Ti è mai capitato di leggere un commento online o un vecchio diario di famiglia e notare un italiano un po’ “strano”, pieno di espressioni dialettali e con una grammatica incerta? Molto probabilmente ti sei imbattuto nell’italiano popolare, una varietà linguistica affascinante che racconta la storia sociale e culturale del nostro Paese.
Si tratta di una varietà diastratica (cioè legata allo strato sociale) tipica di parlanti con un basso grado di istruzione, che mescolano la lingua italiana standard con forti interferenze dal proprio dialetto. Il linguista Francesco Bruni ha proposto il termine più preciso di “italiano dei semicolti”: individui non più analfabeti, ma che hanno acquisito la scrittura in modo precario e la usano come se stessero parlando.
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Quando nasce l’italiano popolare?
Secondo il celebre linguista Tullio De Mauro, le prime tracce consistenti di questa varietà compaiono solo dopo l’Unità d’Italia. Con la scolarizzazione di massa e fenomeni come il servizio militare obbligatorio e l’emigrazione, milioni di italiani, fino ad allora solo dialettofoni, si trovarono per la prima volta a dover usare l’italiano. Il risultato fu una lingua “intermedia”, un tentativo di raggiungere lo standard partendo dalla propria base dialettale.
I testi che ci permettono di studiare questo fenomeno sono spesso di natura pratica e privata: lettere di soldati dal fronte, diari, corrispondenze di emigranti. In questi scritti, la lingua è uno strumento per mantenere vivi i legami affettivi, non un esercizio di stile.
Come riconoscere l’italiano popolare: le caratteristiche
L’italiano popolare presenta tratti ricorrenti che lo rendono facilmente identificabile. Ecco i più comuni, con alcuni esempi pratici.
Fenomeno | Esempi pratici |
---|---|
Grafia e punteggiatura | Mancanza di accenti e apostrofi (“un po” scritto “un po”), uso incerto dell’H (“io o fame”), punteggiatura assente o usata a caso. |
Morfosintassi | Ridondanze pronominali: “a me mi piace”. “Che” polivalente: “il giorno che sono partito”. Uso di “ci” attualizzante: “ci ho un fratello a Milano”. Scambi di ausiliari: “sono stato caduto”. Uso del “gli” generalizzato: “gli ho detto a Maria”. |
Lessico | Uso di parole generiche (malapropismi), come “siamo rimasti lí impalati” (per attoniti), o l’uso di “avere” per “ricevere”. Frequenti interferenze dal dialetto. |
Testualità | La scrittura ricalca la struttura del parlato. Il testo procede per blocchi di frasi brevi, spesso legate dalla congiunzione “e”. La coesione è debole. |
L’italiano popolare oggi: i “nuovi semicolti” digitali
Con la quasi totale scomparsa dell’analfabetismo, si potrebbe pensare che l’italiano popolare sia estinto. In realtà, si è trasformato. Oggi si parla di “nuovi semicolti” o di “lingua selvaggia” per descrivere fenomeni di scrittura non sorvegliata, tipici del web.
Gli autori di post sui social media, di commenti su siti di notizie o di messaggi sui forum spesso riproducono le caratteristiche dell’italiano popolare. La differenza fondamentale è che, mentre i semicolti storici avevano un accesso limitato all’istruzione, i nuovi semicolti spesso possiedono un’istruzione anche medio-alta. La loro scelta linguistica non deriva da un’incapacità assoluta, ma da una preferenza per un registro informale, che imita la velocità e la spontaneità del parlato, ignorando deliberatamente le norme della scrittura formale.
Perché è importante studiare l’italiano popolare?
L’italiano popolare non è semplicemente un insieme di “errori”. Per i linguisti, è una fonte preziosa di informazioni. Ci permette di:
- Capire i processi di apprendimento non standard: mostra come una persona impara una lingua senza una guida formale, basandosi sull’intuito e sul modello della lingua parlata.
- Osservare l’evoluzione della lingua: molti tratti un tempo considerati “popolari” (come l’uso di “gli” per “a lei”) stanno entrando nell’uso comune e potrebbero un giorno diventare parte dell’italiano standard.
- Ricostruire la storia sociale: le scritture dei semicolti ci offrono una visione diretta e autentica della vita, delle preoccupazioni e della mentalità delle classi popolari in momenti cruciali della storia italiana.
Dove trovare esempi di italiano popolare: consigli pratici
Per chi fosse interessato a leggere testi autentici di semicolti, esistono archivi straordinari che raccolgono e conservano queste testimonianze preziose.
- Istituzione di riferimento: Archivio Diaristico Nazionale
- Indirizzo: Piazza Plinio Pellegrini, 1, 52036 Pieve Santo Stefano (AR)
- Sito web: archiviodiari.it
- Cosa offre: Raccoglie migliaia di diari, epistolari e memorie autobiografiche di gente comune, offrendo uno spaccato unico sulla storia d’Italia “dal basso” e un vasto corpus per lo studio dell’italiano popolare.
Fonte immagine in evidenza: pixabay