Twin Paradox: Il grattacapo di Albert Einstein

Nel 1905 Albert Einstein rivoluzionò come comprendiamo il rapporto tempo-spazio tramite la sua teoria della relatività, essendo in grado di introdurre nuovi concetti che sfidavano millenni di studi sulla cosmologia e secoli di studi della fisica. Tra le conseguenze evidenziate all’interno della sua teoria della relatività speciale ritroviamo il Twin Paradox, il paradosso dei gemelli, che è un esperimento completamente teorico che dimostra come il tempo non sia da intendere come una grandezza assoluta ed uniforme, ma sia da vedere come una dimensione variabile che viene malleata in relazione alla velocità e al movimento. Il paradosso fu introdotto nel ventesimo secolo da Einstein, ma è stato testato e rielaborato dai seguenti fisici in quanto potrebbe rappresentare una delle tanti chiavi per capire l’andamento della natura relativistica del nostro universo e il ruolo che gioca la velocità della luce sulla struttura della realtà stessa.

Il viaggio interstellare e il paradosso

Il grattacapo presentato da Albert Einstein ci propone di immaginare due gemelli, A e B, entrambi della stessa identica età in un primo momento. A intraprende un viaggio spaziale verso una stella distante 20 anni luce dalla Terra viaggiando ad una velocità pari al 90% della velocità della luce. B rimane sulla Terra, aspettando il ritorno di A, continuando per tutto il tempo a vivere sul pianeta natio. Secondo la relatività speciale il tempo trascorre diversamente per i due gemelli, nonostante siano entrambi uguali, grazie ad un fenomeno che viene chiamato dilatazione temporale – A, che viaggia a velocità relativistica, sperimenta un rallentamento del tempo rispetto a B, che rimane statico sullo stesso pianeta. Questo è una conseguenza fisica misurabile delle leggi fondamentali che vigono all’interno del nostro universo. La dilatazione temporale è governata dal fattore di Lorentz, espresso dalla formula γ = 1/√(1 – v²/c²), dove v è la velocità dell’oggetto in movimento e c è la velocità della luce nel vuoto. Seguendo i calcoli, potremmo dire che per ogni 2,29 anni che passano sulla Terra, che naturalmente passano anche per B, A sperimenta invece solo 1 anno di viaggio.

Il sorprendente calcolo

Il viaggio, sia di andata che di ritorno, di A copre un arco temporale di 40 anni luce, ma dal punto di vista di noi terrestri ci mette circa 44,4 anni. A sperimenta invece un tempo relativo al suo viaggio nello spazio di circa 19,4 anni, quindi quando tornerà sulla Terra, scoprirà che ne sono passati invece 44. B sarà invecchiato normalmente seguendo il flusso temporale terrestre, mentre il corpo di A, paradossalmente, sarà invecchiato di meno avendo sperimentato un rallentamento temporale durante il suo viaggio spaziale: A è invecchiato significativamente meno del gemello come conseguenza diretta delle inevitabili leggi della fisica relativistica. A primo impatto questa situazione potrebbe sembrare un gran paradosso, ma se non lo fosse?

La risoluzione del Twin Paradox

La motivazione per la quale non si tratta di un vero paradosso sta nel fatto che B rimane in uno stato di inerzia all’interno dello stesso pianeta – nel nostro specifico caso, la Terra – mentre A deve per forza passare attraverso diverse fasi del viaggio che rompono la simmetria e la costanza del tempo che percorre. Supponiamo che A debba prima accelerare per lasciare la Terra, essere in una fase di inerzia all’arrivo sulla stella di destinazione, accelerare nuovamente nella partenza dalla stella, e accelerare al fine di atterrare sulla Terra; durante queste fasi di accelerazione e rallentamento A non si trova in un sistema di riferimento inerziali, ed è qui che bisogna tener conto del fatto che entra in gioco la relatività speciale con le considerazioni di quella generale. Insomma, la differenza fra il tempo che passa e l’età di questi due gemelli viene principalmente creata in queste fasi di velocità e lentezza. Questo trattamento asimmetrico del tempo è una conseguenza diretta del principio di equivalenza e della geometria dello spazio-tempo, che Einstein descrisse attraverso la sua teoria della relatività generale, quindi mentre B è sempre stato a riposo nel suo sistema di riferimento, A ha cambiato il suo sistema di riferimento diverse volte durante il viaggio, risultando in uno squilibrio nel conteggio del tempo relativamente passato.

Significato e implicazioni

Il Twin Paradox ci illustra una verità fondamentale della fisica che ha rivoluzionato il modo di intendere la relatività: il tempo non è una grandezza assoluta che scorre uniformemente per tutti, ma è legato al movimento, la gravità e la struttura stessa dello spazio-tempo. L’implicazione di questa teoria ha sfidato la mente umana in diversi campi, portandoci a sviluppare nuove comprensioni del sapere in generale. Cosmologicamente comprendiamo che la relatività è parte essenziale della nostra apprensione dei fenomeni astrofisici estremi, ad esempio quella dei buchi neri, zone speciali dove la dilatazione temporale gravitazionali apporta effetti ancora più drammatici ed esagerati. Filosoficamente, invece, sfida la nostra intuizione del tempo come unità fissa e involubile, suggerendoci invece di guardare al tempo che scorre con relatività piuttosto che con assolutezza. Il Twin Paradox ci ricorda che l’universo è ancora un mistero, un posto fantastico dove l’impossibile, se sottoposto alle giuste condizioni, diventa possibile.

Fonte immagine: Wikipedia (https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/97/Mark_and_Scott_Kelly_at_the_Johnson_Space_Center%2C_Houston_Texas.jpg/1200px-Mark_and_Scott_Kelly_at_the_Johnson_Space_Center%2C_Houston_Texas.jpg)

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