Mimì Striano, chi è l’artista della materia

Mimì Striano

Osservare le sculture di Mimì Striano, artista paganese nato nel 1983, è un modo per guardarsi dentro, a tratti specchiarsi in emozioni e sentimenti che rappresentano i veri e propri tratti dell’animo umano. In questo senso la sua arte si lega indissolubilmente a una percezione che trae ispirazione dal classicismo estetico, caratterizzato da forme plastiche e intensità sentimentale.

Chi è Mimì Striano: sintesi della carriera e dello stile

Dettaglio Informazioni sull’artista
Origine Paganese (Pagani, SA), classe 1983.
Materiali Bronzo e marmo di Carrara.
Opere principali L’ira, L’asceta, Dissidio degli amanti.
Influenze Gian Lorenzo Bernini, Mirone, classicismo greco.

È impossibile non percepire intimamente la tensione emotiva e fisica dei gruppi scultorei del Ratto di Proserpina o di Apollo e Dafne del napoletano Gian Lorenzo Bernini; o non restare coinvolti, procedendo verso gli archetipi dell’arte greca, nell’istante esatto in cui la forza del Discobolo sta per sprigionarsi. Sembra che la scultura di Mimì Striano condensi entro se stessa elementi dell’arte classica – sia nella forma antica che nelle reinterpretazioni barocche –, coniugandoli con suggestioni contemporanee. 

Mimì Striano tra la materia bronzea e quella marmorea

Mimì Striano è già artista riconosciuto a Pagani e non solo: si pensi all’attuale esposizione presso la Baccaro Art Gallery di Franco Baccaro o alla recente mostra collettiva “The video game. How the Digital Revolution changes Art end Vice Versa”, a cura di Michele Citro, presso il Cavalieri Art Hotel di Malta in cui è stata ospitata la scultura L’ira fino a giugno 2023. Una mostra, questa, di particolare rilievo in cui il confronto tra nuovi media artistici con la tradizione intende porre in relazione l’arte tradizionale con quella digitale.

In tal senso, L’ira di Mimì Striano trova esiti interessanti entro i dettami del plasticismo scultoreo: l’opera è realizzata in bronzo. In essa è possibile notare la rappresentazione dell’atto sprigionante un incontenibile furore, reso palese dalle rughe che affiorano sulla pelle del viso e del collo; la bocca urlante e lo sguardo fisso sull’oggetto del furor sublimano il carattere istintivo che permea la scultura.

La medesima plasticità si riscontra anche nelle altre sculture di Mimì Striano realizzate con la medesima tecnica, tra cui L’asceta e il Dissidio degli amanti. In particolare, quest’ultima è in grado di esprimere la dicotomia vicinanza-lontananza attraverso il disperato abbraccio dei protagonisti del gruppo scultoreo. Questo “dissidio” appare palese dal sentimento contrastante trasfuso dalla componente femminile e da quella maschile. Tale concitata unione si realizza in strutture chiastiche che rendono dinamica l’azione scultorea: un insegnamento che Mimì Striano pare aver modulato dalle sculture di Bernini, con particolare riferimento al Ratto di Proserpina.

L’assenza del volto e il richiamo alla società liquida

Nelle opere di Mimì Striano, ai rifermenti tradizionali corrispondono suggestioni contemporanee dal punto di vista estetico e concettuale. Colpisce in primissima istanza l’assenza di un vero e proprio visum di tali sculture bronzee (fatta eccezione per L’ira): i volti sono infatti sostituiti da un incrocio di linee simili a quelle preparatorie utilizzate per il disegno, in assenza di tratti somatici. Tale assenza sembra costituire un’applicazione artistica del concetto di società liquida: alla perdita dei valori umani corrisponde uno smarrimento di identità.

Tuttavia, la constatazione di tale smarrimento non appare fine a se stessa: essa vuole essere una reazione alla perdita di identità, spinta a riappropriarsi di frammenti di umanità perduta. Questo si nota nell’Asceta, scultura intrisa di sfumature filosofiche: l’uomo che si allontana dalla mondanità e che si pone in anacoretica ricerca di sé e della componente umana smarrita negli stessi uomini.

L’incontro tra suggestioni contemporanee e classiche

In tal modo pare coniugarsi, nell’arte di Mimì Striano, l’incontro armonico di suggestioni artistiche contemporanee con quelle tradizionalmente classiche. È necessario fare riferimento all’attuale lavoro dell’artista, ovvero il gruppo scultoreo di Apollo e le nove Muse, in marmo di Carrara. Tale realizzazione costituisce un momento di confronto con la tradizione greca in cui sarà possibile ammirare l’interpretazione dei valori archetipici di armonia e di bellezza propri della figura di Apollo. Un lavoro che testimonia la costante ricerca artistica a cui si sottopone l’ispirazione di Mimì Striano.

Fonte immagine: Baccaro Art Gallery

Articolo aggiornato il: 17 Febbraio 2026

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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