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Eroica Fenice

Paola De Rosa

Paola De Rosa e i suoi acquerelli (per Colour beginning)

Colour beginning è il titolo di un’esposizione artistica della pittrice (e architetto) Paola De Rosa, un’esposizione (inserita all’interno della III edizione della manifestazione artistico-culturale Rome Art Week) che ha visto come protagonista un ciclo di ritratti acquerellati a cui Paola De  Rosa si è dedicata con intensa profondità.

Colour beginning (e non solo): un dialogo con Paola De Rosa

Colour beginning non è che una parentesi del rapporto che Paola intrattiene con l’acquerello, intenso e produttivo: «un rapporto continuo, lunghissimo e profondo; il mezzo che ha coinvolto prima la pittura, come strumento intuitivo, e poi l’architettura, come strumento di pensiero. Perché l’acquerello ha una duplice caratteristica: può essere gestuale e rapido nel “macchiare”, riflessivo e lento nel “velare”. I due aspetti, però, possono fondersi; in questo senso Colour beginning è una “macchia” che “riflette” sul colore», ci dice.

Un abbraccio felice e cangiante fra tinte immerse nell’acqua: un acquerello poeticamente può essere questo, un fluire dei sensi in volute armoniche, fino a che, intridendo – e gonfiando – le setole del pennello, le tinte si stendono sopra il supporto cartaceo che le accoglie. La tecnica della creazione ad acquerello è polivalente, poliforme, “improvvisa”, ma segue prassi ben definite: «è come dici tu; sulla macchia e sulla velatura c’è un margine di controllo, soprattutto sulla seconda, ma l’acquerello, a mio avviso, più di ogni altra tecnica artistica, fatta eccezione per la fotografia a cui io per altro lo assimilo, porta con sé molto degli stati ambientali, fisici e psichici del momento e questa sua contingenza e sensibilità lo rendono particolarmente vivace», ricorda l’autrice.

Ma quali sono, per l’acquerello, i soggetti preferiti da Paola De Rosa? Quali gli elementi attraverso cui veicola il suo messaggio d’artista?

È lo sguardo, lo sguardo dell’uomo e dell’artista – sia egli poeta, musicista, pittore – ciò che l’affascina; perché lo sguardo? In esso si cela l’immenso – e l’inconosciuto e (inconoscibile, forse) – mare del sé, dell’essere umano, del suo inconscio, della sua più profonda essenza creativa: «il Metronomo di Man Ray, uno degli artisti che ho ritratto in Colour Beginning, è diventato per me l’occhio che sente. Cosa intendo dire. L’occhio è l’organo che ci restituisce tutti i sensi: l’occhio vede, parla, sente, tocca, assapora e si fa sguardo dei sensi più interni, vale a dire dell’anima», soggiunge Paola.

Una serie di suoi ritratti acquerellati sono corredati da alcuni versi, da alcuni pensieri e frasi, costruendo, così, un dittico fra parola e immagine: «la pittura è la poesia della visione», aveva ricordato l’artista riprendendo un pensiero del pittore James Abbott McNeill Whistler; un’altra serie di acquerelli è eseguita tutta sulla tinta del violetto: «ti stai riferendo al colore caput mortuum violet, il rosso-arancio-violaceo che ho scelto per una serie di ritratti ad acquerello: il punto dove il blu si brucia nel giallo come una sanguigna»; il più recente ciclo (formato dai lavori scelti per Colour beginning), segue norme cromatiche ispirate alla teoria dei colori di Goethe: «che si incardina sui due estremi, il giallo e il blu, il chiaro e lo scuro e sulla strettissima relazione tra occhio e visione: nella restituzione che l’occhio dà del colore, questo subisce delle alterazioni che vìolano le leggi fisiche per mettersi in corrispondenza con tutti i nostri sensi. I colori, come scrive Goethe, sono azioni della luce, azioni e passioni», soggiunge Paola De Rosa.

L’acquerello allora, per Paola De Rosa, è un percorso in divenire, un itinerario in fieri, una morbida e lieve architettura costruita a partire da un’idea, da un sentire profondo, da una voluntas: «dal sentimento di dover ogni volta ricominciare, rimettere in discussione, provare una certa vertigine nel non poter frenare un gesto pur sapendo di mettere in pericolo il lavoro fin lì svolto. L’acquerello genera in me una condizione di stati d’animo attivi e fecondi per la ricerca pittorica», confida l’artista.

Colour beginning e altro: fra acquerelli ed oli, un percorso nel senso dell’arte di Paola De Rosa

L’arte visiva offre – come pure la musica e la poesia – un simbolico specchio attraverso cui osservare l’autore di quella determinata opera: agens e subjectum, in altre parole, finiscono inevitabilmente per riflettersi in un cerchio di andate e ritorni (e nuove andate e nuovi ritorni), in cui l’uno e l’altro sono le mutue proiezioni complementari; l’artista, allora, offre sempre – fosse anche delle volte soltanto inconsciamente – una personalissima visione del mutevole, attraverso le proprie figurazioni – o trasfigurazioni – fino a suggerire il proprio altrettanto personalissimo itinerario verso il vero.

Scostando per un attimo il nostro sguardo dagli occhi dei soggetti acquerellati da Paola e adagiando i nostri occhi in quelli della pittrice, possiamo scorgere in quello sguardo la sua intentio artistica e rileggere con rinnovato e sempre vivo interesse i prodotti della sua inventio auctoris.

Mi piace, a questo punto, ricordare una frase che mutuo direttamente da un’opera della stessa pittrice “Verso una pittura luogo di gioia interiore” («Verso una pittura, che riprende il titolo del testo di Le Corbusier, Verso una architettura, è un mio dipinto che ha rappresentato il punto di partenza e la sintesi per una serie di cicli pittorici sulla Via Crucis. Il luogo di gioia interiore, invece, è generato da quel sentimento del sacro che si intreccia al precorso pittorico che sto sviluppando», spiega Paola De Rosa); pittura e architettura si intrecciano, dialogano, s’innestano: convivono la forma e la quantità geometrica e la materia artistica.

Paola De Rosa tratteggia, con i suoi colori morbidi e le sue linee decise, uno spazio che fa dell’intimo il manifesto, mescolando così, sommovendo i sensi, il dentro e il fuori e armonizzando il tutto attraverso la sua ratio creativa. Qual è il sostrato da cui parte l’intuizione, la spinta creativa, per questi dipinti e dove proietta il suo fine? La risposta può forse raddensarsi nell’espressione, della stessa pittrice, «dipingere il vero dal vero», sorretta a sua volta da «due concetti fondamentali: il cosa, che coincide con il tema religioso, cioè il Vero, e il come, che coincide con gli oggetti quotidiani con cui opero dal vero», soggiunge l’artista e continua sull’idea del tema religioso come «spinta creativa» per le sue composizioni: «mi convinco sempre di più che in arte esistano solo due grandi grammatiche: quella sacra e quella mitica e infiniti modi di combinarle».

Forme – intese letteralmente come costrutti di quantità geometrica – e materia artistica – vivissima fra luci e colori – si uniscono e ancora l’occhio della pittrice, il suo modus creandi, la sua vivissima pulsante arte, dialogano armonicamente e silenziosamente con l’animo, il cuore, le percezioni dell’osservatore dei suoi lavori, tanto ad acquerello che ad olio.

(«grazie Roberta»; grazie a te, Paola!)