Cos’è il bradisismo: cause, terremoti e la zona rossa dei Campi Flegrei

L’ultima eruzione dei Campi Flegrei e la nascita di Monte Nuovo
In breve: l’eruzione del 1538 e i Campi Flegrei oggi

La paura per il continuo sciame sismico nell’area flegrea riporta alla memoria l’unica eruzione storica documentata della zona. Ecco i dati fondamentali per comprendere il fenomeno:

  • L’ultima eruzione: È avvenuta il 29 settembre 1538. Ha distrutto il villaggio termale di Tripergole e ha generato il Monte Nuovo in una sola settimana.
  • I segnali premonitori: L’eruzione del 1538 fu preceduta da decenni di terremoti, da un sollevamento del suolo impressionante (bradisismo) e dall’improvviso ritiro del mare il giorno prima dell’esplosione.
  • Il tipo di vulcano: I Campi Flegrei non sono una montagna come il Vesuvio, ma una vasta caldera vulcanica: una depressione formata dallo sprofondamento del tetto di antiche camere magmatiche.
  • La situazione attuale: L’area è costantemente monitorata dall’Osservatorio Vesuviano (INGV). Attualmente vige lo stato di allerta gialla (fase di attenzione), ma non vi sono segnali di un’eruzione imminente.

Da mesi la terra ha ripreso a tremare senza sosta tra Napoli e Pozzuoli, riaccendendo i riflettori su una delle aree vulcaniche più monitorate e pericolose al mondo: la caldera dei Campi Flegrei. Questo supervulcano, nascosto in gran parte sotto il golfo e tra i centri abitati, ha una storia millenaria fatta di deformazioni del suolo (il cosiddetto bradisismo) ed eruzioni catastrofiche. Per capire cosa accade oggi sotto la crosta terrestre, è fondamentale guardare al passato e analizzare l’ultimo evento esplosivo documentato: la nascita del Monte Nuovo nel 1538, un cono vulcanico formatosi letteralmente dal nulla nel giro di pochi giorni.

1. La storia geologica: una caldera millenaria attiva

A differenza dei classici strato-vulcani, l’area flegrea è una vasta depressione creatasi in seguito allo svuotamento di immani camere magmatiche. Le eruzioni che ne hanno definito i contorni sono due eventi di portata apocalittica: l’eruzione dell’Ignimbrite Campana (circa 39.000 anni fa) e quella del Tufo Giallo Napoletano (circa 15.000 anni fa). Da allora, il vulcanismo si è manifestato con eventi minori che hanno generato decine di piccoli crateri, come Astroni, Solfatara e il lago d’Averno. La particolarità di questo sistema è il bradisismo: il magma profondo e i fluidi idrotermali esercitano una pressione costante sulle rocce superficiali, causando il lento sollevamento e abbassamento del suolo accompagnato da intensi sciami sismici.

2. I segnali premonitori dell’eruzione del 1538

L’eruzione che ha dato vita a Monte Nuovo non è avvenuta all’improvviso. Le cronache storiche dell’epoca ci hanno lasciato una dettagliata descrizione di segnali premonitori che gli scienziati moderni riconoscono come la perfetta evoluzione di una crisi bradisismica. Già dal 1470 si registrarono scosse di terremoto sempre più frequenti. La deformazione del suolo fu così drastica che intere porzioni di fondale marino emersero, spingendo le coste decine di metri più in là.

Il picco si raggiunse nel settembre del 1538. Nei giorni precedenti l’eruzione, la sismicità divenne continua. Il 28 settembre, il sollevamento della costa (subsidenza inversa) fu talmente rapido e violento da causare il ritiro del mare, lasciando i pesci ad agonizzare sulla riva: un fenomeno che terrorizzò la popolazione locale, spingendo molti alla fuga preventiva.

3. Il 29 settembre 1538: la nascita di Monte Nuovo

Alle 19:30 del 29 settembre 1538, un violento terremoto aprì una spaccatura nel suolo vicino al lago di Lucrino. Ebbe così inizio un’eruzione freatomagmatica: il magma incandescente, risalendo, entrò in contatto con le falde acquifere sotterranee, generando esplosioni devastanti. Una colonna di cenere, pomici e gas si alzò in cielo oscurando il sole.

Il materiale espulso si accumulò a una velocità impressionante. In appena quarantotto ore si formò un nuovo cono vulcanico alto oltre 130 metri: il Monte Nuovo, la montagna più giovane d’Europa. Il florido villaggio di Tripergole, all’epoca famoso per le sue antiche terme romane, fu completamente cancellato dalla mappa, sepolto sotto decine di metri di materiale piroclastico. Dopo una settimana di attività intermittente, alcuni curiosi si avvicinarono al cratere credendo che l’eruzione fosse terminata, ma un’improvvisa esplosione ritardata uccise ventiquattro persone, le uniche vittime dirette dell’evento.

4. Il paesaggio flegreo post-eruzione e il bradisismo oggi

L’evento del 1538 modificò per sempre la morfologia del golfo di Pozzuoli. Da quel momento, il vulcano è entrato in una fase di quiescenza magmatica, sfogando la propria energia esclusivamente attraverso manifestazioni secondarie: fumarole (come quelle della Solfatara e di Pisciarelli), sorgenti termali e, soprattutto, il bradisismo.

Nel Novecento, le crisi bradisismiche del 1970 e del 1983-84 hanno causato sollevamenti del suolo di quasi due metri ciascuna, lesionando irrimediabilmente il centro storico puteolano (Rione Terra). Oggi ci troviamo in una nuova fase di sollevamento (iniziata nel 2005) accompagnata da una sismicità superficiale molto avvertita dalla popolazione. Tuttavia, i dati geochimici e geofisici dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) confermano che, al momento, non ci sono indicatori di una risalita del magma verso la superficie paragonabile a quella del Cinquecento.

5. Convivere col vulcano: la zona rossa e il piano di evacuazione

La consapevolezza storica e il monitoraggio scientifico sono gli unici strumenti per convivere in sicurezza con una caldera attiva. La Protezione Civile ha delimitato l’area a massimo rischio, definita zona rossa, che comprende i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e diverse municipalità occidentali di Napoli (come Bagnoli e Fuorigrotta). Questa zona è esposta al pericolo di flussi piroclastici (nubi roventi di gas e cenere) in caso di eruzione.

L’attuale livello di allerta è giallo, che impone un potenziamento del monitoraggio scientifico. Se i parametri dovessero aggravarsi passando ai livelli arancione e rosso, scatterebbe il piano nazionale di evacuazione: i cittadini della zona rossa verrebbero allontanati preventivamente entro 72 ore, prima dell’inizio di un’eventuale eruzione, e trasferiti in specifiche regioni italiane gemellate.

Campi Flegrei e Monte Nuovo: domande frequenti 

❓ Quando c’è stata l’ultima eruzione dei Campi Flegrei?

L’ultima eruzione è avvenuta nel 1538. È durata circa una settimana e ha portato alla formazione del cono vulcanico di Monte Nuovo, seppellendo l’antico villaggio termale di Tripergole.

❓ Che differenza c’è tra il Vesuvio e i Campi Flegrei?

Il Vesuvio è uno strato-vulcano, caratterizzato da un unico grande edificio montuoso centrale. I Campi Flegrei sono una caldera, ovvero una vasta depressione del suolo creatasi dopo lo sprofondamento di enormi camere magmatiche sotterranee, punteggiata da decine di piccoli crateri.

❓ Cosa succederebbe se eruttassero i Campi Flegrei oggi?

In caso di eruzione (evento che sarebbe preannunciato da settimane di segnali anomali), il rischio maggiore per la zona rossa sarebbe la formazione di flussi piroclastici e la fitta caduta di ceneri vulcaniche. Proprio per questo il piano della Protezione Civile prevede l’evacuazione totale dell’area rossa prima che il fenomeno eruttivo abbia inizio.

❓ Il bradisismo attuale significa che un’eruzione è vicina?

No. I terremoti e il sollevamento del suolo che l’area flegrea sta vivendo indicano un’iperattività del sistema idrotermale (gas e fluidi), ma secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) non ci sono al momento evidenze di una risalita del magma verso la superficie.

Fonti e riferimenti scientifici: INGV (Osservatorio Vesuviano) / Dipartimento della Protezione Civile.

Compendio di 3 articoli di Caterina Esposito

Articolo aggiornato il: 13 Maggio 2026

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