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Eroica Fenice

Lisippo conteso: il Getty Museum deve restituirlo all’Italia

Lisippo conteso: il Getty Museum deve restituirlo all’Italia

Si è recentemente disposto il ritorno del Lisippo in Italia

«Il Lisippo deve ritornare in Italia: è l’ultima parola della giustizia italiana»: così si è pronunciata la dott.ssa Silvia Cecchi, Sostituto Procuratore della Repubblica a Pesaro, in merito alla battaglia giudiziaria riguardante la contesa scultura bronzea dell’atleta vittorioso. Si tratta, per l’appunto, dell’Atleta di Fano, datato tra il IV e il II secolo a.C., attribuito, su base stilistica, allo scultore greco Lisippo – famoso per essere stato il ritrattista ufficiale di Alessandro Magno – o comunque ad ambito lisippeo.

Il bronzo fu ripescato casualmente al largo di Fano, sulla costa marchigiana, il 14 agosto 1964, da un peschereccio italiano e, dopo vicende poco note e documentate, fu acquistato dal Getty Museum di Malibù nel 1977 per circa 4 milioni di dollari. Sin dalla sua acquisizione, tuttavia, si sono svolte contestazioni e rivendicazioni di paternità tra l’Italia e il Museo californiano, dove la statua costituisce una delle attrazioni più popolari della collezione Getty, ubicata nel museo d’arte di Los Angeles, fondato dall’imprenditore e collezionista d’arte statunitense Jean Paul Getty, che raccoglie dipinti, disegni, sculture, codici miniati e arti decorative europee. 

La battaglia legale per la rivendicazione del Lisippo dura da cinquant’anni

L’Italia ha sempre ritenuto che l’opera fosse stata esportata negli Stati Uniti illegittimamente – resta, infatti, effettivamente un mistero come questa sia arrivata negli States entrando a far parte della collezione Getty, dopo essere scomparsa in Italia in circostanze poco chiare – ed ha ripetutamente presentato, nell’arco di un cinquantennio, svariate richieste formali di restituzione; tale accalorata disputa si è gradualmente mutata in una vera e propria battaglia legale, aperta con il ministro Rocco Buttiglione e proseguita con una iniziale conquista nel 2006, allorquando il vice premier Francesco Rutelli ottenne dal Getty Museum la restituzione di 39 opere esportate illegalmente, fra cui la Venere di Morgantina; tuttavia il “Victorius Youth”, così come è noto in America, fu trattenuto. 

Il procedimento giudiziario proseguì per anni, con l’intervento nel 2007 dell’associazione culturale marchigiana “Le Cento Città”, la quale presentò un esposto alla procura di Pesaro per violazione delle norme doganali e contrabbando; nel 2009 la magistratura pesarese si pronunciò sulla vicenda su richiesta della Procura, per la confisca del bronzo in quanto “bene inalienabile dello Stato” e nel 2010 il GIP del Tribunale di Pesaro Lorenza Mussoni dispose il sequestro dell’opera.

I ricorsi del Getty Museum proseguirono, finché si giunse al momento culminante della disputa, con l’ingiunzione definitiva di confisca del Lisippo l’8 giugno 2018 da parte della magistratura di Pesaro, con conseguente ricorso alla Cassazione presentato dai legali del Getty Museum: tuttavia, il 4 dicembre 2018 la Corte Suprema di Roma ha respinto integralmente l’appello del Getty e confermato l’ordine di rimpatrio emesso lo scorso giugno dal giudice di Pesaro Giacomo Gasperini, rendendo definitiva, con tale pronunciamento, la confisca immediatamente esecutiva della statua.

La fine di una battaglia e la reazione del Getty Museum sul conteso Lisippo

«Abbiamo buone speranze – conclude finalmente la dott.ssa Cecchi – e stiamo preparando la rogatoria internazionale». Ora «auspichiamo che al più presto le autorità Usa si attivino per favorire la restituzione del Lisippo all’Italia», ha dichiarato il Ministro della Cultura Alberto Bonisoli; il complesso iter giudiziario, che ha coinvolto il diritto penale, l’ordinamento italiano e quello statunitense, pare essersi chiuso, nella speranza che «venga riconosciuto al nostro Paese il diritto di recuperare un’importantissima testimonianza del nostro patrimonio», ha concluso il ministro Bonisoli. «La conclusione positiva di questa vicenda mette fine a una diatriba ultradecennale e rende merito alla città di Fano, che si è battuta per la restituzione di questa importante opera d’arte pescata dai nostri marinai», ha aggiunto Massimo Seri, sindaco di Fano. 

Tuttavia, i vertici del Museo americano si dicono decisi a continuare a difendere il proprio “diritto” al Lisippo: «La legge e i fatti non giustificano la restituzione al governo italiano di una scultura che è stata esposta al pubblico di Los Angeles per quasi messo secolo» ha, infatti, dichiarato Lisa Lapin, vice presidente delle comunicazioni del Getty.«La statua non è e non è mai stata parte della eredità culturale italiana; la scoperta accidentale da parte di cittadini italiani non la rende un oggetto italiano» ha aggiunto la Lapin da parte del Getty.

Pertanto, in attesa di una resa definitiva all’evidenza da parte americana, è opportuno da parte di noi italiani soffermarci a rammentare l’importanza dei beni culturali e la giustezza del battersi per essi, ai fini dell’identità delle comunità e della nostra terra, che non cessa di restituire inestimabili tesori archeologici. 

 

Foto: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Greek_Victorious_Youth_Athlete_(4)_-_Getty_Villa_Collection.jpg

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