Street art e sostenibilità: quando i muri parlano al pianeta

La street art e l'ambiente

La street art è da sempre un argomento controverso, in bilico tra espressione artistica e vandalismo. Tuttavia, molti artisti di strada hanno rivendicato il valore delle loro opere veicolando messaggi potenti, in particolare sulla sostenibilità ambientale. L’arte urbana si è così evoluta in uno strumento per denunciare l’inquinamento e il surriscaldamento globale, ma anche per offrire soluzioni concrete.

La street art come denuncia: un grido sui muri del mondo

A partire dagli anni Duemila, molti artisti hanno usato i muri delle città per scuotere la coscienza collettiva sui temi ambientali, un dibattito avviato a livello istituzionale con le prime conferenze delle Nazioni Unite già dagli anni Sessanta. Un esempio celebre è “Appetite for Destruction” dell’artista italiano Blu, che sulla facciata di un palazzo a Belgrado raffigura un gigante di cemento che divora una foresta. Anche lo spagnolo Pejac, con la sua opera “Pianeta al capolinea”, rappresenta il mondo che si scioglie in un tombino, un’immagine potente che ci mostra come stiamo letteralmente “gettando via” il pianeta. Non si può non citare Banksy, che pur con messaggi più ampi, ha spesso toccato temi di consumismo e degrado ambientale.

La street art come soluzione: i murales che purificano l’aria

Oltre alla denuncia, la street art può diventare un’azione concreta. Grazie a tecnologie innovative, sono nati i murales mangia-smog. Progetti come quello promosso da Yourban2030 utilizzano speciali vernici fotocatalitiche, come la tecnologia Airlite, che si attivano con la luce solare e neutralizzano gli agenti inquinanti come gli ossidi di azoto, trasformandoli in sali inerti. Un esempio è il murale “Diversity in Bureaucracy” dell’artista olandese JDL ad Amsterdam: 100 mq di vernice anti-smog che contribuiscono attivamente a migliorare la qualità dell’aria. In questo modo, l’arte non è solo educativa ma diventa anche funzionale, contribuendo alla riqualificazione urbana e al benessere dei cittadini.

Street art per l’ambiente: denuncia vs. azione

Tipo di intervento Obiettivo e artisti di esempio
Street art di denuncia (messaggio) Ha lo scopo di scioccare, informare e stimolare la riflessione critica sul cambiamento climatico.
Artisti: Blu, Pejac, Banksy.
Street art funzionale (azione) Utilizza tecnologie come le vernici mangia-smog per avere un impatto diretto e misurabile sulla riduzione dell’inquinamento.
Artisti/Progetti: JDL, Yourban2030.

Il dibattito: arte, attivismo o vandalismo?

Spesso, per far sentire la propria voce dal basso, si ricorre ad atti provocatori. Ne è un esempio recente l’operato di collettivi come Ultima Generazione, che imbrattano monumenti e opere d’arte per denunciare l’inazione dei governi sul cambiamento climatico. Sebbene il fine sia la sensibilizzazione, queste azioni riaccendono il dibattito sui mezzi. Vedere deturpato il patrimonio culturale genera frustrazione, anche in chi condivide la causa ambientalista. La street art, al contrario, si propone come una forma di artivismo che aggiunge valore estetico e culturale allo spazio pubblico, cercando di unire la comunità attorno a un messaggio invece di dividerla attraverso la polemica. La sua forza sta nell’essere sia decorativa che educativa, trasformando una passeggiata distratta in un’occasione di riflessione.

Fonte Immagine: Pixabay

Articolo aggiornato il: 27/09/2025

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A proposito di Marika Burani

Mi chiamo Marika, sono nata a Napoli il 13 Aprile del 2000. Ho frequentato il Liceo delle Scienze Umane ''Eleonora Pimentel Fonseca''. Attualmente studio Mediazione Linguistica e Culturale all'Università degli studi di Napoli ''L'Orientale''. I miei interessi sono la Storia, la Musica, il Cinema e la Politica. Nel mio tempo libero creo vestiti all'uncinetto e ai ferri e gioielli in alluminio e rame.

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