Louise Bourgeois (1911-2010) è stata una delle artiste franco-americane più influenti del XX secolo. Scultrice, pittrice e scrittrice, ha attraversato quasi un secolo di storia dell’arte senza mai aderire pienamente a un singolo movimento. Sebbene la sua opera abbia affinità con il Surrealismo e sia diventata un pilastro dell’arte femminista, la sua arte rimane profondamente personale e confessionale, radicata nei traumi e nei ricordi della sua infanzia. Fu la prima artista donna a cui il MoMA di New York dedicò una retrospettiva. Le sculture di Bourgeois sono un’esperienza unica, un viaggio nella psiche umana.
Indice dei contenuti
| Scultura | Il tema psicologico esplorato |
|---|---|
| Maman | La figura della madre come protettrice potente, tessitrice e creatrice. |
| Arch of hysteria | La tensione tra dolore e piacere, la fragilità e la tensione del corpo. |
| Eyes | Lo sguardo, la paura di essere guardati e il desiderio di vedere la verità. |
| Cell (eyes and mirrors) | La memoria, il trauma e lo spazio psicologico come luogo di isolamento e osservazione. |
1. Maman (1999)

Maman è sicuramente la più celebre tra le sculture di Bourgeois. Alta quasi 10 metri, questa imponente opera in bronzo, acciaio inossidabile e marmo raffigura un ragno che custodisce nel suo sacco 32 uova di marmo. L’opera è un’ode potente e ambivalente alla madre dell’artista. Come spiegò Bourgeois:
«Il ragno è un’ode a mia madre. Lei era la mia migliore amica. Come un ragno, mia madre era una tessitrice… I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare… Quindi i ragni sono utili e protettivi, proprio come mia madre.»
L’opera, pur potendo incutere timore, rappresenta la madre come figura protettiva, forte e indispensabile. Esistono diverse versioni permanenti dell’opera, tra cui quelle alla Tate Modern di Londra e al Guggenheim di Bilbao.
2. Arch of Hysteria (1993)
Realizzata in bronzo lucido sospeso al soffitto, quest’opera rappresenta un corpo umano senza testa e senza braccia, inarcato in una posa di estrema tensione. Per Bourgeois, lo stato di sospensione rappresenta la fragilità, l’instabilità e la vulnerabilità. Il titolo si riferisce agli studi sull’isteria di Jean-Martin Charcot, che l’artista conosceva bene. Tuttavia, Bourgeois sovverte lo stereotipo ottocentesco della donna isterica utilizzando un corpo maschile, suggerendo che il dolore e la tensione emotiva sono condizioni umane universali. La superficie a specchio intrappola il riflesso dello spettatore, costringendolo a confrontarsi con la figura contorta.
3. Eyes (2001)
Composta da due grandi blocchi di granito da cui emergono delle forme simili a occhi, questa scultura monumentale esplora il tema dello sguardo. Per Bourgeois, gli occhi erano una metafora della verità e una fonte di ansia e desiderio: la paura di essere guardati e giudicati, ma anche il bisogno di vedere e di essere visti. Come dichiarò lei stessa:
«Gli Occhi non mentono mai. Gli Occhi sono una metafora della verità, che è ciò che io cerco… Vivo in un mondo visivo in cui i miei occhi sono tutto.»
L’opera invita a una riflessione sul potere dello sguardo, sulla sorveglianza e sull’intimità. Una versione celebre è installata all’Olympic Sculpture Park di Seattle.
4. Cell (Eyes and Mirrors) (1989-1993)
Quest’opera fa parte della sua celebre serie delle “Celle”, installazioni architettoniche che rappresentano spazi psicologici carichi di memoria. Cell (Eyes and Mirrors) è una grande gabbia circolare in rete metallica, al cui interno si trovano specchi, frammenti scultorei e un grande blocco di marmo nero con occhi scolpiti. Le Celle, come ha spiegato l’artista, parlano di isolamento, dolore e voyeurismo. Lo spettatore può sbirciare all’interno ma non entrare, diventando un testimone dei ricordi e dei traumi racchiusi in quello spazio. Gli specchi riflettono e frammentano lo sguardo, creando un’esperienza disorientante e profondamente introspettiva. L’opera è un esempio magistrale di come Bourgeois abbia usato l’arte per dare forma fisica ai suoi stati mentali, ed è conservata al MoMA di New York.
Fonte immagine di copertina: Wikipedia
Articolo aggiornato il: 24/05/2024

