caleidoscopiche, causate, in particolar modo, da una vera e propria catastrofe che si abbatterà sulla famiglia. Ma anche nelle situazioni cruciali e drammatiche i Cazalet riescono a barcamenarsi per uscire a testa alta e con dignità e, anzi, per ricavare da ciò addirittura un nuovo spirito vitale che li sospinge verso altri porti, più belli e confortevoli. Insomma, anche stavolta la Howard non delude e mette insieme più di 600 pagine intense, necessariamente dolorose delle volte, poeticamente intense delle altre e ci insegna che la vita ci offrire numerose possibilità anche quando il terreno molto spesso sembra sterile e che, se si guarda con attenzione, si può trovare la luce anche nel buio più totale. La speranza, la forza, la tenacia e la sensibilità, l’accettazione di sé e degli altri, il compromesso, la volontà, l’amore e la più nera solitudine vergano ogni singola pagina di questa epopea familiare che difficilmente si dimentica. Leggerla non è mai una perdita di tempo, equivale piuttosto ad imparare a comprendere i moti dell’anima di ognuno di noi. 

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