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Eroica Fenice

Mar Nero: ritrovato un relitto greco di 2400 anni

Mar Nero: ritrovato un relitto greco di 2400 anni

Ritrovato nel Mar Nero il relitto di una nave mercantile greca 

Un team anglo-bulgaro di archeologi, guidati dal britannico J. Adams, nell’ambito del programma di ricerca sottomarino Black Sea Maritime Archaeology Project, ha recentemente scoperto quella che potrebbe ritenersi la nave più antica mai ritrovata dall’uomo, a circa 80 km dalle coste bulgare di Burgas, adagiata indisturbata sui fondali del Mar Nero da 2400 anni, in base ai risultati del test al carbonio 14; si tratta di un’imbarcazione mercantile lunga 23 metri, preservatasi quasi del tutto intatta, completa di albero, timone, contenuto della stiva – anche se gli oggetti all’interno del vascello non sono ancora stati resi noti – e postazioni per gli addetti ai remi; era adoperata per fini commerciali ed era originaria della Grecia. Tali condizioni ottimali del relitto sono motivate dall’habitat peculiare di un bacino chiuso e preistorico come il Mar Nero e dall’ubicazione sui suoi fondali, a circa 2 km di profondità, dunque in assenza di ossigeno, che è responsabile di eventuali fenomeni di usura dei materiali organici.

Helen Farr, membro della spedizione di archeologi autori della scoperta, ha dichiarato alla BBC: «Questo è un altro mondo. Quando il Rov, il veicolo telecomandato, scende giù attraverso la colonna d’acqua e tu scopri questa nave apparire nella luce in basso, preservata in ottime condizioni in fondo al mare, ti senti come se fossi tornato indietro nel tempo».

Il prof. J. Adams, responsabile della ricerca nell’ambito del progetto di esplorazione e mappatura del Mar Nero, che si dichiara oltremodo colpito, ha così rivelato al The Guardian: «Una nave sopravvissuta intatta dall’epoca classica è qualcosa che non avrei mai creduto possibile vedere. Si tratta di un ritrovamento che cambierà le nostre conoscenze e la nostra comprensione delle attività di cantieristica e della marineria del mondo antico».

Il relitto non sarà rimosso dai fondali del Mar Nero, per preservarne lo stato di conservazione

Allo stato attuale non vi è un progetto per riportare il relitto in superficie, sia per i costi elevati di un simile procedimento, sia perché occorrerebbe suddividerlo in pezzi: per questo, Adams e la sua équipe di ricercatori, dopo aver predisposto le opportune valutazioni, si dicono persuasi a lasciare il vascello sul fondo del Mar Nero, per evitare che un suo eventuale spostamento minacci di danneggiare o perfino distruggere la nave più antica di tutta la storia dell’umanità. Tuttavia, ne è stato recuperato un frammento, condotto all’Università di Southampton per ulteriori analisi, le quali hanno anche consentito di confermare la datazione; per il momento «è al sicuro, non si sta deteriorando ed è improbabile che attragga cacciatori di tesori», ha spiegato la Farr.

Il sito in cui giace la nave greca è, in realtà, disseminato di relitti: la scoperta della nave – che potrebbe aver fatto naufragio durante una tempesta, il che non esclude la possibilità che i corpi dei membri dell’equipaggio siano conservati nei sedimenti circostanti la nave – giunge, infatti, al culmine di un progetto che nel corso di tre anni ha consentito la localizzazione di 67 relitti nel Mar Nero, tra cui una nave romana provvista di anfore e imbarcazioni cosacche al servizio degli zar russi del XVII secolo. «Nella stessa area ci sono, inoltre, alcune parti di una nave mercantile medievale, con le sue torri di prua e di poppa ancora praticamente intatte, con il sartiame e tutte le sue decorazioni», aggiunge Adams: si tratta, insomma, di una sorta di “cimitero di relitti”, le cui immagini catturate durante i lavori d’indagine saranno divulgate nel corso della proiezione di un documentario di due ore presso il British Museum londinese.

È stata elaborata un’immagine 3D della nave grazie a dei dispositivi subacquei

Quali fosse la fisionomia della nave in origine non è possibile ricostruire con precisione, ma dall’immagine 3D, elaborata grazie ai dispositivi subacquei, gli esperti sono rimasti stupefatti dalla similarità dell’imbarcazione con il vascello visibile sul vaso greco “Ulisse e le Sirene”, risalente al 480 a.C. – dunque presumibilmente coevo all’imbarcazione stessa – ed esposto nella collezione del British Museum. Nel Siren Vase è raffigurato chiaramente il profilo di un’imbarcazione analoga, che si ritiene rappresenti il passo dell’Odissea nel quale si racconta che il re di Itaca, per godere senza rischi dell’ascolto del canto ammaliatore delle Sirene, dispose di essere legato a un albero della nave: una nave che presenta chiare corrispondenze strutturali con il relitto greco recentemente rinvenuto. 

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