Il vulcano Eyjafjallajökull lo definiremmo “di media taglia” ed è situato nella parte meridionale dell’Islanda, una posizione cruciale. Nella primavera del 2010, l’Europa si è ritrovata ad essere improvvisamente piccola, fragile e, soprattutto, immobile. Il nome “Eyjafjallajökull” è rimasto impresso nella mente di tutti e quello che sembrava un evento geologico remoto, confinato in una terra di ghiaccio e fuoco come l’Islanda, si trasformò in pochi giorni nel più grande blocco del traffico aereo dalla Seconda Guerra Mondiale.
| Dati sull’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull | Dettagli dell’evento |
|---|---|
| Ultima eruzione precedente | 1821 |
| Inizio segnali sismici | Fine 2009 |
| Fase eruttiva iniziale | Marzo 2010 |
| Fase esplosiva sotto il ghiacciaio | 14 aprile 2010 |
| Voli cancellati | Circa 100.000 (tra il 15 e il 21 aprile 2010) |
| Danni economici stimati | 1,7 miliardi di dollari per le compagnie aeree |
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Eruzione del vulcano Eyjafjallajökull: cosa accadde nel 2010
I primi segnali
Dopo quasi due secoli di silenzio (l’ultima eruzione risaliva al 1821), il vulcano iniziò a dare segni di irrequietezza alla fine del 2009. Una serie di piccoli terremoti, impercettibili per l’uomo ma rilevati dai sismografi dell’Icelandic Meteorological Office, indicava che il magma si stava facendo strada verso la superficie. La prima fase dell’eruzione, iniziata a marzo 2010 fu quasi “turistica” con fontane di lava spettacolari che attirarono migliaia di curiosi e fotografi. Tuttavia, il 14 aprile, l’attività si spostò sotto la caldera principale del vulcano, coperta da uno spesso strato di ghiaccio.
Il meccanismo dell’esplosione
Il problema è stato l’incontro tra il magma e il ghiacciaio sovrastante perché quando il magma entra in contatto con il ghiaccio, avviene quella che i geologi chiamano un’interazione freatomagmatica. Il calore vaporizza istantaneamente l’acqua, causando esplosioni violentissime che frammentano il magma in minuscole particelle di vetro vulcanico e roccia. Queste particelle, finissime e taglienti, vennero proiettate a chilometri di altezza nella stratosfera. Anche il vento fu un fattore determinante poiché spinse questa enorme nube di cenere verso sud-est, proprio sopra le rotte aeree più affollate del mondo, ovvero quelle del Nord Europa e dell’Atlantico settentrionale.

Vulcano Eyjafjallajökull
Il problema con gli aerei
Volare attraverso una nuvola di cenere vulcanica è, ovviamente, molto pericoloso perché quest’ultima non è “polvere” organica, ma è composta da silicati. Quando queste particelle entrano nelle turbine di un aereo, che si trovano a temperature elevatissime, si fondono immediatamente trasformandosi in una sorta di vetro liquido che riveste le componenti interne del motore, impedendo il raffreddamento e portando allo spegnimento totale del propulsore. Inoltre, la cenere agisce come carta vetrata sui finestrini dei piloti, rendendo difficile, se non impossibile la visibilità. Di fronte a questo rischio, le autorità per l’aviazione civile decisero di chiudere quasi totalmente lo spazio aereo europeo. Tra il 15 e il 21 aprile 2010 furono cancellati circa 100.000 voli, infatti milioni di passeggeri rimasero bloccati ovunque e in qualsiasi tipo di situazione. Le stazioni ferroviarie e i porti si ritrovarono improvvisamente pieni di viaggiatori e i prezzi dei taxi per coprire distanze lunghissime raggiunsero cifre folli. L’impatto economico fu devastante, infatti si stima che le compagnie aeree abbiano perso più di 1,7 miliardi di dollari.
Altre conseguenze
A causa del blocco del traffico aereo provocato dall’eruzione del vulcano, numerosi leader mondiali non riuscirono a partecipare ai funerali del presidente polacco Lech Kaczyński, morto nell’incidente aereo in cui perse la vita. Tra coloro che furono costretti a rinunciare alla presenza alle esequie ci furono Silvio Berlusconi e Barack Obama. La paralisi dei voli ebbe conseguenze anche sul piano politico internazionale, in quanto il vertice italo-tedesco che avrebbe dovuto svolgersi ad Hannover venne annullato. Le difficoltà nei trasporti arrivarono anche nel mondo dello sport, con disagi significativi tra cui:
- le scuderie di Formula 1 rimasero bloccate a Shanghai dopo la disputa del Gran Premio;
- il Motomondiale subì modifiche al calendario poiché le squadre non erano in grado di raggiungere il Giappone;
- il Barcellona dovette affrontare un lungo viaggio in pullman di circa quattordici ore per arrivare a Milano e disputare la semifinale di andata di Champions League contro l’Inter.
Fonte immagine: Wikipedia, Di Boaworm

