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Eroica Fenice

Pittura anoressica

Pittura anoressica: l’arte che non si nutre di colore

La pittura a Castellammare Di Stabia è da sempre stata legata al nome di Francesco Filosa. Nato agli inizi del Novecento nel comune stabiese, è stato da molti definito come il cantore di Castellammare, grazie alle sue opere che sapevano cogliere la luce giusta sui monumenti della città natale e sui volti degli abitanti. Oggi a Castellammare di Stabia, tutto ciò che ha a che vedere con lo spirito artistico è invece connesso al nome di Luca Nasuto, drammaturgo e pittore, fondatore della pittura anoressica. 

Luca Nasuto è stato ed è tuttora il maggior artefice del ritorno del teatro nella “città delle acque”, ma è anche nella pittura che la sua vocazione artistica si specchia. La sua pittura è molto diversa non solo dal citato Filosa, ma anche dalle tecniche tradizionali: la sua arte “rigetta” tutto e si sfoga.

Pittura anoressica: la critica istantanea alla società

Grazie alla pittura anoressica, e non solo, Luca Nasuto è attualmente il pittore più quotato di Castellammare Di Stabia. Per dare una definizione a questa corrente la cosa più semplice da fare è affidarsi alle parole dell’autore: “L’invenzione della mia pittura anoressica nasce dal non provare più nulla dopo aver provato di tutto. Dipingere con il colore sarebbe come creare altre situazioni artificiali dalla vita breve. È anoressica perché non si nutre di colore… perché nasce da un disturbo o meglio da una rabbia sfogata su se stessa”.

Nella pittura anoressica saltano tutti gli schemi, perché gli schemi tradizionali della società sono ormai esplosi, non hanno più senso. La società odierna ha perso del tutto l’istinto di autoconservazione e sta andando lentamente verso l’autodistruzione. Proprio come chi soffre di anoressia distrugge se stesso non nutrendosi, la pittura di Nasuto decide consapevolmente di non nutrirsi di colore. La tela rimane impreparata, resta ferma nel suo grigiore che i pochi colori usati in maniera distratta e indifferente non riescono a rianimare.

La pittura anoressica è multimediale e sociale, perché con i suoi pochi tratti racconta moltissimo, pur usando un’espressione più minimale ed essenziale rispetto a ciò a cui ci ha abituato la rete che, invece, è sempre pronta ad utilizzare molti linguaggi e a dare voce a chiunque, non rendendo, però, nitido il messaggio, corrotto da troppi riflessi incontrollati. Il suono diventa frastuono. La pittura così diventa rabbia. La pittura anoressica è istantanea, non ha bisogno di ghirigori e abbellimenti che stuzzicano gli occhi. I modelli sono quelli di una società allo sbando e che non riconosce dignità a tutti. Guerra e fame fanno da sfondo a prostitute, travestiti, reietti e rinnegati da una civiltà che fa finta di esserlo.

Dove sono esposte le opere

Le opere di Luca Nasuto sono state accolte (e hanno visto lievitare il proprio valore in pochissimo tempo) da gallerie e musei sul territorio nazionale. Il Museo di Policastro ospita numerosi dipinti, esempi di questa pittura anoressica; uscendo, invece, dal territorio campano, si può citare la Fondazione Monastero di S. Maria del Lavello che si trova a Calolziocorte, in provincia di Lecco. Le opere sono presenti anche in collezioni private di intellettuali come, ad esempio, il poeta greco Sotirios Pastakas.

Dal 25 al 30 agosto, inoltre, l’opera Apocalisse è stata presentata al festival Arteatro 2016.

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