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Eroica Fenice

Teatro

13 assassine: i nuovi episodi in programma al TRAM

13 assassine è una rassegna di 13 spettacoli della durata di 25 minuti circa in scena al TRAM di Napoli dal 2 al 14 aprile. Ogni sera sono in scena 4 spettacoli diversi, che hanno come protagoniste assassine che hanno macchiato di rosso la cronaca nera italiana, dalle origini fino ai nostri giorni. Una missione esplorativa all’interno dell’animo femminile dalle mille contraddizioni, nei meandri nascosti in cui si insidia la follia e un io tormentato che non si dà tregua. 13 assassine: Rina Fort, Beatrice Cenci, Pia Bellentani, il delitto di Chiavenna e la strage di Erba Da vittime a carnefici. Questo è ciò che accomuna tutti i delitti andati in scena sabato 6 aprile. Donne, mogli, figlie, amanti, che dalla vita non hanno avuto che sofferenza e patimenti e che hanno sfogato la loro rabbia compiendo atti scellerati, al limite della comprensibilità. Si parte da Rina Fort, interpretata da Elena Fattorusso per la regia di Angela Rosa D’Auria. Rina aveva alle spalle anni e anni di sofferenze e finalmente trovò l’amore della sua vita in un uomo già sposato e con tre figli. Decise di ammazzare la famiglia di lui con una spranga una sera di novembre nel 1946, per l’eccessiva gelosia o perché il suo amore l’aveva portata ad una follia cieca e feroce. Il secondo spettacolo ha come protagonista Beatrice Cenci, che nel 1598 uccise suo padre insieme alla matrigna a colpi di martellate. Cristina Missere, attrice e interprete sulla scena, immagina Beatrice davanti a un tribunale, il suo fantasma rigonfio di odio nei confronti del padre. Ci racconta i fatti in maniera cruda: viene giustiziata davanti alla folla, augurandosi di scendere all’inferno e uccidere all’infinito la persona che abusava di lei ripetutamente davanti alla matrigna. Autrice e regista della storia Ramona Tripodi. Pia Bellentani durante una serata mondana nel 1948 uccise il suo amanti davanti a tutti gli invitati. Leda Conti è la contessa e Sergio Di Paola è il medico che la tiene in cura, oltre ad essere il regista del racconto. La contessa era perdutamente innamorata di Carlo Sacchi, il quale, quella maledetta notte, l’aveva umiliata in pubblico. Così Pia uccide il suo amante con un colpo di pistola alla testa. Una pazza o vittima della follia d’amore? Arianna Cristillo, inoltre, ci presenta la sua riscrittura del delitto avvenuto a Chiavenna nel 2000. Tre giovani adolescenti ammazzarono suor Maria Laura Mainetti durante un rito satanico. Le tre presentano una personalità borderline, avvezze fin da piccole a gesti sventati ed eccessivi. Complice la noia di un paesino piccolo, che con la sua monotona quotidianità ha indotto le tre a trovare in passatempi sui generis una via di fuga e un mezzo di divertimento. Infine, La strage di Erba, uno dei delitti che ha più scosso l’opinione pubblica negli ultimi tempi. Nel 2006 Rosa Bazzi e Olindo Romano uccidono la loro vicina di casa, suo figlio e il cane. Lo spettacolo è un percorso emotivo che ripercorre le cause del raptus di Rosa, e le rintraccia […]

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Food

I Reati con Gusto vanno in scena all’osteria Partenope

“Adunanza deliziosa – reati con gusto” è il nome del format che si terrà ogni mercoledì per quattro cene presso l’Osteria Partenope sita in Via Cimarosa al Vomero. Durante le serate verranno presentati piatti complessi, elaborati e dai sapori sperimentali, accompagnati da vini pregiati di aziende vinicole italiane. Mercoledì 20 marzo è stato il turno di Mirabella Franciacorta, che con le sue bollicine ha insaporito in maniera delicata, ma al tempo stesso decisa, tutte le portate della cena a base di specialità di mare. “Adunanza deliziosa – reati con gusto”, la seconda serata all’Osteria Partenope Fabio Messina, padron dell’Osteria, è uno che ha le idee molto chiare in fatto di cucina e lo si capisce molto bene dalla ricercatezza e dall’elaborazione dei piatti che sono stati presentati durante la cena. Dopo quattro anni di apertura e un locale che probabilmente non gli dava le soddisfazioni sperate, Fabio decide di rinnovare il personale: l’incontro con lo chef Marco Iavazzo può definirsi davvero provvidenziale. Fabio e Marco hanno un feeling culinario pazzesco, lui pensa, crea, insegue sogni, Marco realizza con mani sicure e forse, mentre plasma concretamente materie prime dalla qualità indiscussa, segue altri sogni forse ancora più ambiziosi. Proprio l’ambizione sembra guidare tutte le portate del menù del secondo incontro. Si parte da un’alice alla Sorrentina con maionese al limone fatta in casa, presentata in una scatoletta di latta simile a quelle che si vedono in commercio per la conservazione del tonno. Il piatto apre divinamente le danze, equilibra il sapore del mare a quello certamente più acidulo della maionese, creando un connubio armonico. Si passa, poi, alla seconda entrée: calamaro con lenticchie rosse decorticate e salsa al coriandolo. Una vera e propria virata verso Oriente, grazie alla salsa al coriandolo che dona un twist in più al piatto. Fabio intanto fa gli onori di casa, ride e scherza a proprio agio, e ci spiega che tutto ciò che viene portato in tavola è completamente homemade: perfino il pane e i grissini sono il frutto di una lunga ricerca che punta a conferire alla pasta una nota che ricorda il pane di una volta. Ma ecco che arriva il turno del primo piatto: pasta mista, detta anche Ammescafrancesca, con latte di cocco, baccalà e tartufo uncinato, con decorazione di fiori di borragine. E’ stata sicuramente la pietanza protagonista della serata, che ha diviso i pareri dei palati radunati attorno alla mensa. Inaspettatamente, fin dal primo boccone, il sapore del piatto è dolce e il tartufo, che solitamente ha un sapore molto più deciso, viene addomesticato dalle note esotiche del cocco. A seguire una bouillabaisse di pesce del Mar Tirreno. Il pesce tenerissimo e il brodo molto saporito hanno riscosso un gran successo. E per finire un babà piastrato con ganache al caffè. Carina l’idea di comporre i sapori nel modo in cui si ritiene più opportuno, secondo il proprio gusto; questo riesce a trasformare il dessert da scomposto a componibile in una sola cucchiaiata. Certamente i piatti dello chef Iavazzo sono dei […]

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Teatro

Enrico IV di Carlo Cecchi in scena al Mercadante

Quando nel 1921 Pirandello scrisse l’Enrico IV non si sarebbe di certo aspettato una messa in scena di un’ora così divertente, ironica e leggera. Eppure la versione di Carlo Cecchi che è stata rappresentata al Mercadante il 26 febbraio e che rimarrà a teatro fino al 3 marzo è esattamente questo, ma molto altro ancora. Enrico IV di Carlo Cecchi, una versione moderna Non è la prima volta che Carlo Cecchi si è cimentato nella rappresentazione di un’opera pirandelliana. Infatti, dopo il successo ottenuto nel 2001 di Sei personaggi in cerca d’autore, oggi l’attore e regista di teatro ci riprova e mette in scena una sua versione della tragedia. I temi sono sempre quelli tipici dell’autore siciliano: il teatro che parla di sé, il cosiddetto metateatro, e la relazione stretta che c’è tra finzione e realtà, spesso considerate due elementi agli antipodi, ma che per Pirandello sono due facce della stessa medaglia. Chi può definire con criteri certi e universali cosa è la verità e cosa è la menzogna? Siamo proprio sicuri di conoscere approfonditamente l’una e l’altra? E se tutto ciò che consideriamo vero fosse in realtà un’enorme bugia? Su questi interrogativi si basa l’Enrico IV: il giorno di carnevale, un uomo travestito da Enrico IV cade da cavallo e batte la testa, credendo così di essere davvero il re di Germania. Così i suoi cari fingono di essere personaggi vissuti all’epoca del re, assecondando la sua pazzia. È proprio la pazzia ad essere un’altra protagonista sulla scena, altra cifra creativa di Pirandello. A furia di ricercare la vera verità e di discernere le cose fallaci da quelle reali si diventa matti. Così lo spettatore è chiamato in continuazione a riflettere e a credere in maniera alternativa che tal personaggio sia pazzo e tal’altro sano, cambiando repentinamente opinione nel corso della piece. È certo, infine, che Cecchi ha dato una verve quasi comica all’Enrico IV, rendendola scorrevole, piacevole, fresca. Un’ora e venti scandita da risate e scenette divertenti, insolite per chi pensa alla versione classica. Difatti lo stesso attore ha affermato che in questa versione “si recita con Pirandello e anche contro Pirandello“, imbastendo una sorta di dialogo instancabile e inesauribile che ha portato il regista a rese sceniche calate nella modernità. In questo senso, ad esempio, egli parla di una sorta di regressione ai luoghi comuni della commedia dell’Ottocento da parte di Pirandello, come la commozione cerebrale come causa di pazzia o il finale melodrammatico. Luoghi comuni, questi, che Cecchi ha cercato di dissacrare giocando anche un po’ con l’autore. Il risultato è tutto da gustare. Foto: @Matteo Delbo

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Food

Solopizza festeggia 40 anni e si rifà il look

Solopizza compie 40 anni e rinnova il suo look. Martedì 19 febbraio si è tenuta la presentazione alla stampa del nuovo menù per festeggiare il compleanno della storica catena di pizzerie sita in Via Medina e poi diffusasi in tutta Italia. Dalla classica pizza margherita fino alla Solopizza 40, la pizza celebrativa con mix di pomodorini rossi e gialli del piennolo, olio evo, mozzarella di bufala e autentico provolone del Monaco, per finire al menù “Nonsolopizza” fatto di primi e secondi della tradizione napoletana. Solopizza e i suoi 40 anni, la pizza secondo la tradizione Un impasto lievitato per 48 ore, “a ruota di carro” o “a lenzuolo”, con solo farina bianca: questa è la formula che da 40 anni Solopizza propone per la creazione delle sue pizze. La serata è trascorsa con l’assaggio di quattro tipi di pizze, dimostrazione della scelta di ingredienti di alta qualità che contraddistingue da sempre la politica della catena. Grande protagonista il provolone del Monaco autentico e certificato, che si contraddistingue dal provolone comune per la mancanza della piccola testa sul corpo rotondo, come ha spiegato il critico gastronomico Roberto Esse presente in sala. Ad aprire le danze una margherita con mozzarella di bufala, passata di pomodoro Sanmarzano, olio evo e basilico, immancabile e irrinunciabile, adatta a qualsiasi tipo di palato e che mette d’accordo davvero tutti, grandi e piccini. Si è passati poi alla nuovissima Solopizza 40, che mixa l’acidità del pomodorino giallo alla dolcezza di quello rosso e amalgama nel palato il gusto pizzicante del provolone del monaco. Per finire due pizze ripiene, corpose: il “tronchetto“, ripieno al forno con mozzarella, ricotta di pecora e salame, ricoperta da speck e provolone del Monaco, delicata ma al tempo stesso sostanziosa; infine, la pizza fritta con scarole, provola, olive e capperi, dal gusto deciso, dal colore dorato e chiaro, indice di una frittura a regola d’arte. Le novità del menù comprendono anche la pizza “Social” a 12 gusti, molto apprezzata dai più giovani: 12 farciture diverse con al centro un uovo; e la “Merenna Napoletana“, ripiena con provolone del Monaco semi piccante, speck e mozzarella. Insomma, il  marchio di fabbrica può essere considerato senza ombra di dubbio la creatività e la voglia di mettersi in gioco e sperimentare, preservando tuttavia una tradizione di cui tutti i membri della pizzeria vanno fieri. Una storia solida e duratura, lunga quarant’anni, fatta di amore per il cibo genuino, come quello di una volta, al fine di donare al cliente un’esperienza culinaria a 360 gradi, che coinvolge tutti i sensi, primo tra tutti il gusto.

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Teatro

This is not what it is in scena al TRAM

This is not what it is è lo spettacolo andato in scena al TRAM dal 15 al 17 febbraio. Di e con Marco Sanna e Francesca Ventriglia, This is not what it is è un omaggio ironico e tagliente all’Otello di Shakespeare, ma anche alla noia, al trash, alla stupidità e alla spazzatura che ogni giorno ci troviamo ad affrontare. This is not what it is, non sei più ciò che sei I due attori sono soli sulla scena; un’isola, Cipro,  la loro location immaginaria, metafora in cui si condensa il raccoglimento e la concentrazione dell’attore durante la messa a punto di uno spettacolo, luogo di studio e di fatica interiore. Marco Sanna più volte cerca di iniziare un monologo ispirato all’Otello, più volte diminuisce la distanza che si crea tra il suo corpo e il microfono, ma altrettante molteplici volte la sua partner sul palco, Francesca Ventriglia, lo deride, lo interrompe, ridicolizzando il suo tentativo di costruire una piece “impegnata” e “impegnativa”. L’esigenza di parlare con parole semplici, derivanti dal quotidiano, che si immergono nel fango volgare della lingua colloquiale, si accompagna all’urgenza di lasciare da parte questioni troppo difficili e incomprensibili. “La gente vuole vedere e sentire cose più leggere” sembra essere il Leitmotiv dello spettacolo. E in effetti This is not what it is è un calderone pieno di temi attuali, che vanno dalla banalizzazione del tutto che stiamo vivendo nei giorni d’oggi, passando al desiderio dell’affermazione di sé, arrivando infine alla parodia della cultura di massa che ci porta lentamente alla spersonalizzazione dell’individuo. Così, in un’ora, si toccano motivi di riflessione in maniera vorticosa, stravagante e al limite del nonsenso, attraverso un linguaggio vivo e quotidiano, plasmato con giochi di parole e scambi, talmente esplosivo da poter essere considerato un terzo protagonista sulla scena insieme ai due attori. Shakespeare e il suo Otello sono i testimoni muti di una cultura ormai troppo vecchia, smessa e lasciata giacere inerte come un soprabito troppo vecchio e démodé per essere ancora indossato. Le passioni vorticose e folli raccontate nell’Otello sono oramai troppo lontane dagli amori tiepidi a cui ci si è abituati gradualmente. Insomma This is not what it is è uno spettacolo vivo, indomabile e indomato, proprio come l’uomo d’oggi che corre sempre più veloce e non ha il tempo di aprire gli occhi, fermarsi e riflettere. Fonte immagine: https://www.meridianozero.org/this-is-not-what-it-is/  

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Teatro

Comicissimi fratelli, Gianfranco e Massimiliano Gallo tornano all’Augusteo

Da venerdì 11 gennaio andrà in scena presso il teatro Augusteo di Napoli Comicissimi fratelli, l’esilarante show scritto da Gianfranco Gallo, da cui viene anche interpretato insieme al fratello Massimiliano. Sulla scena i due attori saranno accompagnati da Gianluca di Gennaro, Bianca Gallo, Franco Pinelli, Arduino Speranza e Marco Palmieri. Lo spettacolo rimarrà a teatro fino al 20 gennaio. Comicissimi fratelli all’Augusteo, Gianfranco e Massimiliano Gallo conquistano il teatro Per i due fratelli Gallo non c’è bisogno di presentazione. Entrambi sono attori che vantano nella loro carriera spettacoli, film e commedie spesso molto apprezzate dal grande pubblico. Comicissimi fratelli darà loro l’opportunità di cimentarsi in ruoli e caratteri diversi rispetto a quelli che di solito sono abituati a interpretare nel piccolo schermo. La brutalità e la malinconia vengono messi da parte per lasciare il posto all’interpretazione di personaggi frizzanti, dinamici, esplosivi, in una parola comici, che dominano la scena grazie a spiritosissime gag. La trama è molto semplice: due fratelli attori nello stesso teatro partenopeo, sono tuttavia in cattivi rapporti a causa dell’abbandono del teatro da parte di uno dei due per raggiungere la compagnia teatrale di Eduardo Scarpetta, molto più rinomata e di successo. Questo allontanamento viene visto dall’altro come un vero e proprio tradimento nei confronti del Teatro Tradizionale. Tuttavia, quando uno dei due si troverà in difficoltà a causa della defezione dell’intera compagnia teatrale che doveva mettere in scena la tragedia Francesca da Rimini di Silvio Pellico, l’altro accorrerà in suo aiuto, tra innumerevoli incertezze, e insieme riusciranno a salvare la soirée, tra sketch divertenti e una riproduzione spassosissima della tragedia, che sì riesce a far piangere il pubblico, ma dalle risate. Massimiliano e Gianfranco Gallo si trovano perfettamente a loro agio sul palco, si muovono in una dimensione tagliata a misura per loro. La trama risulta essere in effetti il pretesto per mettere in sequenza una dopo l’altra scenette comiche basate per lo più su giochi di parole, gestualità esagerata ed esilaranti equivoci, tutto espresso con una lingua fluida, vitale, espressionistica come solo il napoletano può essere. E quando alla fine si cerca di ricreare la Francesca da Rimini tutto il pubblico è in deliquio, proprio per l’effetto esageratamente comico che i Massimiliano e Gianfranco riescono a conferire al dramma, il quale viene stritolato e dilaniato, per far posto a qualcosa di ancora più innovativo. Comicissimi fratelli è un’operazione di buonumore prima ancora di essere definita commedia, che miscela insieme più generi ottenendo un effetto esplosivo, divertente, ma soprattutto leggero. Scorre via velocemente, a metà strada tra la tradizione e l’innovazione, tra il passato e il futuro. Fonte foto: gazzettadinapoli.it

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Culturalmente

Le 5 dee greche più importanti da conoscere

Le abbiamo viste nei film o sui dipinti, le abbiamo lette nei miti e nei racconti leggendari: le dee greche sono tra le figure che più abbiamo imparato a conoscere, ad amare e ammirare per la loro bellezza e potenza. Qui troverete la descrizione delle 5 dee greche più importanti. Le 5 dee greche più importanti Afrodite Al primo posto troviamo Afrodite, dea della bellezza, del desiderio carnale e della passione sfrenata. Per quanto riguarda il racconto della sua nascita, ci sarebbero due tradizioni differenti: alcuni, infatti, la definiscono come figlia di Zeus e Dione; altri, invece, pensano che ella sia figlia di Urano, i cui organi sessuali, tagliati da Crono, caddero in mare generandola dalle onde. Attorno a lei, inoltre, si sono condensate tantissime leggende da non considerare un corpus unico, piuttosto un repertorio di episodi in cui ella compare. Nonostante fosse sposata con Efesto, Afrodite amava follemente Ares, il dio della guerra. Non solo, ma aveva anche altri numerosissimi amanti, tra cui Adone e Anchise. Artemide Dea della caccia, della verginità, degli animali, della foresta e della luna, Artemide è stata da sempre legata ai simboli di arco e frecce. È il più delle volte considerata sorella gemella di Apollo e dunque figlia di Zeus e Latona. La sua peculiarità è quella di essere molto vendicativa e in effetti molte furono le vittime mietute a causa della sua ira. Come suo fratello Apollo era considerato l’incarnazione del sole, così Artemide era invece considerata la personificazione della Luna che erra nelle montagne. Tra gli animali a lei sacri c’erano i cervi e gli orsi e, infine, viene ricordata spesso come la protettrice delle Amazzoni. Atena È figlia di Zeus e Meti. La storia della sua nascita è del tutto particolare: si dice infatti che Atena nacque dalla testa di Zeus, tutta armata presso le rive del lago Tritonio, in Libia. Slanciandosi, ella emise un grido di guerra di cui risuonarono cielo e terra. Atena è la dea guerriera, armata di lancia ed egida (una sorta di corazza di pelle di capra) ed ebbe una parte importantissima nella lotta contro i Giganti. È inoltre dea della saggezza e i suoi simboli sono la civetta e l’olivo. È anche ricordata come Atena “dagli occhi glauchi”, per indicare il colore azzurro lucente che caratterizzava appunto le sue pupille. Demetra Demetra è la Dea materna della Terra, figlia di Crono e Rea, sorella di Zeus. La sua personalità, religiosa e mitica allo stesso tempo, la distingue da Gaia, la Terra concepita come elemento cosmogenico. Essa è essenzialmente dea del grano, ma anche una delle maggiori divinità dei riti eleusini: il suo potere sulla vita delle piante e sul ciclo vitale in generale simboleggia il passaggio dell’anima dalla vita all’oltretomba. I suoi attributi simbolici sono la spiga, il narciso, il papavero e la gru è il suo uccello preferito. Spesso viene rappresentata seduta con un serpente o delle fiaccole Era È la più grande tra le dee dell’Olimpo, figlia di Crono e Rea e perciò sorella di Zeus […]

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Libri

Una principessa in fuga, il nuovo romanzo di E. von Arnim (Recensione)

Una principessa in fuga è la nuova uscita in casa Fazi Editore della ben nota scrittrice inglese Elizabeth von Arnim. Dopo il successo ottenuto con Un incantevole aprile e Il giardino di Elizabeth, il libro torna con una nuova traduzione a cura di Sabrina Terziani. Una principessa in fuga di Elizabeth von Arnim, storia di un’insolita principessa La von Arnim è nota per scrivere libri che siano incentrati su protagoniste femminili e nemmeno stavolta le aspettative vengono deluse. Priscilla è una giovane principessa stanca della vita a corte e della vita sfarzosa che costantemente è costretta a vivere. I suoi desideri rappresentano ideali di libertà: vorrebbe scappare via, fuggire da tutto ciò che non è necessario per lo spirito e andare lontano, vivendo solo di semplicità e modestia. Per questo decide di allontanarsi di soppiatto dalla corte di Kunitz dove vive, senza dir nulla a nessuno, aiutata dal suo precettore Fritzing. Tuttavia, la vita che era stata sognata da entrambi, una vita appartata e dedita a lavori umili che plasmano l’anima, non si presenta secondo i loro piani. Non appena arrivano al villaggio inglese di Symford, entrambi devono affrontare la dura realtà: una principessa non è fatta per stare in mezzo alla gente; per quanto nobili siano gli intenti di Priscilla, il suo passato pieno di deferenza e servitù l’ha resa totalmente inadatta alla vita quotidiana. Suo malgrado, ella si troverà ad affrontare paure che fino ad allora sembravano solo fantasie recondite, e soprattutto sarà se stessa la più grande nemica che dovrà sconfiggere per tentare di sopravvivere. Una principessa in fuga è un libro che si presta molto bene alla riflessione riguardo soprattutto le nostre abitudini e il nostro stile di vita, duro a morire per quanto ognuno si sforzi a modificarlo radicalmente. Se da una parte Priscilla può avere il merito di aver cercato con coraggio una vita totalmente all’opposto di quella vissuta fino ad allora, dall’altra parte si potrebbe dire che la decisione presa e vagliata anche dal povero Fritzing sia stata del tutto superficiale, quasi un capriccio dettato dalla noia contingente. Di qui una domanda che potrebbe essere rivolta a tutti noi: quando pensiamo di voler cambiare vita, esattamente capiamo fino in fondo il significato e le conseguenze che un tale gesto potrebbe apportare nelle nostre vite? La risposta è semplice: non sempre. Ed è per questo che Priscilla deve essere presa ad esempio, non tanto per il coraggio che ha messo nel compiere una scelta così ardita, quanto nell’umiltà di aver riconosciuto, alla fine, quanto potesse essere pericolosa una decisione del genere se presa nella totale superficialità.

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Food

Pasticceria Napolitano Poderico presenta i suoi panettoni

Grande festa a piazza Poderico. Sabato 1 dicembre dalle 17.30 in poi la pasticceria Napolitano Poderico ha dato il via ad un evento imperdibile: una degustazione di panettoni artigianali made in casa Napolitano, dai più classici con uvetta e canditi ai più innovativi come quello all’albicocca e quello pere e cioccolato. Un’occasione unica per assaggiare liberamente le ricette della Pasticceria che ha inventato il San Gennariello, ma anche per godere di un’atmosfera calda e accogliente, come se ci si ritrovasse tutti quanti in famiglia. Tra trampolieri e giocolieri, il pomeriggio è trascorso in maniera frizzante anche grazie al Pazzariello, personaggio folcloristico napoletano che insieme alla sua band scatenata ha regalato a tutti coloro che si trovavano in piazza uno spettacolo spassosissimo. Pasticceria Napolitano Poderico: panettoni e pasticceria tra tradizione e innovazione La Pasticceria Napolitano Poderico ha il merito di creare dolci con ingredienti genuini: non solo prodotti a km 0, ma anche tanta passione e nobiltà d’animo che spinge costantemente la famiglia Napolitano a regalare al quartiere Arenaccia un punto di attrazione che riesca a risollevarlo e riqualificarlo. Entrando in pasticceria l’odore che ci investe è quello di un impasto fatto di uova e fantasia dolciaria, che regala ai sensi un’esperienza che fa bene al cuore. Il primo dicembre è stato così un trampolino di lancio per i panettoni di casa Napolitano Poderico. Marco, uno dei due fratelli pasticcieri che si occupa dell’attività, ci ha confidato che la sperimentazione di questi gusti così insoliti per i panettoni nasce un po’ per caso: all’inizio lo scetticismo era alto, soprattutto perché la tradizione talvolta è più forte della novità. Tuttavia, sin da subito i consensi sono aumentati e così si è deciso di scommettere su tre gusti totalmente nuovi: all’albicocca, pere e cioccolato e tartufato, oltre che quello classico uvetta e canditi. Sono panettoni, questi, dai gusti ben equilibrati e che infondo al palato subito il gusto rassicurante delle cose buone fatte in casa. Il panettone all’albicocca, ad esempio, è un tripudio di equilibrismo tra la dolcezza intensa delle albicocche e quella invece più rotonda della pasta del panettone. Quello alle pere e cioccolato, invece, ricorda molto gli accostamenti utilizzati in alta pasticceria, mentre, infine, il tartufato regala un gusto deciso che fonde insieme l’amarezza del cioccolato fondente e lo spirito alcolico del rum aggiunto a filo nell’impasto. Marco è ben contento di definire la sua attività a metà strada tra la tradizione e l’innovazione. La base di partenza è costituita sempre dalle ricette di una volta, che si tramandano in famiglia di generazione in generazione. Poi si passa all’invenzione, alla creatività e agli accostamenti di gusti insoliti che non avresti mai pensato in un determinato contesto. Così si arriva al colpo di scena che attira il cliente affascinato dalla possibilità sempre rinnovata di gustare dolci pensati costantemente nella stessa forma e con gli stessi ingredienti. Di fatti, da questa unione nascono le varianti delle sfogliatelle: la Pastierella, con il ripieno della pastiera, la Cioccotella, con ripieno di cioccolata fondente, la Babatella, […]

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Culturalmente

5 aforismi sull’amicizia che ne spiegano il significato

Aforismi sull’amicizia, anbabbi selezionato i migliori 5 L’amicizia, che regalo meraviglioso di empatia e umanità! L’inclinazione dell’uomo verso l’altro è una condizione naturale, innata ed istintiva tanto che Aristotele ci definì animali sociali, in quanto la nostra tendenza a vivere in comunità e stringere rapporti l’uno con l’altro è una condizione innata e primitiva, che accomuna gli uomini di qualsiasi civiltà e tempo storico. Qui cerchiamo di ripercorrere le sue caratteristiche salienti attraverso i 5 aforismi sull’amicizia più belli di sempre. Sulle relazioni sociali si fonda la comunità in cui viviamo. Nell’altro possiamo ritrovare le nostre paure e incertezze, un sostegno, un conforto o semplicemente la gioia di condividere un’esperienza, bella o brutta che sia. E, contrariamente al detto plautino Homo homini lupus est, non sempre siamo lupi, piuttosto fedeli compagni che si giurano reciproca fedeltà. Ci ha fatto sorridere e rallegrare, piangere e disperare, si è detto tantissimo, pagine a profusione sono state riempite per tentare di descriverla. Che cosa esprime l’essenza intima e profonda dell’amicizia? Esiste tra uomo e donna? Molto spesso finisce, perché? I più bei 5 aforismi sull’amicizia Cominciamo la nostra carrellata di aforismi sull’amicizia con una frase di Lewis: L’amicizia nasce nel momento in cui una persona dice all’altra: “Cosa? Anche tu? Credevo di essere l’unica”. (C. S. Lewis) Tutti abbiamo dei difetti inconfessabili o delle abitudini singolari che ci vergogniamo di far emergere per paura del giudizio altrui. All’amico non si può nascondere niente di tutto questo: capirà sempre tutto. Quando inoltre troviamo una persona che non solo comprende, ma condivide con noi quello che non riusciamo a confessare, ecco che ci si sente più liberi di essere noi stessi. Lewis ha perfettamente descritto l’essenza dell’amicizia in questa frase, la cui bellezza sta soprattutto nell’individuare nell’altro lo speculare di noi stessi. L’amicizia migliora la felicità e abbatte l’infelicità, col raddoppiare della nostra gioia e col dividere il nostro dolore. (Cicerone) Questa è una frase tratta da Laelius De Amicitia, che Cicerone scrisse nel 44 a.C. e dedicò a Tito Pomponio Attico. Nel libello si fa un elogio dettagliato dell’amicizia, adottando come modello ideale quello filantropico ellenistico calato nella realtà romana. Da questo piccolo trattato è stato ripreso questo aforisma, che assomiglia ad un calcolo matematico il cui  risultato è rappresentato dall’individuazione del vero scopo del rapporto tra amici: il supporto vicendevole. L’amicizia è molto più tragica dell’amore, dura molto più a lungo. (O. Wilde) Potevamo parlare di aforismi e amicizia senza citare lui, il padre delle frasi celebri? Oscar Wilde, autore inglese di fama vastissima, perseguitato in vita perché omosessuale, in questo motto racchiude una delle caratteristiche che comunemente sono accostate alla vera amicizia: la durata. Se dura per sempre, è vera amicizia, se finisce subito è stata semplice compagnia. Ecco la fatale ineluttabilità delle cose. Gli amici che sopravvivono nel tempo sono rarissimi, ma se per caso incappano sulla vostra strada condividerete esperienze con una persona che sarà presente per sempre nelle vostre vite. L’amicizia tra uomo e donna è sempre un poco erotica, anche […]

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Teatro

Lo zompo, lo spettacolo di Rosario Palazzolo al TRAM

Lo zompo è la piece teatrale andata in scena dal 15 al 18 novembre presso il TRAM Teatro Ricerca Arte Musica. Scritta, diretta e interpretata dal sicilianissimo Rosario Palazzolo, lo spettacolo ha il sapore di un esperimento, una prova che lo spettatore ha il dovere di affrontare dal momento che i suoi passi lo portano all’interno della sala. “Lo zompo” di Rosario Palazzolo, lo spettatore si fa protagonista Quando si entra in sala si ha l’idea di venir trascinati in una sorta di circolo anonimo per fedeli incalliti: le sedie sono disposte in cerchio, fanno il girotondo attorno alla scena, in mezzo alla quale sta un microfono in solitudine; una canzone che di solito si canta in chiesa la domenica fa da Leitmotiv mentre ci si accomoda. Ecco che, non appena tutti gli spettatori sono al loro posto, un uomo si alza, Rosario che interpreta il professore di matematica Nunzio Pomara, e inizia il suo monologo sfrenato, tutto fatto di rincorse tra parole ed esplosioni di dialetto siciliano. Nunzio Pomara annuncia di essere arrivato per declamare la sua rivelazione. Lo fa fino in fondo, a volte esitando, a volte disperandosi, innescando un continuo gioco col pubblico, intimorito e al tempo stesso incuriosito. Cosa ci vuole comunicare Pomara? Tra il vortice rocambolesco delle parole, tra i suoi molteplici “zompi” sulla scena, mette a dura prova chi è seduto sulle sedie e vorrebbe essere semplicemente spettatore. Invece si è continuamente costretti, nostro malgrado, a interagire con l’attore e questo abbatte completamente la quarta parete, rendendo il personaggio uno del pubblico e viceversa, quelli del pubblico personaggi attivi sulla scena. Il monologo è un frammisto di pensieri, il primo di tutti consiste nella purezza indefessa del professore, della sua incapacità a razionalizzare accadimenti negativi, al contrario di noi tutti che ogni giorno ci troviamo a fare i conti col compromesso e con la vergogna di accettare la violenza come un fatto inevitabile. Nunzio Pomara no invece e ciò rivela tutta la sua ingenuità fanciullesca. Quando la sua alunna Samantha viene investita dalle superstizioni della scuola, in quanto considerata l’incarnazione della Vergine Maria e obbligata a subire violenze di qualsiasi tipo, ecco che interviene e non si capacita di ciò che ogni giorno avviene senza seguire il corso della giustizia. Ma non c’è solo questo nascosto tra le parole amare. La paura metateatrale dello spettatore di entrare in contatto con la vera essenza della declamazione, rappresentata dall’attore in questo caso, e la destabilizzazione che ne segue servono a mettere di fronte ad un’evidenza forte: spesso il teatro non coinvolge, si guarda senza vedere sotto coltre gelida della finzione e si applaude senza capire fino in fondo a cosa si sta applaudendo.  

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Libri

La veste nera di Wilkie Collins torna in libreria con la Fazi

Fazi Editore ripubblica La veste nera di Wilkie Collins a più di un secolo dalla prima edizione. Leggi la nostra recensione! Era il 1881 quando nelle librerie uscì La veste nera di Wilkie Collins. A distanza di più di un secolo l’avvincente romanzo torna nelle librerie in un’edizione completamente nuova, a cura di Fazi Editore. Il libro è una miscela di generi letterari che trovano un punto di equilibrio perfetto tra loro: giallo, noir, romanzo psicologico si succedono e si confondono in un unico risultato coinvolgente, da togliere il respiro. Wilkie Collins è stato uno scrittore inglese, amico e collaboratore di Charles Dickens. Prima di scoprire la sua vocazione per la scrittura, Collins provò ad esercitare la professione di avvocato e commerciante di tè. Considerato uno dei padri fondatori del genere poliziesco, alcuni dei suoi successi maggiori sono La Pietra di Luna, La donna in bianco e La Legge e la signora. La veste nera di Wilkie Collins, un libro e mille emozioni I protagonisti della vicenda intricatissima e piena di colpi di scena sono Lewis Romaine e Stella Eyrecourt. Il primo è un giovane bello e tormentato che, in seguito ad un grave avvenimento, sarà per sempre coinvolto in una lotta contro se stesso fatta di rimorsi e sensi di colpa. L’incontro con Lady Eyrecourt avverrà un po’ per caso, un po’ per fortuna su una transatlantico e segnerà la sua vita per sempre. Dal suo canto, la giovane donna è determinata a conquistare Romayne e a sposarlo, ma anch’ella nasconde un segreto che in passato l’ha segnata e il cui effetto destabilizzante solo in parte è stato superato. L’incontro tra i due darà motore a tutta l’azione: la vicinanza di Stella sarà un vero e proprio toccasana per i nervi scossi del giovane, la cui serenità tuttavia sarà minata in continuazione. Romayne inoltre, non solo è un giovane di bell’aspetto, ma è anche incredibilmente ricco. La sua tenuta di Vange Abbey sarà oggetto di brama sfrenata da parte di molti, in particolar modo di Padre Benwell, uomo religioso ai vertici delle massime cariche cattoliche, il quale ordirà una serie di trame per irretire Romayne e convincerlo a convertirsi dal protestantesimo al cattolicesimo, in modo tale da potersi appropriare della tenuta, considerata di proprietà legittima della Chiesa. La veste nera è un romanzo affascinante, coinvolgente, strutturato in maniera complessa, la cui identità talvolta confusa non è per questo un ostacolo al suo completo godimento. Scorre via leggero, grazie soprattutto alle diverse tecniche narrative impiegate: il racconto in terza persona è alternato a documenti-testimonianza di due personaggi in particolare, molto vicini a Romayne e a sua moglie. Un romanzo corale, a più voci dunque, che a suo tempo raccolse un gran successo e che la Fazi Editore ha avuto il merito di recuperare attraverso una nuova traduzione. [amazon_link asins=’8876257195,8893250152,8893251531,8893250713,B006FYKLZO,B01J96SDWW’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’1b772c7b-e5e0-11e8-8de1-21d314d6e068′]

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Libri

Ehi, un attimo della Ferrari Editore, l’esordio di Vanessa Scigliano

Classe 2003, Vanessa Scigliano è la giovanissima autrice del libro d’esordio Ehi, un attimo della Ferrari editore. Un teen romanzo che racconta le inquietudini, le sofferenze, ma anche le gioie leggere tipiche dell’età adolescenziale, durante la quale molte delle scelte che si fanno sono inconsapevoli e impulsive. Ehi, un attimo di Vanessa Scigliano racconta della voglia di cogliere il momento che fugge Ehi, un attimo è la storia di Anna, una ragazza di 16 anni che vive con la madre e col fratello a Trani, una piccolissima città della Puglia. Le sue giornate si svolgono in maniera “normale”, apparentemente monotone, eppure c’è un avvenimento appartenente al suo passato che non smette di tormentarla: quando era molto piccola, suo padre è scomparso a seguito di un incidente d’auto che lo aveva coinvolto. Quello che Anna non sa è che dietro questa tragedia si cela un terribile segreto. Sarà l’audacia della ragazza a spingerla a svelare gli intrighi, con risvolti nella storia assolutamente inaspettati. Il mix per il ‘tipico’ romanzo adolescenziale c’è nelle prime insicurezze in amore, nel rapporto conflittuale con la madre, nella difficoltà ad aprirsi fino in fondo con altre amiche e nella conseguente solitudine, assordante e rassicurante allo stesso tempo. Attraverso una tecnica narrativa in prima persona, Anna ci catapulta nel suo mondo fatto di musica pop, di libri e di sogni. Noi siamo gli spettatori muti di questo diario contenitore di emozioni oscillanti, talvolta agli antipodi. Anna vorrebbe fare la giornalista, ma i suoi sogni sono contrastati dalla madre che vorrebbe vederla invece in politica. È impossibile non rispecchiarsi per almeno una frazione di secondo nell’adolescente che tutti noi siamo stati, impossibile non ricordarsi di quali tormenti ci si nutre quando si è in quella fase particolarmente delicata della vita. Eppure il messaggio fondamentale è positivo, spinge chi legge a osare, a non perdere la speranza e a comprendere che tutto ciò che si vive ha un senso ed è indispensabile nella crescita personale. Il perno è dunque Anna e solo Anna, e tutta la storia ruota intorno a lei: le sue insicurezze e fragilità si mescolano con la sua intraprendenza. Le emotività della giovanissima scrittrice sono anche le emotività della protagonista, sul fondo rimane sempre la propensione alla positività tipica delle giovani menti. A dispetto di ciò che frequentemente si pensa, anche tra adolescenti – e Vanessa Scigliano ne è la riprova – ci sono ambizioni letterarie; scovarle è sempre un piacere, nonostante la strada per diventare veri e propri scrittori sia lunga e talvolta travagliata. Puoi acquistare il libro di Vanessa Scigliano qui: [amazon_link asins=’8899971641′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’04b4bc44-d7a1-11e8-ac6c-ef68c927f43c’]

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Eventi/Mostre/Convegni

Figli d’ ‘a Madonna alla Chiesa della Santissima Annunziata

L’appuntamento è domenica 28 ottobre fuori la Chiesa della Santissima Annunziata, a pochi passi da piazza Garibaldi e dalla stazione centrale. In un pomeriggio sonnacchioso e umido di pioggia si è svolta la visita guidata teatralizzata della basilica, rivelatasi uno scrigno di preziosità nascoste e sconosciute ai più. In occasione del 700enario della sua costruzione, l’associazione NarteA ci ha presi per mano e accompagnati alla scoperta di questi tesori, attraverso lo spettacolo Figli d’ ‘a Madonna, con la guida curata da Matteo Borriello e la regia di Antimo Casertano. “Figli d’ ‘a Madonna” alla chiesa della Santissima Annunziata, quando abbandonare i propri figli era una pratica diffusa Per celebrare appieno il compleanno della fondazione della congregazione che si occupava di accogliere i bambini abbandonati nella ruota degli esposti, l’associazione culturale NarteA ha dato vita ad una rassegna di spettacoli dal titolo 1318-2018 L’annunziata Maggiore: una bellezza lunga sette secoli. Nel tempo la congregazione legata alla basilica e che si occupava dei bambini abbandonati crebbe sempre più: nel 1343 la moglie di Roberto d’Angiò, Sancha D’Aragona, provvide a trasformare la congregazione in Real Casa dell’Annunziata di Napoli. Inizialmente non solo la chiesa ne faceva parte, ma all’accoglienza degli orfanelli erano preposti anche un ospedale, un convento, un ospizio ed un conservatorio. La chiesa al suo interno è un capolavoro di proporzioni geometriche, grazie alla ristrutturazione iniziata da Luigi Vanvitelli e terminata dal figlio Carlo. Non molti la conoscono, probabilmente soprattutto a causa di una posizione un po’ fuori dai margini del centro storico e dagli itinerari turistici: per visitarla, infatti, bisogna spostarsi all’interno dei vicoletti della piazza antistante Porta Capuana. Tuttavia la deviazione vale la pena: appena dentro, l’atmosfera raccolta stordisce lo sguardo di chi vi entra la prima volta; stordisce ancora di più la storia della sua costruzione, ricca di leggende e legata soprattutto, come anticipato, al fenomeno dell’abbandono dei bambini molto piccoli, pratica molto diffusa a partire dal Medioevo. Una delle scoperte più sorprendenti di questa visita consiste nell’apprendere che anche il famosissimo pittore e scultore Vincenzo Gemito fu abbandonato e accolto dalla Santa Casa. Uno dei personaggi che prendono vita sulla scena sarà proprio il pittore da giovane, interpretato proprio dal regista Antimo Casertano. Le meraviglie custodite all’interno della chiesa della Santissima Annunziata sono molteplici: la visita guidata si sposta su un itinerario che comprende il passaggio dal corpo centrale della struttura a quello defilato della sagrestia, passando dinanzi alla Cappella Carafa decorata in marmi policromi, che offre l’idea di come la chiesa era all’inizio, prima che un incendio ne distruggesse l’interno. La sagrestia, poi, è un capolavoro di stucchi e affreschi di Belisario Corenzio sulla volta, mentre il perimetro della stanza è contornato da armadi in legno decorati con disegni in rilievo e impreziositi da oro che ormai ha perso la sua vivacità. Infine si passa alla cripta, in cui sono custoditi busti in legno dei santi martiri di Lesina. Dunque, grazie a NarteA, che da sempre si occupa di animare le visite guidate ricreando scenari e personaggi dai […]

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Food

Vini divini – L’officina dei sapori apre a Soccavo

È stata domenica 21 ottobre la prima apertura dell’enoteca Vini divini – L’officina dei sapori sita in Via Epomeo 459. Un locale al cui interno è contenuta la grandissima passione per il vino di Tiziana e dei suoi figli, che hanno formato le proprie ossa già presso l’enoteca Vini Divini di Fuorigrotta. Un percorso lungo, talvolta sofferto che non sempre ha dato i frutti sperati, ma delineato dalla forza d’animo di una famiglia che non vuole arrendersi mai. Vini divini – L’officina dei sapori, un percorso tra i prodotti locali Dalla strada l’insegna richiama gli avventori, il piccolo ma accogliente locale a poco a poco si gremisce di gente curiosa, di amici che vengono a portare il sostegno e il loro calore per augurare successo a questa piccola avventura. Alle pareti grandi scaffali in cui sono stipate bottiglie di vino, bianchi, rossi, rosati, a presentare la vasta scelta che presenta la cantina. E’ uno spazio dai colori vivaci, che ha nelle sue corde una vibrazione di casa. E’ un periodo fortunato per le enoteche: la loro formula informale, che mixa i sapori rustici di salumi e formaggi a quelli più strutturati del vino, rispecchia appieno uno stile di vita che si sta diffondendo sempre più repentinamente tra i giovani. All’Officina dei sapori vengono proposte scelte variegate di vini, dai gusti corposi come quelli del rosso di Gragnano offertoci come assaggio, a quelli più delicati per il palato come il Fiano ma che comunque lasciano in bocca un scia dal retrogusto dolce. La forza di questo locale sarà soprattutto la versatilità. Non solo vini da accompagnare a prodotti del territorio, ma anche birre artigianali e cocktail equilibrati. Insomma, un percorso nel gusto a 360 gradi, in cui la volontà di questa piccola famiglia di imprenditori sarà quella di regalare un’esperienza sensoriale in cui i cinque sensi sono continuamente solleticati dall’ampia gamma di possibilità. Il progetto di Tiziana e figli è ben preciso: l’enoteca sarà aperta a pranzo e a cena, per offrire ai clienti la massima efficienza. Taglieri di salumi, formaggi km 0, toast, panini e stuzzicheria varia costituiranno il menù. Presto si organizzeranno anche corsi per diventare sommelier e percorsi degustazioni. Lo scopo è quello di precisare che il vino non è semplicemente una bevanda che accompagna le pietanze, non è solo il mezzo attraverso cui il piatto può assumere sfumature di gusto diverse. Il vino è il concetto alla base della cucina, è la finalità del progetto ambizioso che si è messo in atto, il protagonista sulla scena, scelto soprattutto come importante strumento di informazione e divulgazione. Attraverso di esso si conosce il territorio, si comprendono e valorizzano le potenzialità della terra campana e italiana. Bere vino, dunque, è come bere la storia della territorio, dell’acqua che si è impiegata per innaffiarlo, del seme della vite, dei pampini, degli acini e, perché no, anche della fillossera sempre aborrita. La mission è una e nobile: rendere il consumatore più consapevole del prodotto che sta fruendo.      

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Teatro

Orazio Cerino in Buco nell’acqua, la storia di tre uomini in barcone

Giovedì 18 ottobre al teatro TRAM è andato in scena Buco nell’acqua, visibile fino al 28 ottobre e con protagonisti Antonio Buonanno, Orazio Cerino e Marco Mario De Notaris. La regia è di Mirko Di Martino e la produzione è del Teatro dell’Osso. La rappresentazione ha vinto il premio Emma Sorace alla drammaturgia e vede sul palco Antonio Buonanno, Orazio Cerino e Marco Mario De Notaris. Tre uomini in barca: Antonio Buonanno, Orazio Cerino e Marco Mario De Notaris Ci sono un musulmano, un cristiano e un ebreo in un barcone in mezzo al mare. Detta così potrebbe sembrare l’inizio di una barzelletta, invece potrebbe rappresentare esattamente tutto il succo dello spettacolo. Antonio Buonanno, Orazio Cerino e Marco Mario De Notaris sono i soli protagonisti posti su una zattera che davvero si muove in mezzo alla scena. Non ci vuole un enorme sforzo di fantasia per immaginarli persi nel mar Mediterraneo, in cerca della terra promessa, l’Italia, che per loro rappresenterà il riscatto, il futuro e soprattutto il lavoro. L’immigrazione è estremamente attuale nelle cronache odierne, non si può far a meno di sentirne parlare, sempre più frequentemente con disprezzo nei confronti di chi arriva per cercare un po’ di fortuna. Buco nell’acqua è il racconto dal punto di vista di chi arriva, del viaggio disperato che ogni migrante fa, pur rischiando la vita; intreccia tutti i progetti sognanti e il doloroso passato di chi decide di partire, costretto a lasciare la terra in cui è nato, piegato dai soprusi dei “fottutissimi” miliziani.  Il tutto raccontato con un linguaggio estremamente comico, al limite del surreale, che fa affiorare sulle labbra un sorriso che solo in un secondo momento ci si rende conto essere amaro, amaro proprio come i bocconi di ingiustizia che ogni giorno i profughi sono costretti a ingoiare. Ma se di fronte alle violenze patite i tre fanno fronte comune, si stringono le mani in gesti di fratellanza e si promettono “di non perdersi nemmeno appena sbarcati a Lampedusa”, è quando scoprono che appartengono a religioni diverse che comincia la parte più incredibile della storia. È proprio questa la più significativa: lo scontro tra religioni e, di conseguenza, tra civiltà. Siamo tutti uguali, eppure dinanzi all’appartenenza a credo diversi tutti profondamente in contraddizione. Ci si annusa come cani con diffidenza e con rabbia, perché Dio prima li fa e poi li s-coppia. Qualcuno si chiederà se tutto questo sia giusto: la verità è che bisogna chiedersi se tutto questo possa essere tollerato nel presente, in momento storico in cui è molto facile far paragoni pericolosi con un passato nemmeno tanto lontano. Eppure, sembra che a scuola la storia molti l’abbiano studiata male.  

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Napol e Dintorni

Il backstage del San Gennaro Day, tra premi e artisti

Per il San Gennaro Day giunto alla sesta edizione l’appuntamento è il 24 settembre sul sagrato del Duomo. La chiesa fa da spettacolare cornice ad un evento unico, durante il quale si conferiscono premi in onore di San Gennaro a personalità appartenenti al mondo della musica, del cinema, dello spettacolo e dell’imprenditoria che portano alto l’onore partenopeo in Italia e nel mondo. Quest’anno è stato istituito anche un premio in onore di Bud Spencer, al fine di commemorare un attore formidabile, famosissimo per la sua violenza comica a fin di bene. La direzione artistica e l’idea sono di Gianni Simioli, che ha avuto modo di adunare questo consesso imperdibile grazie soprattutto all’appoggio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli. San Gennaro Day: noi di Eroica siamo andati a vedere cosa succedeva dietro le quinte Una kermesse a tutto tondo quella del San Gennaro Day: attori, cantanti e volti noti popolano il dietro le quinte immerso sin da subito in un’attività frenetica e caotica. Così noi di Eroica abbiamo avuto l’occasione per una sera di stare a stretto contatto con loro e vivere il mondo dello spettacolo al di qua del confine col palco. Abbiamo avuto modo di comprendere quanto duro lavoro ci sia dietro uno spettacolo di intrattenimento come questo, quanta organizzazione, ma soprattutto quanta emozione è necessaria per tenere alto il ritmo. Tra le personalità di spicco erano presenti Mimmo Borrelli, definito dalla critica uno dei più grandi drammaturghi contemporanei, Franca Leosini, giornalista partenopea che ha guadagnato stima e apprezzamenti anche tra i più giovani, Biagio Izzo che non ha bisogno certo di presentazioni e poi Pio e Amedeo che con la loro comicità vulcanica hanno scatenato il pubblico. Grande ospite d’onore Luciano de Crescenzo, premiato per la carriera longeva in onore del suo compleanno. Siamo riusciti ad intervistare Salvatore Esposito, famosissimo ormai per il ruolo di Genny Savastano in Gomorra e protagonista nel film Puoi baciare lo sposo. Si è detto entusiasta ed onorato di essere presente al San Gennaro Day, dal momento che è un’occasione per assaporare le sue radici partenopee. Il ricordo va anche a Bud Spencer, attore importantissimo per la sua formazione artistica. Tra i cantanti Tony Tammaro, Luchè, Enzo Gragnaniello, il quale ci ha confidato a breve uscirà il suo nuovo album ricco di riferimenti colti, e Francesco di Bella, a cui è stato dato il premio per la sua carriera ventennale. A noi di Eroica si è detto immensamente grato per questo riconoscimento arrivato a tributare una carriera che il più delle volte è stata sotterranea e la cui massima bellezza è stata raggiunta in un momento di basso successo della musica indipendente. Il 25 ottobre uscirà il suo terzo album da solista. Il miracolo che si augura? Una svolta positiva per quanto riguarda la società tutta, in un frangente politico che non fa sperare al meglio. Come non parlare poi di Assunta Pacifico, timoniere da sempre del ristorante A’ figlia d”o Marenar, scintillante nel suo abito nero, perfettamente a suo agio tra le grandissime personalità […]

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