Monumenti sovietici abbandonati: echi dallo spazio

L’Unione Sovietica, al di là di tutti gli aspetti più puramente politici ed economici, ha lasciato in eredità un enorme patrimonio di architettura e simboli agli Stati sovrani che la componevano prima della sua dissoluzione. I monumenti sovietici abbandonati per tutto il territorio dell’ex URSS ne sono un esempio calzante.

Nel corso del Novecento, soprattutto dagli anni ’60 in poi, in tutta la superficie dell’enorme Stato, dalle montagne dei Balcani alle steppe dell’Asia Centrale, furono eretti innumerevoli memoriali e strutture culturali o celebrative. Più che ad uomini in carne ed ossa, fatta eccezione per i leader supremi, queste strutture erano spesso dedicate ad ideali: vittoria, progresso o magari eroismo. Molte di esse oggi giacciono in rovina con il loro aspetto surreale, spesso fantascientifico, attirando fotografi e viaggiatori curiosi da ogni parte del mondo.

Guardandoli, si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un futuro che non è mai arrivato. Ci sono cupole che sembrano astronavi, torri che si ergono altissime fino a diventare irraggiungibili, memoriali strampalati. Vediamo quali sono i monumenti sovietici abbandonati più suggestivi, soprattutto quelli in stile “astronave”, e perché non rappresentano soltanto dei meri resti di cemento.

Monumenti sovietici abbandonati: i più surreali

Buzludzha, l’astronave sulle montagne russe

Il Buzludzha è stato costruito tra il 1974 e il 1981 in Bulgaria, sulla vetta del monte omonimo (1.432 m di altitudine). A primo impatto sembra proprio una navicella spaziale: un enorme disco volante di cemento nel bel mezzo delle montagne. Il suo aspetto surreale lo ha reso come una sorta di cattedrale del comunismo in rovina. Quello che prima era un simbolo di potenza oggi assomiglia ad un gigante morente, specchio di un’ideologia ormai superata. Il monumento fu voluto dal Partito Comunista Bulgaro come sede celebrativa e centro congressi. La sua inaugurazione, infatti, coincise con il 90esimo anniversario della fondazione del movimento socialista bulgaro, nel 1981.

Monumenti sovietici abbandonati
Tramonto a Buzludzha. Fonte immagine: Wikipedia (Annboeva)

La gigantesca struttura circolare è affiancata da una torre di 70 metri, un tempo sormontata da due enormi stelle rosse illuminate, ciascuna realizzata in vetro sintetico, visibili anche anche da decine di chilometri di distanza. La sala principale poteva ospitare migliaia di persone ed era decorata da oltre 500 mq di mosaici in vetro colorato (un po’ come in chiesa), raffiguranti scene di lotta e figure ideologiche come Marx, Engels, Lenin e lo stesso leader bulgaro dell’epoca, Dimitrov.

Il monumento fu abbandonato e progressivamente lasciato a sé stesso dopo la caduta del regime comunista nel 1989. I mosaici si sono sgretolati, parte del tetto è ormai crollata e un mucchio di graffiti hanno sovrascritto le originali frasi celebrative. Oggi il Buzludzha è chiuso al pubblico per motivi di sicurezza, anche se molti curiosi, tra cui fotografi e esploratori, si avventurano comunque fino alla cima. Si è parlato di alcuni progetti di restauro (anche con l’aiuto di fondi internazionali), ma i costi sono elevatissimi vista la portata della struttura e quindi il recupero ad oggi appare ancora improbabile.

Monumenti sovietici abbandonati
La sagoma del monumento di Buzludzha catturata durante una giornata piovosa. L’impressione è quella di essere di fronte ad una scena di un film fantascientifico. Fonte immagine: Wikipedia (Julia Buż)

Lo spomenik di Podgarić, l’ala di cemento che sfida il tempo

Due enormi ali di cemento si aprono lateralmente da un corpo centrale, creando l’impressione di un gigantesco corpo meccanico pronto a spiccare il volo. È lo spomenik (così vengono chiamati i memoriali jugoslavi eretti sotto Tito) di Podgarić, una località che oggi si trova in Croazia. Negli anni ’60 e ’70 Tito commissionò una vera e propria rete di monumenti astratti da collocare nei luoghi simbolo della Resistenza partigiana. Quello di Podgarić è stato costruito nel 1967 su progetto dell’architetto Dušan Džamonja per celebrare i caduti della Seconda guerra mondiale della Moslavinia, una regione centrale del Paese.

Monumenti sovietici abbandonati
Lo spomenik di Podgarić. Fonte immagine: Wikipedia (Plamen)

Al centro c’è una struttura rettangolare che funge da nucleo, mentre ai lati gli spazi vuoti e le aperture geometriche rendono il monumento ancora più enigmatico. Sembra davvero una strana astronave atterrata nel nulla. Il contrasto tra la sua monumentalità e il paesaggio collinare croato lo rende ancora più surreale. Il linguaggio visivo è tipico dei memoriali jugoslavi, che non volevano rappresentare tanto la guerra, ma dare una forma a concetti come libertà e progresso. Le ali spalancate si aprono in un gesto di liberazione, suggerendo il ritorno alla vita dopo la guerra; possono essere lette anche come un abbraccio, un riparo offerto ai caduti. Ognuno, però, è libero di vederci qualcosa: un uccello meccanico, un magnete o persino un volto stilizzato.

Monumenti sovietici abbandonati
Lo spomenik di Podgarić tra le colline croate. Fonte immagine: Wikipedia (Plamen)

Monumenti sovietici abbandonati: Kruševo (Makedonium), la sfera visionaria della Macedonia del Nord

Questo è forse il più sorprendente tra i monumenti jugoslavi. Una grande sfera bianca in cemento (alta circa 25 metri) è la base da cui si irradiano protuberanze asimmetriche e finestre colorate in vetro. Inaugurato nel 1974, il Makedonium commemora sia la rivolta di Ilinden del 1903 contro l’Impero Ottomano, sia i partigiani macedoni della Seconda guerra mondiale. Il memoriale quindi qui è doppio: il passato nazionale è legato alla lotta antifascista.

Monumenti sovietici abbandonati
Il Makedonium nel 2013. Fonte immagine: Wikipedia (Марјан Петковски)

È stato progettato da Iskra e Jordan Grabul, una coppia di artisti macedoni. Dall’esterno sembra un’enorme creatura organica o uno strano edificio spaziale. A tratti, assomiglia anche a un Clydol del mondo dei Pokémon. All’interno, invece, la sala circolare è illuminata dai vetri colorati che creano un’atmosfera quasi sacra. Anche qui, come a Buzludzha, a tratti sembra di essere in una chiesa. La forma sferica richiama l’universalità, oltre che l’unità, mentre le aperture che si proiettano verso l’esterno simboleggiano l’espansione del popolo macedone e la sua aspirazione verso un futuro finalmente segnato dalla libertà e dall’indipendenza. I vetri colorati invece rimandano alla luce della speranza e della rinascita.

Dopo lo scioglimento della Jugoslavia, anche questo monumento è stato trascurato dai successivi governi indipendenti. Ha subito anche dei vandalismi nel corso del tempo e vista la mancata manutenzione, negli ultimi tempi sono nati movimenti locali per rivalutarlo. È meno conosciuto rispetto ai due precedenti, ma il contrasto tra paesaggio montano e architettura aliena rende l’esperienza di visitarlo quasi come un evento metafisico.

Il suggestivo interno del Makedonium, con le sue finestre in vetro colorato. Fonte immagine: Wikipedia (Darkocv)

Il memoriale di Jasenovac, un fiore di pietra nel campo della memoria

Arrivando al prato di Jasenovac, il monumento appare all’improvviso: una gigantesca corolla di cemento che si apre verso il cielo. Inaugurato nel 1966 in Croazia, sorge sul luogo dell’ex campo di concentramento della città, il più grande dell’area balcanica durante la Seconda guerra mondiale. Il regime croato filo-nazista sterminò qui decine di migliaia di serbi, ebrei, rom, oppositori politici.

Memoriale di Jasenovac. Fonte immagine: Wikipedia (Bobonajbolji)

Il memoriale, progettato da Bogdan Bogdanović, ha la forma di un gigantesco fiore di cemento. Alto circa 24 metri, si erge solitario su un prato verde, circondato solo dal silenzio. Niente nomi, niente figure: solo una forma universale che parla di dolore e speranza assieme. Il fiore rappresenta infatti sia morte che rinascita. Le sue radici invisibili affondano in un terreno impregnato di tragedia, di lutto, di dolore, di sangue e di lacrime; i petali, però, si aprono come segno di speranza, di memoria rigeneratrice. L’assenza di iscrizioni e di figure umane accentua il senso universale. C’è anche in questo monumento qualcosa di stranamente alieno. I petali massicci sembrano antenne di una navicella spaziale. La sua presenza è enigmatica.

Il monumento ai 1300 anni della Bulgaria, una base spaziale nell’est Europa

Il monumento in questione è noto anche come Monumento ai fondatori dello Stato bulgaro ed è situato sulla collina sopra Shumen, città della Bulgaria nord-orientale. Si tratta di una costruzione monumentale che domina il paesaggio con imponenti pilastri e figure scolpite in cemento cubista. Dà l’impressione di essere una base spaziale futuristica piantata su una montagna.

Monumento ai 1300 anni della Bulgaria. Fonte immagine: Wikipedia (Tourbillon)

Il complesso è stato eretto nel 1981 per celebrare il 1300esimo anniversario del Primo Impero Bulgaro, fondato nel 681 d. C. Lo stile è chiaramente influenzato dall’architettura brutalista e cubista, con questi pilastri in cemento elevati a formare una struttura drammatica. Le figure che vi sono scolpite all’interno sono storici khan e zar bulgari (Asparukh, Tervel, Krum, Omurtagh, Boris I, Simeone il Grande), assieme a santi e letterati medievali bulgari.

Le figure cubiste sembrano quasi mecha scolpiti nella roccia, come se fossero guardiani di un avamposto intergalattico. Molti lo descrivono come un incrocio tra un tempio antico e una stazione spaziale post-apocalittica; un luogo fuori dal tempo. A differenza di molti monumenti dell’era socialista, questo è ben conservato. Si registrano alcuni segni di degrado, come piccole crepe ed erosioni, ma il sito è ancora vivo anche grazie a progetti di restauro in corso, anche con fondi da parte del ministero della cultura.

Krum, Omurtag e Tervel nel Monumento ai 1300 anni della Bulgaria. Fonte immagine: Wikipedia (Quovadisbg)

Monumenti sovietici abbandonati: tra passato e futuro

I monumenti sovietici abbandonati sono vere e proprie architetture sospese tra passato e futuro. Sono nati per celebrare ideali politici e sogni di grandezza, ma oggi (ironicamente) si offrono come delle rovine poetiche, resti abbandonati di idee e progetti in cui ormai non crede più nessuno. Il loro silenzio parla ancora, ricordandoci che anche i più grandi Stati possono svanire, ma a guardarli si resta ancora affascinati dal mistero che celano. Continuano così ad interrogare ancora chi le incontra, lasciando che ogni visitatore le interpreti a seconda di quello che porta dentro.

 

Fonte immagine in evidenza: monumento di Budludzha fotografato da un drone – Wikipedia (Slashtom)

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