La donna nell’antica Mesopotamia: diritti, doveri e differenze sociali

Le donne nell'antica Mesopotamia: il loro ruolo

La Mesopotamia, la terra tra i fiumi Tigri ed Eufrate, è considerata la culla della civiltà. Qui, a partire dal 4000 a.C., i Sumeri inventarono la scrittura, le città-stato e l’agricoltura irrigua. In questo contesto, la condizione della donna nell’antica Mesopotamia era sorprendentemente avanzata rispetto ad altre civiltà coeve, sebbene con differenze significative in base alla classe sociale e al periodo storico.

Diritti e opportunità Restrizioni e doveri
Possedere e gestire proprietà in modo indipendente. Considerata legalmente subordinata al padre o al marito.
Avviare attività commerciali e stipulare contratti. Il ruolo primario era la gestione della casa e la procreazione.
Accedere a professioni prestigiose come sacerdotessa o scriba. Punizioni più severe per l’adulterio rispetto agli uomini.
Iniziare una causa di divorzio e mantenere la propria dote. Accesso limitato alla vita politica e militare.

Ruoli e diritti nella società sumera

Nella prima fase della civiltà sumera, la società era gerarchizzata ma il ruolo delle donne era significativo. Il pantheon era ricco di potenti divinità femminili, come Inanna (poi Ishtar), dea dell’amore, della fertilità e della guerra, il che si rifletteva in un certo prestigio accordato alle donne. Le donne delle classi elevate potevano accedere a quasi tutte le professioni: potevano diventare sacerdotesse, un ruolo di enorme potere, o scriba professioniste. Erano istruite, potevano possedere proprietà, gestire attività commerciali e partecipare alla vita pubblica. Le donne delle classi inferiori, invece, avevano una vita più dura, dedita al lavoro domestico e agricolo, ma contribuivano in modo essenziale all’economia familiare.

Matrimonio, divorzio e famiglia

Il matrimonio era un contratto combinato dalle famiglie. Lo sposo offriva un dono alla famiglia della sposa (il “prezzo della sposa”) e la sposa portava con sé una dote. La procreazione era fondamentale. A differenza di molte altre culture antiche, le donne sumere avevano il diritto di chiedere il divorzio. In caso di separazione, la dote le veniva restituita e, se era la parte lesa, poteva ricevere un risarcimento dal marito per garantire il proprio sostentamento e quello dei figli.

L’evoluzione del ruolo: dal Codice di Hammurabi in poi

Con il passare dei secoli e la crescente militarizzazione della società, il ruolo delle donne tese a ridursi. Le leggi divennero più restrittive. Il celebre Codice di Hammurabi (circa 1754 a.C.), pur riconoscendo alcuni diritti alle donne, ne sancì la subordinazione all’uomo. Ad esempio, la legge 142 del codice, come riportato nella traduzione della Yale Law School, stabiliva che una donna poteva chiedere il divorzio se il marito la umiliava pubblicamente, ma se era lei a essere in difetto, poteva essere punita severamente. Questo creò una chiara disparità legale, sebbene offrisse comunque una forma di protezione.

Figure eccezionali: l’eredità di Enheduanna

Nonostante le limitazioni, le donne mesopotamiche hanno lasciato un’impronta indelebile. La più straordinaria è Enheduanna (XXIII secolo a.C.), figlia del re Sargon di Akkad e alta sacerdotessa del dio della luna Nanna a Ur. Come attestato da reperti conservati in musei come il Penn Museum, Enheduanna non fu solo una figura politica e religiosa di immenso potere, ma è anche considerata il primo autore conosciuto per nome nella storia dell’umanità. I suoi inni e le sue poesie, firmate con il suo nome, sono le prime opere letterarie attribuite a una persona specifica, anticipando Omero di secoli. La sua figura testimonia le vette di influenza e creatività che una donna poteva raggiungere nell’antica Mesopotamia.

Immagine in evidenza: Pixabay 

Articolo aggiornato il: 13/09/2025

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