Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: #coronavirus contiene 21 articoli

Riflessioni culturali

Giovani e lockdown: come intrattenersi in casa

Giovani e lockdown: in questo periodo particolarmente difficile, stare in casa è l’unica soluzione. Il problema però è trovare qualcosa da fare e scegliere tra diverse attività. Certo, nulla potrà sostituire le uscite con gli amici, le serate trascorse al bar, una pizza in compagnia. Ma esistono diverse attività piacevoli da svolgere in casa e che possano intrattenere soprattutto i più giovani. No alla movida: come intrattenere il tempo? Tra le diverse attività apprezzate e amate dai giovani, per quanto sedentarie, troviamo l’utilizzo dei videogiochi. Nonostante si possa pensare il contrario però, l’esercizio fisico sembra appassionare sempre più giovani. Una buona notizia, soprattutto perché sempre più medici affermano che proprio lo sport contribuisca ad aumentare l’autostima, e soprattutto aiuti a limitare quel senso di frustrazione che questo prolungato momento di forzato isolamento può generare. È fondamentale tra le varie cose, cercare di svolgere attività che stimolino la propria curiosità, e soprattutto che non annoino. Le stime affermano che circa una persona su cinque, nel corso delle giornate di Lockdown si dedica a hobby e attività quali bricolage e cucito, praticato anche da un numero piuttosto elevato di ragazze che sembrano apprezzarlo. Oltre alle attività da svolgere, è opportuno creare uno spazio che sia esclusivamente personale, magari arrendendolo secondo i propri gusti, con colori tenui, libri, quadri, poster, e quant’altro possa contribuire a creare un ambiente confortevole, ricordando che in ognuno di noi é nascosto un artista che aspetta solo di venire fuori. La cosiddetta e famosa “vena artistica” può espletarsi in modo semplice. Giovani e lockdown: attività da svolgere in casa Tra le tante attività con cui impiegare il tempo, un suggerimento valido è quello di imparare a suonare uno strumento da autodidatta, e magari mediante i video-tutorial presenti in rete. La musica accompagna da sempre le giornate di ragazzi e adulti, e dedicarsi ad uno strumento musicale, potrebbe diventare una passione vera e propria. Sempre nell’ambito delle attività da autodidatta, è possibile dedicarsi alla creazione di qualche aggeggio o creare qualcosa dal nulla, impiegando esclusivamente la propria immaginazione e oggetti di riciclo. In famiglia, assumono molta importanza i giochi da tavolo, i quali sembrerebbero in disuso, ma in realtà sono fortemente apprezzati e permettono di trascorrere del tempo insieme, svagandosi e divertendosi in compagnia. Giovani e lockdown: quando non si può uscire, trova qualcosa di interessante da fare in casa Uscire di casa non è possibile, e lo si può fare solo fino ad una determinata ora, evitando però gli assembramenti, un cambiamento notevole, soprattutto per i tanti ragazzi, abituati a trascorrere del tempo con i propri coetanei. In questo, non aiuta nemmeno la cosiddetta didattica a distanza, che sta creando non pochi problemi da questo punto di vista. Si può pensare a quanti faticano a socializzare, e che in questo momento sono in casa, soli, in balìa delle solite attività. Una cosa è certa, non bisogna innalzare dei muri, è opportuno lasciarsi andare, essere creativi, anche con nuove attività da svolgere con curiosità e interesse. Non è detto che […]

... continua la lettura
Attualità

Mascherine fai da te: come realizzarle in casa

Le mascherine oramai accompagnano le giornate degli italiani e sono sempre più numerosi i modelli realizzati con materiali di riciclo, che consentono di creare dei bellissimi ed originali modelli fai da te. Ricordiamo a tal proposito che nel nuovo DPCM a firma Conte, secondo quanto descritto nell’articolo 3: “Per la popolazione generale potranno essere utilizzate, in alternativa alle mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”. Mascherine fai da te, tanti modelli per ogni esigenza Durante gli scorsi mesi del lockdown il web era colmo di immagini ritraenti mascherine fai da te realizzate con i materiali più disparati, sempre più colorate e, per quanto possibile, comode. Realizzare una mascherina in casa è piuttosto facile, ma il risultato finale dipende sempre dalla bravura di chi le realizza. Esistono vari modelli: da quelle rettangolari, che richiamano le cosiddette mascherine chirurgiche (utilizzabili per un massimo di quattro ore) a quelle a forma di becco, più complicate da realizzare. Altrettanto numerosi sono i tessuti utilizzati. Dal semplice panno in cotone agli asciugamani in tela, dalle federe ai tessuti in flanella, dalle lenzuola ai jeans. Anche per quanto concerne i filtri interni alle mascherine fai da te i materiali usati sono disparati; dai filtri del caffè alle salviette umidificate, ma lasciate ad asciugare al sole o al microonde. Oltre a quelli elencati, gli scienziati e gli esperti del settore negli ultimi tempi hanno mostrato particolare attenzione nei confronti dei sacchetti HEPA ossia quelli utilizzati all’interno dell’aspirapolvere. Le mascherine fai da te possono essere realizzate sia a mano, sia utilizzando la macchina per cucire. Come abbiamo detto precedentemente, crearne una è semplice e per farlo sono necessari: un ago e un fiilo, tessuto, filtro ed elastici. Un altro procedimento facile e divertente, che può essere realizzato anche con i bambini, prevede l’utilizzo di un piatto e ovviamente della stoffa. La realizzazione della mascherina fai da te con la stoffa con il piatto è facile. Bisognerà appoggiare il piatto sulla stoffa e disegnare un cerchio, tracciando il contorno esterno del piatto. Ritagliare poi la sagoma e dividerla in quattro sezioni, ripiegandola a metà per due volte. Conclusi questi passaggi, si avranno degli spicchi, da cucire a coppia, lungo la parte tondeggiante. A questo punto basterà farli combaciare, lasciando qualche centimetro libero e aggiungere gli elastici lateralmente. Mascherine: alcuni dei principali procedimenti per realizzarle Per creare una mascherina personalizzata è necessario prima di tutto realizzare un rettangolo di circa 31 cm e 18 di larghezza con il tessuto scelto; fatto ciò, si proseguirà inserendo il filtro scelto e ripiegando il rettangolo su se stesso (dividendolo a metà). Lateralmente sarà poi posizionato l’elastico, cucendo successivamente i lembi. Questa indicata è una delle mascherine più semplici da assemblare, per la quale non serve l’ausilio della macchina per cucire. A questo punto, prima di proseguire è importante menzionare […]

... continua la lettura
Eroica(mentis)

Ritorno a scuola: riflessioni e strategie per affrontarlo

Con molti dubbi e tentennamenti la data di inizio dell’anno scolastico sembra quasi alle porte così come le preoccupazioni che in questo momento attanagliano la vita scolastica e quella familiare. -Lo/a mando oppure no? -Aspettiamo e vediamo che succede? -No, se non arriva il vaccino mio figlio a scuola non ci andrà – Ho timore che il bambino si possa ammalare. Sono queste le principali domande e i timori che le famiglie stanno vivendo in un periodo in cui assumersi la responsabilità della scelta difficile del ritorno a scuola per la salute delle persone che amiamo sembra mettere a dura prova la nostra capacità di decidere per il meglio per sé e gli altri. Come comportarsi allora? Da premettere che il ritorno a scuola non sarà facile, ma questo non significa impossibile da gestire. Tornare tra i banchi rappresenta anzitutto un grande passo in avanti rispetto a ciò che abbiamo vissuto, è il recupero di un punto di riferimento per le famiglie e per i bambini molto importante da ogni punto di vista: formativo, relazionale, organizzativo, dopo un periodo di carico emotivo e di stress legato al brusco cambiamento che ha modificato gli equilibri familiari e lavorativi (smart working con tutta la famiglia) a cui si è aggiunta la faticosa gestione della didattica a distanza successivamente al lockdown. L’inizio della scuola rappresenta anche un disperato ritorno alla “normalità” seppur con grande difficoltà e limitazioni di cui saranno purtroppo protagonisti i bambini, soprattutto i più piccoli. Irritabilità, difficoltà di concentrazione, aumento di comportamento a rischio, ritiro sociale, stress, aumento/abbassamento costante del tono dell’umore, malessere fisico, costituiranno le problematiche che potenzialmente emergeranno con maggiore forza, ma possiamo affrontarle se solo restiamo uniti e condividiamo emotivamente questa nuova quotidianità sempre in sicurezza e con il supporto di uno psicologo all’interno della scuola per il personale scolastico e i ragazzi. Un ruolo chiave sarà assunto dai genitori che possono ridurre lo stress psicofisico dei loro figli recuperando le abitudini (già da casa) simulando, ad esempio per i più piccoli, il giorno di scuola (dalla sveglia presto, alla preparazione dello zainetto da portare con sé), sicuramente diverso da quello a cui eravamo abituati, ma fondamentale per la ripresa. I ragazzi avranno bisogno di essere compresi e sostenuti mettendo al primo posto i vissuti emotivi cercando di rimanere nel qui ed ora il disagio che taluni comportamenti comprensibilmente esprimeranno. Gli insegnanti avranno una doppia responsabilità, formativa e di riconoscimento del disagio dei loro studenti, avranno per questo bisogno di un valido supporto e confronto con lo psicologo. Saranno necessari tempi e spazi di riflessione e di elaborazione delle emozioni attiva ed esperienziale in sicurezza per i ragazzi e progetti ludici per i più piccoli per ricostruire attraverso gli strumenti psicologici (immagini e disegni) un significato nuovo e condiviso sull’esperienza del lockdown e sulle nuove sfide del presente. Tenere insieme ciò che è stato a ciò che ci aspetterà è molto importante perché consentirà di creare un collegamento di senso tra l’esperienza passata e quella presente facilitando […]

... continua la lettura
Attualità

Università chiuse. Noi giovani non contiamo.

Se un paese preferisce tenere le università chiuse a discapito delle discoteche, quel paese non crede nei giovani e nell’istruzione. Ci sarebbe da ridere e anche di gusto, se la situazione attuale che molti miei coetanei stanno vivendo in questi giorni non fosse drammaticamente vera. Da quando il 4 maggio scorso è iniziata la Fase 2 della lotta al Covid-19, in tutta Italia hanno pian piano riaperto le grandi e piccole attività. In seguito, hanno riaperto i bar e i locali vari ed è persino ricominciata la Serie A. Peccato che lo stesso discorso non si possa applicare al mondo dell’istruzione. Se la scuola pubblica, già mutilata da anni di tagli e riforme scellerate, naviga in un mare di incertezze ed è stata temporaneamente risparmiata dalla scure dei divieti consentendo ai maturandi di sostenere l’esame di stato in sede, non si può dire lo stesso delle università che ancora risultano essere chiuse. Dall’inizio del lockdown a oggi gli studenti e i professori hanno dovuto fare i conti con i disagi che la didattica a distanza comporta tra lezioni ed esami, senza dimenticare il fatto che non hanno avuto accesso a libri e materiali custoditi nelle biblioteche. Perché se per alcuni la quarantena è stato un periodo fatto di pizze impastate, maratone di serie tv ed esercizi di ginnastica fatti in casa per poi divenire stories da mettere su Instagram, per gli universitari è stato un periodo fatto di sveglie all’alba per seguire le lezioni dei docenti su Microsoft Teams, di file chilometriche fuori alle librerie e alle copisterie per comprare i libri degli esami e di ore passate su di essi per studiare come sempre. Anche le sedute di laurea devono adattarsi alle misure anti-contagio, consentendo ai laureandi di portare soltanto due accompagnatori nelle aule in cui si svolgeranno le sedute. Quello che dovrebbe essere un traguardo irripetibile e un momento di gioia si ricopre di una patina amara e molti di noi trovano inspiegabile il fatto che, nonostante le misure di sicurezza adottate, usare delle aule più ampie sia fuori discussione. Infine, come se il danno da solo non bastasse, ci si mette anche la beffa. Da qualche giorno sta facendo discutere la foto pubblicata da un noto dj veronese sul proprio profilo Instagram mentre si fa ritrarre con alle spalle una miriade di ragazzi e ragazze che ballano in discoteca, senza mascherina e senza rispettare le minime norme riguardanti il distanziamento sociale. Guardando quella foto un laureando che non potrà portare con sé amici e parenti cosa dovrebbe pensare? Nulla, se non arrabbiarsi e chiedersi se le aule di università debbano rappresentare un luogo a maggior rischio assembramenti rispetto a luoghi di ritrovo in cui, oggettivamente, le norme anti-covid non possono essere rispettate. Ecco cosa i miei coetanei e io stesso, che dovrei ritenermi fortunato per essere riuscito a laurearmi in presenza poco prima che l’Italia divenisse zona rossa, critichiamo di questa situazione così paradossale. Non la riapertura dei locali in sé, che danno comunque lavoro, ma chi […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Kaos 48: intervista al collettivo che ha ideato la mostra pandemica

Intervista al collettivo Kaos 48, ideatore della “mostra pandemica”. La fruizione classica delle arti, in questo momento, è in serio pericolo: la pandemia generata dal Coronavirus ha letteralmente mandato all’aria centinaia e centinaia di mostre, installazioni, espressioni artistiche che prevedevano l’afflusso e la presenza di persone. È un fattore che ci impoverisce un po’ di più, giorno dopo giorno. Ma l’arte è una di quelle cose che non si può fermare: non si può fermare il flusso degli artisti, ma nemmeno il nostro nutrimento e la nostra crescita. Il collettivo Kaos 48 – dal nome emblematico, che riprende i fatti della rivoluzione del 1848 – ha ideato Diciann9ve – mostra pandemica: artisti di tutto il mondo hanno inviato le proprie opere per “allestire” uno spazio web dove l’arte possa trovare un minimo di respiro. Abbiamo intervistato il collettivo Kaos 48, per due chiacchiere su Diciann9ve: mostra pandemica e sul presente e sul futuro della fruizione dell’arte. Ciao! Grazie per averci reso partecipi di Diciann9ve: la mostra pandemica del collettivo Kaos 48. Presentatevi per il pubblico di Eroica Fenice, in tre righe. Kaos 48 è una realtà che si sta consolidando nel mondo degli eventi artistici, nata con il preciso intento di mostrare che Napoli non solo accoglie cultura, ma la restituisce arricchendola di un tocco personale. Kaos48 è un movimento nato da un’idea di Fabrizio Scomparin e sostenuto da Stefano Nasti e Paola Cimmino. Com’è nata l’idea di Diciann9ve: la mostra pandemica del collettivo Kaos 48, che è a tutti gli effetti una mostra online? L’idea “Diciann9ve” come mostra “pandemica” poteva essere sviluppata solo online viste le attuali restrizioni, invece il web ci ha consentito di abbattere i confini e allargare la partecipazione al di fuori del territorio campano e italiano. Come e quando sarà fruibile dal pubblico Diciann9ve? La mostra “Diciann9ve” sarà fruibile al pubblico, con 19 opere, il 19 maggio alle ore 19:00 attraverso un link condiviso sulle nostre piattaforme social (Facebook, Instagram, Youtube) Con quali criteri sono state selezionate le opere? Abbiamo spiegato il nostro progetto a vari artisti cercando di comprendere le emozioni che hanno provato, che siano state positive o negative, durante questi giorni di quarantena e abbiamo chiesto di potercele esprimere attraverso la loro arte. Come cambierà, secondo voi il modo di approcciarsi all’arte? Secondo alcuni studi, attraverso lo schermo l’attenzione è in qualche modo “distorta”… L’arte visiva ne soffrirà? Indubbiamente non si può sostituire l’esperienza e il pathos che un evento culturale dal vivo può generare in ognuno di noi, tanto è vero che è nelle nostre previsioni di proporre questo Evento anche dal vivo, ma riteniamo il web un elemento importante, aggiuntivo per la divulgazione dell’arte e della cultura in tutto il mondo, continueremo ad utilizzarlo, affiancandolo al metodo tradizionale, anche quando tutto sarà tornato “normale”. Come potrebbe contribuire il pubblico a fare in modo che si diffondano queste nuove forme di fruizione dell’arte visiva? Parlandone e condividendo! Immagine: Kaos 48

... continua la lettura
Culturalmente

Firenze: 5 imperdibili attrazioni della suggestiva città d’arte

Firenze: 5 imperdibili attrazioni. In questo clima di pandemia Covid-19 la cultura non si può e non si deve fermare. Descriviamo così una delle più belle città d’Italia che vanta una tradizione d’arte secolare: Firenze. Possiamo affermare con certezza che Firenze sia una città magica e ricca di monumenti e parchi naturali apprezzati e celebri in tutto il mondo. È la città d’arte per eccellenza ed evoca suggestioni. I monumenti, le chiese e i musei sono decisamente tantissimi, tra cui basiliche e palazzi storici davvero imperdibili. Firenze in 5 attrazioni Il Duomo di Santa Maria del Fiore  Considerato un emblema della città fiorentina, la cui cupola è stata progettata dall’architetto Filippo Brunelleschi, riconoscibile anche da lontano per l’alternanza di marmo color bianco rosso e verde. Questa chiesa è una fusione di stili: riprende al suo esterno lo stile romanico, gotico ed il tocco rinascimentale tipico dell’arte di Filippo Brunelleschi. All’interno della Cupola si possono ammirare gli splendidi affreschi del pittore Vasari e le vetrate della Cupola raffiguranti l’Incoronazione della Vergine di Donatello e la Resurrezione di Cristo di Paolo Uccello. Inoltre addentrandosi nel battistero del Duomo numerosi visitatori hanno l’opportunità di osservare e ammirare i mosaici raffiguranti le Storie della Genesi, la vita di Maria e Gesù, del Battista e il Giudizio Universale raffigurato all’interno della cupola del Duomo. Palazzo Vecchio Palazzo Vecchio è stato background storico dello scontro storico fra le due fazioni di Guelfi e Ghibellini,e ospita con orgoglio la copia della scultura del David di Michelangelo. Oggi è uno dei palazzi comunali più imponenti di Firenze in stile gotico ed è la sede del Consiglio Comunale. Al suo interno possiamo ammirare i grandi saloni affrescati dalle pitture del Vasari, si percorre il Salone dei Cinquecento, gli affreschi raffinati del Quartiere di Eleonora e del Quartiere degli Elementi. Si ricorda lo splendido Salone dei Cinquecento che accoglie il famoso dipinto di Leonardo da Vinci che riporta il nome La Battaglia di Anghiari.  Gli Uffizi di Firenze Rinomato museo famoso in tutto il mondo è la Galleria degli Uffizi che accoglie nelle sue sale straordinarie collezioni di pittura e scultura appartenenti il periodo del Quattrocento fino all’età moderna. Tra gli artisti italiani più celebri autori dall’importanza secolare ci sono: Botticelli, Mantegna, Correggio, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Caravaggio. Inoltre la Galleria degli Uffizi ospita anche capolavori della pittura europea, in particolar modo della pittura fiamminga come le opere dell’ artista Rubens. Si tratta di un punto di riferimento sia per gli artisti contemporanei che possono trarne ispirazione sia per tutti gli appassionati e cultori dell’ arte. Numerosi visitatori che registrano ingressi record ogni anno, adesso (periodo di Covid-19) possono svolgere un virtual tour online. Le pitture tra cui il Tondo Doni di Michelangelo e la famosa collezione di statue ellenistiche e le nuove sale dedicate a Correggio, Tiziano e Parmigianino,aspettano gli sguardi di tutti coloro che amano ammirare le opere artistiche. Firenze 5 imperdibili attrazioni: Gli esterni Giardini di Boboli Background che crea una scena naturale al Palazzo Pitti è il […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Nabilah: una grande festa virtuale per il Primo maggio

Oggi, venerdì 1 maggio, dall’antica spiaggia romana del Nabilah, una consolle suonerà in diretta. Un lungo dj set, una festa virtuale per abbracciare amici e clienti, e non solo. Un modo per restare connessi, uniti, insieme seppur nella distanza. Eroica Fenice ha intervistato l’organizzatore di quest’evento, Luca Iannuzzi. Com’è nata l’idea di organizzare una grande festa “virtuale”? “L’idea nasce dalla voglia di regalare alle persone una giornata all’insegna del divertimento, della leggerezza, della condivisione e della musica, soprattutto in questo periodo senza precedenti e nello stesso tempo raccogliere fondi a sostegno della Croce Rossa Italiana per supportarla nell’emergenza sanitaria. Organizzare uno smart Party, lavorando in smarkworking da casa, coinvolgere nel progetto tutti i collaboratori, produttori e partner, è stato piuttosto complicato sia per quanto riguarda la tecnologia sia l’organizzazione”. Durante la diretta, anche una campagna di crowdfunding lanciata dal Nabilah attraverso la piattaforma GoFoundMe a favore di Croce Rossa Italiana, una decisione degna di nota. Com’è nata l’idea di abbinare la festa al crowdfunding? “E’ un’idea nata quasi in automatico, siamo in un momento storico particolare dove il Paese è in una situazione davvero difficile e ha bisogno di tanta solidarietà e di tante risorse economiche. L’obiettivo di questo smart party virtuale è anche di diffondere il valore e l’importanza della solidarietà e della generosità con un sistema di crowfounding originale: attraverso la piattaforma GoFoundMe diamo la possibilità di dare un contributo a favore della Croce Rossa Italiana e per ogni donazione di 10 euro riconosceremo un drink omaggio da consumare al Nabilah alla riapertura. E’ un modo diverso per fare anche noi la nostra parte anche in questo momento come è accaduto in passato per altri ospedali, enti e istituti; un modo per essere presenti e vicini a chi ha bisogno e di dare un aiuto costante e coerente anche stavolta”. Una consolle che suonerà in diretta, per una parvenza di normalità, di quotidianità che non si ferma, è vero che in questi casi la musica può allietare il cuore diffondendo messaggi di speranza? “La consolle è un simbolo di speranza e un buon auspico per la fase due. Due dj si alterneranno per diffondere la speranza di un ritorno alla normalità, connotandola di un valore diverso, meno scontato. Dunque possiamo dire che il Nabilah è uno spazio di condivisione, e cos’altro? “Il Nabilah è uno spazio di condivisione coerente con la sua missione cioè l’intrattenimento: far divertire le persone, rallegrarle, regalarle un momento spensierato. Non è una missione facile, i clienti sono i nostri giudici e sono molto competenti; è necessario essere ben organizzati ed è bandita ogni forma di superficialità. Io credo che le aziende che lavorano in questo settore, soprattutto dato il momento storico, devono impegnarsi a portare avanti la propria mission di entertainement, diffondendo musica, divertimento, per tirare su il morale delle persone ed essere coerenti con gli obiettivi aziendali. Fino ad oggi siamo stati gratificati dai nostri clienti che ci hanno onorato della loro presenza, permettendoci di far crescere le nostre aziende, oggi è […]

... continua la lettura
Libri

Salvatore Puzella e il racconto Gelsomina in quarantena

Salvatore Puzella pubblica il racconto breve Gelsomina in quarantena, a sostegno degli ospedali di Benevento nella battaglia contro il coronavirus. In questi due lunghi mesi di quarantena sarà capitato a tutti noi di porci questa domanda: «Come ricorderemo questo evento tra una decina di anni?». Non c’è dubbio che un evento di portata così drammatica, dove la vita di molti è stata messa in pausa con conseguenze terribili sulla sfera lavorativa, economica e personale e quella di altri si è spenta in un letto di ospedale, senza il conforto dei propri cari, inevitabilmente entrerà a far parte dei libri di storia. Su questa linea si muove Gelsomina in quarantena, un racconto scritto e reso disponibile dallo scrittore sannita Salvatore Puzella nell’ambito di un’operazione, imitata da molti scrittori, volta a raccogliere fondi per sostenere gli ospedali nell’emergenza coronavirus. Salvatore Puzella, biografia Salvatore Puzella è nato a Benevento nel 1988. Laureato in storia dell’arte alla Sapienza di Roma, ha collaborato con la rivista Next Exit e ha scritto saggi introduttivi per diversi cataloghi di mostre. Ha pubblicato il saggio Investire in arte e collezionismo (2015) e il romanzo Breve storia di un dipinto (2017). Va segnalata inoltre la sua attività nel settore del marketing culturale e di organizzazione di eventi, come il progetto Selfie d’autore organizzato all’interno del GNAM di Roma nel 2014. Gelsomina in Quarantena. Una lettera dal futuro La protagonista di questo racconto è Gelsomina, una bambina che vive in un quartiere popolare di Benevento che in seguito a una caduta dalla bicicletta riporta delle fratture ed è costretta ad una convalescenza nel letto di casa, che per lei assume i contorni di una vera e propria quarantena. Impossibilitata nel poter vivere una vita normale come i suoi coetanei, Gelsomina si divide tra la noia e l’apprensione dei suoi genitori, fino a quando la sorella maggiore Angela non le presta un libro: L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Marquez. Otto anni prima lo aveva letto la stessa Angela durante un periodo di quarantena. Salvatore Puzzella mette su carta quella che è una lettera al futuro, per rielaborare il titolo di una canzone che Eros Ramazzotti scrisse nel 1996 ispirandosi a sua volta al racconto di Edgar Allan Poe La maschera della morte rossa. Tralasciando la differenza sostanziale, l’ispirazione a un testo letterario da un lato e alla triste realtà di questi giorni dall’altro, ad accomunare la canzone di Ramazzotti e questo racconto breve è l’auspicio di un mondo migliore quando le tenebre si saranno dileguate. Salvatore Puzzella lo fa attraverso una storia breve, colma di speranza che però non scade troppo nel drammatico, attraverso il punto di vista ironico e dolce della protagonista e le tante incursioni dialettali che conferiscono al testo una patina di quotidianità verace. Una piccola opera che, come ricordato in apertura, ha uno scopo nobile. Non solo di riscaldare l’animo di chi soffre le conseguenze morali di questo isolamento forzato, ma anche di raccogliere fondi per gli ospedali di Benevento impegnati, come molti in […]

... continua la lettura
Voli Pindarici

La musica ai tempi del coronavirus

Musica e Covid-19 La musica accompagna da millenni la vita degli esseri umani. Scandisce i ritmi di vita delle persone, accompagna i riti religiosi, i sentimenti nazionalistici o semplicemente ha il potere di allietare una pessima giornata. Magari associ un particolare momento, un evento specifico, ad una canzone di moda in quel periodo o che semplicemente frullava nella tua testa in quell’istante preciso. O più direttamente hai conquistato la ragazza dei tuoi sogni grazie ad un disco che era nelle sue grazie. Ma a che punto è la musica nella pandemia più grande di cui l’umanità abbia memoria? Non se la passa benissimo, va detto. Se il coronavirus ha squarciato letteralmente il velo di Maya di alcuni degli aspetti più controversi della nostra società, la musica è uno di quei settori che maggiormente ha risentito della diffusione da Covid-19, specie nella società occidentale. Il virus ci ha messo di fronte a quella che era diventata la nostra odierna concezione di musica. Una semplice compagna di viaggi, della quale perdiamo memoria, nel nostro ippocampo da pesci rossi del XXI secolo, immediatamente dopo l’ascolto. La musica è probabilmente il settore artistico che maggiormente stava risentendo della crescita della società globale e il coronavirus non ha fatto altro che accelerare questo processo di smantellamento. Tutto questo a causa del suo difetto congenito: la musica non si può vedere, né tantomeno toccare. A differenza del cinema, della letteratura, del teatro, carne da macello per frotte di spettatori passivi alle prese con i loro smartphone e le loro fotocamere a condividere con il resto del mondo il loro film o libro preferito. Le piattaforme digitali hanno reso più facile l’ascolto, si dirà. Su Spotify, Tidal o Apple Music è possibile scegliere, in qualunque momento, il proprio artista o disco preferito. Quanto si sta affermando è però testimoniato dal fatto che gli ascolti sulle maggiori piattaforme digitali sono in drastico calo durante questa surreale quarantena globale. D’altronde, il coronavirus ha di fatto svuotato tutti i luoghi nei quali la musica era diventata di casa; i mezzi pubblici, carichi di studenti o pendolari accompagnati immancabilmente dai loro auricolari, le palestre, con le loro casse enormi ormai spente e che prima pompavano musica trap o latino americana a qualsiasi ora. Di concerti, ma è più che normale in un periodo nel quale è giusto salvaguardare in primis la vita delle persone, non se ne parla neanche, probabilmente per mesi se non per anni. I Radiohead, uno dei gruppi più celebri del pianeta, caricano, alla strenua di un palliativo, alcuni dei loro concerti in streaming. Gli artisti che avevano in programma l’uscita dell’ultimo disco in primavera non sanno letteralmente il da farsi. In generale, è l’intera industria musicale, della quale il tuo cantante preferito è solamente la punta dell’iceberg, ad essere stata messa in ginocchio. Eppure è un vero peccato, perché a differenza di quanto si afferma generalmente, in giro per il mondo si continua a produrre musica bellissima. L’ansia nella scelta della canzone da ascoltare, tra migliaia dello […]

... continua la lettura
Libri

Cristiano Carriero in un progetto editoriale polifonico: Come l’aria

Come l’aria. Cose che ci mancano e ci riprenderemo presto è un progetto editoriale corale nato da un’idea di Cristiano Carriero, diventato poi un ebook edito da Les Flâneurs Edizioni.  Diversi gli argomenti affrontati: l’organizzazione di una nuova quotidianità, la famiglia, la gente, il dolore, la nostalgia e molti altri. Ad aprire la raccolta è la straordinaria prefazione di Cristiano Carriero. L’autore prepara davanti agli occhi del lettore, le cose che andrà ad affrontare. Dalla disperazione della perdita alla gioia dei piccoli momenti. Cristiano Carriero imbandisce in modo esemplare un tavolo ricco di vivande. Nel racconto Piccoli momenti di felicità, Francesco Scarrone, introduce il concetto di attesa. Raccontando di come del prima covid19 ci fossero diverse fasi preliminari al sorseggiare una pinta fresca. Quell’attesa, che in quei momenti appariva una frustrante perdita di tempo, al cospetto di un’attesa di certo più grande e snervante, adesso appare come una lontanissima gioia. In Mancanza si sviscera appunto il concetto di vuoto e mancanza. Per la prima volta, seguite da molte altre, nella raccolta, ci si ritrova dinanzi ad un pendio affacciato sul vuoto. Lo scritto ripercorre le mancanze collettive: la spesa, il chiasso dei bambini, il profumo del pane sfornato e il via vai dei passanti. In un racconto sensazionale in cui Lorena Carrella ci lascia assaporare il sapore delle cose che ci sembrano ormai lontanissime. Giulia Ciarapica regala alla raccolta uno degli scritti più emozionanti. Quel che resta del male pone la sua attenzione su una quarantena fatta di solitudine. Essa introduce il concetto di fretta, la stessa che spesso risulta salvifica e fatale per la vita di molti, in un racconto in cui, dove la fretta quotidiana viene a mancare, ogni male raggiunge la sua vittima, fino a trascinarla verso la fine. Uno dei temi centrali, al di là della morte e del dolore provocate dal coronavirus, è in assoluto quello della solitudine, che in questo racconto viene presentata in modo emozionale ed intenso. In Germogli, di Luciana Brucato, si assiste ad una storia d’amore. Il racconto lascia vedere a tutto tondo, di quanto sia difficile amarsi mantenendo le giuste distanze in un sentimento che non ne ammette alcuna. Silvia Gianatti, nel suo Ritorneremo stila un personale decalogo, regalandoci la semplicità di una lista di cose che torneremo a fare, che nella sua veridicità potrebbe nel modo più assoluto essere la lista di ognuno di noi. A dare un tocco satirico è Giovanni Sasso con Bentornata inciviltà. Il suo è un racconto verace. Le sue righe raccontano di come in momenti come questi, anche l’inciviltà popolare, fatta di sorpassi, mancate frecce, spintoni involontari e affini, sembrano un ricordo lieve, che in ogni caso, non tarderanno ad arrivare. La sua è una visione critica della realtà, e il suo racconto di fatto, diventa l’ago della bilancia che mette in equilibrio l’eccedenza di amore universale degli ultimi tempi. Non è mancato neppure il racconto dal tono caritatevole. La Telefonata di Alida Melacarne, mette in luce i punti focali dell’emergenza. Mentre da una parte c’è […]

... continua la lettura