Viaggi di Odorico da Pordenone: itinerari asiatici

Viaggi di odorico da Pordenone

Il resoconto dei viaggi di Odorico da Pordenone, celebre frate francescano vissuto a cavallo del XIII e XIV secolo, è di sicuro una delle colonne portanti del genere della letteratura di viaggio dell’epoca medievale; la sua Relatio de mirabilibus orientalium tatarorum (Racconto delle meraviglie dei tatari d’oriente) ha infatti conosciuto una grande fortuna manoscritta, contando circa 80 testimonianze sparse in tutta Europa. 

Odorico nacque a Pordenone intorno al 1280 da una famiglia lasciata a presidio della città dal re di Boemia Ottocaro II; le agiografie dell’epoca raccontano che Odorico sia entrato nell’Ordine dei Frati Minori giovanissimo, a circa 15 anni di età. I tre atti notarili in cui compare, siglati tra il 1316 e il 1318, rivelano il suo prestigio e le sue relazioni dinamiche all’interno dell’alta società e ciò attribuisce un forte senso istituzionale alla selezione di Odorico come missionario nelle terre orientali da parte del papato. 

Percorriamo insieme, seppure soltanto virtualmente, i viaggi e le gesta di Odorico da Pordenone.

I Viaggi di Odorico da Pordenone e dei suoi confratelli cominciano da Venezia: a bordo di alcune galee veneziane, il gruppo attraversò il Mar Nero ed approdò a Trebisonda da cui, via terra, attraversarono la Mesopotamia, passando da Erzeum e Tabriz, per poi raggiungere la città di Hormuz.  Da questo punto in poi, le note del frate riguardo i costumi, le usanze, i commerci e le attività che venivano svolte dagli abitanti e dai confratelli diventano più fitte. Dal Golfo Persico poi, Odorico salpò verso l’Oceano Indiano passando prima per Tana, situata sulle coste nord-orientali del sub-continente indiano, per poi procedere verso sud raggiungendo il punto meridionale estremo della Penisola indiana, ovvero Ceylon, e da lì si diresse verso la Cina, passando per le isole Andamane, Nicobare, Malesia, Giava e Borneo e risalendo infine lungo la penisola indocinese.

La vera e propria opera missionaria del frate minore comincia nella Cina meridionale, più precisamente nella città di Canton. Nella sua relatio dei viaggi, Odorico da Pordenone  è il primo a descrivere le usanze del luogo: si sofferma sulle strette fasciature che le bambine indossavano per non farsi crescere i piedi, sulle unghie lunghe che i nobili portavano per distinguersi dai lavoratori manuali, e sul metodo di pesca utilizzato, che vedeva l’impiego dei cormorani, uccelli che afferrano i pesci direttamente in acqua. Odorico descrive Canton come una città grande almeno tre volte Venezia e molto più popolosa. Soggiornò nelle attuali città di Fuzhou ed Hangzhou, da cui rimane particolarmente colpito per la sua popolosità e per la magnificenza della reggia imperiale. Ad Hangzhou inoltre ha la possibilità di visitare i monasteri ed osservare esterrefatto le cerimonie religiose. A Chilefo, l’attuale Nanchino, il frate resta sorpreso dalla quantità di ponti (ne conta più di 300) e definisce il fiume Yang-tse-Kiang che la attraversa come il corso d’acqua più grande del mondo. Odorico da Pordenone, nei suoi viaggi, visita anche Iamsai, che, 300 anni prima, quando portava il nome di Yangui, fu governata da Marco Polo. Qui conosce altri confratelli dell’Ordine Minore e alcuni fedeli della Chiesa Nestoriana. I viaggi di Odorico da Pordenone culminano nella città di Khan Baliq, l’attuale Pechino, a un miglio dalla quale sorge la città del Gran Khan Taido. Qui Odorico visita la reggia imperiale ed ha anche la possibilità di incontrare il Gran Khan. Il viaggio di ritorno per l’Italia seguì la tratta della Via della Setaattraversando quindi la Cina, il Pamir, la Persia ed il Mar Nero, da cui poi probabilmente ha raggiunto via mare Venezia.

Il resoconto dei viaggi di Odorico da Pordenone è stato dettato, al ritorno in Italia di quest’ultimo, al suo confratello Guglielmo da Solagna, dopo una fortissima insistenza da parte del ministro provinciale Fra Guidotto. Dopo circa 2 anni dal suo ritorno in Italia, il 14 gennaio 1331, l’apostolo dei cinesi morì ad Udine nel convento di San Francesco. Dopo la morte di Odorico, il convento di Udine divenne il centro della devozione verso il frate, anche per via dei numerosi miracoli che sono stati testimoniati da due raccolte, una delle quali fu promossa dal patriarca Pagano Della Torre. Nel Maggio 1331 infatti, Della Torre incaricò una commissione di raccogliere testimonianze giurate dei presunti miracoli patrocinati da Odorico e vennero inizializzate le procedure per la canonizzazione del frate. Il culto di Odorico da Pordenone, anche grazie alla diffusione dei Frati Minori, si propagò a macchia d’olio, specialmente nel Veneto e in Istria. Circa quattro secoli dopo, nel 1755, Fra Odorico venne dichiarato Beato e negli anni Novanta del secolo scorso si è riaperta la procedura per la sua canonizzazione; inoltre si è aperta una nuova stagione di studi sui viaggi e sulla relatio di Odorico da Pordenone anche dal punto di vista storico e filologico.

Fonte dell’immagine in evidenza: Wikipedia

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