La NATO: genesi e trasformazioni

La NATO: genesi e trasformazioni

La NATO (North Atlantic Treaty Organization) nasce nel 1949 come alleanza militare intergovernativa, a scopo difensivo per garantire la sicurezza del mondo occidentale durante la Guerra Fredda.

Cronologia dell’espansione della NATO: tappe e paesi membri

Anno Paesi entrati nell’alleanza
1949 Stati Uniti, Canada, Norvegia, Islanda, Gran Bretagna, Benelux, Danimarca, Francia, Portogallo, Italia.
1952 Grecia e Turchia.
1955 Germania Occidentale.
1982 Spagna.
1999 Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca.
2004 Romania, Bulgaria, Slovenia, Slovacchia e Repubbliche Baltiche.
2009-2020 Croazia, Albania (2009), Montenegro (2017), Macedonia del Nord (2020).
2023 Svezia e Finlandia.

Gli antefatti in Europa

Il processo che ha portato alla creazione del Patto Atlantico, e poi della NATO, comincia all’inizio del 1948. In particolare, la Gran Bretagna chiede agli Stati Uniti di prevedere anche forme di assistenza militare all’Europa, in funzione antisovietica, oltre agli aiuti economici del Piano Marshall. Occorreva che gli Stati Uniti intervenissero militarmente, data l’esistenza di due problemi, uno interno ed uno esterno. Quello esterno è la minaccia sovietica, quello interno riguarda il fatto che in Francia e Italia ci sono due forti e radicati partiti comunisti, che prendono ordini dalla Russia e che, secondo i britannici, boicottano gli aiuti del piano Marshall e creano nelle società occidentali delle forme di resistenza verso la distribuzione degli aiuti.

È necessario, però, secondo gli Stati Uniti, che siano gli europei a cominciare a mettere insieme le loro risorse militari, e che diano il segno di essere una comunità di paesi capace di difendersi: serve un’iniziativa europea che faccia da apripista all’intervento americano. Tuttavia, l’opinione pubblica americana è caratterizzata da uno spirito isolazionista. L’idea che gli Stati Uniti intervengano anche in tempi di pace, con un impegno così forte verso i problemi dell’economia e della sicurezza europea, non è contemplabile dal popolo americano. Per cambiare ciò, occorre far capire agli americani che l’intervento in Europa è necessario per sostenere un processo di pace e stabilità, che nasce innanzitutto tra i paesi europei.

Questa iniziativa europea arriva il 17 marzo del 1948: è un’alleanza militare che lega cinque paesi europei: la Francia, la Gran Bretagna e i tre paesi del Benelux. Tuttavia, essendo passati solo tre anni dalla fine della guerra, per l’opinione pubblica europea veder rimettere moto il meccanismo delle alleanze militari può rappresentare un trauma. Quindi, occorre mostrare che l’alleanza non si limiti agli aspetti militari, ma che vada oltre, verso gli aspetti della cooperazione economica e sociale. Nasce un’associazione molto ibrida, il cui nome è Patto di Unione Economica, Sociale, Culturale e di Legittima Difesa Collettiva. Il fulcro dell’accordo è la legittima difesa collettiva, un patto militare in cui i paesi contraenti si impegnano ad intervenire militarmente al fianco del paese eventualmente aggredito. Per rendere questa alleanza militare più digeribile all’opinione pubblica europea, si dice che serve anche ad attivare forme di concertazione, sul piano europeo, nel settore dell’economia, della cultura e della società. Inoltre, è un’alleanza che priva gli stati contraenti della sovranità sul piano militare: l’art. 5 di questo Patto di Bruxelles afferma che, se un paese membro è oggetto di un attacco armato di un altro paese, le altre parti contraenti si accorderanno per fornire al paese sotto attacco tutta l’assistenza militare. Questo tipo di alleanze, in cui un eventuale attacco militare comporta obbligatoriamente e automaticamente l’intervento militare al fianco del paese aggredito, si chiamano alleanze di tipo automatico. Si tratta di un tipo di alleanza molto raro nella storia delle relazioni internazionali, perché, di fatto, priva i paesi europei dell’ultima parola sulla pace e sulla guerra.

In questo caso, siccome bisogna dare agli Stati Uniti il senso di un’iniziativa europea sul piano della difesa, occorre che questa iniziativa arrivi addirittura a mettere in discussione il principio sacro della sovranità militare degli stati. Da questa organizzazione, nasce l’Unione Occidentale, che poi si trasformerà negli anni in Unione Europea Occidentale, alleanza che, dopo la fine della Guerra Fredda, diventerà una specie di braccio armato dell’Unione Europea, fino al suo scioglimento definitivo nel 2011-12.

Gli antefatti negli USA

Ci sono due passaggi interni alla politica estera degli Stati Uniti che portano alla creazione di questa partnership altamente istituzionalizzata, che ha sempre caratterizzato negli ultimi settant’anni i rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Essi sono:

  • Le elezioni americane del 1948, alle quali si presentano due candidati: il democratico Truman e il suo competitor Dewey. Questa è la prima campagna elettorale che si gioca sui temi della politica estera, perché sono gli anni della Guerra Fredda e c’è una decisione da prendere, cioè, se aiutare l’Europa anche militarmente. Entrambi i candidati, Truman e Dewey, sostengono il bisogno di aiutare militarmente l’Europa e che dalla sua sopravvivenza dipende la sopravvivenza dell’Occidente e la sicurezza degli Stati Uniti stessi. All’interno di questo quadro comune, però, dicono cose diverse: il candidato repubblicano afferma che l’Europa sarà aiutata di volta in volta, caso per caso, se l’Europa sarà oggetto di un’aggressione armata si valuterà se e quando intervenire, è un impegno molto flebile; Truman invece sostiene che, in caso di vittoria, gli Stati Uniti si sarebbero legati con l’Europa in un’alleanza politico-militare, che rappresenti uno dei pilastri della politica estera statunitense. La vittoria di Truman porta avanti l’idea di costruire un’alleanza strutturale, non un intervento valutato caso per caso.
  • La risoluzione che passa al senato americano nel giugno del ’48, prima ancora della campagna elettorale e delle elezioni, presentata dal senatore Vandenberg. La risoluzione Vandenberg dispone che il Senato americano autorizzi il presidente degli Stati Uniti a contrarre un’alleanza militare permanente in tempo di pace, purché questa alleanza vada a rafforzare la sicurezza degli Stati Uniti. Questo documento viene visto simbolicamente come la fine dell’isolazionismo americano, idea connaturata alla nascita stessa degli Stati Uniti, già ai tempi di Washington alla fine del ‘700. È l’idea secondo cui gli Stati Uniti devono avere rapporti economici e commerciali con tutti, ma rapporti politici e militari a livello più basso possibile, non devono vincolarsi a sostenere e supportare altri paesi. Questa risoluzione autorizza il presidente americano a stipulare un’alleanza militare in tempo di pace, cosa che gli USA non avevano mai fatto nella loro storia: erano intervenuti in Europa solo durante le due guerre mondiali, quindi in tempo di guerra.

I negoziati atlantici

A questo punto, la strada è spianata e si aprono i negoziati per la firma del Patto Atlantico, che avviene il 4 aprile del 1949. Si discute, in primo luogo, di chi deve far parte di quest’alleanza. L’alleanza si chiama Atlantico del Nord, quindi, tutti i paesi che si affacciano sull’oceano Atlantico. Innanzitutto, gli stepping stones country, cioè i paesi che sono pietre su cui bisogna saltellare per passare da una parte all’altra dell’Atlantico. Quindi, da una parte gli Stati Uniti e il Canada, dall’altra parte la Norvegia, l’Islanda, la Gran Bretagna, i tre paesi del Benelux, la Danimarca con la Groenlandia, la Francia, il Portogallo e l’Italia.

L’Italia non ha un affaccio sull’Atlantico, è un paese sconfitto nella Seconda Guerra Mondiale e deve il suo ingresso alla Francia, perché la sua posizione serve a garantire l’Algeria, che era un territorio metropolitano francese, come un pezzo di Francia fuori dalla Francia. Per garantire l’Algeria, c’era bisogno che la garanzia atlantica arrivasse anche lì. Rendere l’Italia un paese di frontiera riduceva la pressione sulla Francia. Quindi, si crea un’alleanza a 12 membri.

Poi, c’era bisogno di stabilire il tipo di garanzia che avrebbe dovuto prevedere l’Alleanza Atlantica: è molto più morbida rispetto a quella del patto di Bruxelles. L’articolo fondamentale dell’Alleanza Atlantica è l’art. 5 del Trattato di Washington del 4 Aprile 1949, che è il trattato costitutivo dell’Alleanza Atlantica: esso prevede assistenza militare in caso di attacco esterno, e ciascun paese intraprenderà l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’utilizzo della forza armata; quindi, non è un’alleanza a garanzia automatica: l’assistenza militare è solo una delle ipotesi in campo, prima bisogna dimostrare solidarietà politica verso il paese aggredito, aiutarlo, sostenerlo anche economicamente con i contributi militari, mandare i soldati per liberare il paese, eccetera. L’art. 5 nella storia della NATO, è stato invocato soltanto una volta, che è stato l’11 Settembre 2001: gli USA chiedono agli alleati sostegno politico e militare, fuori dal contesto americano, che si realizza soprattutto in Afghanistan. Quando nasce il Patto Atlantico, l’idea è che, qualora i paesi dell’Europa Occidentale vengano invasi, gli altri paesi sostengano il paese aggredito, con i mezzi a loro disposizione, ivi compreso l’uso della forza.

La nascita della NATO

Dal Trattato di Washington si passa all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), quando si decide di creare una struttura militare permanente in Europa, sostenuta soprattutto dalle forze militari americane. Creare una base militare in Europa significa creare uno strumento di deterrenza per eventuali attacchi dell’Unione Sovietica.

Fin dall’inizio, però, la NATO nasce con questo forte squilibrio: è un’alleanza militare asimmetrica, perché dipende sostanzialmente dalla forza della potenza federatrice, cioè dagli USA (forza nucleare e forza militare). Da qui nasce uno dei temi più ricorrenti: soprattutto dalla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti accusano o imputano all’Europa di aver goduto dell’assistenza militare, ma di aver speso molto poco per la difesa. La NATO ha anche un impatto positivo sul processo di integrazione europea, perché è chiaro che rappresenta un ulteriore elemento di coesione tra gli stati europei.

Per riequilibrare questo sbilanciamento verso il versante americano, nessun paese europeo ha la forza da solo, ma, se i paesi europei trovano una coesione tra di loro, riescono a trasformare l’Alleanza Atlantica in una struttura più equilibrata, meno dipendente dagli americani. Infatti, in alcuni momenti la NATO, squilibrata verso gli Stati Uniti, ha rappresentato un’occasione di compattamento per gli europei, in altri momenti, quando gli europei si sono mossi in ordine sparso, la NATO è rimasta ciò che storicamente è stata, cioè un’organizzazione a trazione americana.

Obiettivi della NATO

I ruoli storici sono messi in luce dal primo segretario generale della NATO, Hastings Lionel Ismay, che disse che la NATO serviva:

  1. a tenere i russi fuori dall’Europa;
  2. a tenere gli americani dentro l’Europa;
  3. a tenere i tedeschi sotto controllo.

Questo perché la NATO serve anche a rassicurare gli europei sul fatto che esista una strategia di difesa qualora dovessero ricomparire vecchie pulsioni egemoniche, soprattutto della Germania. L’alleanza atlantica viene firmata il 4 Aprile 1949 e quattro giorni dopo, l’8 Aprile, la Francia dà il suo assenso all’inizio di un processo politico, al quale si era sempre opposta: l’avvio dell’unificazione delle tre zone di occupazione occidentale in Germania, che porta alla nascita della Germania Occidentale e alla riconquista di una statalità da parte del mondo tedesco occidentale. La Francia supera il suo storico timore antitedesco, quindi è chiaro che considera l’alleanza della NATO una rassicurazione.

L’espansione della NATO

Da allora, la storia transatlantica è una storia di progressivi allargamenti:

  • Nel ’52 c’è il primo allargamento, che è quello ai paesi del Mediterraneo orientale, Grecia e Turchia. Questi due passi non si amavano, soprattutto per le questioni di Cipro, ma avevano un nemico comune esterno;
  • Nel ’55 entra la Germania Occidentale, diventa il quindicesimo paese membro della NATO;
  • Nell’ ’82 entra la Spagna, che fino a quel momento era rimasta fuori, nonostante fosse un paese atlantico, perché fino al ’75 era governata da una dittatura e la NATO, nel suo art. 2, si riconosce non soltanto come alleanza politica e militare, ma anche come comunità di valori, che contribuiscono all’identità dell’occidente. La Spagna, essendo una dittatura, non era voluta. Tuttavia, il Portogallo, membro fondatore dell’Alleanza Atlantica, era governato da Salazar, un dittatore, ma entra subito a far parte della NATO perché il Portogallo e le Isole Azzorre sono fondamentali per il rifornimento degli aerei che sorvolano l’Atlantico.
  • Nel ’90, c’è una controversia, perché non c’è un allargamento, ma la creazione in nuovo stato, la Germania Unita, che eredita tutti gli accordi internazionali presi dalla Germania Ovest. La nascita della Germania Unita non è la nascita di un nuovo stato, ma è l’assorbimento della Germania Est dentro la Germania Ovest. Quando i russi, nel 1990, danno il via libera all’unificazione della Germania, ci sarebbe stato un impegno dei vincitori politici occidentali affinché la NATO non si estendesse verso est. Tuttavia, non era un impegno scritto o formale, c’era la disponibilità degli Stati Uniti a tener conto delle esigenze russe e del fatto che la Russia non avrebbe gradito che la NATO si estendesse. Questa è la narrativa della cosiddetta broken promise, della promessa non mantenuta: secondo i russi, tutto l’allargamento della NATO verso est sarebbe avvenuto senza il loro consenso.

In realtà, l’espansione della NATO verso est, che comincia nel ’99, è stato il risultato di 3 fattori:

  1. La volontà di questi paesi di entrare a far parte dell’Alleanza Atlantica: i paesi che avevano vissuto prima l’occupazione nazifascista e poi il dominio sovietico, decidono di entrare a far parte dell’Unione, poiché la NATO rappresenta una sicurezza.
  2. La natura aperta della NATO: la NATO è un’alleanza aperta a tutti gli ingressi;
  3. Il fatto che questo processo non sia altro che l’espansione dell’alleanza che ha vinto la Guerra Fredda.
  • Nel ‘99 c’è il primo allargamento a est, con Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca.
  • Nel 2004, c’è un allargamento ancora più traumatico per la Russia perché entrano la Romania, la Bulgaria, la Slovenia e la Slovacchia, ma soprattutto le Repubbliche Baltiche. Per i russi, è un colpo molto forte a livello nazionale.
  • Nel 2009 si uniscono la Croazia e l’Albania.
  • Nel 2017 il Montenegro.
  • Nel 2020 la Macedonia del Nord.
  • Nel 2023 la Svezia e la Finlandia. Ovviamente, l’ingresso svedese e finlandese è conseguenza dell’aggressione russa in Ucraina.

La NATO dopo la Guerra Fredda

La storia della NATO diventa molto più controversa quando finisce la Guerra Fredda e scompare il nemico che ha determinato la creazione dell’alleanza. All’inizio degli anni ’90, si pensava che la NATO avesse gli anni contati, perché è normale che quando scompare il nemico per cui è nata l’alleanza, scompare anche l’alleanza stessa.

Ci sono tre processi principali che hanno caratterizzato la storia dell’alleanza dopo la fine della Guerra Fredda, e sono:

  1. Il processo di allargamento e tutto ciò che questo ha comportato sul tema dei rapporti con la Federazione Russa;
  2. Il processo di estensione dell’impegno della NATO, il cosiddetto intervento out of area (fuori area). Dopo la Guerra Fredda, gli interventi della NATO hanno iniziato ad avvenire anche fuori dal perimetro dell’Atlantico: il primo al di fuori è in Bosnia, poi anche a Cipro, in Kosovo nel ‘99, l’Afghanistan nel 2001, la Libia nel 2011;
  3. La trasformazione della NATO da organizzazione di difesa a una sorta di crisis manager internazionale, poiché la NATO interviene anche per gestire situazioni di crisi fuori dal contenuto del trattato di Washington.

Articoli più importanti

Gli articoli più importanti, che ancora oggi fissano le coordinate di riferimento dei rapporti tra USA ed Europa, sono:

  • Art. 5: «la parte aggredita dovrà essere assistita dalle altre parti con qualsiasi mezzo, incluso l’uso della forza». Quindi, l’uso della forza militare è una delle opzioni in campo per assistere il paese aggredito;
  • Art. 2: riguarda il piano politico e fonda il concetto che esiste una comunità atlantica di valori che va al di là del semplice dato di assistenza militare. L’art. 2 è stato richiamato quando la NATO ha dimostrato di essere sopravvissuta alla Guerra Fredda: è sopravvissuta grazie al fatto che non è una semplice alleanza militare, ma molto di più, è un’alleanza di valori e principi;
  • Art. 10: disegna la NATO come alleanza aperta e non chiusa ai membri che l’hanno fondata. La NATO si apre agli altri paesi che intendono aderire all’Alleanza Atlantica qualora questi paesi la vedano come una garanzia della propria sicurezza, accettando di uniformarsi ai principi che legano l’Occidente.
  • Art. 13: se di solito le alleanze militari nella storia duravano 3-5 anni, la NATO delinea un disegno strategico di lunga durata. La durata dell’alleanza è fissata dall’art. 13 in 20 anni, poi nel ‘69 venne rinnovato l’impegno.

Ruolo storico per gli USA

La nascita della NATO sancisce il momento in cui gli USA si rendono conto che non è possibile plasmare il mondo secondo i principi della Carta Atlantica, ma è possibile farlo solo in quella parte del mondo che fa riferimento agli USA. Questo perché plasmare il mondo sul modello americano significherebbe imbarcarsi in una guerra nucleare con l’Unione Sovietica. Perciò, è possibile plasmare solo metà del mondo e con l’altra parte del mondo bisogna scendere a patti: bisogna accettare il fatto che una parte del mondo fa riferimento ad un altro canale di valori e ad altre priorità politiche; ecco perché viene definita anche come la svolta realista della politica estera americana, nel senso che si prende atto che il mondo continua a funzionare secondo la logica tradizionale dell’equilibrio di potenza.

Fonte immagine in evidenza: Freepik / wwwslonpics

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