Lélia González e la sua lotta per il Brasile

Brasile e Lélia González

Lélia González e la sua lotta per il Brasile

Il Brasile è il Paese in cui è presente il maggior numero di afroamericani fuori dall’Africa. Inizialmente il Brasile era abitato da un numero consistente di indigeni, giunti nel ‘400 dal continente asiatico. Tutto ebbe inizio il 22 Aprile del 1500 quando le flotte portoghesi, capitanate da Pedro Alvares Cabral, arrivarono sulle coste brasiliane. Inizia quindi una vera e propria rivoluzione culturale. A partire da questo momento, il Brasile viene colonizzato e la popolazione indigena viene decimata. Gli indios vengono sfruttati per la manodopera e il duro lavoro nei campi li porta in molti casi a fuggire. Si passa infatti da due milioni di indios a circa ottocentomila.

Dalla metà del XVI secolo inizia il traffico di esseri umani verso il Brasile: circa sei milioni di africani, provenienti dal Congo, Angola, Mozambico, Guinea e Nigeria, sono stati portati in Brasile per lavorare nelle piantagioni di canne da zucchero, miniere d’oro e piantagioni di caffè. Le condizioni di viaggio e di lavoro erano disumane e crudeli. Agli indigeni era proibito leggere, scrivere e parlare la lingua d’origine, lasciare testimonianze scritte ed erano obbligati a professare solo ed esclusivamente la religione cattolica.

Viene creato un luogo in cui i soggetti resi schiavi mantenevano le loro culture, arti e rituali, chiamato Senzala. Come conseguenza, abbiamo una fusione culturale (afrobrasiliana). D’altro canto, in Brasile nascono resistenze alla schiavitù attraverso fughe, scontri con padroni e soprattutto la formazione dei Quilombos, ovvero dei luoghi di resistenza al sistema schiavista portoghese, in cui gli africani potevano praticare la loro cultura. Ciò che ci fa comprendere a pieno lo stato di sottomissione in cui erano costretti a vivere gli schiavi in Brasile, è la maschera del silenziamento, utilizzata dai signori bianchi per fare in modo che gli schiavi non potessero mangiare le canne da zucchero o il cacao nelle piantagioni. La sua funzione principale però, era quella di attuare un senso di mutismo e di paura.

Finalmente a partire dal 1850 vengono emanate la leggi abolizioniste: la prima fu la legge Eusébio de Queroz, che proibiva il commercio internazionale degli schiavi; nel 1871 si rendevano liberi i figli degli schiavi; nel 1888 venne abolita la schiavitù per i discendenti degli africani. Nel ‘900 anche nell’ambito della letteratura si sviluppa l’esigenza di una libertà non solo fisica, ma anche simbolica. I temi trattati in questo ambito letterario sono la conquista dei diritti della diaspora nera e la necessità dell’accesso all’educazione formale degli schiavizzati.

Lélia González, una personalità di spicco

È proprio in questo contesto che nel 1935 nasce Lélia González, una donna con una spiccata personalità che è stata una grande filosofa, antropologa, docente, scrittrice e militante del movimento nero e femminista. Lélia nasce a Belo Horizonte, ma nel 1942 si trasferisce in Brasile, dove forma lo Nziga, cioè il collettivo di donne nere a Rio de Janeiro. Per quanto riguarda il suo pensiero, sviluppa un quadro teorico originale sulla formazione sociale-culturale del Brasile, a partire dalla centralità di soggetti neri, in particolare delle donne. Riporta l’accento sulla violenza, prendendo in considerazione due figure centrali nella schiavitù: la mucama e la mãe-preta, ovvero la donna che allatta e la donna domestica, e le spoglia di ogni stereotipo.

La sua opera più significativa è Amefricanidade, che è una categoria di analisi per comprendere l’esperienza nera nelle Americhe, in cui Lélia González si sofferma sul fatto che si era pensato ad abolire la schiavitù, ma non a come rendere gli schiavi completamente liberi e indipendenti. Il termine Amefricanos/as indica la discendenza: non solo quella degli africani portati come schiavi ma anche le comunità presenti prima di Colombo.

Léila González ha avuto quindi un ruolo fondamentale nella società del Brasile e non solo: è grazie agli sforzi e ai sacrifici di donne splendide come lei, che uomini e soprattutto donne di colore sono arrivati oggi a godere dei propri diritti, anche se purtroppo la lotta contro il razzismo e lo sfruttamento è ancora presente in diverse parti del mondo. Per questo motivo bisogna continuare a combattere così come ha fatto Léila, affinché nessuno venga mai più sfruttato o denigrato per il colore della propria pelle o per la propria razza.

Sono molto toccanti e fanno molto riflettere queste parole di Lélia González: «Non nasciamo neri, diventiamo neri. È una conquista dura, crudele e che si sviluppa per tutta la vita (e oltre)». Oggigiorno siamo fortunati ad avere ciò che a Léila, e a tantissime altre persone della sua epoca, è stato negato: la libertà, che molto spesso diamo per scontato. È da ammirare Lélia González, per la determinazione e il coraggio che ha avuto nel lottare contro un Paese che imponeva regole assurde e crudeli, portando avanti le sue idee e convinzioni senza arrendersi mai.

Fonte immagine su Lélia González: Wikipedia

A proposito di Concetta Ianniello

studentessa del terzo anno presso l'università di Napoli ''L'Orientale'', amante della lettura e dell'arte in tutte le sue sfaccettature.

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