Esiste un filo rosso che attraversa due opere profondamente diverse per linguaggio e impostazione, ma sorprendentemente convergenti per urgenza e visione: Di un’altra voce sarà la paura, di Yuleisy Cruz Lezcano e Anche da vecchie di Teresa Bonifacio. È un filo che riporta al centro del discorso pubblico una realtà spesso rimossa: la violenza sulle donne anziane, una forma di violenza di genere che resta largamente invisibile, sottovalutata e poco rappresentata, sia nel dibattito sociale sia nelle politiche di intervento.
Indice dei contenuti
- La rielaborazione poetica del caso di Sesto San Giovanni
- L’analisi sociologica nel saggio Anche da vecchie di Teresa Bonifacio
- Gli stereotipi legati all’età e l’invisibilità della violenza
- La continuità degli abusi e l’importanza della risposta istituzionale
- Il significato profondo della poesia Accumulo di immagini di Lezcano
| Opere a confronto: la violenza sulle donne anziane | |
|---|---|
| Yuleisy Cruz Lezcano (Di un’altra voce sarà la paura) | Approccio poetico e simbolico, incentrato sulla denuncia e sulla restituzione della voce all’esperienza vissuta (es. caso Sesto San Giovanni 2023). |
| Teresa Bonifacio (Anche da vecchie, 2010) | Approccio analitico, sistematico e sociologico. Esplora disuguaglianze legate a istruzione, reddito, salute, ruolo di caregiver e violenza domestica/istituzionale. |
La rielaborazione poetica del caso di Sesto San Giovanni
Il libro di Lezcano compie una scelta radicale e spiazzante: si apre con la rielaborazione poetica di un fatto di cronaca brutale, la violenza sessuale subita da una donna di 89 anni a Sesto San Giovanni, nell’area metropolitana di Milano. L’episodio, avvenuto nel 2023, racconta di un’aggressione feroce consumata sotto casa, al rientro da una farmacia: una donna anziana, fragile anche sul piano cognitivo, colpita, violentata e derubata da un uomo poi fermato e indagato. La violenza, ripresa dalle telecamere di sorveglianza, ha lasciato la vittima in uno stato di grave stress post-traumatico. Inserire un evento di tale intensità all’inizio di una raccolta poetica non è una scelta neutra, ma un gesto deliberato: costringere il lettore a confrontarsi immediatamente con ciò che la società tende a rimuovere.
La poesia, in questo contesto, non si limita a evocare emozioni, ma diventa uno strumento di denuncia. Il corpo anziano, spesso percepito come invisibile o fuori dalla sfera del desiderio, viene restituito alla sua dimensione concreta di corpo vulnerabile, esposto, violabile. Le recensioni dell’opera sottolineano come questo incipit rompa le aspettative di una poesia intimista per aprire invece una riflessione sociale e politica. La violenza su una donna anziana diventa così il simbolo di una doppia marginalizzazione: quella legata al genere e quella legata all’età.
L’analisi sociologica nel saggio Anche da vecchie di Teresa Bonifacio
Se Lezcano agisce sul piano simbolico, Bonifacio costruisce un’analisi sistematica e documentata. Nel suo Anche da vecchie, pubblicato nel 2010, l’autrice esplora la condizione delle donne anziane attraverso molteplici dimensioni: istruzione, reddito, salute, accesso ai servizi, ruolo di caregiver, sessualità e, soprattutto, esposizione alla violenza. Il titolo stesso è una dichiarazione programmatica: “anche da vecchie” le donne continuano a subire disuguaglianze e forme specifiche di vulnerabilità. Non esiste una frattura che interrompa le dinamiche di violenza con l’avanzare dell’età; al contrario, queste si trasformano, si nascondono e spesso si aggravano.
Attraverso anche l’esperienza maturata con l’associazione Goffredo de Banfield, Bonifacio evidenzia come le donne anziane siano particolarmente esposte a violenze psicologiche, economiche, istituzionali e, sebbene meno riconosciute, anche fisiche e sessuali. Si tratta di violenze che spesso restano sommerse, confinate nello spazio domestico o normalizzate nei contesti di cura, dove la dipendenza può diventare terreno di abuso.
Il dialogo tra le due opere emerge proprio nella loro complementarità: dove Bonifacio offre categorie interpretative e dati, Lezcano restituisce voce ed esperienza. Dove il saggio analizza, la poesia fa sentire. Entrambe convergono su un punto fondamentale: la violenza sulle donne anziane esiste, è diffusa e resta in gran parte invisibile. L’episodio della donna di 89 anni non è un’eccezione isolata, ma una lente attraverso cui leggere un fenomeno più ampio, che sfugge alle categorie tradizionali con cui si interpreta la violenza di genere.
Gli stereotipi legati all’età e l’invisibilità della violenza
Questa invisibilità è alimentata da stereotipi profondi: l’idea che la violenza riguardi soprattutto donne giovani, che la sessualità scompaia con l’età, che il corpo anziano sia “fuori gioco”. Tali rappresentazioni hanno conseguenze concrete. Rendono più difficile per le vittime riconoscere ciò che subiscono, ostacolano la denuncia e limitano l’accesso ai servizi di supporto. Inoltre, influenzano le politiche pubbliche, che raramente sono progettate per intercettare i bisogni specifici delle donne anziane.
Le implicazioni non sono soltanto culturali, ma anche sanitarie e sociali. La violenza sulle donne anziane, come riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Convenzione di Istanbul, rappresenta un problema strutturale di salute pubblica. Nelle età avanzate, gli effetti degli abusi possono essere ancora più gravi: fragilità fisica, isolamento sociale e dipendenza economica o assistenziale amplificano l’impatto della violenza. Bonifacio sottolinea come condizioni materiali sfavorevoli – redditi più bassi, minore accesso all’istruzione, maggiore probabilità di vivere sole – rendano queste donne più esposte e meno protette.
La continuità degli abusi e l’importanza della risposta istituzionale
Un ulteriore nodo critico riguarda la risposta istituzionale. Spesso il disagio delle donne anziane viene interpretato esclusivamente in chiave sanitaria: ansia, depressione, disturbi cognitivi. Questo porta a una medicalizzazione del problema che rischia di oscurarne le cause reali. Senza il riconoscimento della violenza, ogni intervento, anche ben intenzionato, può risultare inefficace. Sia l’approccio analitico di Bonifacio sia la tensione etica della scrittura di Lezcano convergono nel mettere in discussione questa deriva: la violenza non può essere trattata come un sintomo, ma deve essere riconosciuta come tale e affrontata alla radice.
Un altro elemento centrale che emerge è la continuità della violenza lungo l’arco della vita. Non si tratta di episodi isolati, ma spesso di storie che si protraggono per decenni. Molte donne anziane hanno vissuto in contesti di abuso senza mai accedere a strumenti di protezione. In questo senso, la vecchiaia non rappresenta una fase di sicurezza, ma può diventare un momento in cui le difese si indeboliscono e le disuguaglianze si accentuano. Il confronto tra queste due opere suggerisce quindi una necessità urgente: ripensare le politiche pubbliche in una prospettiva intersezionale, che consideri insieme genere ed età. Ciò significa sviluppare servizi dedicati, formare operatori capaci di riconoscere la violenza nelle età avanzate, raccogliere dati disaggregati e promuovere campagne di sensibilizzazione inclusive. Significa anche riconoscere il valore delle narrazioni, sia accademiche sia poetiche, nel rendere visibile ciò che resta nascosto.
Il punto, in fondo, non è solo ampliare il campo di intervento, ma cambiare lo sguardo. Finché le donne anziane continueranno a essere percepite come marginali, la violenza che le colpisce resterà ai margini. Le opere di Lezcano e Bonifacio, ciascuna con i propri strumenti, rompono questo silenzio e indicano una direzione precisa: riconoscere, nominare, rendere visibile. Perché la violenza non ha età, e ignorarla nelle sue forme più invisibili significa, ancora una volta, lasciarla agire indisturbata.
Il significato profondo della poesia Accumulo di immagini di Lezcano
Il significato più profondo dell’opera di Yuleisy Cruz Lezcano emerge con forza nei versi iniziali di Accumulo di immagini, che aprono la raccolta con una scena dirompente: “A ottantanove anni credeva di avere perso la paura… ma la notte di Milano traccia un’ombra incancellabile”. In poche righe si rompe un’illusione radicata: che la vecchiaia possa proteggere dalla violenza. Al contrario, la poesia mostra come il corpo anziano resti esposto, vulnerabile, colpito.
Il riferimento al caso avvenuto a Sesto San Giovanni, nell’area di Milano, emerge nei versi che richiamano la cronaca: “un’anziana derubata e stuprata sotto casa”. Ma la scrittura non si limita a raccontare: trasforma il fatto in memoria collettiva, in “accumulo” di immagini e di violenze che si ripetono e si sedimentano.
Il verso “Non è mai tardi per subire” sintetizza il nodo centrale, in piena sintonia con le analisi di Teresa Bonifacio: la violenza di genere non si interrompe con l’età, ma cambia forma e spesso diventa più invisibile. La parte finale “le immagini di migliaia di donne stuprate si accumulano nella memoria”, allarga lo sguardo dal caso singolo a un fenomeno sistemico. In linea con quanto evidenziato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la violenza sulle donne anziane è una realtà diffusa ma poco riconosciuta. La poesia di Lezcano, in dialogo con il lavoro analitico di Bonifacio, rompe questo silenzio: dà voce a ciò che resta nascosto e invita a riconoscere che la violenza non ha età.
Articolo aggiornato il: 2 Aprile 2026

