I diritti economici, sociali e culturali vengono tutelati dal Patto sui diritti economici, sociali e culturali del 1966, oltre che da dichiarazioni e strumenti regionali, come la Carta Sociale Europea o i Protocolli Addizionali della Convenzione Europea del Diritti dell’Uomo. Inoltre, i diritti economici, sociali e culturali sono i cosiddetti di seconda generazione, che riservano allo Stato una maggiore discrezionalità quanto ai tempi e alle modalità della realizzazione di questi diritti.
I diritti economici
Fra i diritti economici, uno dei più importanti è sicuramente il diritto di proprietà. Inizialmente, questo diritto è nato nella prassi per tutelare gli investimenti di società straniere all’estero, allo scopo di limitare il potere dello Stato territoriale di nazionalizzare o espropriare i beni stranieri. Questo, infatti, è possibile solo rispettando un criterio di liceità e riconoscimento di un indennizzo all’investitore, permettendo a quest’ultimo di accedere alla giustizia nazionale, in modo da poter contestare eventuali difformità.
Il diritto di proprietà comprende i diritti su beni immobili, ad esempio azioni e obbligazioni, i diritti su beni immobiliari e quelli in materia di proprietà intellettuale, protetti espressamente dall’articolo 27 paragrafo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Lo Stato è ottenuto a rispettare gli obblighi negativi di non interferenza circa il godimento e l’uso di beni appartenenti a privati, sia obblighi positivi finalizzati a garantire l’effettiva osservanza del diritto in questione, praticando la due diligence per la prevenzione e la repressione di violazioni di carattere interindividuale.
Nel sistema della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, l’articolo 1 del primo Protocollo Addizionale tutela il rispetto dei beni di ogni persona fisica e giuridica. Le condizioni per rendere possibile la privazione della proprietà, secondo l’articolo 1 del primo Protocollo, sono costituite dal perseguimento, da parte dello Stato, di finalità legittime, basate su esigenze di pubblica utilità, rispettando il diritto internazionale, che impone, fra l’altro, di riconoscere il diritto all’indennizzo a favore dell’individuo privato della proprietà. Inoltre, le misure devono risultare conformi al principio di proporzionalità, mantenendo un equilibrio fra gli interessi nazionali e individuali contrapposti.

I diritti sociali
Tra i diritti sociali, quelli che hanno maggiore rilievo sono i diritti dei lavoratori. In questo ambito, l’attività svolta dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, istituto specializzato delle Nazioni Unite, è di fondamentale importanza. Essa stabilisce che il lavoro non è una merce, che la povertà debba essere contrastata attraverso la cooperazione internazionale. Inoltre, che tutti gli uomini, senza distinzione di etnia, religione o sesso, hanno il diritto al progresso materiale, alla libertà e alla dignità, nella sicurezza economica e con eguali possibilità. L’OIL ha elaborato molte Convenzioni in materia e la Dichiarazione OIL contiene i diritti fondamentali in materia lavorativa, i quali, secondo la stessa Dichiarazione, devono essere rispettati da tutti i membri dell’organizzazione.
Anche la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, all’articolo 23, protegge il diritto al lavoro, le condizioni di lavoro adeguate, la giusta retribuzione e il diritto a istituire i sindacati. Invece, il Patto ONU sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, all’articolo 6 riconosce il diritto al lavoro, all’articolo 7 tutela il diritto a godere di condizioni di lavoro giuste e favorevoli e a ricevere una remunerazione equa, oltre a diritti in materia di sicurezza e igiene del lavoro e sull’ottenimento di avanzamenti di carriera senza discriminazioni e all’articolo 8 elenca altri diritti dei lavoratori, sia individuali che collettivi, come costituire i sindacati.
In Europa, il Consiglio d’Europa ha adottato la Carta Sociale Europea, che stabilisce la tutela del lavoro con una serie di principi generali nella prima parte, mentre, nella parte seconda, sono indicati i diritti specifici spettanti ai lavoratori. Inoltre, un’altra parte è dedicata alla predisposizione di un meccanismo di controllo, che riguardano l’invio al Segretario Generale del Consiglio d’Europa di rapporti a cadenza biennale sul rispetto di diritti presenti nella seconda parte. Il rapporto conclusivo del Comitato Europeo dei Diritti Sociali non ha natura obbligatoria, ma valuta la conformità delle condotte degli Stati parte. La Carta Sociale Europea prevede anche un sistema di reclami collettivi, da parte delle organizzazioni internazionali e nazionali dei datori di lavoro e dei lavoratori e anche da parte di ONG dotate di status consultivo presso il Consiglio d’Europa. Anche in questo caso, però, il rapporto conclusivo del Comitato Europeo dei Diritti Sociali è di carattere non vincolante, ma può affermare la violazione della Carta Sociale ad opera di uno Stato parte.

I diritti culturali
Il principale diritto culturale è diritto all’istruzione. Il Patto sui Diritti Economici, Sociali e Culturali prevede diverse regole in tema di protezione del diritto all’istruzione, che è essenziale per l’esercizio di altri diritti umani, i quali richiedono consapevolezza e conoscenze culturali adeguate.
L’articolo 26, paragrafo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo precisa che l’istruzione debba essere finalizzata al pieno sviluppo della personalità umana.
Lo Stato è tenuto a rispettare obblighi positivi per garantire all’individuo l’accesso al sistema educativo di base, che deve essere pubblica, obbligatoria, gratuita e fornita in modo non discriminatorio. Invece, l’istruzione superiore o universitaria, deve essere accessibile a tutti sulla base del criterio del merito, con forme agevolate di accesso per non abbienti, attraverso ad esempio l’erogazione di borse di studio.
Inoltre, l’istruzione deve essere oggettiva, senza nessuna forma di indottrinamento di tipo religioso o politico. È necessario, quindi, un pluralismo nei percorsi educativi da scegliere e un pluralismo concernente la diffusione di teorie e opinioni differenti, ad esempio su storiche controverse.
Infine, c’è bisogno di particolare attenzione per garantire l’accesso allo studio a categorie vulnerabili di studenti, come gli appartenenti a minoranze o a popolazioni indigene o alle persone con disabilità, per le quali gli Stati sono obbligati a mettere a disposizione un sostegno specifico.

I diritti economici, sociali e culturali: considerazioni finali
I diritti economici, sociali e culturali, benché siano diritti di formazione più recente, risultano comunque fondamentali per condurre una vita dignitosa e per godere di altri diritti fondamentali; per questo, gli Stati dovrebbero mettere in atto tutte le misure possibili, per garantire il pieno sviluppo degli individui sottoposti alla loro giurisdizione.
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