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Eroica Fenice

La Tag: #coronavirus contiene 25 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Nabilah: una grande festa virtuale per il Primo maggio

Oggi, venerdì 1 maggio, dall’antica spiaggia romana del Nabilah, una consolle suonerà in diretta. Un lungo dj set, una festa virtuale per abbracciare amici e clienti, e non solo. Un modo per restare connessi, uniti, insieme seppur nella distanza. Eroica Fenice ha intervistato l’organizzatore di quest’evento, Luca Iannuzzi. Com’è nata l’idea di organizzare una grande festa “virtuale”? “L’idea nasce dalla voglia di regalare alle persone una giornata all’insegna del divertimento, della leggerezza, della condivisione e della musica, soprattutto in questo periodo senza precedenti e nello stesso tempo raccogliere fondi a sostegno della Croce Rossa Italiana per supportarla nell’emergenza sanitaria. Organizzare uno smart Party, lavorando in smarkworking da casa, coinvolgere nel progetto tutti i collaboratori, produttori e partner, è stato piuttosto complicato sia per quanto riguarda la tecnologia sia l’organizzazione”. Durante la diretta, anche una campagna di crowdfunding lanciata dal Nabilah attraverso la piattaforma GoFoundMe a favore di Croce Rossa Italiana, una decisione degna di nota. Com’è nata l’idea di abbinare la festa al crowdfunding? “E’ un’idea nata quasi in automatico, siamo in un momento storico particolare dove il Paese è in una situazione davvero difficile e ha bisogno di tanta solidarietà e di tante risorse economiche. L’obiettivo di questo smart party virtuale è anche di diffondere il valore e l’importanza della solidarietà e della generosità con un sistema di crowfounding originale: attraverso la piattaforma GoFoundMe diamo la possibilità di dare un contributo a favore della Croce Rossa Italiana e per ogni donazione di 10 euro riconosceremo un drink omaggio da consumare al Nabilah alla riapertura. E’ un modo diverso per fare anche noi la nostra parte anche in questo momento come è accaduto in passato per altri ospedali, enti e istituti; un modo per essere presenti e vicini a chi ha bisogno e di dare un aiuto costante e coerente anche stavolta”. Una consolle che suonerà in diretta, per una parvenza di normalità, di quotidianità che non si ferma, è vero che in questi casi la musica può allietare il cuore diffondendo messaggi di speranza? “La consolle è un simbolo di speranza e un buon auspico per la fase due. Due dj si alterneranno per diffondere la speranza di un ritorno alla normalità, connotandola di un valore diverso, meno scontato. Dunque possiamo dire che il Nabilah è uno spazio di condivisione, e cos’altro? “Il Nabilah è uno spazio di condivisione coerente con la sua missione cioè l’intrattenimento: far divertire le persone, rallegrarle, regalarle un momento spensierato. Non è una missione facile, i clienti sono i nostri giudici e sono molto competenti; è necessario essere ben organizzati ed è bandita ogni forma di superficialità. Io credo che le aziende che lavorano in questo settore, soprattutto dato il momento storico, devono impegnarsi a portare avanti la propria mission di entertainement, diffondendo musica, divertimento, per tirare su il morale delle persone ed essere coerenti con gli obiettivi aziendali. Fino ad oggi siamo stati gratificati dai nostri clienti che ci hanno onorato della loro presenza, permettendoci di far crescere le nostre aziende, oggi è […]

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Libri

Salvatore Puzella e il racconto Gelsomina in quarantena

Salvatore Puzella pubblica il racconto breve Gelsomina in quarantena, a sostegno degli ospedali di Benevento nella battaglia contro il coronavirus. In questi due lunghi mesi di quarantena sarà capitato a tutti noi di porci questa domanda: «Come ricorderemo questo evento tra una decina di anni?». Non c’è dubbio che un evento di portata così drammatica, dove la vita di molti è stata messa in pausa con conseguenze terribili sulla sfera lavorativa, economica e personale e quella di altri si è spenta in un letto di ospedale, senza il conforto dei propri cari, inevitabilmente entrerà a far parte dei libri di storia. Su questa linea si muove Gelsomina in quarantena, un racconto scritto e reso disponibile dallo scrittore sannita Salvatore Puzella nell’ambito di un’operazione, imitata da molti scrittori, volta a raccogliere fondi per sostenere gli ospedali nell’emergenza coronavirus. Salvatore Puzella, biografia Salvatore Puzella è nato a Benevento nel 1988. Laureato in storia dell’arte alla Sapienza di Roma, ha collaborato con la rivista Next Exit e ha scritto saggi introduttivi per diversi cataloghi di mostre. Ha pubblicato il saggio Investire in arte e collezionismo (2015) e il romanzo Breve storia di un dipinto (2017). Va segnalata inoltre la sua attività nel settore del marketing culturale e di organizzazione di eventi, come il progetto Selfie d’autore organizzato all’interno del GNAM di Roma nel 2014. Gelsomina in Quarantena. Una lettera dal futuro La protagonista di questo racconto è Gelsomina, una bambina che vive in un quartiere popolare di Benevento che in seguito a una caduta dalla bicicletta riporta delle fratture ed è costretta ad una convalescenza nel letto di casa, che per lei assume i contorni di una vera e propria quarantena. Impossibilitata nel poter vivere una vita normale come i suoi coetanei, Gelsomina si divide tra la noia e l’apprensione dei suoi genitori, fino a quando la sorella maggiore Angela non le presta un libro: L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Marquez. Otto anni prima lo aveva letto la stessa Angela durante un periodo di quarantena. Salvatore Puzzella mette su carta quella che è una lettera al futuro, per rielaborare il titolo di una canzone che Eros Ramazzotti scrisse nel 1996 ispirandosi a sua volta al racconto di Edgar Allan Poe La maschera della morte rossa. Tralasciando la differenza sostanziale, l’ispirazione a un testo letterario da un lato e alla triste realtà di questi giorni dall’altro, ad accomunare la canzone di Ramazzotti e questo racconto breve è l’auspicio di un mondo migliore quando le tenebre si saranno dileguate. Salvatore Puzzella lo fa attraverso una storia breve, colma di speranza che però non scade troppo nel drammatico, attraverso il punto di vista ironico e dolce della protagonista e le tante incursioni dialettali che conferiscono al testo una patina di quotidianità verace. Una piccola opera che, come ricordato in apertura, ha uno scopo nobile. Non solo di riscaldare l’animo di chi soffre le conseguenze morali di questo isolamento forzato, ma anche di raccogliere fondi per gli ospedali di Benevento impegnati, come molti in […]

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Voli Pindarici

La musica ai tempi del coronavirus

Musica e Covid-19 La musica accompagna da millenni la vita degli esseri umani. Scandisce i ritmi di vita delle persone, accompagna i riti religiosi, i sentimenti nazionalistici o semplicemente ha il potere di allietare una pessima giornata. Magari associ un particolare momento, un evento specifico, ad una canzone di moda in quel periodo o che semplicemente frullava nella tua testa in quell’istante preciso. O più direttamente hai conquistato la ragazza dei tuoi sogni grazie ad un disco che era nelle sue grazie. Ma a che punto è la musica nella pandemia più grande di cui l’umanità abbia memoria? Non se la passa benissimo, va detto. Se il coronavirus ha squarciato letteralmente il velo di Maya di alcuni degli aspetti più controversi della nostra società, la musica è uno di quei settori che maggiormente ha risentito della diffusione da Covid-19, specie nella società occidentale. Il virus ci ha messo di fronte a quella che era diventata la nostra odierna concezione di musica. Una semplice compagna di viaggi, della quale perdiamo memoria, nel nostro ippocampo da pesci rossi del XXI secolo, immediatamente dopo l’ascolto. La musica è probabilmente il settore artistico che maggiormente stava risentendo della crescita della società globale e il coronavirus non ha fatto altro che accelerare questo processo di smantellamento. Tutto questo a causa del suo difetto congenito: la musica non si può vedere, né tantomeno toccare. A differenza del cinema, della letteratura, del teatro, carne da macello per frotte di spettatori passivi alle prese con i loro smartphone e le loro fotocamere a condividere con il resto del mondo il loro film o libro preferito. Le piattaforme digitali hanno reso più facile l’ascolto, si dirà. Su Spotify, Tidal o Apple Music è possibile scegliere, in qualunque momento, il proprio artista o disco preferito. Quanto si sta affermando è però testimoniato dal fatto che gli ascolti sulle maggiori piattaforme digitali sono in drastico calo durante questa surreale quarantena globale. D’altronde, il coronavirus ha di fatto svuotato tutti i luoghi nei quali la musica era diventata di casa; i mezzi pubblici, carichi di studenti o pendolari accompagnati immancabilmente dai loro auricolari, le palestre, con le loro casse enormi ormai spente e che prima pompavano musica trap o latino americana a qualsiasi ora. Di concerti, ma è più che normale in un periodo nel quale è giusto salvaguardare in primis la vita delle persone, non se ne parla neanche, probabilmente per mesi se non per anni. I Radiohead, uno dei gruppi più celebri del pianeta, caricano, alla strenua di un palliativo, alcuni dei loro concerti in streaming. Gli artisti che avevano in programma l’uscita dell’ultimo disco in primavera non sanno letteralmente il da farsi. In generale, è l’intera industria musicale, della quale il tuo cantante preferito è solamente la punta dell’iceberg, ad essere stata messa in ginocchio. Eppure è un vero peccato, perché a differenza di quanto si afferma generalmente, in giro per il mondo si continua a produrre musica bellissima. L’ansia nella scelta della canzone da ascoltare, tra migliaia dello […]

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Libri

Cristiano Carriero in un progetto editoriale polifonico: Come l’aria

Come l’aria. Cose che ci mancano e ci riprenderemo presto è un progetto editoriale corale nato da un’idea di Cristiano Carriero, diventato poi un ebook edito da Les Flâneurs Edizioni.  Diversi gli argomenti affrontati: l’organizzazione di una nuova quotidianità, la famiglia, la gente, il dolore, la nostalgia e molti altri. Ad aprire la raccolta è la straordinaria prefazione di Cristiano Carriero. L’autore prepara davanti agli occhi del lettore, le cose che andrà ad affrontare. Dalla disperazione della perdita alla gioia dei piccoli momenti. Cristiano Carriero imbandisce in modo esemplare un tavolo ricco di vivande. Nel racconto Piccoli momenti di felicità, Francesco Scarrone, introduce il concetto di attesa. Raccontando di come del prima covid19 ci fossero diverse fasi preliminari al sorseggiare una pinta fresca. Quell’attesa, che in quei momenti appariva una frustrante perdita di tempo, al cospetto di un’attesa di certo più grande e snervante, adesso appare come una lontanissima gioia. In Mancanza si sviscera appunto il concetto di vuoto e mancanza. Per la prima volta, seguite da molte altre, nella raccolta, ci si ritrova dinanzi ad un pendio affacciato sul vuoto. Lo scritto ripercorre le mancanze collettive: la spesa, il chiasso dei bambini, il profumo del pane sfornato e il via vai dei passanti. In un racconto sensazionale in cui Lorena Carrella ci lascia assaporare il sapore delle cose che ci sembrano ormai lontanissime. Giulia Ciarapica regala alla raccolta uno degli scritti più emozionanti. Quel che resta del male pone la sua attenzione su una quarantena fatta di solitudine. Essa introduce il concetto di fretta, la stessa che spesso risulta salvifica e fatale per la vita di molti, in un racconto in cui, dove la fretta quotidiana viene a mancare, ogni male raggiunge la sua vittima, fino a trascinarla verso la fine. Uno dei temi centrali, al di là della morte e del dolore provocate dal coronavirus, è in assoluto quello della solitudine, che in questo racconto viene presentata in modo emozionale ed intenso. In Germogli, di Luciana Brucato, si assiste ad una storia d’amore. Il racconto lascia vedere a tutto tondo, di quanto sia difficile amarsi mantenendo le giuste distanze in un sentimento che non ne ammette alcuna. Silvia Gianatti, nel suo Ritorneremo stila un personale decalogo, regalandoci la semplicità di una lista di cose che torneremo a fare, che nella sua veridicità potrebbe nel modo più assoluto essere la lista di ognuno di noi. A dare un tocco satirico è Giovanni Sasso con Bentornata inciviltà. Il suo è un racconto verace. Le sue righe raccontano di come in momenti come questi, anche l’inciviltà popolare, fatta di sorpassi, mancate frecce, spintoni involontari e affini, sembrano un ricordo lieve, che in ogni caso, non tarderanno ad arrivare. La sua è una visione critica della realtà, e il suo racconto di fatto, diventa l’ago della bilancia che mette in equilibrio l’eccedenza di amore universale degli ultimi tempi. Non è mancato neppure il racconto dal tono caritatevole. La Telefonata di Alida Melacarne, mette in luce i punti focali dell’emergenza. Mentre da una parte c’è […]

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Voli Pindarici

Diario di una quarantena: Il silenzio come “arma” di riflessione

Il silenzio come arma di riflessione Il silenzio è un qualcosa di immateriale che spesso attrae e spesso spaventa, un po’ come questi giorni di quarantena. Sempre più spesso si sente parlare di “reclusione in casa”, termine con cui forzatamente si indica un qualcosa che in realtà tutti preferiscono quando si è in piena attività. C’è chi desidera stare comodamente seduto sul divano in tempi “normali” e non può perché deve lavorare, chi trascorrere più tempo con i propri cari e non può perché magari la professione svolta costringe a spostarsi frequentemente. Una serie di contraddizioni che ora, in tempi di Codiv-19, spaventano proprio come il silenzio che avvolge alcune aree dell’Italia. Ischia, ad esempio, piccola ed incontaminata isola del Golfo di Napoli caratterizzata da tante identità: culturale, artistica, storica, archeologica, folkloristica, enogastronomica, letteraria e tante altre ancora; è un’isola tranquilla, avvolta ultimamente da un forte silenzio, quasi assordante, che caratterizza la quotidianità delle persone che con semplicità la popolano. Ogni tanto il vicino di casa (perché sul territorio le abitazioni, talvolta rurali e dall’architettura antica, di tufo, sono tutte disposte una accanto all’altra) si affaccia e sussurra: «che silenzio, che pace, non si sente un’anima viva». Qualche altro invece, turbato da un silenzio che sembra rompere gli schemi, quasi prepotentemente, afferma: «C’è troppo silenzio, impazziremo tutti». Così come nella vita reale, nella quotidianità differente di ogni località, anche in una piccola realtà, semplice e ricca di tradizione, il silenzio, nella propria immaterialità, spaventa. Inteso come presenza nefasta per alcuni e come tempo di riflessione per altri. Nonostante ciò, il silenzio, ad Ischia, non è mai del tutto tale e si colora di mille sfumature. Talvolta capita, durante una passeggiata in montagna, lontani dal caos, di scorgere lo sguardo di un vecchietto che aggrappato al proprio bastone osserva e sorride con gli occhi, in silenzio. Quel silenzio che probabilmente vorrebbe gridare tante cose, ma si limita a rivelarsi come un dono d’amore. Ripensando alla quarantena da covid-19 spesso sembra di risentire l’eco del mare, pur abitando in una zona collinare. In realtà il silenzio potrebbe rappresentare un ottimo alleato, in un mondo in cui ogni cosa tende a prevalere sull’altra. La quarantena, la reclusione, il distanziamento sociale, sono dei modi per evitare il peggio. Talvolta bisognerebbe semplicemente fermarsi a pensare e magari osservare ciò che ci circonda, accontentandosi. C’è una nota affermazione che dice “Il silenzio a volte parla più di mille parole”: ora più che mai è così. Ora più che mai occorre ritrovare una propria dimensione, distanziarsi, osservare e riflettere. In fondo il silenzio non è mai del tutto tale. Lo sanno bene ad Ischia, dove anche una pianta che “danza” col soffio di un tiepido vento primaverile fa battere il cuore, riempendo quell’assenza di suono; lo sanno bene i pescatori, abituati a “comunicare con il mare”, ad ascoltare il modo in cui le onde accarezzano il bagnasciuga. Ne sono consapevoli coloro che osservano un tramonto, mentre gli uccelli cinguettano svolazzando in cielo. Con la stessa pacatezza con […]

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Libri

La primavera torna sempre, l’inedito di Lorenzo Marone

Lo scrittore Lorenzo Marone ha distribuito online il racconto La primavera torna sempre, a sostegno di una raccolta fondi per l’ospedale Cotugno di Napoli. In questi tempi difficili, dove la vita è stata messa momentaneamente in pausa, si sono moltiplicate le iniziative di tante case editrici che hanno reso gratutiti e fruibili a tutti alcuni libri dai propri cataloghi. Lo stesso discorso vale per Feltrinelli, la quale ha permesso di scaricare sul sito ufficiale il racconto breve e inedito di Lorenzo Marone: La primvaera torna sempre. Lorenzo Marone, biografia Nato a Napoli nel 1974, Lorenzo Marone è laureato in giurisprudenza e dopo aver esercitato per anni la professione di avvocato si dà alla scrittura, pubblicando nel 2015 il suo primo romanzo: La tentazione di essere felici, vincitore di tre premi letterari e ispirazione di Gianni Amelio per il film La tenerezza. Seguono poi la pubblicazione di molti altri romanzi: La tristezza ha il sonno leggero del 2016, anch’esso trasposto su pellicola da Marco Mario De Notaris, Magari domani resto nel 2017, Un ragazzo normale nel 2018, il saggio Cara Napoli nel 2018, Tutto sarà perfetto nel 2019 e Inventario di un cuore in allarme, pubblicato quest’anno e di cui è stata scritta una recensione su queste pagine. Sulle pagine del quotidiano La Repubblica ha anche una sua rubrica dal titolo Granelli. La Primavera torna sempre In questo racconto breve compaiono alcuni personaggi di Magari domani resto, immersi nello scenario di una Napoli in quarantena. C’è la protagonista Luce, una ragazza che abita in un vicolo dei Quartieri Spagnoli e assieme a lei l’anziano Don Vittorio, un po’ filosofo e un po’ matto, il fedele “Cane Superiore” Alleria e Assuntina, tutti personaggi che cercano di dare un senso a un momento di stasi, di riflessione e di grande umanità. L’idea di Lorenzo Marone in realtà, come ammette lui stesso, non è originale. Ha preso ispirazione da Antonio Mazzini, autore della fortunata saga de I bastardi di Pizzofalcone, che il 25 marzo scorso ha reso pubblico gratuitamente il racconto L’amore ai tempi del Covid-19 e invitando i lettori a fare una donazione per l’ospedale Spallanzani di Roma. Allo stesso modo i lettori de La Primavera Ritorna Sempre vengono invitati dallo scrittore napoletano a fare una donazione all’ospedale Cotugno di Napoli, bisognoso di risorse per fronteggiare questa immane emergenza sanitaria. Ma si tratta anche di un’occasione per accontentare tutti coloro che si sono affezionati alle vicende di Magari Domani Resto, riportando in auge uno dei personaggi più amati dai lettori: «Ho pensato subito a Luce, la protagonista di Magari domani resto, perché siete in tanti ad amarla, perché in tanti mi chiedono un sequel, perché, soprattutto, per me Luce significa resilienza, e mai come oggi questo termine assume un significato importante». Un’ iniziativa ammirevole, con la quale Lorenzo Marone centra un duplice obiettivo: cercare di aiutare chi lotta in prima linea contro questo male che ha coperto la luce su tutti noi e per confortare chi è costretto dalla solitudine a stare lontano […]

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Voli Pindarici

Diario di una quarantena. Il bestiario dell’ipocondria (parte 2)

Ecco la seconda e ultima parte del nostro bestiario dell’ipocondria, con altri tipi umani che la quarantena ha (involontariamente) creato. Clicca qui per la prima parte. Il bestiario dell’ipocondria, parte seconda Il “Mihadettomiocuggino” I sempreverdi Elio e le storie tese giungono in mio soccorso per descrivere una figura con cui, volenti o nolenti, abbiamo spesso a che fare. Avete presente quando state navigando per i fatti vostri su internet o state leggendo un libro o guardando un film e d’improvviso la spia del vostro cellulare si illumina, segnale di un messaggio in arrivo? Interrompete quello che state facendo, lasciandovi assalire dai pensieri più sinistri riguardo le persone più care, aprite e vi ritrovate davanti agli occhi un messaggio come questo: +++ LA VERITÀ SUL CORONAVIRUS CHE I MEDICI E I MEDIA DI REGIME NON VI DIRANNO MAI. L’EPIDEMIA È STATA VOLUTA DAI RETTILIANI ALLO SCOPO DI ELIMINARE LA RAZZA UMANA E DI PERMETTERE L’ARRIVO DELLE ARMATE DI VEGA. L’UNICA SPERANZA È GOLDRAKE! +++ Oltre a far cadere tutti i santi dal calendario per avervi procurato un principio di infarto, questo personaggio è il classico individuo che non si fida degli scienziati e dei medici (insomma, della gente che ha studiato). Quello che  degli articoli legge soltanto i titoli e diventa automaticamente scienziato/medico/giudice e che è l’incubo di figli e nipoti laureati che devono sorbirseli a ogni cenone natalizio. Questo è l’identikit del “Mihadettomiocuggino“. Un uomo (o una donna) che crede di essere più sveglio dei suoi simili, perché sa cose che gli altri non sanno e si sente in dovere di informarli tramite missive su Messenger e Whatsapp. Lo zio o la zia di turno che, prima o poi, si decide di silenziare per non aumentare il livello già elevato di bile nel fegato. Gli innamorati Amore e distanza, due parole che ci fanno venire in mente le immagini più belle della letteratura: Tristano e Isotta, il trovatore Jaufre Rudel e il suo amor de lonh (amore di lontano, per i non-provenzalisti), Romeo e Giulietta, Florentino Ariza e Fermina Daza. Forse non hanno tutto questo carico di romanticismo le storie di chi è innamorato o di chi non può vedere la propria anima gemella in questo periodo molto duro. Niente abbracci, niente baci, niente fiori a casa. Quanto deve essere difficile resistere senza tutto questo fino a un periodo indeterminato e con surrogati virtuali? Si può sempre festeggiare il proprio anniversario di fidanzamento con una cenetta via Skype, ma il rischio che lui o lei abbiano un rapporto complicato con la tecnologia e che sul più bello attivino inconsciamente i filtri che rendono le loro facce simili a quelle di uno zombie o di una mummia aumenta il rischio di traumi perenni. E poi, diciamoci la verità: troppo romanticismo fa male. Un pensiero va, in particolare, a tutte quelle persone che in questi giorni devono sorbirsi i propri fratelli, le proprie sorelle o i propri genitori scambiarsi epiteti quali «zuccherino mio», «caramellina alla liquirizia del mio cuore», «crostatina al limone»; o […]

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Attualità

Intervista al dottor Paolo Ascierto: cauto ottimismo per il Tocilizumab

Intervista all’oncologo e ricercatore del Pascale di Napoli, Paolo Ascierto: per il Tocilizumab cauto ottimismo; investire in ricerca e in sanità è il miglior regalo per i nostri figli Grazie all’oncologo e ricercatore del Pascale di Napoli Paolo Ascierto è stata avviata in Italia la sperimentazione del farmaco Tocilizumab, che ha già ottenuto dei risultati ottimi contro i sintomi del Coronavirus. Si è parlato spesso delle storie dei pazienti che, dopo essere stati trattati con il farmaco, sono stati estubati e hanno ripreso a respirare senza aiuti esterni. Abbiamo intervistato il dottore Ascierto per parlare del Tocilizumab e farci spiegare il suo funzionamento con chiarezza, per illustrare le condizioni dei pazienti a cui è stato somministrato il farmaco e per parlare anche dell’Avigan. Non sono mancati discorsi di più ampio respiro, dalla questione dei tamponi fino alla gestione dell’emergenza da parte della Campania, passando per i tagli alla ricerca e alla sanità e le controversie sull’origine del virus. Il dottore ha chiarito una volta per tutte che non bisogna dare adito ai complotti, ma fidarsi con serenità della scienza. L’intervista al dottor Paolo Ascierto sviscera tutte le sfumature della questione e ci aiuta a capire sempre di più che soltanto collaborando e affidandoci alla ragione, si potrà uscire da questa situazione. La nostra intervista al dottor Paolo Ascierto 1) Buonasera dottor Ascierto, La ringrazio per aver accettato di rilasciare questa intervista. Può spiegarci qual è il meccanismo di azione del Tocilizumab e in quali casi viene utilizzato? 1) É un farmaco usato da noi oncologi nell’immunoterapia che va ad agire sull’infiammazione del polmone. Da qui l’idea, condivisa con i medici del Cotugno e con i ricercatori cinesi, di sperimentarla nei pazienti affetti da Covid 19. Il Toci funziona lì dove c’è la famosa tempesta di citochine, questa è tipica di una condizione che si verifica quando si utilizzano le famose car-t e questa tempesta si presenta nel polmone in seguito all’infezione da Coronavirus. Pertanto la tempesta citochinica è tipica sia degli effetti collaterali dell’immunoterapia che del Covid 19. 2) Quali sono le condizioni attuali dei pazienti che sono stati trattati con il Tocilizumab? 2) Questa parte della sperimentazione viene svolta dall’Unità Sperimentale Clinica del Pascale, diretta da Franco Perrone. Dopo l’ok dell’Aifa e del comitato etico dello Spallanzani, il gruppo di Perrone si muove su una piattaforma informatica dove vengono raccolti i dati di tutti i pazienti degli ospedali italiani che verranno trattati con il farmaco. I centri si iscrivono via internet e possono registrare i pazienti da trattare nelle ore successive. Sempre tramite la piattaforma partono gli ordini per il farmaco che la casa farmaceutica che lo produce spedisce direttamente alle farmacie dei centri ospedalieri. Nel giro di poche ore sono stati arruolati i primi 330 pazienti della sperimentazione anche se con il farmaco finora sono stati trattati oltre duemila pazienti. I risultati scientifici verranno divulgati direttamente da Aifa e ci vorranno ancora un paio di settimane. Quello che posso darvi è un’impressione su quello che noi abbiamo osservato al Cotugno, […]

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Voli Pindarici

Diario di una quarantena. Il bestiario dell’ipocondria (parte 1)

In quattro settimane di quarantena puoi imparare, capire e osservare tante cose, specialmente il bestiario dell’ipocondria che un piccolo virus è capace di creare. Lunedì 6 aprile 2020, ore 11:46 Oggi inizia una nuova settimana di quarantena. La quinta, per la precisione. A renderla speciale è il fatto che questa domenica festeggeremo Pasqua. Dai, un vantaggio alla fine ci sta: niente pranzi in famiglia, con parenti che credevi sepolti in qualche tomba e che si interessano per una giornata alla tua vita sentimentale e lavorativa. Poi però pensi: «Un’altra settimana recintato tra le mura domestiche. Spero soltanto che internet non si spenga all’improvviso. In quel caso le fondamenta della civiltà crollerebbero inesorabilmente e le strade si popolerebbero di bande di predoni armati fino ai denti a bordo di veicoli truccati in pieno stile Hokuto no Ken (per i profani: Ken il guerriero). Allora sì che sarà la fine». Affinché questi pensieri nefasti non mi tormentino e onde evitare che la pazzia prenda totalmente il controllo del mio cervello fabbricando allucinazioni mostruose, come il pupazzo di Winnie the Pooh che campeggia su una delle casse dello stereo che ho in camera e che mi parla esortandomi a fare cose oltre i limiti del consentito, ho deciso di redigere una sorta di “bestiario dell’ipocondria. Una lista di tutti i tipi umani che, nella mia ignoranza, ho individuato in un mese di reclusione forzata. Perché “ipocondria”? Lo scoprirete alla fine. Bestiario dell’ipocondria L’ossessionato Il primo pensiero di questa figura quando si alza dal letto non è quello di fare colazione o di andare in bagno, bensì di accendere il cellulare o il computer per vedere se ci sono aggiornamenti sull’emergenza santiaria. Fin qui non c’è nulla di male se non che, con la scusa di tenersi informato, questo personaggio entri in uno stato di paranoia totale. Da mezzogiorno fino alle tre e dalle sei del pomeriggio fino alle nove di sera fa il giro di tutti i telegiornali e in alcuni casi ne approfitta per commentare a caldo le notizie, condendole con paroline rivolte al politico che gli sta più antipatico o al personaggio pubblico che può permettersi di stare a casa “perché ha i soldi”. Se poi la sorte è stata così crudele da destinarti come genitore proprio questa figura, la voglia di seguire le orme tracciate da Bugo nei riguardi di Morgan durante l’ultimo Sanremo alzandoti da tavola ogni volta che il televisore viene acceso sul TG1 e di andartene via è veramente tanta. La groupie Questa figura è di genere femminile ed è così chiamata perchè attende il comunicato a reti unificate di Giuseppe Conte alla stessa maniera di un’adolescente che nel 2004 aspettava di veder salire i Blue o Justin Timberlake sul palco di TRL (Total Request Live, un vecchio programma di MTV). Ogni volta che sullo schermo compare il viso del presidente del consiglio che contende ad Alberto Angela il ruolo di sex symbol, non è soltanto la nazione a fermarsi. Anche i volti di tante ragazze e […]

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Attualità

L’alta moda al servizio dell’Italia contro il Coronavirus

Anche l’alta moda è scesa in campo per la lotta al Coronavirus, non solo tramite le ricche donazioni dirette ai principali ospedali e centri di cura, ma anche con la realizzazione dei presidi sanitari tanto richiesti in questo momento. Da giorni ormai le case di alta moda stanno lavorando per dare il loro contributo per questa emergenza. Sono sempre di più le maisons di tutto il mondo che stanno rispondendo alla richiesta d’aiuto arrivata dalle istituzioni.  Coronavirus: la riconversione industriale per produrre camici e mascherine Le aziende che hanno dato il via a quest’iniziativa sono state Ermanno Scervino, Gucci, Valentino, Prada, Salvatore Ferragamo, Fendi e Miroglio. Queste maison hanno iniziato la produzione a titolo gratuito di materiale per gli ospedali, subito dopo aver ottenuto la certificazione necessaria. Da giorni ormai le sarte di Ermanno Scervino lavorano da casa e volontariamente per cucire mascherine, camici e cuffie per gli operatori sanitari. L’azienda Scervino si è organizzata a tal proposito per le nuove limitazioni che la situazione comporta: compra a Prato il tessuto-non tessuto per le mascherine e poi invia i corrieri a recapitarlo nelle case delle sarte che provvedono a cucire dalle proprie abitazioni. I camici e le cuffie prodotte non sono dirette solo agli ospedali ma anche alle case di cura per anziani e a chi ne ha necessità. All’appello della Regione Toscana hanno risposto anche Salvatore Ferragamo, Gucci, il brand Serapian di proprietà del gruppo Richemont, Celine, Prada e altri ancora. We Are All In This Together è lo slogan della campagna di crowdfunding lanciata da Gucci; tutti sono invitati a diventare ###GucciCommunity. Questo l’appello dell’azienda d’alta moda ai suoi 70 milioni di followers per combattere la pandemia tramite campagne di raccolta fondi che partono dalla somma di un milione di euro ciascuna stanziati dall’azienda. La prima è dedicata all’Italia, la seconda è a livello globale. L’obiettivo per entrambe è di arrivare alla cifra di 10 milioni di euro, cifra che Facebook si impegna a doppiare non appena il traguardo sarà raggiunto. L’azienda Gucci è ora impegnata nella produzione di mascherine e camici per gli ospedali italiani. Si prevede la produzione di oltre un milione di mascherine e almeno 50.000 camici. A titolo personale, Marco Bizzarri, presidente CEO di Gucci, ha anche devoluto 100 mila euro a favore dell’azienda sanitaria di Reggio Emilia, città dove il manager è nato. Anche Prada si è mossa per la causa Coronavirus. Su richiesta della Regione Toscana, il brand presieduto da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, ha stimato la produzione, a partire dal 18 marzo, di 80.000 camici e 110.000 mascherine da destinare al personale sanitario toscano. La produzione è a tempi record: la data di consegna dei prodotti è stimata per il 6 aprile. Gli articoli sono prodotti internamente presso l’unico stabilimento del Gruppo in provincia di Perugia, stabilimento rimasto operativo a questo scopo. La produzione è poi sostenuta anche da una rete di fornitori esterni sul territorio italiano. Giorgio Armani ha il grande merito di aver capito subito la gravità della situazione; […]

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