Raskolnikov: analisi del personaggio in Delitto e Castigo

La figura di Raskolnikov in "Delitto e Castigo"

Tra i lavori più riusciti di Fëdor Dostoevskij c’è sicuramente il suo romanzo “Delitto e Castigo”. Al centro dell’opera si erge una delle figure più complesse e tormentate della letteratura mondiale: Rodion Romanovič Raskolnikov. In questo articolo andremo ad analizzare in profondità la sua figura.

Il nome come destino: l’anima scissa di Raskolnikov

La figura di Raskolnikov non può essere definita “cattiva” o “buona”. Il suo nome stesso ne rivela la natura: contiene la parola russa raskol, che significa “scisma”, “divisione”, indicando proprio l’anima scissa del protagonista. Egli è un giovane ex studente di legge che vive in povertà e concepisce un delitto apparentemente a fin di bene: uccidere una vecchia e avida usuraia per usare il suo denaro e aiutare la propria famiglia e l’umanità. Ma le sue motivazioni sono molto più profonde e oscure.

La teoria dell’uomo straordinario La realtà dell’uomo comune
Diritto di oltrepassare la legge morale per un fine superiore. Tormento psicologico, senso di colpa e incapacità di gestire il crimine.
Freddezza, distacco e superiorità intellettuale. Febbre, deliri, paranoia e alienazione dalla società.
Libertà assoluta dalle convenzioni e dalla coscienza. Un insopprimibile bisogno di confessione e di espiazione.
Auto-affermazione come un “Napoleone”. Consapevolezza di essere un “pidocchio”, un uomo comune.

La teoria dell’uomo straordinario

Secondo Raskolnikov, l’umanità si divide in due tipologie: gli uomini comuni, la massa che deve sottostare alle leggi, e gli uomini straordinari, i “Napoleone”, che hanno il diritto morale di infrangere quelle leggi e compiere delitti in nome di un bene superiore per l’umanità. Egli commette l’omicidio per mettere alla prova sé stesso, per scoprire a quale delle due categorie appartiene. Il delitto, però, non gli porta la liberazione sperata, ma la terribile consapevolezza di non essere un superuomo, ma un “pidocchio”, come lui stesso si definisce. In una parte del romanzo, infatti, riflette che un vero Napoleone non si sarebbe abbassato a frugare tremante sotto il letto di una vecchia per cercare il denaro.

Il castigo interiore: il duello con Porfirij Petrovič

Il vero castigo di Raskolnikov non è la prigione, ma il tormento psicologico che lo consuma dopo il delitto. Questo tormento è magistralmente orchestrato da Porfirij Petrovič, il giudice istruttore. Porfirij, senza avere prove concrete, intuisce la colpevolezza di Raskolnikov e ingaggia con lui un sottile e snervante gioco del gatto col topo. Attraverso dialoghi filosofici e allusioni, smonta pezzo per pezzo la teoria dell’uomo straordinario, costringendo il protagonista a confrontarsi con la sua stessa coscienza. Il castigo, quindi, è l’impossibilità di sfuggire a sé stesso.

Sonja e la redenzione attraverso la sofferenza

La via d’uscita dal tormento non è intellettuale, ma spirituale. Raskolnikov la trova grazie a Sonja, una giovane costretta a prostituirsi per mantenere la famiglia. Sonja, con la sua fede incrollabile e la sua umile accettazione della sofferenza, rappresenta l’amore cristiano e il perdono. È lei che lo spinge a confessare, non come una sconfitta, ma come il primo passo per espiare la sua colpa. Attraverso Sonja, Dostoevskij, come evidenziato da fonti autorevoli come l’enciclopedia Treccani, esprime un tema centrale del suo pensiero: la redenzione si raggiunge non con la ragione, ma attraverso l’amore e l’accettazione della sofferenza come via di purificazione.

Un eroe moderno: la scissione dell’uomo contemporaneo

La sua figura riguarda un po’ tutti noi: mettiamo sempre alla prova noi stessi, dobbiamo dimostrare se siamo dei “Napoleone” o degli uomini normali. Tutti noi abbiamo l’anima scissa tra bene e male. Ma, così come a Raskolnikov vengono in aiuto persone care come Sonja, sua madre e sua sorella, che gli stanno vicini nonostante il suo rifiuto, così noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci supporti, che ci aiuti a capire che valiamo qualcosa a prescindere. La figura di Raskolnikov, e quindi dello stesso Dostoevskij, ci induce a riflettere sulla condizione dell’uomo moderno, che si sente costantemente in dovere di dimostrare qualcosa, spesso perdendosi in questo sforzo.

Fonte immagine: Pixabay.com

Articolo aggiornato il: 13/09/2025

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A proposito di Di Puorto Paolo

Appassionato di film (di quelli soporiferi, sia chiaro, non di quelli interessanti) ma anche studente di lingua tedesca e russa all'università di Napoli "L'Orientale".

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