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Eroica Fenice

Pompei e Grecia: un conubium perfetto

Pompei e Grecia: un conubium perfetto

Un conubium perfetto. la fusione tra Pompei e la Grecia

 Le strade e le curve che solcano il grande corpo sinuoso di Pompei diventeranno una tela su cui dipingere sbuffi di leggenda e storie antiche ed eterne. “Pompei e i Greci” prenderà forma nella Palestra Grande degli scavi di Pompei dal 12 aprile al 27 novembre, e avrà il compito di celebrare un sodalizio tanto misterioso quanto emblematico e suggestivo, quello tracciato dal sincretismo tra Pompei e la Grecia.

Il sincretismo tra la cultura ellenica e le colonie del sud Italia è stratificato a livello sociale, linguistico, artistico, letterario, poetico, filosofico, creando una parabola particolare e unica che svela tutte le pieghe del Mediterraneo e delle sue influenze più o meno decisive.
Tante sono le gocce di Grecia, zampillanti proprio come un profumo o un unguento speziato sul grande corpo della città di Pompei: un profumo che non ha mai intaccato l’odore naturale di una città che ha sempre conservato i suoi caratteri originari, senza però rinunciare all’ascendenza greca.

L’aroma della Grecia ha sempre modellato e accarezzato il corpo della città sepolta dall’eruzione del 79 d.C, dissolvendosi e condensandosi in una moltitudine di scie e figure: i  filosofi arcaici, quando pronunciavano la parola natura, physis, masticavano il mito e abbracciavano tutta l’eternità, al di là del tempo e dello spazio. La stessa physis dei Greci è la stessa natura che sfiora il Mediterraneo e il paesaggio campano, in una fusione pànica tra ambiente, foglie, acqua e divinità.

Pompei e Grecia: uno speculum che trascende i secoli

Come un grande specchio che non ha mai deformato il reale, ma l’ha raccolto e inglobato nelle sue viscere, la cultura greca ha da sempre permeato la città vesuviana: basta chiudere gli occhi per pensare agli artigiani con la loro tèchne, ai decoratori, pittori e incisori, ai loro preziosissimi manufatti, agli oggetti particolarissimi e finissimi importanti dall’Oriente. L’alito della Grecia si incarna nell’atmosfera pompeiana tra i volti della gente, nelle risate dolci ed amare delle prostitute, nel passo degli schiavi, nei graffiti e nelle incisioni che costellano le vie e nelle parole greche miste a quelle etrusche e latine.

La mostra che partirà il 12 aprile avrà la finalità di narrare l’epopea di questa influenza sottile e penetrata sotto la pelle di Pompei, e lo farà servendosi di più di seicento reperti provenienti dai principali musei nazionali ed europei, divisi in tredici sezioni, provenienti da Pompei, Stabiae, Ercolano, Cuma, Metaponto, Torre di Satriano e Poseidonia.  Agli occhi dell’osservatore curioso si presenteranno sculture, ceramiche, armi e stili decorativi, che srotoleranno la testimonianza di ciò che la mente può solo vagamente immaginare, rendendolo tangibile e vero.
Il progetto è stato curato dal direttore generale della Soprintendenza di Pompei, Massimo Osanna e da Carlo Rescigno, dell’Università Luigi Vanvitelli, mentre invece l’allestimento nella Palestra Grande degli scavi è opera dell’architetto svizzero Bernard Tschumi.
Oltre alle sculture e alle ceramiche e ad una moltitudine di stili decorativi, vi saranno anche argenti e sculture greche riprodotte in età romana, nonché installazioni audiovisive curate dallo studio canadese GeM (Graphic eMotion).

Verso il tema delle Metamorfosi

Sarà l’occasione di conoscere un nuovo aspetto della città, filtrato attraverso la luce greca che lampeggia sul corpo pompeiano e la rende enigmatica e ancor più interessante. La mostra è la prima tappa di un programma espositivo realizzato col Museo Archeologico Nazionale di Napoli, poiché a giugno si calpesterà un nuovo sentiero, incentrato ancor più nello specifico sui miti greci a Pompei e sul tema, monumentale e variegato, delle Metamorfosi.