La principessa che amava gli insetti: tra sfida e ironia

La principessa che amava gli insetti: tra sfida e ironia

Il racconto de La principessa che amava gli insetti (in giapponese Mushi mezuru himegimi, 虫めづる姫君) è contenuto nella raccolta Tsutsumi chūnagon monogatari (Racconti del Consigliere di Mezzo Tsutsumi, 堤中納言物語). Si tratta di una collezione di dieci racconti, più un frammento, appartenenti al filone romantico del Periodo Heian (794-1185). La critica tende a collocare quest’opera nella seconda metà del XII secolo, quando imperava una prosa detta ad “imitazione classica”, quella che si rifaceva ai capolavori dell’età d’oro quali il Genji Monogatari di Murasaki Shikibu o il Makura no Sōshi di Sei Shōnagon. Nonostante le chiare similitudini con le opere-modello di un secolo prima, lo Tsutsumi chūnagon monogatari si differenzia per stile, presentando un impianto più novellistico rispetto al classico “Uta Monogatari” – in cui, nell’economia del testo, la poesia è predominante – quanto per tono, decisamente più leggero e umoristico, e contenuto.  Più che concentrarsi sui legami d’amore nati tra personaggi che vorticano nell’universo ovattato della Corte, la vita quotidiana dell’aristocrazia, nei suoi squarci più realistici, pare una definizione che meglio si presta ad un lavoro simile. Inoltre, è stato notato che la scelta narrativa del racconto breve meglio si presti per un’opera del genere, funzionale a presentare meglio la realtà quotidiana, senza necessariamente temporeggiare sui risvolti psicologici dei protagonisti di turno: in questo articolo andremo a vedere dunque di cosa parliamo quando citiamo La principessa che amava gli insetti.

La principessa che amava gli insetti: la trama

Accanto all’abitazione di una principessa amante delle farfalle, vive la principessa che amava gli insetti (bruchi e insetti in generale). Pur provenendo da una famiglia facoltosa e possedendo una bellezza fuori dall’ordinario, ella è un personaggio piuttosto eccentrico. Viene derisa dalle sue stesse dame di compagnia, non solo per il suo atteggiamento, ma anche per il modo in cui decide volutamente di presentarsi. Certo è che la principessa che amava gli insetti non risponda ai canoni estetici del tempo, rifiutandosi di annerirsi i denti, di pettinarsi i capelli, di radersi le sopracciglia e per giunta, soleva scrivere in katakana – considerata la scrittura più semplice e quindi, alludendo alla sua erudizione. Nonostante ciò, notiamo un’attitudine diversa rispetto alle altre donne di epoca Heian e che può sintetizzarsi nella riflessione che fa sulle farfalle, belle sì ma sostanzialmente inutili per qualsiasi fine pratico. Al più, la polvere che rilasciano è alquanto spiacevole. Dai bruchi, invece, si ricava la seta e non bisogna dimenticare che ogni farfalla prima di essere tale, in origine era un bruco. Un pensiero, questo, che sembra suggerire di andare verso il cuore delle cose, spogliare la realtà di orpelli superficiali e di concentrarsi sulla dimensione primitiva, ma anche autentica di alcuni eventi naturali. 

Un pensiero diverso, forse troppo, tanto che appare degno di derisione, anche dai suoi coetanei, i quali, con innegabile curiosità, osservano la principessa che amava gli insetti da lontano. Questi ultimi non mancano di tentare di spaventarla fingendo di regalarle un obi e, nonostante la sorpresa, la principessa non si scompone affatto.

Da La principessa che amava gli insetti traiamo, in chiave ironica, una fanciulla che si rifiuta di seguire gli standard estetici dell’ambiente aristocratico. Gli studiosi sono lontani dall’affermare si tratti di un testo sovversivo o critico, ma possiamo sostenere a ragion veduta che opere del genere ci danno la dimensione che esista qualcosa di diverso, impreso, ma razionalmente plausibile e in cui, chissà, rispecchiarsi al tempo, come ora. 

Fonte foto dell’articolo “La principessa che amava gli insetti: tra sfida e ironia”: Wikipedia

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A proposito di Diana Natalie Nicole

Studentessa di Letterature Comparate, sostengo la continuità tra filosofia e letteratura, con qualche benigna interferenza di linguistica, arte e cultura.

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