Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: eventi culturali nazionali contiene 20 articoli

Eventi nazionali

REPORTING FROM THE FRONT e l’architettura si rende tangibile

La Biennale di Architettura di Venezia, visitabile fino al 27 novembre 2016, ha posto come tema di discussione REPORTING FROM THE FRONT. Dal Padiglione Centrale dei Giardini all’Arsenale, e comprendendo svariate location dislocate nel centro storico di Venezia, la Mostra REPORTING FROM THE FRONT è concepita come un unico percorso espositivo. La Biennale quest’anno è affiancata da sessantacinque partecipazioni nazionali con cinque paesi presenti per la prima volta: Filippine, Lituania, Nigeria, Seychelles e Yemen. Sono presenti, inoltre, ottantotto partecipanti provenienti da trentasette paesi, di cui cinquanta sono presenti per la prima volta, e trentatrè sono gli architetti under quaranta. «A volte la nozione di quotidianità è ridotta all’ordinario. Per noi il quotidiano è precisamente ciò che è connesso ad ogni tipo di piccolo ed inaspettato evento, che rompe la routine». Padiglione del Belgio ai Giardini della Biennale di Venezia. Paolo Baratta, presidente della Biennale, ha sentito l’esigenza di far parlare al pubblico, a tutti i possibili agenti responsabili delle decisioni e delle azioni con le quali si realizza lo spazio del nostro vivere singolarmente e come comunità: «Se l’Architettura è la più politica delle arti la Biennale di Architettura non può che riconoscerlo». Cambiare il nostro punto di vista per poter comprendere l’ordine delle cose è il contributo che ha fatto prevalere il direttore Alejandro Aravena, curando la quindicesima Mostra Internazionale di Architettura. L’icona che rappresenta gli intenti è l’anziana Maria Reiche che, dall’alto di una scala, scruta l’orizzonte per poter osservare il territorio della linee di Nazca nell’America del Sud. «Non dovremmo attribuire alla mancanza di mezzi l’incapacità di fare il nostro lavoro». REPORTING FROM THE FRONT è la voglia di poter raccontare le battaglie e le conquiste di chi è riuscito ad autorganizzarsi con l’aiuto degli strumenti e di chi rende pratica l’architettura sul fronte. Alejandro Aravena, durante il suo intervento, parla di prendere coscienza dell’orizzonte che ci aspetta, di ascoltare chi ha avuto una prospettiva più ampia con la capacità di condividere conoscenza ed esperienze. In REPORTING FROM THE FRONT non è solo possibile ritrovare quella sfera legata al piano artistico e culturale proprio dell’architettura, è dato ampio spazio anche al luogo della riflessione nei campi politici, sociali, economici ed ambientali. L’impronta dettata dall’architetto cileno è inequivocabile. Nella quindicesima biennale si ritrovano, infatti, i modi di agire propri del gruppo Elemental del quale è direttore esecutivo e dove vengono seguiti i principi base dell’edilizia a basso costo, alla quale vengono affiancati grandi processi partecipativi. REPORTING FROM THE FRONT porta in mostra progetti dove le infrastrutture sono servite per poter trasformare ciò che riguarda il patrimonio culturale e poterlo restituire sotto forma di eredità. La mostra non poteva esimersi dal trattare il tema delle grandi migrazioni, portando alla luce come e quali scenari probabili potrebbero verificarsi nel caso in cui le città si dimostrassero in grado di affrontare adeguatamente le problematiche legate ai movimenti migratori. Dai padiglioni storici ai Giardini, come quello veneziano, che esprimono un punto di vista legato a probabili scenari futuri, attraversando quelli simili al sudafricano che raccontano di una soluzione di trasformazione da stato di […]

... continua la lettura
Musica

L’attesa è finita: i Radiohead tornano in Italia

Dopo un’attesa di ben quattro anni, l’Italia è pronta a riabbracciarli. Questa volta, ad allestire il palco saranno Firenze e Milano, che nelle calde giornate del 14 e del 16 giugno 2017 vedranno le loro strade brulicanti di fan provenienti da tutta Italia (e non solo), per due giornate all’insegna dell’alternative rock britannico. Sono proprio loro, i Radiohead. Ormai sotto i riflettori dal 1986, la band inglese nata fra i banchi dell’Abingon School di Oxford, frequentata dai cinque membri, ha percorso sulle montagne russe la propria carriera, arrivando ad occupare alla fine della corsa un ruolo di spicco nella lista dei gruppi musicali da conoscere prima di morire. Uno stile non facile, il loro, che ha causato un’ascesa lenta e pericolante per i membri della band, sperimentatori nel midollo. I Radiohead dagli esordi a oggi Il primo e probabilmente più famoso singolo, per quanto ampiamente criticato dai fan più fedeli, s’intitola Creep, il cui videoclip fa primo sfoggio dei volti dei cinque membri: alle chitarre, Jonny Greenwood ed Ed O’Brien, Colin Greenwood (fratello maggiore di Jonny) al basso, il più anziano del gruppo Philip Selway, batterista, e un giovanissimo Thom Yorke al microfono. Era questo solo l’inizio di una carriera costellata da nove album, l’uno sempre diverso dall’altro, ma con l’inconfondibile toccante voce di Thom, plettro per le vibrazioni del nostro cuore. Il cantante, oggi cinquantenne, nell’intervista per la Repubblica XL ha affermato: «Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un’impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso». Tanto tormentato da aver visto lo stesso Thom Yorke allontanarsi per un po’ dal gruppo, come dimostra l’album da solista The eraser. Aprendo il cofanetto che ne contiene il CD è in realtà possibile leggere, tra i collaboratori per la sua realizzazione, gli stessi Radiohead. Non c’è dubbio che ognuno abbia con gli anni seguito altri progetti, oltre quello della band. Ad esempio, a partire dal titolo di uno dei pezzi del suo album da solista, Thom ha fondato il supergruppo degli Atoms of peace, insieme ad altri artisti quali Flea (bassista dei Red Hot Chili Peppers) e Joey Waronker, batterista degli ormai sciolti R.E.M.; o, ancora, Jonny Greenwood, attualmente compositore per la Bbc Orchestra di Londra. Ma ciò che non li ha abbandonati, è il desiderio di incontrarsi in studio, di rivedere quei volti tanto familiari, e tornare a comporre. A Moon Shaped Pool, emblema della nostalgia Desiderio che li ha portati dopo cinque anni da The King of Limbs a un’opera nuova, come sempre sotto ogni aspetto: A Moon Shaped Pool. Non sarebbe azzardato utilizzare la parola chiave “nostalgia”, parlando di questa nona raccolta tanto attesa dai fan di sempre. Il termine “nostalgia” si adatta anche a loro: giovani studenti che un tempo, sulle scale del liceo, sceglievano di fermare il mondo, scendere per un attimo dalla preoccupazione dell’ultimo compito in classe o dell’amore non corrisposto del momento e indossare […]

... continua la lettura
Eventi nazionali

Tony Tammaro si prepara alla conquista dell’Italia

Tony Tammaro, al secolo Vincenzo Sarnelli, si prepara ad invadere l’Italia con la sua “musica tamarra”. Con oltre 2000 concerti e otto album all’attivo – l’ultimo “Tokyo Londra Scalea” del 2015 – Tony Tammaro è ormai un artista cult. Fin dal 1990, la diffusione della sua musica è stata autonoma, anomala e in costante crescita, grazie soprattutto al passaparola iniziale, alle copie diffuse anche online e al supporto del web. Vincitore tre volte del Festival Italiano della Musica Demenziale, è l’artista più indipendente e più insofferente alle regole del mercato musicale nostrano. E nonostante questo, la sua musica non ha mai valicato ufficialmente i confini regionali, spesso bollato semplicisticamente come fenomeno folkloristico. Fino ad oggi. Abbigliato da centurione romano, perché «Se dobbiamo invadere l’Italia è meglio farlo con un abbigliamento adatto», il cantautore napoletano porterà i suoi grandi successi al di fuori del territorio campano all’interno dei quali si muove con successo e sicurezza ormai da più di un ventennio. Tramite la sua pagina Facebook, infatti, Tony ha fatto sapere ai suoi numerosi fan di essere pronto al “salto di qualità” che in molti aspettavano da tempo, con un tour di cinque date da Napoli a Milano e ritorno. Tony Tammaro tour 2016: le date ufficiali Il tour, organizzato da Azzurra Production, partirà  da Napoli il 7 novembre, per poi proseguire con l’appuntamento all’Alcatraz di Milano il 22. Il 24 novembre Tony Tammaro e la sua band saranno a Bologna, il 27 a Roma e, infine, il 30 novembre si ritornerà a Salerno per concludere questa prima esperienza fuori extra-regionale. È inoltre notizia dell’ultimissima ora che l’eroe della “napoletanità tamarra” sarà addirittura in concerto a Londra, al Water Rats Club, il 6 febbraio 2017. Ad accompagnarlo on stage, una band composta da cinque musicisti – Nino Casapulla (tastiere), Luciano Aversana (chitarre), Paolo Pollastro (basso), Tony Martuccelli (batteria) e Rossella Bruno (cori). Perché Tony Tammaro piace tanto Dare una risposta a questa domanda potrebbe sembrare facile. Tony piace perché ricorda il periodo della spensieratezza adolescenziale della generazione degli attuali trentenni, quando non c’erano problemi né lo stress del lavoro e si poteva ridere delle storie che raccontava nelle sue canzoni. D’altronde, chi è cresciuto a Napoli, dai primi anni ’90 ad oggi, ha vissuto la propria infanzia cantando “Scalea”, “‘O trerrote” “Patrizia” o “Supersantos”. Questi pezzi epocali, insieme alle altre hit di successo, ritratto di un modo di essere tamarro ma non per questo becero, sono circolati per anni su supporti di fortuna, dalle vecchie musicassette pirata ai cd “pezzotti”, tramandati come un cimelio dal fratello maggiore al minore, al cugino. Gli adolescenti di tutta la Campania hanno potuto godere di Tamarradio, programma estremamente low cost andato in onda sulle tv locali in cui Tony Tammaro faceva il verso alla ben più nota MTV, tra video musicali e pubblicità tamarre. Persino il suo look, capelli ossigenati e occhiali da sole a specchio, ha dettato la moda per un certo gruppetto di persone, oggi magari costretti a portare giacca e cravatta per tutto il […]

... continua la lettura
Eventi nazionali

“Robert Plant and the Sensational Space Shifters” in Italia

Da ieri, alle ore 12.00, sono in vendita i biglietti per i concerti dei “Robert Plant and the Sensational Space Shifters” in Italia. Il gruppo, formato dall’ex leader dello storico gruppo dei Led Zeppelin e la sua band formata da Justin Adams, John Baggott, Juldeh Camara, Billy Fuller, Dave Smith e Liam “skin” Tyson ha dato il via al tour americano nei primi giorni di Marzo per poi sbarcare nel Vecchio Continente in estate, toccando tre città italiane: Milano, il 20 Luglio allo Street Music Art Festival di Assago, il 22 all’Arena Flegrea di Napoli e il 24 al Teatro Antico di Taormina. Sono passati esattamente 45 anni dalla prima ed ultima esibizione di Robert Plant insieme ai Led Zeppelin in Italia, quando il 5 Luglio il gruppo fu invitato a salire sul palco del Vigorelli di Milano, durante il “Cantagiro”.  A causa di un pubblico di fan impazienti, contrari all’accostamento del gruppo inglese a nomi come quelli di Albano e Morandi, molte furono le sommosse e le violenze che sconvolsero tutti gli ospiti della manifestazione, Led Zeppelin compresi. Robert Plant affermò infatti: “Non verremo più a suonare a suonare in Italia”. Non sono più tornati. Led Zeppelin: Il gruppo si sciolse nel 1980 dopo la morte del batterista John Bohnam La morte del miglior batterista di tutti i tempi, aveva talmente scosso i membri rimasti da fargli prendere la drastica decisione. Nonostante questa però, Plant, Page e Jones negli anni si sono riuniti per eventi singoli, di beneficenza o per commemorare la loro storia, accompagnati dal batterista Jason Bohnam, figlio dell’ex componente scomparso. Tra queste, il “Celebration Day”, mega concerto alla O2 Arena di Londra nel 2007, entrato nel Guinnes dei primati per “la maggior richiesta di biglietti per una singola esibizione dal vivo”. Ogni ex membro, dopo lo scioglimento, ha intrapreso una carriera solista. Jimmy Page si è dedicato a album solisti e progetti di re masterizzazione degli album dei Zeppelin, Jones alla carriera di produttore e featuring per altri artisti e Plant, dopo aver scoperto i suoni dell’Africa del Nord e dell’Est, ha inciso dieci album da solista e, nel 2012 ha  creato i “Robert Plant and the Sensational Space Shifters”. Nel 2014 esce il primo album dei  “Robert Plant and the Sensational Space Shifters” Il loro album si intitola ‘Lullaby and… the ceaseless roar’: una raccolta di undici brani, tutti firmati Plant che in Italia raggiunse la decima posizione. Le ricerche musicali, svolte negli anni, che sfociano in influenze blues (già presenti in età giovanile) rock, folk e ritmi africani, sono tutte presenti in questo progetto, reso brillante e innovativo dalla versatilità e bravura dei musicisti, di origini musicali differenti, e dallo stesso Plant che, abbandonati i gilet e i jeans attillati, si mostra ancora con i suoi lunghi ricci anni ’70 ma in una mise più sobria e intima. Consapevole del proprio passato e presente, sfoggia un’umiltà fuori dai limiti, dimostrandosi pronto a mettersi in discussione di nuovo e a sperimentare, come fece in passato con i Led Zeppelin. Grato per il successo […]

... continua la lettura
Eventi nazionali

Made in Sud: il ritorno con tante novità

Napoli, 22 febbraio 2016. Studi Rai. L’atmosfera è euforica per la nuova, attesissima stagione di Made in Sud, il format tutto meridionale ideato da Nando Mormone. Dopo otto mesi di pausa, martedì 23 febbraio ritorna su Rai2 la carovana di comicità capitanata da Gigi&Ross, Fatima Trotta ed Elisabetta Gregoraci. Ad accoglierci è Angelo Teodoli, ormai ex direttore di Rai2 passato da poco a Rai4, il quale si dichiara entusiasta di chiudere la stagione con la conferenza dedicata al programma: “Questo è uno dei programmi che amo di più perché è gestito con grande spirito di partecipazione e collaborazione. Made in Sud è una ‘ multipiattaforma’  che riesce a penetrare in ogni ambito della comunicazione, nel mondo della TV generalista, e che tanto deve a Napoli ed alla creatività partenopea”. Riccardo Cassini, new entry della grande famiglia di Made in Sud, si mostra soddisfatto del lavoro svolto e soprattutto orgoglioso di poter prendere parte ad un progetto che da spettatore dichiara di aver sempre amato per la sua freschezza e forza innovativa. Nando Mormone, accolto con un’ovazione della curva dei comici del programma presenti in sala, ci racconta che questi otto mesi di silenzio sono stati in realtà ricchissimi di lavoro, laboratori e casting che sono serviti a  creare un prodotto nuovo, ancora più esplosivo e coinvolgente. “Non mi sono mai realmente disintossicata da Gigi & Ross” scherza Fatima Trotta, forse. Tante le novità di Made in Sud: personaggi a sorpresa e numerosi ospiti attesi per la prima puntata, tra cui la cantante Noemi I personaggi storici del programma, tra cui il duo degli “Arteteca”, “I Malincomici” con una parodia della soap “Un Posto al Sole”, Alessandro Bolide, le “Sex and the Sud” sembrano avere in serbo grandi sorprese per il loro affezionatissimo pubblico. “Made in Sud” è pronto a tornare tra volti noti e nuove conoscenze. Pronto ad accontentare anche i più piccini, come ci anticipa Elisabetta Gregoraci, con nuovi personaggi come Trisha o Masha & Orso. Ed ancora con numerosi ospiti, tra cui la cantante Noemi che prenderà parte alla prima puntata. La vera novità di quest’anno – sottolinea Mormone – saranno, però, i nuovi arrivati. Giovani provenienti da tutta Italia che, dopo mesi di laboratorio al TAM, sono pronti a fare la loro prima apparizione su uno dei palcoscenici più amati d’Italia con i suoi 198’000 followers su Twitter ed i 121’427 biglietti già venduti. Ma, a proposito di giovani, Made in Sud è anche impegno sociale ci ricorda il dottor Paolo Siani direttore della fondazione Pol.i.s, associata al programma da quest’anno. Impegno sociale che vuole concentrare la propria attenzione sui bambini delle famiglie cadute vittime della criminalità, di cui la fondazione si occupa dal 2008 grazie anche al sostegno della Regione Campania. I fondi raccolti grazie alla collaborazione con la Rai andranno infatti utilizzati per borse di studio e per  finanziare la creazione, in dieci quartieri di Napoli, di punti di lettura dove mamme e bambini (da 6 mesi a 6 anni) verranno coinvolti in attività di lettura dialogica: ‘’ dobbiamo fulminare […]

... continua la lettura
Culturalmente

Notre Dame de Paris -Torna il tempo delle cattedrali

È una storia che ha per luogo Parigi nell’anno del Signore 1482, storia di amore e di passione. E noi gli artisti senza nome, della scultura e della rima, la faremo rivivere da oggi all’avvenire. Una banda di miserabili straccioni torna a bussare alle porte di Notre-Dame. Turbano la quiete del buon popolo di Parigi assediando la sua cattedrale. Una melma di briganti e gitani che portano caos, disordine, peccato, magia e vita, musiche, danze, amore. Così inizia la storia di Quasimodo che amò la sua Esmeralda e di Esmeralda che visse per amare ed amò quasi da morire. Tra le campane del più sfortunato campanaro e i piedi scalzi della più bella zingara scorreranno storie di amore diviso a metà, di poesia e di scrittura, di religione lacerata dalla passione, di smarrimento e perdita, di innocenza e paura. Così inizia Notre-Dame de Paris. Un musical che è connubio spettacolare tra voci che danzano e passi che son voci e parole e grida e sospiri. Ogni singolo istante dell’opera è magia e dal solo sguardo, dagli occhi posati sulla scena e le orecchie assorte nell’ascoltare la melodia delle canzoni, nasce un incantesimo. Ci si solleva dalle poltroncine rosse e comode che scompaiono nel nulla. Ci si scopre dinnanzi ad una cattedrale, accanto ad un pozzo e una gitana, accanto ad un papa con una corona in testa. un viso stanco e la schiena curva. Ci si ritrova alla corte dei miracoli, a mescolare il sangue con il vino e a far l’amore come viene. Ci si lascia condurre in Val d’Amore e poi un grido, un coltello e ci si ritrova in gabbia, soli, con la notte. Notre Dame de Paris è un musical coraggioso, che non ha paura di specchiarsi nel suo straordinario successo Dal 1998, anno del debutto, l’opera ha calcato le scene di Francia, Italia, Regno Unito, Usa, Corea del Sud, Belgio, Svizzera, Canada, Russia, Spagna. E dopo 915 repliche e 4 anni di pausa Notre-Dame torna a teatro con una straordinaria pluralità di date, che tuttavia appaiono sempre troppo poche. Più di 40.000 sono i biglietti già acquistati per le prossime date. Tantissima è stata l’emozione degli appassionati nello scoprire il cast che almeno per la prima parte del tour sarà quello ‘storico’. Ci saranno infatti Tania Tuccinardi (Fiordaliso), Leonardo Di Minno (Clopin), Vittorio Matteucci (Frollo), Matteo Setti (Gringoire), Gio’ Di Tonno (Quasimodo), Lola Ponce (Esmeralda). La seconda parte del tour potrebbe invece essere arricchita da nuove presenze: Cocciante aveva già annunciato ulteriori audizioni per permettere a giovani talenti di prendere parte allo spettacolo. Il Musical porta infatti la firma di Cocciante che ha raccontato di aver scritto l’opera, così come Plamondon, per il semplice piacere di scrivere musica senza neppure pensare di realizzarla poi in forma scenica. Il 16 settembre 1998 infatti l’opera debutta a Parigi in forma semi-scenica, con scenografie, cantanti in costumi ma poca interazione tra gli attori come una sorta di concerto e spettacolo di danza. Il riscontro positivo degli spettatori ha dato il necessario coraggio per creare […]

... continua la lettura
Eventi nazionali

Venezia 2015: riscatto del cinema italiano?

Siamo ormai giunti alla 72° mostra del cinema. Oltre 50 i film in proiezione tra il 2 e il 12 settembre e quest’anno le attese per l’Italia sono ferventi. Colpa o merito di Cannes, dove la triade Sorrentino – Garrone – Moretti non ha soddisfatto le aspettative? Forse, ma c’è di più. Ventidue sono le pellicole in concorso e quattro i registi italiani in gara: Marco Bellocchio con Sangue del mio sangue, un film ambientato fra il Seicento e i giorni nostri, nella cittadina di Bobbio che resiste strenuamente a ogni incursione della modernità. Poi Giuseppe M. Gaudino con Per amor vostro, la storia di Anna, interpretata da Valeria Golino, che dopo aver rinunciato a sé per la famiglia, ritorna alla vita, iniziando ad aiutare, oltre che gli altri, se stessa; Luca Guadagnino e il suo A bigger splash, la cui sinossi lo dipinge come “un ritratto sensuale che deflagra in violenza sotto il sole del Mediterraneo“, all’insegna del desiderio e del rock’n’roll. Infine Piero Messina con L’attesa, in cui Juliette Binoche interpreta Anna, madre di Giuseppe, che con la fidanzata Jeanne attende il ritorno del figlio in una grande casa immersa nella campagna siciliana. Festival del cinema di Venezia Con i film in gara, saranno proiettati in undici giorni 16 pellicole fuori concorso e 16 cortometraggi. Inoltre 18 film rientrano nella “sezione Orizzonti”, competizione che accoglie lavori “rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema mondiale scelti in base a criteri di qualità e originalità linguistico-espressiva“. Madrina delle serate di apertura e chiusura della Mostra del cinema di Venezia sarà Elisa Sednaoui, attrice e modella italiana, classe 1987, che ha da poco creato la Elisa Sednaoui Foundation con cui promuovere lo sviluppo educativo dei giovani nelle aree rurali egiziane dove promuovere creatività, tolleranza e democrazia. Ad aprire la competizione ci sarà Everest di Baltasar Kormakur (Gran Bretagna, Usa), si proseguirà con undici giorni di fitta programmazione, eventi e ospiti d’eccezione, tra cui avrà posto d’onore la consegna del Leone d’oro alla carriera a Bertrand Tavernier, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese che fin dal suo esordio nel 1974 ha creato un cinema affrancato dalla Nouvelle Vague di Truffaut e colleghi. Da ricordare, in conclusione, che quest’anno la serata di preapertura della Mostra del cinema di Venezia è stata dedicata al grande regista statunitense Orson Welles, per il centenario della sua nascita, con la proiezione dei suoi capolavori restaurati Il mercante di Venezia e Otello, che celebrano, con la qualità del cinema di Welles, anche la città di Venezia e la sua storia letteraria e artistica. Augurandoci di vedere trionfare prima di tutto il buon cinema, un occhio resta teso alle interessanti proposte italiane. Chissà che non si riscatti la delusione francese e, in mancanza di una Palma, si porti a casa un Leone d’oro.

... continua la lettura
Eventi nazionali

Mostra Arte e follia al Labirinto di Ricci

Dal 28 maggio al 30 ottobre 2015, all’interno del labirinto di Franco Maria Ricci a La Masone a Fontanellato, in provincia di Parma, è esposta la mostra Arte e follia. Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi. La mostra è visitabile nelle sale dedicate alle mostre temporanee ed è stata organizzata da Augusto Agosta Tota, presidente del Centro Studi e Archivio “Antonio Ligabue” della città di Parma. La mostra Arte e follia. Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi presenta molte delle opere di Antonio Ligabue, pittore rifacentesi al genere naif e scultore; egli dipinse quasi esclusivamente animali, e scene di vita loro raffiguranti, e l’unica presenza nelle sue rappresentazioni di figure di uomini si ha in quello che potrebbe essere definito un ciclo di autoritratti dello stesso autore, i quali presentano uno stile marcatamente espressionista. Gli animali raffigurati da Ligabue sono immaginati od osservati, e sono immersi in scene recanti tensione emotiva, per l’uso dei colori e per i tratti conferiti al disegno in generale; a queste scene se ne accompagnano altre calme e ‘bucoliche’, per così dire. Per avere un esempio del primo stile si pensi ai dipinti Aquila con volpe e Lotta dei galli, per averne uno del secondo stile si pensi ai dipinti rappresentanti scene di pascoli. I soggetti presenti nei quadri di Antonio Ligabue, inoltre, vengono riproposti anche nelle sue sculture. Il tratto di Ligabue appare violento e veloce, e violenti appaiono anche i soggetti rappresentati, sia nelle sculture che nei dipinti: si pensi, ad esempio, alla statua Animali feroci in lotta. Vicino allo stile naif di Ligabue si pone Pietro Ghizzardi, il quale è, oltre che autore di opere figurative, anche scrittore; la produzione artistica di Ghizzardi può essere suddivisa per generi: si hanno, così, le opere pittoriche, le opere scultoree, le opere murali e le opere grafiche. Diversamente, poi, da Ligabue, le opere di Ghizzardi raffigurano maggiormente soggetti umani ma non mancano raffigurazioni di animali, tutte legate dall’espressione dello stile naif. Nell’ambito della mostra, inoltre, sono presentate anche alcune opere inedite di Ghizzardi, tra cui alcune realizzate con l’uso della tecnica mista, che si ottiene unendo vari metodi compositivi, sul supporto del cartone. Le opere di Ligabue e di Ghizzardi sono accostate, all’interno della mostra, per l’analogia dei tratti veloci e “furenti” dei loro stili compositivi. – Mostra Arte e follia al Labirinto di Ricci – 

... continua la lettura
Eventi nazionali

David LaChapelle “Dopo il Diluvio” a Roma

David LaChapelle – “Dopo il Diluvio” è una mostra monumentale a cura di Gianni Mercurio, allestita presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 30 aprile al 13 settembre 2015. Imperdibile mostra all’insegna di una rinascita culturale e meta di un percorso personale dell’artista. David LaChapelle esordisce come fotografo per la rivista Interview Magazine grazie all’artista pop Andy Warhol; dopo una prima esposizione in una galleria newyorkese, diviene l’artista più ambito per copertine e servizi fotografici. Le riviste gli offrivano la possibilità di fare quello che voleva: esprimersi attraverso l’arte della fotografia. Crescendo professionalmente, il suo concetto di arte si è evoluto e gli argomenti che trattava e le cose che faceva non erano più adatte alle esigenze dei fashion magazine, aveva detto tutto quello che voleva dire nel mondo delle riviste e desiderava smettere. La serie precedente “The Deluge” prende vita nel 2006, quando in seguito ad una visita guidata alla Cappella Sistina di Roma ne rimane travolto dall’incredibile grandiosità e ne consegue la sua personale interpretazione dell’affresco michelangiolesco da esibire nella galleria Rafael Jablonka, che gli chiese finalmente di esporre dopo una lunga assenza dai riflettori. Nel Diluvio LaChapelle vuole adesso rappresentare la paura di andare alla deriva attraverso un accumulo di corpi immersi nelle putride acque verdastre del consumismo; un verde che perde il suo significato universale di speranza, per assumere il volto della perdizione. Fanno parte di questo ciclo i “risvegliati“: opere che sostenevano l’idea de “il diluvio” nonché persone sotto l’acqua in uno stato embrionale, che oscillano tra la vita e la morte. La nudità, la corposità, la verità e la spiritualità da sempre rappresentano i codici distintivi della fotografia dell’artista; si tratta di opere da sempre affollate da corpi per lo più nudi e plastici, immersi nella natura considerata dall’artista il luogo dove è possibile trovare la verità e sentirsi più vicini a Dio. Questa personale  mostra romana dedicata a David LaChapelle, raccoglie l’evoluzione e la crescita dell’artista dal Diluvio in poi. Segna il passaggio dalla carne (una presenza umana assidua all’interno della sua opera) al trascendentale, al sovrumano, al quasi metafisico. Un’evoluzione, una rappresentazione della metamorfosi della vita per immagini. Considerato da molti come “il Fellini della fotografia”, conta una produzione tra le più vaste e variopinte tra gli artisti contemporanei. Eccentrico per natura e dal gusto particolarmente innovativo, David LaChapelle ha incantato il mondo con il suo stile e le sue opere. Ad un intervista per la Rai, afferma la sua personale idea di arte riferendosi al maestro rinascimentale: “Michelangelo per me è un artista pop perchè è conosciuto in tutto il mondo e chiunque può riconoscere la sua statua di David o Adamo che tocca il dito di Dio. È una vox populi che parla alla gente. Se arriva a così tante persone vuol dire che è popolare. È arte fatta con lo scopo di essere per tutti. È molto più interessante dell’arte fatta solo per il mondo dell’arte: mi piace l’idea che sia arte per il mondo intero piuttosto che per pochi. – David LaChapelle “Dopo il Diluvio” a Roma –  

... continua la lettura
Eventi nazionali

La Grande Guerra. Arte, Luoghi, Propaganda

La Grande Guerra. Arte, Luoghi, Propaganda è una mostra allestita nella ricorrenza dei 100 anni trascorsi dall’intervento dell’Italia alla Grande Guerra, la Prima Guerra Mondiale (1915-2015). Intesa Sanpaolo in collaborazione con il progetto Gallerie d’Italia racconta, attraverso l’esposizione di documenti dell’epoca storica nei musei legati al progetto – Palazzo Zevallos Stigliano (Napoli), Piazza Scala (Milano), Palazzo Leoni Montanari (Vicenza) – la maniera di intendere e vedere la guerra da parte di chi non era al fronte. La Grande Guerra. Arte, Luoghi, Propaganda – mostra allestita nei suddetti musei dal 1 aprile al 23 agosto 2015 – si propone di mettere in chiaro quello che fu il rapporto tra guerra ed uomo attraverso la mediazione di un nuovo strumento di propaganda, il manifesto. Tra le opere è possibile ritrovare, ad esempio, i lavori di Achille Luciano Mauzan (1883-1952), autore, oltre che di pubblicitari, di un manifesto del 1917 a favore della sottoscrizione al Credito Italiano di Guerra recante l’immagine del volto di un soldato che puntando il dito verso lo spettatore tuona “Sottoscrivete!” quasi accusando coloro che mancano alla sua esortazione; altro artista esposto è Marcello Dudovich (1878-1962) – amico di Mauzan ed autore degli storici manifesti di Liquore Strega (1906), e di Vermouth Martini (1918) – di cui, in questa sede,  si ricorda il manifesto che ritrae un soldato avvolto nel Tricolore. È possibile, così, notare come il manifesto a tematica bellica, per la schiettezza del suo linguaggio e la concisione del suo messaggio, abbia influito non poco sulle ideologie circa il favore all’interventismo della grande guerra. Dagli esempi citati si possono evidenziare aspetti di un linguaggio provocatorio (Mauzan) e di forte impatto visivo (Dudovich) che fortemente legano lo spettatore al concetto di patria chiamandolo ad avere una parte attiva all’interno del panorama bellico. È inoltre messo in evidenza con la mostra La Grande Guerra come il tema bellico non abbia inciso soltanto durante l’epoca del ’15-’18; l’esposizione di manifesti è infatti affiancata alla proiezione di filmati e dall’ascolto di brani musicali ove è tangibile il solco lasciato dalla guerra, solco che ha attraversato tutto il XX secolo. Ecco, così, soltanto uno dei modi possibili per ricordare un passato evento che ancora può oggi insegnare come fare a non ricadere negli stessi errori del passato. – La Grande Guerra. Arte, Luoghi, Propaganda – 

... continua la lettura