Leonarda Cianciulli: storia di una killer italiana

Leonarda Cianciulli: storia di una killer italiana

Ogni volta che pensiamo ad un serial killer ci vengono sempre in mente gli USA, ma, in realtà, anche in Italia vi sono personaggi del genere, e, nonostante lo stereotipo, non sono solo uomini, ma anche donne: la storia di Leonarda Cianciulli, anche detta ‘la saponificatrice di Correggio‘, ne è la prova. Ella è una delle poche donne killer italiane, e la sua storia non è da sottovalutare.

La storia di Leonarda Cianciulli: la giovinezza

Leonarda Cianciulli: storia di una killer italiana
Leonarda Cianciulli da giovane; fonte immagine: Wikipedia

Leonarda Vincenza Giuseppa Cianciulli, l’ultima di sei figli, nasce a Montella  — un piccolo paese dell’Irpinia — il 18 aprile del 1894, da Mariano Cianciulli, allevatore di bestiame, e Serafina Marano, una vedova che aveva già altri due figli. All’età di 23 anni sposa un impiegato del catasto di Montella, originario della provincia di Potenza, Raffaele Pansardi. Ed è qui che accade qualcosa che segna profondamente la personalità di Leonarda, quest’ultima racconta all’interno del suo memoriale, “Confessioni di un’anima amareggiata“, che alla vigilia delle nozze, la madre, mentre era sul punto di morire, pronunciò su di lei una maledizione in cui le augurava una vita piena di sofferenze. Inoltre, anni prima, una zingara le aveva fatto una terribile profezia: «Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi». Questo presagio, insieme alla maledizione della madre, furono veritieri, difatti, le sue prime 13 gravidanze finirono con tre aborti spontanei e dieci neonati morti nella culla. La maledizione, insieme alla morte dei suoi figli, condizionarono profondamente la psiche della futura killer. Solo dopo aver consultato una maga locale riuscì finalmente a portare a termine tre gravidanze. I suoi figli diventarono tutto per lei, erano qualcosa da proteggere a tutti i costi

La saponificatrice di Correggio

Nel 1930, gli sposi si trasferirono a Correggio, in Reggio Emilia, a causa di un terremoto verificatosi in Irpinia nello stesso anno. Qui, la Cianciulli, oltre a beneficiare dei risarcimenti devoluti alle vittime del sisma, avviò un piccolo commercio di abiti e mobili, e offrì anche attività di chiromanzia e astrologia. Leonarda, all’interno della cittadina, si guadagnò la reputazione di una donna ben voluta e stimata da tutti, accogliendo in casa persone, soprattutto donne sole e insoddisfatte della loro vita, che intratteneva con aneddoti e cucinando loro dei dolci, ed è proprio così che iniziò ad adescare le sue future vittime. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, il suo figlio più grande e più amato, iscritto alla facoltà di Lettere all’Università di Milano, rischiava di essere chiamato al fronte. Leonarda non poteva assolutamente permettere tutto questo, non avrebbe mai voluto perdere il suo figlio prediletto. Trovò nella magia la soluzione, prendendo la decisione di compiere sacrifici umani in cambio della vita del figlio, ed è così che iniziarono la serie di omicidi che ebbero luogo dal 1939 al 1940, coinvolgendo tre donne:

  • Ermelinda Faustina Setti, una donna nubile e solitaria di settant’anni, che Leonarda attirò dicendo di aver trovato un marito per lei a Pola, in Croazia, convincendola ad andare a casa sua per farsi dare le istruzioni riguardo al viaggio. Una volta giunta dall’amica, Ermelinda venne uccisa a colpi d’ascia dalla Cianciulli, la quale dissezionò poi il corpo in nove parti;
  • Francesca Clementina Soavi, un’insegnante d’asilo alla quale la killer aveva promesso un lavoro presso il collegio femminile di Piacenza. Anche lei venne attirata a casa sua, con la scusa di aiutarla a dover scrivere delle lettere da spedire ai familiari per scusarsi dell’assenza e spedirle a Correggio. Fu lo stesso figlio della Cianciulli, Giuseppe, ad andare a Piacenza per spedire quelle lettere. Anche Francesca venne uccisa nello stesso modo.  Leonarda rubò anche i pochi soldi che la vittima aveva, e, con l’accordo di quest’ultima, la quale credeva davvero di dover partire, vendette tutte le sue cose, tenendosi poi la somma guadagnata;
    • Virginia Cacioppo, un’ex soprano che acquisì notorietà recitando in opere di Mozart, Puccini, Verdi. Leonarda le offrì un impiego a Firenze come segretaria di un fantomatico impresario teatrale, ma anche lei fece la stessa fine di Ermelinda e Francesca.

Tutte e tre le vittime furono fatte a pezzi dalla Cianciulli, la quale fece bollire i lori corpi all’interno di un pentolone pieno di soda caustica portandola a 300 gradi, distruggendoli, e, successivamente, creò delle saponette con l’allume di rocca e la pece greca. Conservò il sangue delle vittime che mischiò con il latte e il cioccolato per farci biscotti che diede da mangiare ai figli. Così, credeva di salvarli da una morte misteriosa. La Cianciulli si identificava nella dea Teti, siccome quest’ultima aveva voluto rendere i figli immortali bagnandoli nelle acque del fiume Stige.

La scoperta e la condanna

Nel 1941 iniziarono a spargersi le voci della sparizione di tre donne, e, nello stesso anno, Albertina Fanti denunciò la scomparsa della cognata, Virginia Cacioppo, non avendo sue notizie da un po’ di tempo. Leonarda Cianciulli cadde subito sotto i sospetti degli inquirenti, i quali avevano notato che lei aveva intrattenuto rapporti di amicizia con tutte e tre le donne scomparse.  Si iniziò a sospettare anche del coinvolgimento del figlio Giuseppe, che scontò cinque anni di reclusione per poi essere rilasciato per insufficienza di prove, poiché la madre fece di tutto per convincere i magistrati del fatto che lei fosse l’unica colpevole. La Cianciulli non ammise subito i tre omicidi, confessò poco per volta  — inizialmente disse di aver ucciso solo la Cacioppo — , e solo nel momento in cui vennero ritrovati numerosi elementi che confermavano la sua colpevolezza, come il sangue delle vittime o la dentiera di Virginia Cacioppo all’interno della sua casa, allora confessò di aver ucciso tutte e tre le donne. Durante il processo venne sottoposta a una perizia psichiatrica dal professor Filippo Saporito, docente dell’Università di Roma, considerato all’epoca uno dei massimi esperti di criminologia e psichiatria forense in Italia, il quale stabilì che la donna era affetta da una forte psicopatia con tratti ossessivi e paranoici, un pensiero superstizioso molto radicato e deliri legati alla protezione dei figli tramite rituali. Questo significa che la Cianciulli non era affetta da una malattia mentale tale da impedirle di comprendere i suoi atti, di conseguenza, non le venne riconosciuta una psicosi totale, ma un’infermità parziale. Il 20 luglio 1946 Leonarda Cianciulli venne ritenuta colpevole dei tre omicidi, del furto delle proprietà delle vittime e del vilipendio dei cadaveri, e condannata al ricovero per almeno tre anni in un manicomio criminale e a trent’anni di reclusione. Tuttavia, nonostante il riconoscimento di un’infermità parziale, la donna passerà il resto della sua vita in manicomio, fino alla sua morte che avvenne nel 1970, all’interno del manicomio di Pozzuoli, a causa di un Ictus

La storia di Leonarda Cianciulli: l’impatto culturale

Queste vicende ebbero un grande impatto all’interno della società italiana: in Italia fino a quel momento non si era quasi mai parlato di serial killer, a maggior ragione di una donna killer. Per questo motivo, la storia di Leonarda Cianciulli non fu del tutto indifferente all’interno della cultura di massa:

  • All’interno dell’opera teatrale Le voci di dentro di Eduardo De Filippo,  vi è un riferimento ai fatti di cronaca che riguardano il modus operandi della Cianciulli, poichè, mentre si cerca il presunto colpevole di omicidio della storia, il personaggio di Luigi Cimmaruta accusa in modo particolare la zia Rosa che fabbrica in casa sapone e candele, dicendo: “Mia zia tiene una camera chiusa dove non fa entrare nessuno. Una specie di laboratorio. Là dentro vi fabbrica sapone e candele… Le conseguenze e le conclusioni, traetele voi“. È piuttosto evidente il riferimento a Leonarda Cianciulli. Lo stesso nome del protagonista, Alberto Saporito, rimanda allo psichiatra che stabilì la perizia della killer, Filippo Saporito;
  • Il film Gran bollito di Mauro Bolognini del 1977 è liberamente ispirato agli omicidi di Leonarda Cianciulli. Infatti, all’interno della pellicola, vi sono anche le tre donne assassinate che sono interpretate da altrettanti attori come Renato PozzettoAlberto Lionello e Max von Sydow;
  • La storia di Leonarda Cianciulli è menzionata nell’episodio 2×04 della serie televisiva tedesca Kleo, da uno dei protagonisti secondari, poichè racconta di un sogno e cita la Cianciulli come esempio di qualcuno che interpretava sogni e superstizioni in modo ossessivo e veritiero, fino a compiere azioni estreme.

 

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

Autrice immagine in evidenza: Paola Severi Michelangeli

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