Natale, alla scoperta delle origini pagane della festa di dicembre

Natale

Natale, alle origini della festa cristiana abbiamo diversi riti pagani greco-romano ma anche provenienti dall’Oriente e dal Nord Europa

Il Natale è una delle feste del Cristianesimo, in questa occasione si celebra la nascita di Gesù, generato da Maria dopo, come affermato nello stesso credo, una divina e immacolata concezione grazie allo Spirito Santo.

In realtà, tale festa nasconde delle origini pagane visto che si basa su culti e festività di precedenti religioni che dominarono il Mediterraneo e l’Europa prima dell’avvento del Cristianesimo. Così simboli come l’albero di Natale, Babbo Natale, il presepe nonchè l’usanza di scambiarsi doni sono in realtà discendenti di consuetudini pagane precedenti. Stessa cosa anche per la stessa data, il 25 dicembre. 

L’Impero romano era un luogo ricco di religioni, un vasto organismo politico che accoglieva diversi crediti e i sudditi furono sempre tollerati (ciò non valse per il credo cristiano e quello giudaico, guardati con sospetto a causa del monoteismo). Alla religione romana tradizionale (con Giove, Giunione, Minerva, Apollo, Marte, Venere, Nettuno, Mercurio, etc) si aggiungeva quella greca (Zeus, Era, Atena, Apollo, Ares, Afrodite, Poseidone, Hermes, etc), quella egizia (divinità come Ra, Sobek, Anubi, Horus, Seth, etc) ma anche altre religioni minori come quella celtica (il fenomeno del druidismo) oppure i famosi culti misterici (per entrare bisognava seguire dei riti di iniziazione) dove erano venerate divinità orientali come Cibele, Iside, Mitra oppure il Sol Invictus. Dobbiamo anche inserire i vari credi di origine filosofica come il Neopitagorismo oppure il Neoplatonismo di Plotino.

Le origini greco-romane della festa, la scelta della data e l’usanza dei regali

Il periodo di fine dicembre era molto importante a Roma, dal 17 al 23 si celebravano i Saturnalia ( dove avevamo un “mondo alla rovescia come a Carnevale” fatto di travestimenti ma anche di regali) per i Romani tradizionalisti mentre il 25 dicembre era anche il giorno consacrato al Sol Invictus oppure a Mitra (la giornata era ricordata come Dies Natalis Solii Invicti cioè Giorno della nascita del Sole Invitto). La scelta di sovrapporre la giornata del solstizio d’inverno con la nascita di Cristo era dovuta al tentativo di raccogliere l’eredità del mondo pagano e “donarle un nuovo significato”.  D’altro canto l’immagine del Sole poteva essere assorbita dai fedeli cristiani all’immagine di Cristo, ottenendo un nuovo significato visto che Gesù “era considerato un punto di riferimento nonchè il Sole che illumina il mondo e il fedele”. L’antico calendario liturgico il Depositio martyrum contenuto nel Cronografo di Furio Dionigi Filocalo, come affermato sul blog Gli Scritti, la prima volta che il Natale fu celebrato il 25 dicembre era nell’anno 336 d.C.

Infine, anche la tradizione del presepe (diffuso principalmente a Napoli e in Campania) deve le sue origini all’eredità greco-romana; i pastori del presepe sono i discendenti dei Penati e dei Lari, le divinità che proteggevano la casa e il campo, piccole statuette posti in altarini presso le case romane di ogni condizione sociale. La parola presepe deriva dal tardo latino praesēpe-is, in particolar modo dall’accusativo praesēpĭu(m), che significa “mangiatoia, recinto per il bestiame, stalla o scuderia”. 

Babbo Natale e l’Albero di Natale, l’arrivo di tradizione germaniche e nordiche 

Non manca neanche l’apporto della religione nordica-germanica, professata dai popoli germanici situati in Europa centro-settentrionale, dal Reno al Danubio e includendo la Scandinavia. I Vichinghi furono l’ultima popolazione europea a cristianizzarsi con un cammino lento e difficile dovuto alla ferocia di questo popolo. Nonostante la loro cristianizzazione avvenuta nell’Alto Medioevo, abbiamo anche i resti di credenza norrene nella celebrazione del Natale. 

È il caso di Babbo Natale, che nonostante sia accostato all’immagine di San Nicola di Bari, trae le proprie origini dal credo pagano dei Vichinghi, si tratterebbe di Odino (Woutan o Wodan come chiamato dagli altri Germani). Odino è il capo degli dei nonchè padre di Thor (il dio del tuono divenuto noto grazie alla Marvel) e a Loki (il dio dell’inganno e della menzogna).

Come riportato dal Corriere della Sera, secondo la tradizione; Odino partiva per una battuta di caccia accompagnato da altri dei e da guerrieri morti in battaglia, nel frattempo i bambini riponevano i propri stivali vicino al cammino. Gli stivali erano riempiti di paglia per i cavalli e Odino, per ricompensarli, donava ai piccini diversi dolcetti.  Tale usanza sarebbe poi stata assimilata a quella di Babbo Natale per cristianizzare tale personaggio in un nuovo contesto (nonostante anche San Nicola era noto per i suoi regali ai piccoli bambini della Penisola anatolica). Oltre a Babbo Natale, la figura che si impose meglio come simbolo del Natale, anche altri personaggi recavano doni e dolcetti ai più piccini; la Befana in Italia centro-meridionale, oppure Santa Lucia in Italia settentrionale oppure i Re Magi in Spagna.

Infine l’albero di abete rientra in questa tradizione, era l’albero sacro di Odino. I Germani e i Vichinghi veneravano le piante, come l’Albero di Thor o Thunraz (situato nell’attuale Assia, in Germania centrale), una quercia oggetto di culto da parte del popolo dei Catti. L’albero fu abbattuto da San Bonifacio nel 723 d.C. durante la sua campagna di cristianizzazione delle lande germaniche mentre il legno fu usato nella costruzione di un monastero benedettino.

Fonte foto: Pixabay 

A proposito di Salvatore Iaconis

Nato nel 1999 a Napoli e iscritto al corso di laurea di Lettere Moderne all’Università Federico II di Napoli. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 26 gennaio 2021. Grande amante della lettura dai classici della tradizione fino ai best-sellers più recenti, appassionato di cinema in tutte le sue forme nonché di teatro, storia, arte e filosofia.

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