United Center di Chicago. Elimination Chamber. Quattro match, due titoli in palio e due strutture d’acciaio decisive per completare il quadro di WrestleMania 42. La WWE, che tornerà a breve in Italia, arriva a uno dei tasselli cruciali della Road to WrestleMania con una card ridotta all’essenziale. Da una parte i beniamini di casa CM Punk e AJ Lee, dall’altra le due chamber, chiamate a delineare la main event picture. Ecco il report e le pagelle di WWE Elimination Chamber 2026.
Risultati e voti di Elimination Chamber 2026
| Incontro disputato | Vincitore | Voto assegnato |
|---|---|---|
| Women’s Elimination Chamber | Rhea Ripley | 7+ |
| WWE Women’s Intercontinental Championship | AJ Lee | 6 |
| WWE World Heavyweight Championship | CM Punk | 7+ |
| Men’s Elimination Chamber | Randy Orton | 7 |
Indice dei contenuti
Women’s Elimination Chamber match
L’apertura del PLE è affidata alle donne, con in palio la sfida contro la WWE Women’s Champion Jade Cargill a WrestleMania 42. La Women’s Elimination Chamber è senza dubbio il match più lineare e meglio tenuto dell’intera serata. A dare inizio alle danze ci pensano Kiana James e Tiffany Stratton, che tengono bene il ring con la prima capace di dominare le fasi iniziali. Le dinamiche cambiano non appena entra Asuka, che risponde agli attacchi rifilando durissimi Knee Strike alle avversarie.
Alexa Bliss si inserisce di prepotenza e si prende il momento visivamente più forte con la sua Twisted Bliss lanciata dal tetto del pod su tutte le contendenti. L’azione è concitata: un assist involontario di Asuka tramite il Green Mist permette a Kiana di eliminare clamorosamente la Bliss. La prestazione più rilevante dell’incontro, però, è quella di Raquel Rodriguez. Entrata come un uragano, cambia il tono fisico del match con una fase centrale da vera MVP: schianta Kiana nel pod con una Powerbomb ed elimina sia lei che Asuka con una devastante Tejana Bomb. Il dominio della Big Mami Cool viene spezzato solo da un’alleanza tattica: una Diving Senton di Rhea Ripley dal pod, seguita dal Prettiest Moonsault Ever di Tiffany che ne decreta l’uscita.
Anche Tiffany Stratton conferma il livello già mostrato negli ultimi mesi, soprattutto nel finale a due. La scelta conclusiva è quella più prevedibile ma anche la più solida: dopo aver schiantato Tiffany contro il pod, Rhea Ripley vince con la decisiva Riptide e si prende la title shot. Non è la performer più presente per tutta la durata dell’incontro ma la soluzione più coerente in ottica Showcase of the Immortals. Una Chamber che non sorprende, questa, ma funziona perfettamente.
Voto: 7+
WWE Women’s Intercontinental Championship match
Il match tra Becky Lynch e AJ Lee arriva sul PLE con un peso simbolico superiore alla sua costruzione reale. L’incrocio ha valore in sé, ma il percorso che porta AJ a questa title shot è stato troppo discontinuo e l’hype ne ha decisamente risentito. Sul piano dell’esecuzione, l’incontro vive soprattutto sul lavoro della campionessa. Da heel, Lynch impone subito la sua foga, costringendo la Crazy Chick a subire, e controlla ritmo e struttura. AJ dimostra ancora un buon timing e riesce a passare al contrattacco sfoderando una chirurgica Shining Wizard, ma a tratti appare effettivamente ancora un po’ insicura nelle transizioni e nei cambi di intensità.
Le cose migliori si vedono nella parte centrale, fino a quando il match entra nella delicata zona dei ref bump e perde fluidità. Becky Lynch decide di togliere un cuscinetto protettivo e finisce per mettere KO l’arbitro Jessika Carr. È un momento chiave: AJ Lee chiude Becky nella Black Widow costringendola a cedere, ma senza un arbitro ufficiale la vittoria le viene negata. The Man si riprende, porta una sedia sul ring, connette con la Manhandle Slam ma AJ si salva al conto di due. La scelta di non andare verso un finale pulito è prevedibile: il booking sembra orientato a una prosecuzione della rivalità. L’arbitro Jessika Carr, ripresasi, ammonisce Becky impedendole mosse scorrette, ma è proprio l’irlandese a schiantarsi contro l’angolo scoperto. AJ ne approfitta e le ruba la finisher, chiudendo il match con la Manhandle Slam. Il title change è corretto sul piano strategico per lo status di AJ, ma non arriva con il giusto livello di resa emotiva. Un vero peccato.
Voto: 6
Prima del co-main event, la regia ci regala un momento piuttosto folle: Adam Pearce e Nick Aldis, interrotti precedentemente da R-Truth e dalle sue pizze, aprono finalmente la cassa misteriosa. All’interno c’è una bara dalla quale emerge l’imprevedibile Danhausen, un wrestler vampiro circondato da danzatrici, che sparisce magicamente non appena entra nel ring.
WWE World Heavyweight Championship match
CM Punk vs Finn Bálor è il classico match di transizione che prova a non sembrare tale. Il risultato è troppo leggibile per generare reale suspense, ma i due riescono comunque a costruire una contesa più che valida grazie al loro indiscutibile talento. La prima parte è prudente, forse troppo. Il principe del Judgment Day ottiene rapidamente il controllo con una sfilza di chop, calci e Shoulder Block all’angolo. La contesa cresce davvero solo dalla fase centrale in avanti, quando Bálor comincia a dare coerenza offensiva al suo match lavorando sulle costole del campione. Da quel momento il confronto trova una direzione più netta.
Il Best in the World passa al contrattacco con un potente Suicide Dive fuori dal ring e una serie di violentissimi lariat. Punk risponde molto bene sul piano del selling, soprattutto sulle ribs (costole), e dà continuità al lavoro di Bálor. La contesa è pulito e ci sono diversi passaggi ben costruiti: Balor che ribalta il primo tentativo di GTS in un roll-up, i Running Knee e il Diving Elbow Drop di Punk, fino alle schermaglie a terra. Punk tenta la sua Anaconda Vice e successivamente ricorre persino alla leggendaria Sharpshooter, ma l’irlandese riesce sempre a salvarsi aggrappandosi alle corde e rilanciando con pesanti Dropkick contro le barricate.
Nulla che spinga l’incontro oltre un certo limite, ma abbastanza per mantenerla solido. Alla fine, il vice-patrono di Chicago ha la meglio connettendo con la definitiva GTS, riconfermandosi campione e festeggiando tra l’ovazione dei suoi 19.346 concittadini insieme alla moglie AJ Lee. Entrambi lasciano il ring visibilmente e meritatamente commossi.
Voto: 7+
Men’s Elimination Chamber match
Il main event della serata serve a decretare lo sfidante dell’Undisputed WWE Champion Drew McIntyre in quel di WrestleMania. La Men’s Elimination Chamber è il match più irregolare dello show. Non è una brutta chamber, ma fino all’ottimo finale si porta dietro una strana sensazione di incompiutezza. Cody Rhodes e Je’Von Evans inaugurano lo scontro alla pari, prima che il dirompente ingresso di Trick Williams sposti gli equilibri verso il puro dominio fisico. I due debuttanti fanno bene senza però lasciare un’impronta assoluta. Trick regge il contesto, mentre il bouncy Evans si ritaglia il suo momento con una fenomenale 450 Splash lanciata dalla cima del pod. Da lui, c’è da dire, era legittimo aspettarsi qualcosa di più in termini di minutaggio.
Logan Paul, al contrario, viene usato in modo efficace come heel della Chamber: pur finendo inizialmente vittima di un 3 contro 1, approfitta dei dissidi tra Cody e Trick per riprendere terreno. Accumula eliminazioni rubandole agli avversari e occupa spazio narrativo. LA Knight incide poco: scaglia Paul dal pod e atterra Evans con la BFT, ma paga un piccolo botch (scivolando su un Diving Elbow Drop trasformato al volo in uno Standing Elbow Drop) prima di essere estromesso dalla contesa. Fino a questo punto, il match vive più per segmenti che per sviluppo organico, con l’ingresso di Randy Orton e le sue doppie Apron DDT che tentano di rimettere ordine.
Poi arriva il segmento finale, ed è lì che il giudizio cambia. Dopo che la security smaschera un finto invasore, nel silenzio generale fa il suo ingresso nella gabbia un secondo uomo incappucciato che fulmina Logan Paul con un brutale Curb Stomp. Via il passamontagna: è il rientrante Seth “Freakin” Rollins. Il caos prende il sopravvento anche grazie all’irruzione del campione in carica Drew McIntyre, che attacca ferocemente l’American Nightmare. Randy Orton, da perfetto opportunista, legge meglio di tutti la situazione: stende lo scozzese, aspetta che Cody esegua la Cross Rhodes e lo colpisce improvvisamente con una RKO, trovando pinfall e inaspettata vittoria. Vittoria che lo proietta nuovamente, dopo diversi anni, nel main event di Wrestlemania dove ricomincerà la sua rincorsa al record di titoli detenuto da John Cena.
Chamber buona, finale notevole.
Voto: 7
Come è stato Elimination Chamber 2026? Un commento finale
WWE Elimination Chamber 2026 è un PLE solido, con una qualità media discreta, ma senza il picco capace di spostarne davvero la percezione. La card a quattro match concentra tutto su pochi segmenti, e il risultato è uno show compatto ma non particolarmente esplosivo.
La Women’s Chamber è il miglior match dello show in termini di tenuta complessiva: più ordinata, più compatta, meglio distribuita. CM Punk vs Finn Bálor funziona come title match di transizione ben eseguito, pur senza reale suspense. Becky Lynch vs AJ Lee produce un title change importante ma non una grande contesa. La Men’s Chamber, invece, deve gran parte del suo valore al finale, tra il ritorno di Seth Rollins e la vittoria di Randy Orton.
Il limite più evidente dell’evento, però, è un altro: manca l’epicità. Le ultime due edizioni avevano chiuso con due eventi che rimarranno storico: nel 2025, il turn heel di John Cena, nel 2024, l’ultimo grande atto della Bloodline. Elimination Chamber 2026, invece, costruisce, organizza, prepara, ma non trova un momento con la stessa forza. Il ritorno di Rollins è importante, la vittoria di Orton pure, ma nessuno dei due passaggi raggiunge davvero il livello lasciato in eredità dalle due edizioni precedenti.
In definitiva, è un PLE utile, ben leggibile, anche godibile, ma meno incisivo di quanto ci si potesse aspettare.

