L’Unione Europea è un’organizzazione sovranazionale di stampo regionale che unisce ad oggi ventisette stati. La storia dell’integrazione europea è piuttosto complessa e a tratti controversa: senz’altro basata sulla volontà degli stati membri, ha ottenuto un sostegno importante da parte di sponsor esterni, che hanno spinto affinché tale organizzazione potesse vedere la luce, tra questi gli Stati Uniti. L’Unione Europea, come la conosciamo oggi, nasce nel 1992 con il Trattato di Maastricht, tuttavia ci sono stati numerosi step intermedi che hanno incrementato di volta in volta il livello di integrazione tra gli stati membri ed il numero stesso di questi ultimi.
Indice dei contenuti
Tappe fondamentali dell’integrazione europea
| Anno | Evento o organizzazione | Ambito di intervento |
|---|---|---|
| 1947 | Piano Marshall / OECE | Economico |
| 1948 | Patto di Bruxelles / Patto Atlantico | Militare |
| 1950 | Dichiarazione Schuman / CECA | Integrazione (Carbone e Acciaio) |
| 1992 | Trattato di Maastricht | Politico ed economico (Nascita UE) |
I primi passi della storia dell’integrazione europea
La storia dell’integrazione europea affonda le sue radici immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una volta terminato il conflitto, infatti, gli stati che si trovavano sul continente europeo erano devastati dalla guerra: intere città rase al suolo, economie di guerra da dover riconvertire alle produzioni tradizionali, e una popolazione privata dei suoi elementi più giovani, morti in battaglia. Il conflitto, ancora una volta, era nato nel cuore del vecchio continente: la Germania di Hitler, con la sua volontà di espandersi in Europa e nel mondo, accese una miccia che poi divenne una battaglia globale. Una volta vinta la guerra contro il nazifascismo, incarnato da Germania, Italia e Giappone, gli alleati (Gran Bretagna, USA e Unione Sovietica), attraverso i trattati di pace arrivarono a decidere per una Germania privata della sua sovranità, economica e militare, col fine di evitare conflitti futuri; in pratica si trattava di un territorio diviso in zone di occupazione da parte delle potenze alleate, a cui si sarebbe aggiunta poi la Francia. Le origini della storia dell’Unione Europea si possono rintracciare in due tipologie di intervento: quello statunitense sul continente euroasiatico e la gestione della questione tedesca.
L’intervento statunitense sul continente euroasiatico: la causa esogena dell’integrazione europea
Una volta vinta la guerra, gli Stati Uniti dovettero fare i conti con un mondo da ricostruire: avendo fatto fortuna rifornendo gli stati alleati di armi ed erogando prestiti perché potessero comprarle, gli USA divennero l’economia più forte degli anni ‘40 del Novecento. Tuttavia, correvano tre rischi importanti: il primo era quello di non vedersi restituiti i prestiti erogati; il secondo quello di non avere una controparte che potesse acquistare i prodotti industriali realizzati in America. E l’ultimo pericolo, probabilmente quello più grande, quello di vedere la massa euroasiatica dominata da un’unica potenza, nemica degli USA: prima la Germania nazista e, dopo la guerra, l’Unione Sovietica di Stalin. Quest’ultima, infatti, così come gli Stati Uniti, aveva progetti egemonici da dipanare sul suolo dell’Eurasia. Per scongiurare tutte queste eventualità gli USA si impegnarono nella realizzazione di un piano di intervento, in tre ambiti, sul territorio europeo: intervento economico con il Piano Marshall del 1947; intervento militare con il Patto Atlantico del 1948; e infine, intervento politico con il sostegno all’integrazione europea. Anche se l’integrazione europea era un piano a sé stante già i primi due ambiti di intervento procurarono delle forme di integrazione e collaborazione tra gli stati dell’Europa occidentale.
Il Piano Marshall: la prima spinta all’integrazione europea
Il Piano Marshall del 1947, aveva l’obiettivo di ricostruire le economie degli stati europei, in primo luogo, con lo scopo di creare sistemi economici solidi in grado di resistere alle lusinghe del comunismo, visto dai popoli come uno strumento di liberazione dalla condizione economica profondamente drammatica, in cui erano sprofondati dopo la guerra. E in secondo luogo, creare mercati in grado di recepire manufatti dell’economia di pace americana. Gli Stati Uniti, prima di erogare i fondi, chiesero agli stati interessati ad ottenerli di creare un’unione doganale, priva di barriere tariffarie, così che gli aiuti potessero circolare liberamente. Quello che venne creato fu l’OECE, un’organizzazione intergovernativa che portò sicuramente gli stati a collaborare ma non ad integrarsi cedendo sovranità.
Il Patto Atlantico: la seconda spinta all’integrazione europea
Nel 1948 l’Europa stava consolidando il processo di divisione territoriale in due blocchi: il blocco occidentale, a guida statunitense, e il blocco orientale, a guida sovietica. Nello stesso anno si verificò la prima Crisi di Berlino, per cui Stalin cercò di rivedere gli accordi territoriali usciti dalla Conferenza di Yalta del 1945. La Gran Bretagna, allora, spaventata dal revisionismo sovietico chiese l’intervento degli Stati Uniti per tutelare lo status quo territoriale: questi ultimi accordarono le richieste britanniche ma pretesero una prima forma di integrazione militare tra gli stati europei, a cui avrebbe poi fatto seguito l’istituzione del Patto Atlantico. Questo tentativo di integrazione europea arrivò nel 1948 con il Patto di Bruxelles, un’alleanza militare che univa i paesi del Benelux alla Francia e alla Gran Bretagna. La peculiarità di questa alleanza era il suo essere automatica, ossia di prevedere l’aiuto militare come automatico e obbligatorio qualora uno dei membri fosse stato attaccato.
La creazione di un’identità europea: la terza spinta all’integrazione europea
In ultimo possiamo citare l’intervento americano nel costruire una vera e propria identità europea che superasse la semplice collaborazione tra stati nazione posti sullo stesso continente. Quello che cercarono di fare gli USA, infatti, fu di portare una nuova ideologia tra le classi dirigenti degli stati dell’Europa Occidentale: superare la concezione di stato-nazione e creare una identità collettiva, quindi una cultura e dei valori condivisi, tra i popoli degli stati membri. Maggiori dettagli su questi sviluppi sono disponibili nella nostra analisi sulle comunità europee CECA, CEE ed Euratom.
La questione tedesca: la causa endogena del processo di integrazione europea
Come detto in precedenza, al termine del secondo conflitto mondiale, la Germania era ridotta ad un territorio occupato dalle potenze vincitrici della guerra, privo di sovranità militare ed economica. Questo voleva dire una sorta di vuoto nel cuore dell’Europa, data la posizione geografica del territorio tedesco. Agli Stati Uniti questa sistemazione politico-territoriale non sembrava consona in un mondo che si stava dividendo in due zone di influenza contrapposte che avevano proprio in quel territorio il loro punto di contatto. Invitarono, allora, le potenze occupanti a trovare una soluzione per restituire quantomeno sovranità economica alla Germania. A rispondere a questo ulteriore invito fu la Francia nel 1950, stato che più di tutti temeva una ripresa della dinamicità tedesca, visto il suo confinare proprio con la Germania, nel 1950 con l’istituzione della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Si trattava, rispettivamente, della risorsa energetica dell’industria bellica e della lega che questa utilizzava per costruire armi. I membri dell’organizzazione erano Francia e Germania, in primis, poi Italia, e i paesi del Benelux che cedevano la propria sovranità sulla gestione di queste produzioni. Lo scopo dell’iniziativa era chiaro: convincere la Germania a cedere sovranità su due settori pericolosi per ottenere in cambio piena sovranità in tutti gli altri settori dell’economia. Quindi la spinta endogena al processo di integrazione europea venne dal tentativo di ridare sovranità economica alla Germania e di superare il dissidio franco-tedesco che avvelenava l’Europa da secoli.
Gli stati dell’Europa appartenenti al blocco occidentale iniziarono quindi a cooperare e collaborare tra loro in risposta alle iniziative adottate dagli USA per risollevarli dal degrado in cui giacevano. Tuttavia, l’elemento che contraddistingue la storia dell’integrazione europea e le sue iniziative, oggi come allora, è quello che esse non prevedono quasi mai cessione di sovranità, in particolare nell’ambito di politica estera.
Fonte delle Informazioni: di Paolo Wulzer dal Corso di Storia della Politica Internazionale – A.A. 2024/2025 UNIFIND – UNIOR – WULZER Paolo
Fonte Immagine in evidenza: di Marco da Pexels Commissione Europea – Pexels
Articolo aggiornato il: 23 Febbraio 2026

