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Eroica Fenice

Traduzione, strumento di abbattimento delle barriere linguistiche

Traduzione, strumento oltre le barriere linguistiche

Come ogni anno a partire dal 1991, quando l’International Translation Day acquista carattere ufficiale, benché istituito già nel 1953 dalla International Federation of Translation, il 30 settembre ricorre la Giornata Mondiale della Traduzione, un riconoscimento effettivo indirizzato alle professioni dedicate alla traduzione, ovvero a traduttori ed interpreti professionisti che, con il loro lavoro, concorrono a demolire le frontiere tra Paesi diversi attraverso il patrimonio culturale distintivo. L’atto del tradurre, dal latino trādūcĕre, ‘trasportare’, consiste nella trasposizione del discorso da una lingua naturale a un’altra; nello specifico, si definisce ‘interprete’ chi svolga una traduzione orale ed istantanea di un messaggio orale, ‘traduttore’ chi operi sulla lingua scritta. La distinzione tradizionale tra traduzione letterale e libera, ovvero tra versione e traduzione propriamente detta, riproduce l’antitesi ciceroniana del tradurre ut interpres o ut orator, opponendo le trasposizioni fedeli, anche a costo di apparire rozze, alle cosiddette ‘belle infedeli’, vicine alla parafrasi e al libero adattamento. Nella sua migliore resa, essa è il risultato della perfetta comprensione di contenuto ed espressione del messaggio di cui si cerca di riprodurre integralmente non solo il significato, ma anche i tratti formali caratterizzanti: la traduzione ideale, infatti, è quella capace di ricreare nella nuova lingua la stessa trama di opposizioni e di relazioni dei valori semantici, sintattici e ritmici della lingua originale.

Storia della traduzione

Se solo recentemente si è posto il problema di una teoria scientifica della traduzione, antichissima è l’attività dell’interprete, fiorente già nell’antico Egitto, e testimonianze di traduzioni sono le liste e i glossari bilingui e plurilingui in tavolette d’argilla dell’Asia Minore. A Roma la letteratura si inizia all’insegna della traduzione con Livio Andronico, mentre Cicerone formula il problema teorico fondamentale, ovvero se si debba rimanere fedeli alla lettera del testo o al pensiero in esso contenuto. Grande incremento ha avuto nei secoli la traduzione delle Sacre Scritture, a cominciare dalla versione dei Settanta del III secolo a.C. e del testo assurto a simbolo dell’attività di traduzione, ovvero la Vulgata di San Girolamo, trasposizione in latino della Bibbia dall’antica versione greca ed ebraica, realizzata alla fine del IV secolo, che ha una vastissima diffusione e rappresenta la traduzione canonica per la Chiesa cattolica fino al Concilio Vaticano II; il suo redattore, considerato patrono dei traduttori e celebrato il 30 settembre secondo il calendario cristiano, ha procurato la datazione per questa giornata mondiale.

Dopo il lavoro di San Girolamo, si avvicendano numerosissime traduzioni nelle varie lingue nazionali, dalla Bibbia di Lutero del XVI secolo fino ai giorni nostri, in cui si calcola che essa sia tradotta in poco meno di 1200 lingue. In Europa la diffusione del Cristianesimo è legata alla traduzione dei testi sacri, mentre troviamo fra i primi documenti dei volgari romanzi i cosiddetti ‘volgarizzamenti’, traduzioni e adattamenti di testi latini. Benché nel Medioevo non siano mancate in Italia – attraverso Dante Alighieri – riflessioni sul problema della traduzione, questo è impostato e discusso sistematicamente solo nel Rinascimento, da trattatisti e scrittori di varie nazionalità, che abbandonano la pratica medievale sia dell’arbitrario rimaneggiamento sia della versio legata alla lettera del testo (e applicata per ragioni di ortodossia teologica ai libri sacri) per stabilire valide norme di traduzione.

Uno strumento per abbattere le frontiere

Classificata fra i generi letterari, la traduzione è soggetta nei secoli seguenti alle teorizzazioni e alle tendenze che di volta in volta dominano la prassi scrittoria fino al nostro secolo. Una teoria della traduzione, che oggi si impone per l’incremento degli studi e per le necessità pratiche del comunicare, deve fondarsi su una teoria linguistica generale, in quanto l’operazione del tradurre coinvolge tutti i livelli di attuazione del messaggio linguistico: la traduzione richiede, infatti, non solo competenza linguistica, ma sicuro possesso delle discipline a cui si riferiscono i contenuti da tradurre e soprattutto dell’ambiente socio-culturale, delle condizioni storiche, etniche e antropologiche in genere, in cui l’opera è maturata. È questo un aspetto di capitale importanza per l’esatta trasmissione di un messaggio in tutte le sue implicazioni, in special modo quando le due lingue siano lontano nel tempo o appartengano a comunità di parlanti radicalmente diverse.

In questa giornata, dunque, i professionisti del settore partecipano a incontri, eventi e conferenze per ribadire l’importanza della comprensione e condivisione di saperi e informazioni tra i popoli. La traduzione, infatti, oltre a favorire l’integrazione mediante l’abbattimento delle barriere linguistiche, si configura come un mezzo socialmente utile allorquando, attraverso il ricorso a traslitterazioni in caratteri Braille, univoci e condivisi a livello mondiale, consenta una comunicazione tattile per gli ipovedenti, che rappresenta per essi la reale possibilità d’integrarsi nella società e nel mondo del lavoro, superando ogni tipo di barriera sociale, culturale e fisica.

[L’immagine di copertina è tratta dal sito www.tdrtraduzioni.com]

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