Narrativa Gesaku e i diversi generi nel periodo Edo

Narrativa Gesaku e i diversi generi

Negli ultimi anni del periodo Edo, in Giappone, la narrativa popolare divenne una caratteristica fondamentale della cultura urbana. Il termine Gesaku (戯作), coniato da Hiraga Gennai, descrive perfettamente questo fenomeno: significa letteralmente “fatto per gioco” o “scrittura scherzosa”, e indica una narrativa di intrattenimento, spesso comica e irriverente, destinata a un pubblico di massa.

Le opere Gesaku erano per lo più ambientate nei quartieri di piacere e tra la gente comune, riflettendo la vibrante vita della città. Questo genere letterario si sviluppò in vari sottogeneri, ognuno con le sue peculiarità.

I sottogeneri più importanti della narrativa Gesaku

Sottogenere Caratteristiche principali
Sharebon Dialoghi umoristici ambientati nei quartieri di piacere, incentrati sulla figura del “conoscitore” (tsū).
Kibyōshi Libri illustrati satirici (simili a fumetti) con trame comiche e surreali.
Kokkeibon Storie comiche e buffe basate su dialoghi e disavventure di personaggi comuni.
Ninjōbon Romanzi sentimentali, spesso con sfumature erotiche, rivolti a un pubblico femminile.
Yomihon Romanzi storici o fantastici con intenti moraleggianti e minor presenza di illustrazioni.
Gōkan Lunga narrativa illustrata a puntate, incentrata su vicende storiche e avventurose.

1. Sharebon (Libri Eleganti)

Gli Sharebon (“libri eleganti”) erano incentrati sui quartieri di piacere e raccontavano in modo umoristico le vicende dei frequentatori. Spesso il protagonista era un falso esperto dei codici di comportamento di quel mondo (uno pseudo-tsū), che finiva per rendersi ridicolo.

2. Kibyōshi (Copertine Gialle)

I Kibyōshi (“fascicoli dalla copertina gialla”) erano una sorta di fumetti per adulti, con molte illustrazioni e testo a corredo. Erano noti per la loro satira sociale e politica, spesso surreale. L’autore più famoso fu Santō Kyōden, che fu punito per le sue opere considerate sovversive.

3. Kokkeibon (Libri Umoristici)

Dopo la censura imposta dalle Riforme Kansei (1787-1793), che colpì duramente Sharebon e Kibyōshi, emersero generi meno sovversivi. I Kokkeibon erano storie comiche e buffe, basate sui dialoghi e le disavventure di personaggi comuni. L’opera più famosa è Tōkaidōchū Hizakurige (“A piedi lungo il Tōkaidō”), che racconta il viaggio esilarante di due scapestrati attraverso il Giappone.

4. Ninjōbon (Libri dei Sentimenti)

I Ninjōbon (“libri dei sentimenti“) erano storie meno frivole, incentrate su trame amorose e sentimentali. Sebbene spesso ambientati nei quartieri di piacere, trattavano le vicende con un approccio più rispettoso, rivolgendosi a un pubblico che includeva anche le donne.

5. Yomihon (Libri da Leggere)

A differenza di altri generi, gli Yomihon avevano molto più testo che illustrazioni. Erano romanzi storici o fantastici, spesso basati su cronache cinesi, con un forte contenuto moraleggiante. Il più grande autore di questo genere fu Kyokutei Bakin, la cui opera Nansō Satomi Hakkenden (“La storia degli otto cani dei Satomi”) è un’epopea monumentale basata sui principi del Karma e sulla virtù confuciana.

6. Gōkan (Fascicoli Riuniti)

I Gōkan erano lunghe storie illustrate vendute a puntate (in “fascicoli riuniti”). Erano l’evoluzione dei Kibyōshi, ma con argomenti meno controversi per evitare la censura. L’opera più famosa è Nise Murasaki Inaka Genji (“La falsa Murasaki e un Genji di campagna”) di Ryūtei Tanehiko, una parodia del classico *Genji Monogatari*.

Inizialmente snobbata dagli studiosi, la narrativa Gesaku è oggi considerata fondamentale per comprendere i costumi, la mentalità e la vivacità culturale del Giappone del tardo periodo Edo.

Fonte immagine: Pixabay

Articolo aggiornato il: 02/09/2025

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