Poesie di Marina Cvetaeva: le 5 più belle

Poesie di Marina Cvetaeva: le 5 più belle

Poesie di Marina Cvetaeva, le nostre preferite

Perla del movimento simbolista russo del secolo scorso, la poetessa Marina Cvetaeva si racconta attraverso le sue poesie più belle durante le tappe più dure della sua vita. La poesia, infatti, è intrisa di dolore, rivoluzione, coraggio e soprattutto amore, sentimenti che hanno trovato riparo nelle sue composizioni.

Dalla sua prima raccolta di poesie, Album Serale, pubblicata nel 1910 a soli diciassette anni e prodotta a sue spese in tiratura limitata, Marina Cvetaeva iniziò a frequentare la residenza di Vološin, meglio nota come “Casa del Poeta”, dove conobbe altri autori di spicco quali Boris Pasternak, Anna Achmatova e Vladimir Majakovskij. La leggerezza della sua esistenza fu, però, interrotta dallo scoppio della Rivoluzione russa, episodio che la costrinse a lasciare le sue bambine in orfanotrofio impossibilitata a procurare loro ciò si cui sostentarsi.

Nei lunghi giorni di tragedia e disperazione, Marina Cvetaeva annotò in quaderni e diari tutto ciò che le capitava di vedere girovagando: questo suo documentare la realtà contribuì a renderla una delle voci più realistiche della letteratura russa. Il suo scrivere in versi, infatti, si schierò dalla parte di ribelli, esiliati e perseguitati. La sua penna testimoniò i giorni bui della storia della Russia, così come sembra accadere tutt’oggi. Passiamo ora alle nostre poesie di Marina Cvetaevap preferite

Poesie di Marina Cvetaeva, le 5 che meglio la rappresentano

Alla povera mia fragilità – Marina Cvetaeva

Alla povera mia fragilità
tu guardi senza dire una parola.
Tu sei di marmo, ma io canto,
tu – statua, ma io – volo.

So bene che una dolce primavera
agli occhi dell’Eterno – è un niente.
Ma sono un uccello, non te la prendere
se è leggera la legge che mi governa.

A mamma – Marina Cvetaeva

Nel vecchio valzer di Strauss
noi abbiamo udito il tuo sommesso appello,
da quel momento ci sono estranei tutti i vivi
e consolante il fugace combattimento delle ore.

Noi, come te, salutiamo i tramonti
ebbri della vicinanza della fine.
Tutto quello di cui siamo ricchi nella sera migliore
tu ce lo hai messo nel cuore.

Inchinandoti ai sogni infantili senza stancarti
(senza di te soltanto la luna li guardava!)
hai guidato i tuoi piccoli oltre
i pensieri e le azioni di una vita amara.

Dai primi anni ci era vicino chi soffriva,
noioso il riso ed estraneo il tetto familiare …
La nostra nave non salpò in un buon momento
e naviga secondo il capriccio di tutti i venti!

Sempre più pallida l’isola celeste – l’infanzia,
noi siamo soli sul ponte.
Si vede che tu, mamma, alle tue figlie
hai lasciato in eredità la tristezza.

Altre Poesie di Marina Cvetaeva

Il grido delle stazioni – Marina Cvetaeva

Grido delle stazioni: resta!
delle sale d’aspetto: oh, compassione!
grido delle stazioni secondarie:
non è l’esclamazione
di Dante:
“lasciate ogni speranza”?
E grido delle locomotive.
Con il ferro squassa
e col rombo di un’onda oceanica.
Agli sportelli delle casse
credevi che commerciassero in spazi?
In mari e terreferme?
Nella più viva delle carni:
carne siamo – non anime!
Labbra – non rose!
Via da noi? – No, su di noi
le ruote trasportano gli amati!
Alla tale e alla tal’altra velocità all’ora.
Sportelli delle casse.
Ossicini d’una passione da giocatori.
Ha ragione quel qualcuno di noi
che disse: l’amore è uno scorticatoio!
“- La vita è rotaie! Non piangere!”
Massicciate – massicciate – massicciate…
(Negli occhi di questi ronzini
i proprietari guardano malvolentieri).
“Senza fosso e senza cucitura
non c’è felicità. – Con questo l’ho comprato,”
quella sarta aveva ragione.
Al che, dopo un silenzio: “Ci sono le traversine.”

Non penso, non mi lamento, non discuto – Marina Cvetaeva

Non penso, non mi lamento, non discuto.
Non dormo.
Non aspiro
né al sole né alla luna né al mare
né alla nave.

Non mi accorgo di quanto fa caldo tra queste pareti,
di quanto verde c’è nel giardino.
Da tempo il dono desiderato ed atteso
non aspetto.

Non mi rallegra né il mattino né la corsa
sonora del tram.
Vivo, senza vedere il giorno, dimenticando
la data e il secolo.

Sulla fune, che sembra intagliata,
io – sono un piccolo danzatore.
Io – ombra dell’ombra di qualcuno. Io – sonnambulo
di due oscure lune.

Versi a Blok – Marina Cvetaeva

Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.

Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero schiocco degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.

Il tuo nome – ah, non si può! –
il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.
Con il tuo nome il sonno è profondo

Fonte immagine per le poesie di Marina Cvetaeva: wikipedia.org

A proposito di Carolina Raimo

Studentessa dell'università degli studi di Napoli "L'Orientale" del corso di laurea magistrale in Lingue e letterature europee e americane che non vuole smettere mai di imparare. La mia passione è la traduzione è la scrittura, il mio sogno è farne una professione.

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